venerdì 21 aprile 2017

L’intrigo (Racconto-denuncia della logica clientelare)

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"Aveva circa cinquant’anni e, come molte delle colleghe dell’ufficio in cui lavorava, aveva una cura quasi maniacale della sua persona. Il suo abbigliamento era quasi sempre impeccabile per via di una scelta accurata della qualità delle stoffe e di una costante attenzione per l’abbinamento dei colori, che preferiva in genere vivaci, per meglio spendere il suo buon gusto. Capitava anche a lei ogni tanto di esagerare e di cadere nel kitsch, ma ciò, bisogna dirlo, accadeva raramente.
Oltre che dell’abbigliamento essa aveva molta cura di tutte le altre componenti del suo look: acconciature sempre gradevoli nei colori e nella forma ed un’accentuata sottolineatura delle labbra e degli occhi, operata però con grande maestria; solo il massiccio uso di fard e creme denunciava una preoccupazione un po’ eccessiva per gli effetti degli anni sul viso e sul collo, effetti che con tali ritocchi venivano però mascherati alla perfezione. Con un’operazione mentale tesa a privare la signora Letizia di tutti gli accorgimenti presi per crearsi il suo fascinoso look, si sarebbe potuto anche immaginare che sotto tutto questo potesse albergare la sagoma di un cammello, ma, ad una osservazione breve, superficiale, acritica e possibilmente non troppo ravvicinata, non si sarebbe potuto provare che un sentimento di ammirazione, se non addirittura una certa attrazione, sentimento che attecchiva stranamente soprattutto fra le sue colleghe.
Ad impreziosire il tutto intervenivano infine un portamento deciso e naturale, che diventava goffo solo in particolari circostanze di nervosismo, ed una affabilità, che avrebbe potuto indispettire le migliori attrici del cinema hollywoodiano.
Tutte queste qualità, che ben si accordavano con la sua personalità decisa ed ambiziosa, aiutavano non poco la signora, non solo a risolvere i problemi che le si ponevano di volta in volta, ma anche ad osare in progetti sociali e professionali arditi e di lungo respiro.

Uno di tali progetti nacque nella sua mente allorché nel suo ufficio si rese libero un posto di alta responsabilità. Poiché l’incarico per il prestigioso ruolo rientrava nella sfera delle competenze del dirigente, programmò una serie di contatti con tutti coloro che avevano su di lui una certa influenza, al fine di far emergere le sue particolari attitudini a gestire le pubbliche relazioni e saper in tal modo assicurargli un elevato grado di collaborazione da parte dei dipendenti. In tutti questi contatti dimostrò notevoli capacità di adeguare il suo comportamento alle persone che avrebbero dovuto aiutarla, puntando per alcuni su particolari aspirazioni e per altri invece sulle loro debolezze e sui loro timori.
Alla signora Beatrice, ad esempio, fece capire che, qualora fosse stata aiutata ad ottenere l’incarico, avrebbe fatto il possibile per trasferirla in una stanza che si trovava al piano terra, dalla quale, durante le ore di lavoro, non avrebbe avuto eccessive difficoltà a sgattaiolare e assentarsi per andare a casa di tanto in tanto e dare un’occhiata ai bambini. Alla collega Carla, molto sensibile al fascino del denaro, promise l’assegnazione di lavoro straordinario ben pagato. Alla collega Lucia, sempre timorosa, data la sua speciale tendenza alla distrazione, di commettere errori nella tenuta dei registri contabili, assicurò una piena collaborazione nella revisione degli stessi ed ogni forma di copertura di responsabilità in caso di irregolarità. Al signor Giovanni, un uomo molto attratto dalle lusinghe del gentil sesso, riservò sorrisi venati di strana complicità, mentre al signor Battista, particolarmente pigro, prospettò la possibilità di mansioni di tutto “riposo”.
Quando giunse il momento di fare la scelta, il dirigente si consultò con tutte le signore ed i signori prima menzionati e, dopo un’attenta valutazione delle informazioni e dei giudizi forniti, non ebbe alcun dubbio: per il posto vacante la persona ideale era lei."
c.m.

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Quando dieci anni fa pubblicai questo breve racconto-denuncia sul sito www.descrivendo.com , una lettrice lo bollò con la citazione di Ecclesiaste 1,9: "Niente di nuovo sotto il sole!"
E certo non aveva tutti i torti, perché in fondo i rapporti personali, in tutti i luoghi e in tutti i tempi, sono stati alla base della cooptazione nelle cerchie del potere, e con questa considerazione la mia denuncia cadeva pesantemente nel vuoto. Se questa era la realtà, non ‘qui ed ora’ ma ‘sempre e ovunque’, che senso aveva denunciarla? Cercherò allora di spiegare la mia acrimoniosa e al contempo catartica reazione letteraria, aggiungendo i ‘fatti’ che, così come io li ho interpretati, ne sono stati all’origine.

Quando scrissi il racconto, nell'ambiente di lavoro c’era un conflitto insanabile fra un folto gruppo di colleghe che parteggiavano sempre e comunque per il dirigente, e poi un gruppo più sparuto di colleghi – circa il 25% - che era contrariato dalle discriminazioni fatte in base a una logica puramente clientelare. Questa situazione, pur se carica di discordie e veleni, non avrebbe fatto scattare in me una reazione così forte verso il primo gruppo se non si fosse verificato un fatto estremamente grave.

Poiché qualche anno prima una delle colleghe aveva osato presentarsi a un importante concorso interno, contrapponendosi alla… signora Letizia, quest’ultima, una volta ottenuto il posto di comando, diede una direttiva a tutti i suoi sostenitori: emarginare quella che era stata la sua concorrente. Ebbi la certezza di ciò quando molte amiche di Letizia mi avvicinarono in modo circospetto per invitarmi a stare lontano dalla… malcapitata.
“Ma questo è mobbing!”, pensai, e il mio pensiero divenne certezza quando un giorno, dopo un aspro litigio, sentii la signora Letizia urlare ripetutamente all’altra “Tu non sei nessuno!”, l’espressione estrema usata in genere dal mobbizzatore nel tentativo di spersonalizzare il mobbizzato, ridurne l’autostima e condannarlo all’impotenza sociale.

Per alcuni anni seguii la vicenda, chiedendomi in quale modo questa signora Letizia – pur non avendo i presupposti culturali normalmente esatti - fosse riuscita a conquistare il ruolo di leader indiscussa. Feci un elenco di tutti i colleghi che regolarmente le garantivano il loro appoggio incondizionato e di tutti quelli che avevano un atteggiamento critico. Poi, nel primo gruppo, identificai 1) le persone che ne ottenevano dei vantaggi economici; 2) quelle che ne traevano una qualche autorità, 3) quelle che godevano di copertura per le loro manchevolezze (assenze, scarso rendimento lavorativo, ecc.).

Sapevo che denunciare formalmente questo sistema di potere era inutile quanto il denunciare un capomafia in un territorio mafioso. Tace chi nell’appoggiarlo ne ricava un beneficio, e tace anche chi del testimoniare ha paura: messi insieme, fanno o no la schiacciante maggioranza della popolazione? Mi limitai pertanto a denunciare le singole irregolarità formali: il sistema, in quanto tale, era ormai inattaccabile!
Ma l’animo soffre nell’assistere alle ingiustizie senza la possibilità di contrastarle. Ed ecco allora che qualcuno scrive una storiella, una storiella che non farà succedere “niente di nuovo sotto il sole”, ma che può essere… unguento per le ferite.

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In questo blog, per motivi lunghi da spiegare, non sono previsti commenti, ma solo la possibilità di interloquire attraverso la mia e-mail. Questa volta però, dato il carattere eccezionale di una postfazione a un racconto, ho chiesto un parere alla mia carissima amica Marisa Bonsanti (https://merylho43.wordpress.com/2016/12/20/ribelli-si-nasce-ma-rivoluzionari-si-diventa/), la quale mi ha confortato con queste parole:
“E' racconto-denuncia. I racconti e le favole sono da secoli l'unico modo per dire scabrose verità. […] Proprio perché nulla è cambiato nei rapporti tra gli arrampicatori, l'argomento è sempre attuale.”.
E allora, via alla messa online!

domenica 9 aprile 2017

La massoneria in cifre - Rapporto Eurispes 1992



Ripropongo un articolo sulla massoneria, qui pubblicato nel 2010. 
Segue il testo del Rapporto dell'Eurispes del '92.

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<< Il fatto che la massoneria in via ordinaria coopti nel suo seno le categorie sociali più privilegiate sotto il profilo della professione e del reddito, fa di essa una organizzazione settaria e antidemocratica. Ciò rende poco coerente l'affiliazione ad essa da parte di intellettuali che nel contempo svolgono attività politica nei partiti che rappresentano tutte le categorie sociali.
Mi viene piuttosto difficile pensare che la stessa persona che un certo giorno partecipa all’assemblea di un partito politico, dove si dibattono i problemi della città e dello Stato, possa il giorno seguente chiudersi segretamente in un locale insieme ad altre persone, indossando strani abiti e paramenti, per fare qualcosa che rassomiglia fortemente alla celebrazione di riti medioevali di dubbio gusto.


Non ho avuto notizia di queste associazioni fino al clamoroso caso della Loggia P2 e - ritenendo poi, erroneamente, che la condanna della struttura e degli scopi di quest'ultima costituisse ormai un solido baluardo contro la sua ingerenza negli affari pubblici - non ho più dedicato attenzione al fenomeno. Ne sentii riparlare dopo circa dieci anni, quando qualche giornale svelò che persone che occupavano alte cariche istituzionali dello Stato erano iscritte a quella particolare associazione segreta e che alcuni personaggi noti a livello nazionale erano vicini alla massoneria regolare. All'inizio fui incredulo, ma le voci erano diffuse e concordi e, secondo qualcuno, la cosa trovava parziale conferma negli elenchi di cui era venuto in possesso il procuratore Agostino Cordova, che - come il Capitano Bellodi nel libro di Sciascia "Il giorno della civetta" - per l'eccessivo zelo fu presto trasferito dalla sua sede in modo che non potesse più nuocere.

Conscio della mia ignoranza sul fenomeno, durante le vacanze chiesi al mio amico Antonio R., uomo in cui la saggezza fa a gara con l'intelligenza, cosa ne pensasse. La risposta fu lapidaria, e mi fece capire perché, per tanti secoli, la religione cristiana si fosse opposta alla massoneria.
“Vede quella signora che ora sta attraversando la strada? Quella, è mia sorella. – disse - E vede quell'uomo che sta entrando in quel negozio? Quello, è mio fratello. Io, i miei fratelli, non li cerco fra le persone iscritte in un elenco”. E, trasformando il suo consueto sorriso aperto in una smorfia quasi di disgusto, sillabò la parola “e-len-co”.


Qualche anno fa, indagando sul web, fra i tanti articoli in cui si enunciano i bei principi illuministici e patriottici a cui le logge dichiarano di ispirarsi, trovai una breve indagine, fatta nel '92 dall’Eurispes nell'ambito dell'annuale Rapporto Italia, dal titolo "Capitolo II, Legalità/Illegalità, Scheda 19, La massoneria in cifre". Lo studio veniva pubblicato oltre che dall'Eurispes dallo stesso sito del Grande Oriente, ma di esso oggi rimane traccia solo in un post del 26/04/2005 nel libero forum di www.exibart.com alla pagina
e dovrebbe comunque essere reperibile, previa iscrizione, sul sito dell'Eurispes.


La scheda citata offre dei dati numerici interessanti, tratti dall'inchiesta del procuratore Cordova (numero delle logge, incidenza degli iscritti su 100.000 abitanti, distribuzione geografica e professione), ma a questi premette interessanti considerazioni sulla natura e gli scopi della massoneria in generale e di quella "deviata" in particolare (Cordova nel corso di un'indagine parlamentare dichiarò, fra l'altro, che non è sempre facile distinguere fra massoneria deviata e logge regolari).

Ecco quanto affermato dagli studiosi dell'Eurispes circa la massoneria in generale:

- "Solitamente coloro che si iscrivono alla massoneria sono professionisti affermati o persone che comunque godono di status socioeconomico alto e medio-alto".
-"Cordova lamenta la parzialità degli elenchi sequestrati in quanto (...) numerosi libero muratori sarebbero stati affiliati all'orecchio del maestro; in altri termini, la loro appartenenza alla massoneria non risulterebbe da alcun documento".
- "Le relazioni che si stabiliscono all'interno delle logge prevedono la presenza di un capo e di una gerarchia che non tiene conto delle attività professionali dei singoli libero muratori. Ciò può creare pericolose interferenze nel momento in cui, ad esempio, il magistrato massone si trova a dover giudicare l'imprenditore suo maestro".

Sulla massoneria "deviata" l'Eurispes è ovviamente ancora più severa:

-"La massoneria deviata si pone spesso al centro di intrecci tra politica, mafia, magistratura, imprenditoria”
-"La massoneria deviata storicamente si è contraddistinta per due caratteristiche: primo, per la grande capacità di sviluppare profitti grazie all'elaborazione di fitte interrelazioni clientelari e affaristiche. Secondo, per la capacità di canalizzare il complesso di tali relazioni (...) entro un progetto unico e finalizzato, non di rado, a influire sulle dinamiche politico-istituzionali".


Il 6 febbraio 2004 in un articolo pubblicato sul sito "Carmilla" e oggi non più reperibile, alla pagina http://www.carmillaonline.com/archives/2004/02/000606.html si legge una interessantissima considerazione:

"Una cosa va chiarita: l'adesione ad una loggia massonica non è reato (lo era nel caso della P2, strutturata come segreta, oggetto di innumerevoli inchieste, i cui affiliati sono stati coinvolti in vicende di eversione, stragi, tentati colpi di Stato, depistaggi). Al di là di questa fondamentale precisazione, é assodato che buona parte degli italiani che non contano niente (... ) si chiedano quale sia il motivo che spinge un individuo ad aderire ad una loggia massonica, se non la speranza di assicurarsi favori che non sarebbero ottenibili per vie legali o con l'ausilio del solo sudore della fronte."

Si dirà che queste sono considerazioni inattuali: il rapporto Eurispes è del 1992, l'articolo di Carmilla è del 2004 e le indagini di Cordova ovviamente non sono approdate a nulla. Ma nel 2007 il pm John Woodcock avvia un’indagine su una loggia massonica deviata e il giornalista Ferruccio Pinotti, nel libro "Fratelli d'Italia", in copertina si chiede: “Quanto conta la massoneria?”. In quarta di copertina risponde con la citazione degli atti dell'inchiesta del pm De Magistris: “Gli intrecci affaristici tra politica, imprenditori, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato (... ) Emerge da esso la spartizione del denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati”.
Ma anche De Magistris, come Cordova, è stato subito rimosso dalla sua sede. >>
c.m.


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EURISPES - RAPPORTO ITALIA '92 
Percorsi di ricerca nella società italiana - Schede capitolo II  
Scheda 19  - La massoneria in cifre

Vecchie inchieste e recenti indagini indicano con sempre maggiore sicurezza deviazioni e inquinamenti della massoneria tradizionale. Dal caso della loggia Propaganda 2 all'inchiesta avviata tra mille difficoltà dal giudice Agostino Cordova ricorrono troppe coincidenze per poter considerare questi due episodi giudiziari come separati e distinti tra loro. La massoneria deviata sembra essere sopravvissuta ai colpi inferti dalle istituzioni nel corso dell'inchiesta sulla P2, e appare essersi ripresa e rinvigorita proprio all'ombra delle istituzioni stesse. Come più volte è emerso nel contesto delle indagini e dei procedimenti giudiziari, quando si è trattato di confrontarsi con la massoneria deviata ci si è trovati di fronte a una parte dello Stato che combatteva sue ramificazioni occulte. Ciò è emerso con tutta la sua drammaticità in occasione della P2, ma continua a emergere in occasione di tutti quei procedimenti che affrontano casi in cui è coinvolta, seppur marginalmente, la massoneria.

La massoneria deviata si pone spesso al centro di intrecci tra politica, mafia, magistratura, imprenditoria e molto altro ancora per una serie di motivazioni che trovano una loro logica. I fenomeni di devianza all'interno delle cosiddette logge coperte si verificano, fondamentalmente, a causa di tre elementi che caratterizzano questa forma particolare di associazionismo. Il primo attiene alla tipologia degli aderenti: solitamente coloro che si iscrivono alla massoneria sono professionisti affermati o persone che comunque godono di status socioeconomico alto e medio alto. Il secondo è relativo alle relazioni che si stabiliscono all'interno delle logge che prevedono la presenza di un capo e di una gerarchia che non tiene conto delle attività professionali dei singoli liberomuratori. Ciò può creare pericolose interferenze nel momento in cui, ad esempio, il magistrato massone si trova a dover giudicare l'imprenditore suo maestro. Infine, last not least, bisogna considerare il fatto che la massoneria si articola su tutto il territorio nazionale e dispone di una struttura tale da poter mettere in contatto il centro con la periferia, il Nord con il Sud. Si riesce, in tal modo, a creare un network di controllo che parte dai poteri affaristico-politico-mafiosi locali per giungere a settori del potere centrale e, eventualmente, connettersi alle centrali massoniche sparse in tutto il mondo. Non va dimenticato, infatti, che la massoneria deviata storicamente si è contraddistinta per due caratteristiche: primo, per la grande capacità di sviluppare profitti grazie all'elaborazione di fitte interrelazioni clientelari e affaristiche. Secondo, per la capacità di canalizzare il complesso delle relazioni affaristico-clientelari entro un progetto unico e finalizzato, non di rado, a influire sulle dinamiche politico-istituzionali.

In seguito alle indagini svolte dal giudice Agostino Cordova e al sequestro dei registri degli iscritti alle maggiori obbedienze presenti sul territorio nazionale si è venuti in possesso di informazioni sufficienti a una disamina quantitativa, seppur parziale e provvisoria, della presenza massonica nel nostro Paese. Anche se ciò può apparire ancora poca cosa di fronte all'enormità dei fatti giudiziari in cui è apparsa essere coinvolta la massoneria deviata, bisogna considerare le difficoltà incontrate, non solo oggi, da chiunque ha voluto interessarsi a questo argomento. Fino a oggi i magistrati non disponevano neanche di un censimento attendibile degli iscritti alla massoneria e dell'elenco esatto delle logge presenti sul territorio. Non solo, lo stesso giudice Cordova lamenta la parzialità degli elenchi sequestrati in quanto, a suo giudizio, numerosi liberomuratori sarebbero stati affiliati all'orecchio del maestro, in altri termini, la loro appartenenza alla massoneria non risulterebbe da alcun documento. Alcuni passi in avanti sono stati fatti, ma la maggiore preoccupazione consiste nel fatto che alla lunga i procedimenti che coinvolgono la massoneria deviata subiscono spesso intralci e ostacoli. A tale proposito si potrebbero leggere le dichiarazioni rilasciate dal giudice Cordova alla Commissione parlamentare antimafia in cui numerosi sono i riferimenti alle difficoltà incontrate dall'ufficio della Procura da lui diretto nell'espletamento anche delle funzioni meno rilevanti. 

Tab. 1 - Logge massoniche e iscritti in Italia per regione 
La Toscana risulta essere la regione che conta il numero maggiore di logge e di iscritti alla liberomuratoria. Anche l'indice di concentrazione evidenzia la sostanziosa presenza di "frammassoni" in questa regione. La Calabria, con i suoi 2.901 iscritti e le 86 logge, si dimostra essere la seconda regione per la presenza di liberomuratori.
Il dato globale rileva che in tutta la Penisola sono stati censiti 31.594 iscritti alla massoneria distribuiti in 1.126 logge. Ciò significa che ogni 100 mila abitanti si hanno circa 55 liberomuratori. Va, inoltre, evidenziato che le logge, per quanto è stato possibile accertare attraverso le indagini, contano una media di circa 28 iscritti ciascuna.
Il dato, disaggregato per obbedienza massonica, dimostra la preponderanza del Grande Oriente d'Italia nei confronti delle altre associazioni massoniche. (Anno 1994)

Tab. 2 - Logge e iscritti per obbedienza massonica. Il Grande Oriente d'Italia 
Gli investigatori, dopo aver posto sotto sequestro gli elenchi del Grande Oriente d'Italia, hanno individuato, in tutta Italia, 20.939 nominativi distribuiti in 630 logge, il che significa una media pari a 36,9 iscritti ogni 100 mila abitanti. Gli iscritti al G.O.I. sono più numerosi, anche in questo caso, in Toscana (3.677) e in Sicilia (2.399). (Anno 1994)

Tab. 3 - Logge e iscritti per obbedienza massonica. Il Centro Sociologico Italiano 
Per quanto riguarda il Centro sociologico italiano sono stati censiti 6.291 iscritti e 335 logge. La media degli iscritti per loggia è pari a 18,8 mentre l'indice di concentrazione per 100 mila abitanti supera di poco le 11 unità. La Toscana si conferma quale regione tradizionalmente più abitata dai liberomuratori (1.536 iscritti e 81 logge), seguita dal Piemonte con 708 iscritti e 33 logge. (Anno 1994)

Tab. 4 - Logge e iscritti per obbedienza massonica. Il Gran Priorato d'Italia, le Logge di Jolanda Adami Tomaseo, la Gran Loggia Generale d'Italia, la Serenissima Gran Loggia d'Italia, la Gran Loggia d'Andorra, la Loggia di Diritto Umano, Muscolo 
I magistrati hanno preso in considerazione anche le obbedienze cosiddette minori e hanno individuato nel complesso 3.123 iscritti e 166 logge. (Anno 1994)

Tab. 5 - Logge e iscritti per aree geografiche 
Disaggregando il dato e verificando la presenza di iscritti alla massoneria nel Nord, Centro e Sud Italia si evince che le regioni settentrionali contano il numero maggiore di liberomuratori (11.693) e di logge (466). Ma osservando il dato relativo alla concentrazione di iscritti ogni 100 mila abitanti emerge che il Centro registra la maggiore concentrazione di liberomuratori (91,9 ogni 100 mila abitanti). (Anno 1994)

Tab. 6 - Logge e iscritti nelle province del Nord 
Tra le province del Nord, Torino conta il numero più elevato di iscritti (2.499) e di logge (80), seguita da Milano con 1.402 liberomuratori e 61 logge. L'indice di concentrazione per 100 mila abitanti, invece, pone al primo posto Imperia e al secondo posto Trieste. (Anno 1994)

Tab. 7 - Logge e iscritti nelle province del Centro 
Firenze, tra le province del Centro, è quella che conta il numero maggiore di iscritti e di logge, rispettivamente 2.475 e 90, seguita da Roma con 2.305 "frammassoni" e 71 logge. Considerando l'incidenza della popolazione massonica con quella della province emerge che a Livorno vi è una media di 238,8 iscritti alla massoneria ogni 100 mila abitanti, media che scende a 231 unità per quanto concerne Grosseto.

Tab. 8 - Logge e iscritti nelle province del Sud 
Tra le province del Sud, Cosenza è quella in cui è stato censito il maggior numero di iscritti alla massoneria (1.277) seguita da Palermo (1.262). La Calabria, inoltre, registra anche la media superiore di iscritti alla massoneria ogni 100 mila abitanti, sia a Cosenza (170,1) che a Reggio Calabria (132,5). (Anno 1994) 

Tab. 9 - La professione dei "liberomuratori" 
Di particolare importanza risulta essere l'elaborazione presentata dalla Commissione parlamentare antimafia in merito alla professione dei liberomuratori. Su una popolazione di 15.581 iscritti dei quali è stato possibile desumere la professione ben il 18,7% sono medici e il 12% impiegati. Vanno sottolineati anche i 420 militari che, seppur rappresentati in misura minore rispetto alle altre professioni, indicano una notevole rappresentanza di questa categoria. Stessa cosa può essere detta a proposito dei professori universitari e dei commercialisti-tributaristi. (Anno 1994) 

FONTE, Commissione parlamentare antimafia, Elaborato statistico iscritti alla massoneria, allegato alla Relazione conclusiva, approvata il 18 febbraio 1994.
LIBRO CONSIGLIATO, G. Cipriani, I mandanti. Il patto strategico tra massoneria e mafia, Editori Riuniti, Roma 1993.
INCROCI, 11. La criminalità organizzata: i dati aggiornati - 12. Scu, la quarta mafia: la struttura - 16. La strategia delle bombe. Gli attentati attraverso la stampa.

Nota
Rapporto pubblicato dal sito www.exibart.com nel 2005

lunedì 27 marzo 2017

1962: Nasce a Trento la prima Facoltà italiana di Sociologia.

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Ingresso della Facoltà di Sociologia di Trento (Foto di Marco Marino)

La sociologia, a livello accademico, in Italia nasce nel 1962 con l’Istituto Superiore di Scienze Sociali di Trento. Il mainstream idealistico e antipositivistico, che aveva pervaso la cultura italiana durante il Fascismo, aveva reciso la sua prima fioritura in Italia, anche se proprio le teorie elitistiche, qui sorte in epoca anteriore, erano state ampiamente utilizzate da quello stesso regime.
Io considero un privilegio aver potuto frequentare quell’Istituto fra il 1966 e il 1970, perché il piano di studi ad ampio spettro, che caratterizzava la nuova Facoltà, forse non mi ha aperto le porte di un lavoro consono a quegli studi, ma mi ha aperto a nuovi orizzonti culturali e mi ha temprato caratterialmente.
La mia testimonianza su quanto accadde in quegli anni sarebbe poco significativa, perché ho vissuto ai margini dei fermenti politici, scaturiti dalla vivace dialettica fra studenti e università, fra studenti e docenti, fra studenti e città, fra studenti marxisti, anarchici e ‘weberiani’. Che i risvolti ideologici di quella dialettica fossero importanti, persino a livello nazionale, emerge chiaramente con le figure di alcuni suoi rappresentanti: Mauro Rostagno, leader indiscusso del Movimento Studentesco trentino; Renato Curcio, teorico e fondatore delle BR; Marco Boato, colto antesignano dell’avvicinamento fra il marxismo e quel cattolicesimo che fino ad allora aveva cooperato con liberali e fascisti, ma, forse per colpa dell’ostentato ateismo dello Stato Sovietico, aveva visto nel marxismo solo e sempre un pericoloso antagonista.
Ho vissuto ai margini di tutto ciò perché… appartenevo già da quattro anni alla ‘parrocchia’ del PCI, che era una forza politica ben strutturata e dunque incompatibile con lo spontaneismo di cui erano intrisi quei movimenti; poi perché, proveniente da famiglia monoreddito, dovevo fare il mio dovere bene e in fretta: studiare; infine perché, come cercai di far emergere dalla mia tesi dottorale, non riconoscevo alcuna preminenza né alle ‘teorie’ accademiche né alla ‘prassi’ politica. Teoria e prassi non marciano sempre in perfetta sincronia ma, a intervalli piuttosto brevi, devono passarsi il testimone; nessuna delle due può avere vita indipendente.
La mia marginalità fu determinata anche da un fattore quantitativo. Fino al ’66 gli iscritti alla Facoltà erano ancora poche centinaia e, in una città pulita e ordinata ma piccola come Trento, si conoscevano tutti fra di loro. Quando mi iscrissi io invece si era già in tanti; ne è testimonianza il numero di matricola assegnatomi a dicembre di quell’anno: 1669. Le cose erano quindi cambiate: non più un unico e compatto gruppo di studenti, ma tanti piccoli gruppi, con interessi e tendenze ideali diverse. Credo che forse solo il 10% degli studenti sia stato coinvolto in modo continuo nella ‘prassi’ politica.
Dunque io conosco solo dall’esterno ciò che avveniva nei palazzi: i rapporti fra i politici della Provincia ed i docenti; l’enigmatica preferenza accordata nel ’68 dai leader degli studenti al Prof. Alberoni rispetto alla ‘Vecchia Guardia’ (Ferrarotti, Braga, De Marchi, Barbano, Galli, Meschieri, Tentori, Disertori, ma anche Volpato e Cucconi; i primi che mi vengono in mente); quanto vi fosse di ideale o di opportunistico nelle richieste dei lavori di gruppo in alternativa a quelli individuali, ecc.
Ma qualche mese fa ho ritrovato sul web una testimonianza ben qualificata, quella del Prof. Filippo Barbano, il quale, fra interessanti aneddoti (prima parte) e intricate analisi (seconda parte), ripercorre la nascita e l’adolescenza di quella Università.
Qui di seguito riporto solo la prima parte; la più sfiziosa (!) almeno per chi ha studiato a Trento negli anni Sessanta.
Essa è tratta dall’articolo apparso su Quaderni di Sociologia, 36 | 2004, pagg. 91-110.
Per l’intero articolo V. https://qds.revues.org/1098

C.M.

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La Sociologia di Trento. Il mio coinvolgimento
di Filippo Barbano

1. L’incipit di questa testimonianza sul mio coinvolgimento a Sociologia di Trento, può essere rappresentato da una informazione, mai smentita, avuta a suo tempo da Giorgio Braga. Nei primissimi anni Sessanta, promosso dalla famiglia democratico cristiana progressista trentina, era maturato il progetto di istituire una sede universitaria locale, a far capo dall’istituto Trentino di Cultura. Tra le persone notabili dell’iniziativa c’era anche il padre Luigi Rosa dei Gesuiti di San Fedele, di Milano. Questi, un giorno, di ritorno da Trento, incontrò in treno Giorgio Braga. Nel corso della conversazione, Padre Rosa ebbe a parlare della iniziativa trentina, accennando anche al possibile orientamento per una Facoltà di scienze forestali o simili, legata cioè all’ambiente e al territorio montani. Giorgio Braga, di cultura politecnica, ma anche studioso di Vilfredo Pareto (ricordo in proposito la sua raccolta antologica: Vilfredo Pareto, Forma ed equilibrio sociale, Bologna, il Mulino, 1959, con introduzione di G. Braga) – prendendo, come si dice, la palla al balzo, non perse l’occasione di sottolineare, di fronte alla convenzionalità della scelta forestale, il carattere del tutto innovativo di una Università di scienze sociali, ed, in particolare, di una Facoltà di Sociologia. Detto fatto, nuova o in fieri che fosse, l’idea di sociologia attecchì, ed il relativo progetto si realizzò per il dinamico decisionismo di Bruno Kessler, allora Presidente dell’amministrazione Provinciale di Trento. Morale: «I giovani non sono piante».

2. Con Bruno Kessler, personalità di notevole spicco, sia umano sia politico, godetti di stretti e cordiali rapporti. Ci eravamo da poco conosciuti, ed egli venne ufficialmente ad incontrarmi a Torino, allo scopo di informarmi sul progetto di Sociologia di Trento, chiedendomi, in particolare, di dare assenso e collaborazione ad una specie di duumvirato sociologico, tra me e Braga; non essendosi ancora istituzionalizzata una appropriata forma di direzione, che Kessler allora riteneva di doversi dare ai sociologi, e che poi invece, per varie ragioni che sarebbe troppo lungo rievocare, ma che fanno parte del dilemma 'sociologia pensiero'-'sociologia tecnica', sarà affidata al prof. Mario Volpato, matematico di Ca’ Foscari.

3. Va da sé che il mio coinvolgimento a Sociologia di Trento non fu tanto motivato da un incarico di insegnamento, ma dalla Sociologia stessa, come estensione, in altri luoghi, di un impegno di studio e di ricerca sorto in me, anni prima, dall'attrazione per i fenomeni storico sociali e, in particolare, per i processi di democratizzazione e l’opinione pubblica. Interessi che mi avevano portato, nel 1948, a Roma, per frequentare i corsi di Giornalismo, allora dati presso la neonata Università internazionale Pro Deo, malgrado tutto soddisfacentemente laica, quanto al corpo docente, e a mettere alla prova certe chances, che pensavo di avere, per il giornalismo, non del tutto condivise dal mio Maestro Gioele Solari, con il quale mi ero laureato, in Filosofia del Diritto, con una tesi sul concetto di persona nella filosofia giuridica e il personalismo cristiano. Ancorché poco convinto, ma con la sincera comprensione di un vero Maestro, Solari mi fornirà più tardi un biglietto di presentazione per Mario Missiroli, Direttore allora del «Messaggero» di Roma, così concepito: «Torino 4 luglio ’49. On. Senatore mi permetto di presentare il dott. Filippo Barbano, già mio buon allievo, preso dalla passione giornalistica, che desidera da Lei consiglio ed eventualmente, dopo lunga e dura prova, incoraggiamento e aiuto. Mi è cara l’occasione per ricordarmi a Lei, per inviarLe i miei più vivi saluti e auguri. Suo Giole Solari». Non sarà certamente la «passione giornalistica» che mi porterà a Trento.

4. La mia presenza e partecipazione didattica a Trento si svolsero continuativamente dall’anno accademico 1963 all’anno accademico 1969. Avendo, dall’anno 1956, un incarico di insegnamento di Sociologia al Corso di laurea in Scienze politiche della facoltà di Giurisprudenza di Torino, la mia attività a Trento fu organizzata in maniera da occupare tre interi giorni settimanali, ogni quindicina. Il non breve viaggio Torino-Milano-Verona si conciliava assai bene con la lettura di libri e giornali, mentre la tratta Verona-Trento, mi offriva, a seconda delle stagioni, la veduta di pittoreschi luoghi e scorci della valle dell’Adige: indimenticabili, i colori bostoniani dei boschi autunnali. All’arrivo a Trento, di solito, venivano ad incontrarmi il mio collaboratore ed assistente Alberto Izzo e Giovanni Bellone, economista, che io avevo già conosciuto nelle circostanze della ricerca olivettiana per il piano regolatore di Ivrea, nei primi anni Cinquanta. I miei primi anni di insegnamento a Trento furono dedicati a Corsi generali, ovvero alle Istituzioni di Sociologia. Mentre poi, nell’ultimo anno accademico trentino, passai al corso di Storia del Pensiero sociologico.

5. La classe di studenti, fin dal principio assai numerosa, distribuita nell’ampio e ripido anfiteatro, mi si mostrò subito assai diversa da quella torinese, con una quantità di curiosità in più per la Sociologia, e con una speciale partecipazione ad ogni variante del clima universitario. Già in quegli anni non mancavano di certo gli interessi politici, legati o suscitati dalla Sociologia, specialmente di sinistra: ma mi fece impressione la marginalità di uno studente, certo Cigaina, mi pare, dovuta alla sua dichiarata militanza nel PCI. Molti dei miei studenti di allora occupano cattedre di insegnamento in più università, e mi è caro, nella presente circostanza, ricordare con affetto Darko Bratina, allievo ed amico, che assai prematuramente ci ha lasciati.

6. Alberto Izzo, figlio d’arte (Carlo Izzo era professore e Storico di Letteratura inglese) era giunto a me da Scienze politiche di Bologna, transfuga, per evidenti incompatibilità non solo personali, con l’ambiente, e subito ne apprezzai il carattere dolce, l’intelligenza riflessiva e il sapere critico, dei quali si avvantaggiarono pure la mia vita ed attività didattiche a Trento. Da Alberto Izzo ho ricevuto insieme ai miei perenni interessi per la Storia e la storicità, l’intenzionalità critica nella teoria e nella ricerca sociale; anche se, spesso, il criticismo di Izzo mi lasciava interdetto, specialmente nelle nostre sempiterne discussioni ed accapigliamenti circa la valutazione della sociologia, soprattutto secondo Robert King Merton, del quale io, in quegli anni, mi ero fatto ricettore ed interprete in Italia; del quale Merton, dunque, io ero un sostenitore, mentre Izzo mi mostrava di non apprezzarlo così incondizionatamente, soprattutto per la versione che Merton aveva dato della Storia e dei contenuti della Sociologia della conoscenza (Izzo è pure un allievo e seguace di Kurt Wolff) e, soprattutto, dei contributi della sociologia della conoscenza in Europa ed, in particolare, di quelli di Karl Mannheim.

7. A Trento la contestazione della Sociologia, come disciplina accademica fondamentale nel piano degli studi, passò, attraverso la critica della oggettività e della neutralità della Scienza, in maniera abbastanza diversa che nelle altre Università dove si insegnasse sociologia come esame complementare. Carlo Marx, in fondo, non era solo un «marxista», ma uno studioso che aveva analizzato la società con metodo storico-sistematico, e quindi era uno tra i Padri Fondatori della Sociologia. Per i neosociologi di Trento, licenziati o diplomati che fossero, quello dei «Padri Fondatori» era una specie di culto, dovuto ad una disciplina nuova e che veniva da lontano. Del resto, tra i sociologi, prevalentemente gli statunitensi, la cui informazione approfondita da noi risaliva appena agli anni del secondo dopoguerra, colui che era preso di mira dagli studenti contestatori era Talcott Parsons. Mentre il più venerato era C. Wright Mills, precoce critico della società americana, profeta della «Immaginazione sociologica», dalla quale espressione ebbe forse origine l’altra sulla: «Immaginazione al potere», nonché critico del cosiddetto Metodologismo astratto; malgrado il suo radicalismo, Wright Mills fu cooptato alla Columbia per intercessione di Robert K. Merton. Questi era il mio autore preferito, di riferimento, non solo per la sociologia statunitense. La sociologia strutturale, pluralistica ed insieme dualistica (struttura-cultura) di Merton sfuggiva a presupposti monistici come quelli di Talcott Parsons, la cui attrazione per il sistema facilitava la credenza che il sistema teorico parsonsiano altro non fosse che lo specchio sovra-strutturale del sistema sociale statunitense, così come del sistema capitalistico mondiale. La forza di Merton e la sua resistenza alla contestazione, avevano, tra l’altro, la loro fonte negli argomenti contro i tre celebri postulati del funzionamento integrale, cioè unità, universalità ed indispensabilità. Argomenti che si sarebbero potuti utilizzare contro l’evento stesso della contestazione, a partire dalla protesta giovanile. (F.Barbano, Contestazione, funzionalismo e rivoluzione: il punto di partenza giovanile studentesco, «Studi di Sociologia», 1969, n. 4, pp. 311-366).

8.Tra gli studenti divenni ben presto il «Barbano strutturale», a ragione, perché ho sempre considerato il concetto di struttura come un fondamentale storico-sistematico della conoscenza sociologica, attorno al quale far ruotare, da un lato, il sistema, l’organizzazione e i processi di differenziazione sociali, e, dall’altro lato, l’azione, il soggetto umano ed i processi di individuazione relazionali. Il che, cioè questa rotazione attorno al concetto di struttura sociale, è storicamente avvenuto, e tuttora avviene, determinando il quadro fondamentale del sapere sociologico e quello storico sistematico della sociologia. Agli studenti di Trento proposi due dispense, concepite contemporaneamente, anche per l’insegnamento torinese: Sociologia strutturale. Teoria ed analisi delle strutture sociali (Torino, Giappichelli, 1965); e poi Sociologia strutturale. La nozione di struttura sociale nella antropologia culturale e nella sociologia (Torino, Giappichelli, 1996). Alla scrittura dei capitoli appartenenti a questa seconda dispensa collaborarono generosamente sia Alberto Izzo, a Trento, che Carlo Marletti a Torino, che ringrazio ancora una volta. Della prima dispensa, ora ricordata, ci sono state successive edizioni, ed il loro impianto analitico sistematico, a detta di molti studenti, fu determinante per la loro preparazione, ed alcuni di essi non perdono occasione, ancora oggi, di propormi una nuova edizione, naturalmente aggiornata, sia dal lato dei processi di differenziazione, che da quello dei processi di individuazione relazionali.

9. L’attività didattica a Trento mi offrì pure l’occasione di raccogliere in un volume un certo numero di contributi: Problemi di analisi delle strutture sociali (Trento, Arti grafiche «Saturnia», 1964). Un raccolta di saggi che, ancora oggi, si rivela essere importante (anche se questo volume è pressoché introvabile) per la presenza di alcuni lavori e contributi dispersi in fonti remote, a tutt’oggi interessanti: Concetto e natura dell’opinione pubblica (1954); Attività e programmi di gruppi di ricerca sociologica (1957); Cultura e personalità nel pensiero sociologico americano (1958), quest’ultimo particolarmente ricordabile nella attuale fase di personalizzazione dei processi di individuazione relazionali, e cioè di personalizzazione dell’attore sociale; A proposito di una ricerca incompiuta di Sociologia della religione (1958); Le condizioni strutturali del comportamento deviante (le conseguenze della Legge Merlin, e il problema della registrazione) (1959). Per riferimenti più puntuali rimando a Teoria, società e storia. Scritti in onore di Filippo Barbano, Milano, Angeli, 2000 (a cura di Carlo Marletti e Emanuele Bruzzone) ed ivi la parte bibliografica.

10. Com’era la giornata del professore universitario a Trento? Prima di tutto non travagliata dal traffico e dagli spostamenti urbani. L’edificio universitario di via Verdi (già presente ai tempi dell’Austro Governo, piuttosto generoso, devo dire, se gli Austriaci edificavano in quella grandiosa maniera, in una città che essi occupavano) nobile e spazioso, si raggiungeva comodamente, camminando per le vie della Città del Concilio, anch’esse nobili e assai pulite. Venivamo, la mattina, dai vari alberghi che i professori frequentavano: l’Astoria, l’Accademia, Il grand Hotel Trento, l’America, e così via. L’edificio di via Verdi era talmente spazioso che, agli inizi, visitandolo con Kessler, dovetti rassicurarlo più volte che gli studenti di sociologia sarebbero via via diventati tanto numerosi da colmare le grandi aule. Gran parte della giornata trascorreva nella sede universitaria: ora per le rituali lezioni, ora per ricevimento studenti, ora per seminari o lavori di gruppo, ora per ricerche personali in Biblioteca; questa, ai primi tempi, ancora modesta, ma già molto diligentemente e intelligentemente curata dal sig. Disertori (a Trento abbondano i Disertori, uno psicologo assai versatile, una Libreria ben fornita), prese subito a crescere, anche per la generosità con la quale le nostre richieste di acquisto venivano accolte, tanto che oggi, per quanto riguarda Sociologia, non vi è, in Italia, biblioteca universitaria altrettanto ben fornita.

11. Al di fuori delle ore di lavoro, ci si ritrovava nelle vie del centro cittadino, chi per tornare in albergo, chi ne veniva, chi per fare shopping, chi per altro motivo ancora, come, per esempio, passeggiare per la città, secondo il clima: delizioso in primavera, cocente d’estate, pittoresco in autunno, seccamente freddo in inverno. Camminando con Izzo, dopo aver curiosato qua e là per i negozi, alcuni assai sciccosi e moderni, altri suggestivi per le insegne e gli articoli altrove introvabili, nelle giornate dei grandi freddi, Alberto mi invitava ad entrare in qualche bar, più che per un caffè o un aperitivo: «per prendere una boccata di caldo». Izzo, ancorché sano e forte, vantava un perpetuo spleen, e Trento ne era divenuta la cura, occhieggiava alle ninfette e adorava i prodotti farmaceutici, dei quali aveva con sé, in ogni viaggio, un sacchetto ricolmo. Pranzo e cena erano belle e non dimenticate occasioni per stare insieme a conversare, mentre fuori nevicava, con i colleghi: ricordo gli psicologi, L. Meschieri e F. Metelli, gli antropologi, T. Tentori e G. Harrison, e gli economisti come Romano Prodi, anche lui, come tutti noi, un patito del «carrello» dei bolliti, presentato e distribuito dal Marietto, nel ristorante dell’albergo Astoria. La cena finiva di solito con un generoso grappino, inevitabile, se era presente il direttore Mario Volpato, il quale ritualmente rimproverava ad Izzo di essere astemio, chiedendosi se il sociologo poteva essere un tale che non amava il grappino, ed una volta che Izzo, a scopo dimostrativo, ne ingollò cinque di seguito, Volpato detto fatto, celebrò l’avvenimento reintegrando Izzo nella fama di bravo ragazzo e/o di buon sociologo. La qualità della vita a Trento sarebbe stata anche più buona ed apprezzabile, se i trentini ci avessero guardati più come normali cittadini che come bestie rare. Per scavalcare la diffidenza dei primi tempi, mi feci ricevere dall’Autorità vescovile di allora, ma senza apprezzabili risultati.

12. Bruno Kessler teneva molto, anche dal punto di vista editoriale, al logos trentino della produzione scientifica. All’atto dell’incarico dell’insegnamento della Sociologia a Trento, Kessler mi chiese, come gesto di simpatia e di mio coinvolgimento trentino, di svolgere una approfondita e documentata ricerca sui Piani di Studio di Università, Facoltà, Dipartimenti di Scienze sociali o di Sociologia in Europa, e soprattutto, negli Stati Uniti, paese nel quale, come è noto, nel secondo dopoguerra, la ricerca e la teoria sociale erano pervenute ad un notevole sviluppo, del quale ci si sarebbe dovuto rendere conto, anche senza eccedere nell’americanismo. Accettai ben volentieri l’incarico (che io stesso volli essere gratuito, visto anche il generoso compenso mensile per l’incarico d’insegnamento, malgrado le proteste di Kessler, che non concepiva come un lavoro o un servizio potessero essere privi di un corrispettivo monetario). I risultati della complessa ricerca sono stati pubblicati: Istituto Universitario di Scienze Sociali di Trento, Filippo Barbano, Progetto di sviluppo del piano di studi per le Facoltà di Sociologia (Trento, per i tipi delle Arti grafiche «Saturnia», 1964, pp. 264). Il libro ebbe una assai scarsa attenzione, come molti degli studi e ricerche che vengono prodotti a scopo meramente dimostrativo, il che non era certamente nelle intenzioni di Kessler, ancorché la ricerca mi fosse stata commissionata dal Collegio commissariale dell’Istituto Universitario di Scienze sociali di Trento, che io, nella mia Prefazione ringraziai: «per la stima e la fiducia dimostratami nell’affidarmi l’incarico di redigere il presente studio; la cui occasione segna un momento importante nello sviluppo della Sociologia e delle Scienze sociali in Italia» (cfr. Progetto di sviluppo, cit. p. 13). Ho ripreso in mano quel libro, con una certa trepidazione, tanto più che io nutro, nei confronti delle molte (troppe) cose che ho scritto, un impulso irresistibile ad abbandonarle nel tempo. Ma mi sono dovuto ricredere: sfido chiunque a non riconoscere nelle idee e nelle linee propositive di quel Progetto, dei primi anni Sessanta, i temi critici ed i problemi, relativi ad una avanzata offerta di formazione, tuttora attuale per sociologi ed attività sociologiche, giocata tra una seria preparazione scientifica ed una flessibile qualificazione professionale. Riprendevo una fondamentale osservazione: «L’università contemporanea attende una “teoria”. Non c’è dubbio che ognuna delle grandi istituzioni universitarie del passato si mosse da una “teoria”; in qualche caso da una vera e propria “filosofia”»… «Per quanto riguarda le scienze sociali, mette anche conto ricordare come non fu senza una sua «teoria» che nacque intorno al 1894 la London School of Economics and Political Sciences» (cfr. Progetto, cit. pp. 99-100). Voglio, insomma, dire, senza alcuna presunzione, che in quel Progetto si trova in nuce il problema, attualissimo nel nuovo Secolo, della Modernità in relazione con le Istituzioni universitarie, non esclusi i crescenti inconvenienti derivanti dall’applicazione della recente riforma universitaria cosiddetta 3+2.

13. Nel Progetto di sviluppo del 1964, i temi che ponevo alla discussione erano di tre ordini, con un’esposizione della quale, il direttore Volpato, non seppe dire altro che era «una pregevole ricerca», ma che era invece una seminale anticipazione degli argomenti più inclusivi della contestazione studentesca di qualche anno dopo. Contestazione con la quale, prima Volpato, e poi anche Alberoni, avrebbero dovuto fare i conti. Questi suonava il piffero al Movimento e, al tempo stesso, ne cercava la istituzionalizzazione. Il tema della preparazione scientifica apparteneva al primo ordine di problemi. L’aggettivo «scientifico» evocava l’interrogativo su com’era o poteva essere «scienza», la sociologia, appartenente al novero delle «scienze imperfette» (J. Stuart Mill) e non certo scienza «esatta». «Storici e Sociologi – riprendevo la seguente riflessione – sono scienziati, ma con la s minuscola. In confronto a quelli che si occupano del mondo fisico, essi sono i parenti poveri fra gli scienziati. Ma anche i parenti poveri possono essere utili. Le Scienze non esatte possono servire. Una scure non è uno strumento di precisione, ma rende servizi utili, specialmente quand’è maneggiata da una mano esperta». La citazione, da G. Salvemini (La Storia e la Scienza, 1948), mi permise di porre in tutta ragionevolezza il valore della Sociologia come scienza e di determinare una accettabile distinzione professionale del sociologo, al di fuori da ogni pretesa scientistica e tecnocratica.

giovedì 9 marzo 2017

Il giornale dei poveri (racconti brevi del 2001)

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"Per chi attraversa la città, solo e con pochi spiccioli in tasca, è meglio che i muri non siano troppo puliti, qualche scritta qua e là può sottrarlo ai pensieri e alla solitudine. Vi si trova di tutto: politica, sport, amori giovanili non corrisposti e, a volte, anche eventi particolari da non dimenticare, come nel caso della scritta “Giorgio e Monica / 3-5-99 / ore 2.40”, tenera espressione del desiderio umano di dare un valore eterno a un breve atto d’amore.
Scrivere su un muro non è così precario come scrivere sulla carta. Il muro non si strappa e non si cestina, e solitamente la ripulitura avviene in tempi lunghi, sicché l’autore ha una buona garanzia di lunga durata del messaggio."

Cataldo Marino

venerdì 30 dicembre 2016

Il Seme dell'Utopia: articoli, data, argomento e visite


* Per visualizzare un post, selezionare nella sezione qui a sinistra l'anno e il mese della sua pubblicazione.

1.819   Anton Cechov: tre racconti brevi aprile 2014. I primi scritti di Cechov: ironia e compassione
1.719   Thorstein Veblen: “La teoria della classe agiata” settembre 2012.  La più famosa opera del sociologo spiegata in modo chiaro e conciso
1.304   Una tipologia della valutazione gennaio 2011. La legislazione scolastica impone la valutazione degli alunni. Un momento delicato
1.002   Premio di maggioranza e Democrazia febbraio 2013.  Col premio di maggioranza può anche vincere il peggiore
940   Sociologia a Trento negli anni Sessanta maggio 2015.  Le prime lauree in Sociologia in Italia
897  “Racconti di un pellegrino russo”, Kazan, 1881 agosto 2015.  La fede e il misticismo nel popolo russo
886   Teatro in tv: Margrant e Giuliagenito aprile 2013.  Elenco di opere teatrali e sceneggiati su youtube
839   Diego Fusaro: “Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo” agosto 2012.  Il pensiero unico non nasce nel Sessantotto, ha origini meno recenti ed esplode negli anni Ottanta
735   Filmdarivedere: Fatti di gente perbene (1974) novembre 2011.  Educazione laica
717   T. Veblen. Il consumo vistoso: radici sociali di un fatto economico settembre 2012.  L’irrazionalità del comportamento umano contraddice la razionalità posta alla base dei principi economici
710   F.sco Carnelutti “Il canto del gallo”, a cura di Gian Pietro Calabrò, Cedam, 2014 aprile 2014.  Il migliore contributo al lavoro dell’insegnante viene da alunni attenti e capaci di dialogare
537   Rossano-Corigliano. Dal campanilismo alla conurbazione maggio 2016.  Città vicine hanno convenienza ad avere uffici e servizi comuni
505   Prof. Giorgio Braga: “Le forme elementari della società”, Trento, 1964 giugno 2013.  Una lucida sintesi delle varie tesi sociologiche sull’azione sociale
479   Sigmund Freud: “Il disagio della civiltà” (1929, Cap. II) gennaio 2015.  L’economia libidica individuale
475   Thorstein Veblen, pioniere dell’Istituzionalismo settembre 2012.  Traduzione di un articolo di Gilles Dostaler
453   Edward Sapir: Cultura genuina e cultura spuria  dicembre 2011.  Culture spurie e disagio degli individui
448   Marx: l’esercito industriale di riserva ottobre 2012.  Delocalizzazione e immigrazione come strumenti per ridurre il costo del lavoro
441   Paolo Jedlowski: “Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico” marzo 2014.  Uno dei pochi manuali di Storia della sociologia, forse il migliore in lingua italiana
432   I ‘beni Veblen’ e la curva della domanda: un’eccezione o la regola? giugno 2014.  La legge principale degli economisti liberali messa a dura prova dalla realtà
402   Filmdarivedere: “Il maestro di Vigevano”, 1963 luglio 2013.  Storia emblematica di un maestro schiacciato fra il consumismo degli anni Sessanta e l’orgoglio della propria missione
357  Carla Facchini e Marita Rampazi: “Non più giovani, non ancora anziani” luglio 2015.  L’incertezza dell’età in un mondo che cambia: ancora giovani fino a 40 anni, già troppo vecchi a 50 anni
335   Lev Tolstoj: “La morte di Ivan Il’ič luglio 2014.  La morte di un individuo costringe i gruppi sociali di appartenenza a ristrutturarsi
329   Activia 2016, Analisi di uno spot televisivo (divagazioni estive) luglio 2016.  Commento e immagini di una pubblicità indovinata
320   Alcuni vantaggi del lavoro autonomo: cumulabilità ed ereditarietà settembre 2014.  Nei cicli economici depressivi il lavoro diminuisce, ma non per i figli dei lavoratori autonomi
303   Nino Zanin: anni cinquanta in bianco e nero marzo 2014.  Oltre cento foto artistiche fra Venezia e le Dolomiti
293   Film da rivedere: Rocco e i suoi fratelli, 1960 agosto 2010.  L'emigrazione negli anni Cinquanta
289   Cataldo Marino, Il disagio degli insegnanti (La crisi della scuola di fronte riforme) dicembre 2012. Analisi delle reazioni degli insegnanti mediante un questionario
288   Sociologia a Trento negli anni Sessanta (Parte Seconda) maggio 2015.  Immagini di libri di testo e dispense degli anni Sessanta
285   Virna Lisi, omaggio a un’attrice febbraio 2015.  Trama e immagini di tre film del 1965
285   Fulvio Musso: “Odore d’incenso” (racconto breve) maggio 2014.  “La messa degli anziani è quella del bambino che abita in loro”
284   Ralph dahrendorf “homo sociologicus” maggio 2012. Rilettura del concetto del ‘ruolo sociale’
275   Filosofi italiani: Pasquale Galluppi novembre 2014.  Primato del Pil e primato della cultura
272   Lidia Grimaldi, Letterina di Natale al Padreterno dicembre 2015.  Pagina letteraria, venata di pungente ironia
271   Per una storia della sociologia: uno schema cronologico aprile 2015. Tracciato cronologico delle teorie sociologiche
258   John Rae, un precursore di Thorstein Veblen agosto 2014.  I precursori di Veblen: John Rae (1834) e Heinrich Friedrich von Storch (1815). Traduzione di alcune pagine
251   “L’idiota” di Fedor Dostoevskij ottobre 2014.  Uno dei capolavori della letteratura mondiale
250   Diego Fusaro: Marx, l’immigrazione e l’esercito industriale di riserva settembre 2016.  L’immigrazione massiccia permette alle imprese di ridurre i salari
242   Le riforme scolastiche: l’innovazione distruttiva (2000-2015) ottobre 2015. Documenti originali sulle Riforme scolastiche del 2000 e sulle contestazioni degli insegnanti
240   I Tedeschi? Eh, loro son fatti così  luglio 2014.  Agonismo significa voler vincere o stravincere?
236   “Stanno tutti bene” di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni, 1990 giugno 2016.  Non sempre l’emigrare dà buoni risultati
235   Arthur Miller e il commesso viaggiatore, un dramma americano settembre 2015.  Il dramma di un uomo deluso nelle sue piccole aspettative
223   Diritti d’autore. Il caso del sito www.imslp.org  febbraio 2011.  Le partiture della musica classica non sono più protette dai diritti d’autore
221   Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Racconti. “La gioia e la legge” dicembre 2015.  L’orgoglio e le delusioni di un modesto impiegato
218   "La nuova scuola feudalizzata” – Interventi sul sito ‘gildains.it (2003) ottobre 2015.  Documento originale degli interventi degli insegnanti sul sito del sindacato ‘Gilda degli Insegnanti’
209   Libro fai da te aprile 2012. Il piacere e l’economicità di autopubblicarsi. Tecnica di stampa e rilegatura
201   Italicum 2015 e Referendum 2016: l’oscura strategia di Renzi novembre 2016.  Le possibili derive autoritarie del ‘combinato disposto fra legge elettorale e riforma costituzionale
199   Boris Pasternak, Il dottor Zivago, pag. 1 novembre 2015.  Come onorare la memoria dei defunti
199   Dottor Davide Serra, aiutante rottamatore novembre 2012.  Il giovane economista renziano fa suo lo spauracchio del debito pubblico
197   Film da rivedere: “Una moglie”, 1974 giugno 2015.  Dietro l’alcol si nasconde il bisogno di affetto
196   Lidia Grimaldi: “Ritorno” giugno 2013.  La nostalgia per la propria terra in un brano di estremo lirismo
195   Commento ad alcuni racconti di Fulvio Musso agosto 2012.  Spunti sociologici nella narrativa di un autore inedito ma di rare qualità letterarie
191   Buongiorno a lei, Gramellini  agosto 2011.  Omaggio a un grande giornalista
185   Cataldo Marino: Racconti brevi ottobre 2012. Racconti scritti prevalentemente nel 2001
180   Pasquale Saraceno: “Controcorrente” gennaio 2013. Riflessioni sulla religione
178   Il Seme dell’utopia. Riflessioni in libertà di Giampiero Calabrò agosto 2012. Recensione degli articoli del blog pubblicati fino a febbraio 2012; segue la Postfazione al libro “Il seme dell’utopia”
174   Il salto nel buio  17 dicembre 2009.   In difesa dell'Unità d'Italia
167   Filmdarivedere: Furore (The grapes of wrath , 1940) gennaio 2012.  La Grande Depressione americana e i rimedi del New Deal
164   Lester F. Ward: “Recensione a La teoria della classe agiata di T. Veblen”, 1900 luglio 2013. Il primo riconoscimento ufficiale dei meriti del sociologo Thorstein Veblen
159   Berlinguer-Gelmini. Il filo nero novembre 2010.  Nel ’99 un governo di sinistra vara una riforma scolastica tagliata su misura per la destra
151   Pasquale Saraceno, Riflessioni senilamare  gennaio 2013.  Il sistema economico comunista doveva essere riformato ma non distrutto
144   Storia della Lega Nord a Milano (a passo di gambero)  maggio 2011.  A Milano la Lega ha un andamento oscillante con trend negativo
142   Invidia e diffidenza aprile 2012. La superstizione e i cattivi rapporti sociali
141   Legge elettorale: voto libero e uguale gennaio 2014. Il sistema maggioritario è incostituzionale
139   Il bilancio dello Stato secondo Tremonti ottobre 2011.  Come risparmiare senza commettere Ingiustizie
138   Sul Po, dai mulini alle armi  giugno 2010.  I pericoli di violenza e di conflitti innescati dalla Lega
138   Reddito di cittadinanza marzo 2013.  La proposta vincente del M5S
128   Lingua, dialetto e identità maggio 2010.  La difesa dei dialetti è giusta ma non deve andare a discapito della lingua nazionale
128   Il macigno del debito pubblico luglio 2012. Debito pubblico e ricchezza privata
128   Le responsabilità dei vecchi settembre 2010.  Polemica sul tentativo di trasformare i conflitti di classe in scontro generazionale
125   Furto di voti giugno 2011.  Il premio di maggioranza altera i risultati elettorali e danneggia i partiti minori
121   Premio di maggioranza. Da mussolini a Renzi gennaio 2014. Breve storia delle tentazione per il sistema maggioritario
119   Il debito dello Stato nella seconda Repubblica febbraio 2012.   Con la destra salgono il debito e il rapporto col pil
118   La resistibile ascesa di Umberto B. gennaio 2011. La lega non è inarrestabile e punta sull’idea di una nazionalità padana che non esiste
116   Celebrazioni per l'Unità d'Italia marzo 2011.  Un documento originale sui festeggiamenti del 1° Centenario dell’Unità d’Italia
109   La battaglia dell’Imu dicembre 2012.  L’ingiustizia di esentare dall’Imu abitazioni prescindendo dalle dimensioni
109   Classi di reddito giugno 2012. Imposizione fiscale su patrimonio e consumi come indici del reddito
107   Disoccupazione: che fare? Un contributo novembre 2010.  E’ possibile diminuire le ore di lavoro agli occupati per dare spazio ai giovani?
105   Lavoro, strategie a confronto ottobre 2012.  Gli effetti dell’età pensionabile
101   Bossi, Venezia 18 settembre settembre 2011.  I bluff della Lega
95    Delocalizzazione delle attività produttive e declino dell’Occidente novembre 2013.  I danni causati dalla libertà concessa agli imprenditori di delocalizzare le attività produttive
95   Classi sociali e classi di età settembre 2011.  Le difficoltà di previsioni a lungo termine
94   Editoria: cultura del mercato e mercato della cultura aprile 2010.  La letteratura libera e gratuita online
94   Eboli. Non fu Cristo a fermarsi agosto 2011.  Il Sud e il problema delle infrastrutture
92   Filmdarivedere: “Mac” di John Turturro, 1992 agosto 2012.  Lavorare con passione
89   Brunetta e il giudice luglio 2011.  Un caso inquadrabile nella psicologia adleriana
87   Le decisioni di consumo (appunti di economia) giugno 2012.  L’abc per giovani studenti
83   Università (3): correlazione fra reddito e istruzione agosto 2010.  Dati statistici: relazione inversa fra reddito e frequenza all'università
82   Salari e consumi, i due fronti della lotta di classe gennaio 2013.  Il consumo può oggi incidere sul profitto più delle rivendicazioni salariali
82   Gli eroi di Beppe Grillo febbraio 2012.  Il comico genovese continua a prendersela coi pensionati e i dipendenti pubblici
81    Folletto da città dicembre 2011.  Quando la pubblicità entra in casa
81    Film da rivedere: “Pranzo di nozze” (Usa, 1956) maggio 2012.  Origine delle costose cerimonie nuziali
80   Concorrenza monopolistica: l'inganno aprile 2011.  La destra si appoggia a un liberismo economico che ormai non esiste più
80   Appunti di vita scolastica. Il sermone della... palude dicembre 2010. Le scuole come caserme?
78    Riflessioni pedagogiche. I tempi dell’apprendimento marzo 2012.  La giusta programmazione delle lezioni
76   Fini ad Anno Zero punta sull'identità nazionale febbraio 2011.  L’ex leader di AN può trovare una giusta collocazione politica contrapponendosi alla Lega?
74   Art. 18. Tabù o principio di civiltà? gennaio 2012.  Qualcuno vuole la libertà incondizionata di licenziare
72   Film da rivedere: Le mani sulla città, 1963 ottobre 2010.  La speculazione edilizia ieri e oggi
70   Uno su mille ce la fa marzo 2012.  L’illusione del successo mediatico per i giovani
66   Uomini di fede con diritti d'autore giugno 2011.  Grandi intellettuali legati al denaro
63   Questo è mio fratello luglio 2010.  Documentazione, disamina e condanna della massoneria
60   Lombardia. Elezioni europee 2009 marzo 2011.  La lega perde nei grandi centri urbani
57   Gli organi collegiali novembre 2012.  Funzioni del presidente di un organo collegiale
55   Fascio e Biscione dicembre 2010.  Berlusconi come Mussolini nel primo anno di governo abolisce la tassa sulle successioni e introduce il premio di maggioranza
54   Europa 2011, Monti Merkozy novembre 2011.   Un leader sobrio a difesa dell’Europa
48    Libri sul comodino ottobre 2010.  Brevi considerazioni sulla lettura della Bibbia e dei romanzi di Kafka
46    Grecia, la piccola madre giugno 2010.  Polemica contro l'atteggiamento tedesco sulla crisi finanziaria della Grecia
46    “In Onda” veritas ottobre 2011.  Meglio abolire le Regioni
42    Piazza del Campo (Divagazioni estive) luglio 2011.  La qualità di una piazza dipende dalla qualità degli edifici che la circoscrivono
42    Paperino e Paperone aprile 2010. Le ragioni dell'uguaglianza
41    Burocrazia. I moderni feudatari maggio 2011.  I governi cambiano, i burocrati restano sempre al comando della macchina statale
39    Film da rivedere: Un uomo da marciapiede, usa, 1969 maggio 2010.  Gli USA non sono il paradiso di cui si narra
37    Né metro né bilancia aprile 2011.  Le condizioni per una scuola ideale
34   Guardie e ladri. I limiti delle scienze umane settembre 2010.  Le difficoltà di previsione del comportamento umano
30   Università(2): flussi migratori fra le regioni agosto 2010.  Dati statistici: emigrazione di studenti universitari dal sud verso gli atenei del centro
29    Il genio dell'urbanistica gennaio 2010.  Certe esagerazioni nella tutela dell'ambiente
28    Peter Pan gennaio 2010.  Con quale spirito i giovani possono affrontare il problema della disoccupazione
24    Eros e Thanatos dicembre 2009.  Contro le scene di violenza in tv
24    Le utopie dicembre 2009.   La funzione dell'utopia
18    Università(1): reddito, merito e residenza luglio 2010.  Giusto dare sostegno agli studenti universitari fuori sede
17    Non di sola tv vive l'uomo... aprile 2010.  La rete internet sopperisce alle manchevolezze della tv
16    In difesa del Sud aprile 2010.  Polemica contro le ostilità della Lega verso il Sud

* Il numero delle visite, posto a sinistra di ogni articolo in ordine decrescente, è stato ricavato dalle statistiche fornite dal sito www.blogger.com e verrà aggiornato periodicamente. 

venerdì 25 novembre 2016

Italicum 2015 e Referendum 2016: l’oscura strategia di Renzi

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A circa dieci giorni dallo svolgimento del Referendum Costituzionale relativo alla riforma della seconda parte della Costituzione, mi prudono le mani e, poiché non le ho mai usate né mai le userò per manifestare la mia indignazione verso qualcosa o qualcuno, mi limiterò a scaricare il prurito sulla tastiera del computer.
Matteo Renzi, il giovanotto della ‘Ruota della fortuna’ e dall’incedere spavaldo, ha fatto approvare da un Parlamento dichiarato illegittimo una riforma della Costituzione che in pratica cambia la composizione e le attribuzioni del Senato della Repubblica.
Dal punto di vista giuridico poteva farlo perché la Corte costituzionale, pur bocciando il sistema elettorale con cui i deputati sono stati eletti, stranamente non ha inficiato la loro permanenza in carica. Non poteva farlo però dal punto di vista politico, perché la maggioranza che ha approvato la norma in questione è costituita da persone che alle elezioni non hanno avuto la maggioranza dei voti.
Ciò premesso, vado ora a contestare due scelte, particolarmente subdole, connesse a questa riforma.

1) La Legge Costituzionale è stata preceduta da una Legge sul sistema elettorale, che in pratica ripropone il Porcellum e assegna una maggioranza parlamentare del 54% a quella forza politica che, al netto del crescente astensionismo, potrebbe raggiungere al primo turno anche un risultato elettorale del 15-20% (data la frammentazione partitica italiana, l’ipotesi è largamente plausibile!).
Il fatto che la riforma della Costituzione sia stata strategicamente preceduta da una legge elettorale - che elimina i partiti piccoli e assegna ai partiti più forti quasi il doppio dei seggi ottenibili col sistema proporzionale - mette in pericolo gli equilibri democratici.
Se il Senato non può più votare le leggi ordinarie ed esprimere eventualmente la sfiducia al Governo, anche una piccola forza politica - che oggi è il PD, ma domani potrebbe essere un partito di ispirazione più marcatamente autoritaria – avrebbe la possibilità di governare a suo piacimento, senza alcun controllo istituzionale e popolare.

2) Per correttezza formale e sostanziale, la domanda che si pone al cittadino in un Referendum non dovrebbe mai essere formulata in modo tendenzioso. E invece ciò che ogni elettore leggerà il 4 dicembre sulla scheda col SI e col No, tendenzioso lo è, e non di poco.
Nel Referendum del 2001, ad esempio, il testo era asciutto, giuridicamente corretto: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche al titolo V della parte seconda della costituzione"?".
In quello del 2005 il testo era: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente modifiche alla parte II della costituzione?".
Nel Referendum confermativo del 4 dicembre 2016 il testo è purtroppo ben diverso: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione"?". La differenza e la tendenziosità di quest’ultima formulazione salta anche agli occhi della persona più sprovveduta.

Per evitare ciò si poteva formulare il quesito in modo simile a quelli del 2001 e del 2005. Si dirà che, in questo modo, il cittadino poco politicizzato non avrebbe capito bene di cosa si trattasse. Ma ciò non corrisponde alla realtà, perché da molti mesi ormai tv, giornali e social network hanno trattato il tema abbondantemente.
Il problema vero è che in questo caso sarebbe mancata l’espressione ‘superamento del bicameralismo’, che implica logicamente che ‘la norma proposta è migliore di quella in vigore’; e sarebbero mancate le espressioni ‘riduzione del numero dei parlamentari’ e ‘contenimento dei costi’ che, prive di più approfondite spiegazioni, sono per gli Italiani come per le mosche il miele.
Non possiamo valutare in anticipo quanti voti farà guadagnare questo gioco politicamente e moralmente scorretto. Se, a questi voti, si dovessero poi sommare quelli guadagnati col sorriso immutabile e ipocrita delle showgirl di cui Renzi si circonda, il 5 dicembre potremmo avere delle brutte sorprese.
Facciamo informazione e… gli scongiuri di rito ritenuti più efficaci. Ognuno in modo ‘personale, libero e segreto’ (art. 48 della Costituzione). Per questi non ci sono premi di maggioranza!
c.m.

venerdì 30 settembre 2016

Diego Fusaro: Marx, l’immigrazione e l’esercito industriale di riserva

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E’ la seconda volta che ‘sbobino’ un’intervista di Diego Fusaro; che io ricordi, il solo autore per il quale ho usato tale metodo di divulgazione del pensiero. Il ‘parlato’ è più fruibile, lo scritto lascia il tempo necessario per meditare, la trascrizione del ‘parlato’ forse somma entrambi i pregi.

La prima volta l’ho fatto quattro anni fa, in occasione della presentazione del suo libro ‘Minima mercatalia’. Ne condividevo appieno il nucleo centrale, cioè la ‘fine del pensiero dialettico’ - concetto che a me ricordava tanto Marcuse (1) - ma mi dissociai dall’imputare tale involuzione al movimento studentesco del Sessantotto, figlio ideologico dello stesso Marcuse, vedendone invece la causa nel trionfo del neoliberismo e nella dissoluzione dell’URSS, realizzatisi nel corso degli anni Ottanta.(2) Una vicinanza temporale non casuale!

Sull’intervista, che oggi riporto per iscritto qui di seguito,(3) non posso invece che essere totalmente d’accordo, anche perché contiene molte considerazioni analoghe a quelle che nel 2012 avevo esposte in un articolo dal titolo quasi identico: “Marx: l’esercito industriale di riserva"(4)
La differenza consiste nella diversa angolazione dello stesso fenomeno: io denunciavo allora la convenienza del capitalismo a delocalizzare le attività produttive nei paesi a basso costo di manodopera; il Prof. Fusaro – dopo l’incremento dei flussi migratori causati dalla nascita dell’Isis e dalla fuga massiccia e costante dai luoghi di guerra e di povertà – denuncia invece l’interesse del capitalismo europeo a stimolare e favorire l’immigrazione di quei lavoratori che si accontentano di un più basso salario. Credo che le due ipotesi non siano per nulla in contraddizione, ma facce della stessa medaglia.
Cataldo Marino

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<< Quando si parla di immigrazione occorre riflettere sulla cosa stessa, evitando i due poli opposti, in realtà segretamente complementari, dell’idiotismo xenofobo delle destre e del buonismo acefalo delle sinistre. Occorre dunque tenersi a debita distanza sia dall’odio programmatico verso i migranti sia dall’elogio, a priorico e lacrimevole, dell’immigrazione. Occorre invece ragionare sulla cosa stessa in termini filosofici, e un buon punto di partenza per comprendere i processi migratori di massa oggi in atto può essere costituito dalle riflessioni che sull’esercito industriale di riserva dei lavoratori viene svolgendo Carlo Marx nel Primo Libro del Capitale, dove sostiene espressamente che il capitale vive di una sovrappopolazione di lavoratori, di modo che sia sempre presente un esercito industriale di riserva, di non lavoratori pronti ad essere integrati nella filiera della produzione e dunque tali da esercitare una pressione al ribasso sui contratti dei lavoratori concretamente impiegati nella filiera della produzione.

Il capitale ha bisogno, dunque, sempre di nuovi sfruttati, ha bisogno nella fattispecie degli immigrati, non certo per integrarli, bensì per usarli nella lotta di classe, per usarli come carne da cannone, potremmo dire senza riserve; per tenere bassi i costi della forza lavoro; per esercitare una pressione al ribasso sui lavoratori autoctoni; per creare - complici le retoriche xenofobe delle destre - l’ennesimo conflitto fra gli ultimi, fra lavoratori autoctoni e lavoratori stranieri, di modo che, anziché crearsi la coscienza di classe e la verticalizzazione del conflitto verso il capitale, si crei un’ennesima guerra fra gli ultimi, fra chi sta in basso. 

 Ecco cosa scrive Marx nel Primo Libro del Capitale a proposito dell’esercito industriale di riserva: “Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario dell’accumulazione, ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica, questa sovrappopolazione diventa viceversa la leva dell’accumulazione capitalistica, e addirittura una della condizioni di esistenza del modo di produzione capitalistico; essa costituisce un esercito industriale di riserva disponibile, che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese, e crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile, sempre pronto, indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione”. 

 Cosa intende dire con ciò Marx? Egli ci suggerisce che è l’esito necessario della produzione capitalistica la creazione di una sovrappopolazione proletaria, di potenziali lavoratori salariati a cui estorcere il plusvalore. Perché? Perché il capitale getta nella massa dei diseredati, dei salariati, quelli che un tempo erano, all’interno della struttura feudale; potevano godere delle terre comuni, potevano godere di beni comuni. Il capitale produce una sovrappopolazione lavoratrice e, al tempo stesso, necessita di questa sovrappopolazione per tenere sotto ricatto costante la classe lavoratrice tramite quella sovrappopolazione, quel materiale umano sempre sfruttabile, sempre pronto a essere integrato nella produzione. 

 Ecco allora che il capitale utilizza i migranti e in generale la sovrappopolazione, non per integrarli, come ipocritamente dice, bensì per disintegrarli sempre più, utilizzandoli come materiale sfruttabile, ricattabile e sempre pronto a essere inserito nella produzione, e di più li utilizza in un duplice senso: in primis per creare conflitto fra gli ultimi, per creare un conflitto stupido e ignorante fra chi sta in basso, fra i lavoratori autoctoni e quelli stranieri, che invece dovrebbero solidarizzare e combattere insieme contro il nemico che sta in alto, che occupa il vertice della produzione; in secundis utilizza l’esercito industriale di riserva degli immigrati per fare pressione costante sul salario, giacchè i migranti, in forza delle terre da cui provengono, in forza della realtà storica altra da cui provengono, sono disposti a tutto pur di sopravvivere; sono disposti a fare per due euro all’ora, poniamo, ciò che i lavoratori autoctoni - complice la coscienza di classe, il sindacato, la storia particolare della lotta servo-signore – mai farebbero a meno di dieci euro all’ora. E in questo modo non viene innalzato anche il costo del lavoro dei migranti, non vengono portati anche loro al livello di diritto, come giusto sarebbe, dei lavoratori autoctoni; viceversa viene abbassato il costo dei lavoratori autoctoni, al ribasso verso quello degli immigrati; ecco in che senso è uno strumento della lotta di classe. 

 Dice ancora Marx a questo proposito che la sovrappopolazione, l’esercito industriale di riserva “incatena l’operaio al capitale in maniera più salda che i cunei di Efesto non lo incatenassero alla montagna”. Ecco in che senso trionfa la logica del capitale. Già nel 1845 – ricordo che Il Capitale di Marx, il Primo Libro, è del 1867 – Engels, quando pubblica La condizione della classe lavoratrice in Inghilterra, frutto di un suo viaggio nella condizione operaia inglese, nota già questo uso di classe dell’immigrazione, allorchè dice che l’operaio irlandese emigrato serve al capitale per abbassare i costi della forza lavoro dell’operaio inglese. E’ già compresa nitidamente da Engels questa valenza di classe, di sfruttamento intensificato dell’immigrazione. Engels dice testualmente “E’ questo il concorrente contro cui è costretto a lottare l’operaio inglese, un concorrente che si trova sul più basso gradino possibile in un paese civile e che appunto per questo ha bisogno di un salario minore di chiunque altro”. 

 Ecco perché per un verso la destra del denaro, l’élite finanziaria, il ‘nuovo signore’ diremmo con la grammatica di Hegel, ha bisogno degli immigrati, di nuovi schiavi da sfruttare illimitatamente, a cui estorcere pluslavoro a prezzi sempre più bassi. E, per un altro verso, la sinistra del costume, che è sovrastruttura ideologica della destra del denaro, fa continuamente l’elogio a priorico dell’immigrazione, senza mai comprendere invece che si tratta di un momento della lotta di classe in cui i migranti non vengono integrati, com’è giusto che sarebbe, ma vengono invece disintegrati, utilizzati come carne da macello nel conflitto di classe. Per questo non ha senso oggi prendersela con gli immigrati, a cui devono invece essere riservate quelle che Derrida chiamava ‘le politiche dell’ospitalità’. Occorre invece attaccare l’immigrazione e il capitale o, più precisamente, combattere il capitale come fonte da cui scaturisce anche il fenomeno dell’alienazione e dello sfruttamento del traffico umano ad essa connessa. 

 Potremmo anche dir così, sintetizzando: il nemico oggi non è chi ha fame, ma chi affama; il nemico oggi non è chi fugge, ma chi costringe i popoli a fuggire; il nemico non è chi è disperato, ma chi getta nella disperazione i popoli; il nemico è ancora una volta il capitale, per cui quelli che combattono gli immigrati sono dalla parte del capitale, alimentano questo idiotismo xenofobo tutto interno al capitale. Occorre invece, ripeto, verticalizzare il conflitto, creare un conflitto verso l’alto, verso il vertice, verso il potere capitalistico, che secerne a propria immagine e somiglianza i processi migratori, funzionali alla sua stessa logica di iper-sfruttamento dell’umano. >>

Diego Fusaro


Note

(1) Di tale affinità trovo un riscontro proprio nel tratteggio che lo stesso Diego Fusaro fa del libro di Herbert Marcuse “L’uomo a una dimensione”: 
L'uomo a una sola dimensione è l'individuo alienato della società attuale, è colui per il quale la ragione è identificata con la realtà. Per lui non c'è più distacco tra ciò che è e ciò che deve essere, per cui al di fuori del sistema in cui vive non ci sono altri possibili modi di essere. Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l'individuo in un frenetico universo cosmico in cui possa mimetizzarsi. Il sistema si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che però sono puramente illusorie perché le decisioni in realtà sono sempre nelle mani di pochi.”  D. Fusaro http://www.filosofico.net/onedimensionman1.htm

“Il capitalismo non dice mai di essere ‘il miglior mondo possibile’, dice però di essere fatalmente ‘il solo mondo possibile’, squalificando le alternative, la possibilità di essere altrimenti” 
D. Fusaro https://www.youtube.com/watch?v=j6lf_1DFyyg

(2) http://ilsemedellutopia.blogspot.it/2012/08/diego-fusaro-minima-mercatalia.html

(3) https://www.youtube.com/watch?v=HfDsX7CLVIg

(4) http://ilsemedellutopia.blogspot.it/2012/10/marx-lesercito-industriale-di-riserva.html