venerdì 30 dicembre 2016

Il Seme dell'Utopia: articoli, data, argomento e visite


* Per visualizzare un post, selezionare nella sezione qui a sinistra l'anno e il mese della sua pubblicazione.

1.819   Anton Cechov: tre racconti brevi aprile 2014. I primi scritti di Cechov: ironia e compassione
1.719   Thorstein Veblen: “La teoria della classe agiata” settembre 2012.  La più famosa opera del sociologo spiegata in modo chiaro e conciso
1.304   Una tipologia della valutazione gennaio 2011. La legislazione scolastica impone la valutazione degli alunni. Un momento delicato
1.002   Premio di maggioranza e Democrazia febbraio 2013.  Col premio di maggioranza può anche vincere il peggiore
940   Sociologia a Trento negli anni Sessanta maggio 2015.  Le prime lauree in Sociologia in Italia
897  “Racconti di un pellegrino russo”, Kazan, 1881 agosto 2015.  La fede e il misticismo nel popolo russo
886   Teatro in tv: Margrant e Giuliagenito aprile 2013.  Elenco di opere teatrali e sceneggiati su youtube
839   Diego Fusaro: “Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo” agosto 2012.  Il pensiero unico non nasce nel Sessantotto, ha origini meno recenti ed esplode negli anni Ottanta
735   Filmdarivedere: Fatti di gente perbene (1974) novembre 2011.  Educazione laica
717   T. Veblen. Il consumo vistoso: radici sociali di un fatto economico settembre 2012.  L’irrazionalità del comportamento umano contraddice la razionalità posta alla base dei principi economici
710   F.sco Carnelutti “Il canto del gallo”, a cura di Gian Pietro Calabrò, Cedam, 2014 aprile 2014.  Il migliore contributo al lavoro dell’insegnante viene da alunni attenti e capaci di dialogare
537   Rossano-Corigliano. Dal campanilismo alla conurbazione maggio 2016.  Città vicine hanno convenienza ad avere uffici e servizi comuni
505   Prof. Giorgio Braga: “Le forme elementari della società”, Trento, 1964 giugno 2013.  Una lucida sintesi delle varie tesi sociologiche sull’azione sociale
479   Sigmund Freud: “Il disagio della civiltà” (1929, Cap. II) gennaio 2015.  L’economia libidica individuale
475   Thorstein Veblen, pioniere dell’Istituzionalismo settembre 2012.  Traduzione di un articolo di Gilles Dostaler
453   Edward Sapir: Cultura genuina e cultura spuria  dicembre 2011.  Culture spurie e disagio degli individui
448   Marx: l’esercito industriale di riserva ottobre 2012.  Delocalizzazione e immigrazione come strumenti per ridurre il costo del lavoro
441   Paolo Jedlowski: “Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico” marzo 2014.  Uno dei pochi manuali di Storia della sociologia, forse il migliore in lingua italiana
432   I ‘beni Veblen’ e la curva della domanda: un’eccezione o la regola? giugno 2014.  La legge principale degli economisti liberali messa a dura prova dalla realtà
402   Filmdarivedere: “Il maestro di Vigevano”, 1963 luglio 2013.  Storia emblematica di un maestro schiacciato fra il consumismo degli anni Sessanta e l’orgoglio della propria missione
357  Carla Facchini e Marita Rampazi: “Non più giovani, non ancora anziani” luglio 2015.  L’incertezza dell’età in un mondo che cambia: ancora giovani fino a 40 anni, già troppo vecchi a 50 anni
335   Lev Tolstoj: “La morte di Ivan Il’ič luglio 2014.  La morte di un individuo costringe i gruppi sociali di appartenenza a ristrutturarsi
329   Activia 2016, Analisi di uno spot televisivo (divagazioni estive) luglio 2016.  Commento e immagini di una pubblicità indovinata
320   Alcuni vantaggi del lavoro autonomo: cumulabilità ed ereditarietà settembre 2014.  Nei cicli economici depressivi il lavoro diminuisce, ma non per i figli dei lavoratori autonomi
303   Nino Zanin: anni cinquanta in bianco e nero marzo 2014.  Oltre cento foto artistiche fra Venezia e le Dolomiti
293   Film da rivedere: Rocco e i suoi fratelli, 1960 agosto 2010.  L'emigrazione negli anni Cinquanta
289   Cataldo Marino, Il disagio degli insegnanti (La crisi della scuola di fronte riforme) dicembre 2012. Analisi delle reazioni degli insegnanti mediante un questionario
288   Sociologia a Trento negli anni Sessanta (Parte Seconda) maggio 2015.  Immagini di libri di testo e dispense degli anni Sessanta
285   Virna Lisi, omaggio a un’attrice febbraio 2015.  Trama e immagini di tre film del 1965
285   Fulvio Musso: “Odore d’incenso” (racconto breve) maggio 2014.  “La messa degli anziani è quella del bambino che abita in loro”
284   Ralph dahrendorf “homo sociologicus” maggio 2012. Rilettura del concetto del ‘ruolo sociale’
275   Filosofi italiani: Pasquale Galluppi novembre 2014.  Primato del Pil e primato della cultura
272   Lidia Grimaldi, Letterina di Natale al Padreterno dicembre 2015.  Pagina letteraria, venata di pungente ironia
271   Per una storia della sociologia: uno schema cronologico aprile 2015. Tracciato cronologico delle teorie sociologiche
258   John Rae, un precursore di Thorstein Veblen agosto 2014.  I precursori di Veblen: John Rae (1834) e Heinrich Friedrich von Storch (1815). Traduzione di alcune pagine
251   “L’idiota” di Fedor Dostoevskij ottobre 2014.  Uno dei capolavori della letteratura mondiale
250   Diego Fusaro: Marx, l’immigrazione e l’esercito industriale di riserva settembre 2016.  L’immigrazione massiccia permette alle imprese di ridurre i salari
242   Le riforme scolastiche: l’innovazione distruttiva (2000-2015) ottobre 2015. Documenti originali sulle Riforme scolastiche del 2000 e sulle contestazioni degli insegnanti
240   I Tedeschi? Eh, loro son fatti così  luglio 2014.  Agonismo significa voler vincere o stravincere?
236   “Stanno tutti bene” di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni, 1990 giugno 2016.  Non sempre l’emigrare dà buoni risultati
235   Arthur Miller e il commesso viaggiatore, un dramma americano settembre 2015.  Il dramma di un uomo deluso nelle sue piccole aspettative
223   Diritti d’autore. Il caso del sito www.imslp.org  febbraio 2011.  Le partiture della musica classica non sono più protette dai diritti d’autore
221   Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Racconti. “La gioia e la legge” dicembre 2015.  L’orgoglio e le delusioni di un modesto impiegato
218   "La nuova scuola feudalizzata” – Interventi sul sito ‘gildains.it (2003) ottobre 2015.  Documento originale degli interventi degli insegnanti sul sito del sindacato ‘Gilda degli Insegnanti’
209   Libro fai da te aprile 2012. Il piacere e l’economicità di autopubblicarsi. Tecnica di stampa e rilegatura
201   Italicum 2015 e Referendum 2016: l’oscura strategia di Renzi novembre 2016.  Le possibili derive autoritarie del ‘combinato disposto fra legge elettorale e riforma costituzionale
199   Boris Pasternak, Il dottor Zivago, pag. 1 novembre 2015.  Come onorare la memoria dei defunti
199   Dottor Davide Serra, aiutante rottamatore novembre 2012.  Il giovane economista renziano fa suo lo spauracchio del debito pubblico
197   Film da rivedere: “Una moglie”, 1974 giugno 2015.  Dietro l’alcol si nasconde il bisogno di affetto
196   Lidia Grimaldi: “Ritorno” giugno 2013.  La nostalgia per la propria terra in un brano di estremo lirismo
195   Commento ad alcuni racconti di Fulvio Musso agosto 2012.  Spunti sociologici nella narrativa di un autore inedito ma di rare qualità letterarie
191   Buongiorno a lei, Gramellini  agosto 2011.  Omaggio a un grande giornalista
185   Cataldo Marino: Racconti brevi ottobre 2012. Racconti scritti prevalentemente nel 2001
180   Pasquale Saraceno: “Controcorrente” gennaio 2013. Riflessioni sulla religione
178   Il Seme dell’utopia. Riflessioni in libertà di Giampiero Calabrò agosto 2012. Recensione degli articoli del blog pubblicati fino a febbraio 2012; segue la Postfazione al libro “Il seme dell’utopia”
174   Il salto nel buio  17 dicembre 2009.   In difesa dell'Unità d'Italia
167   Filmdarivedere: Furore (The grapes of wrath , 1940) gennaio 2012.  La Grande Depressione americana e i rimedi del New Deal
164   Lester F. Ward: “Recensione a La teoria della classe agiata di T. Veblen”, 1900 luglio 2013. Il primo riconoscimento ufficiale dei meriti del sociologo Thorstein Veblen
159   Berlinguer-Gelmini. Il filo nero novembre 2010.  Nel ’99 un governo di sinistra vara una riforma scolastica tagliata su misura per la destra
151   Pasquale Saraceno, Riflessioni senilamare  gennaio 2013.  Il sistema economico comunista doveva essere riformato ma non distrutto
144   Storia della Lega Nord a Milano (a passo di gambero)  maggio 2011.  A Milano la Lega ha un andamento oscillante con trend negativo
142   Invidia e diffidenza aprile 2012. La superstizione e i cattivi rapporti sociali
141   Legge elettorale: voto libero e uguale gennaio 2014. Il sistema maggioritario è incostituzionale
139   Il bilancio dello Stato secondo Tremonti ottobre 2011.  Come risparmiare senza commettere Ingiustizie
138   Sul Po, dai mulini alle armi  giugno 2010.  I pericoli di violenza e di conflitti innescati dalla Lega
138   Reddito di cittadinanza marzo 2013.  La proposta vincente del M5S
128   Lingua, dialetto e identità maggio 2010.  La difesa dei dialetti è giusta ma non deve andare a discapito della lingua nazionale
128   Il macigno del debito pubblico luglio 2012. Debito pubblico e ricchezza privata
128   Le responsabilità dei vecchi settembre 2010.  Polemica sul tentativo di trasformare i conflitti di classe in scontro generazionale
125   Furto di voti giugno 2011.  Il premio di maggioranza altera i risultati elettorali e danneggia i partiti minori
121   Premio di maggioranza. Da mussolini a Renzi gennaio 2014. Breve storia delle tentazione per il sistema maggioritario
119   Il debito dello Stato nella seconda Repubblica febbraio 2012.   Con la destra salgono il debito e il rapporto col pil
118   La resistibile ascesa di Umberto B. gennaio 2011. La lega non è inarrestabile e punta sull’idea di una nazionalità padana che non esiste
116   Celebrazioni per l'Unità d'Italia marzo 2011.  Un documento originale sui festeggiamenti del 1° Centenario dell’Unità d’Italia
109   La battaglia dell’Imu dicembre 2012.  L’ingiustizia di esentare dall’Imu abitazioni prescindendo dalle dimensioni
109   Classi di reddito giugno 2012. Imposizione fiscale su patrimonio e consumi come indici del reddito
107   Disoccupazione: che fare? Un contributo novembre 2010.  E’ possibile diminuire le ore di lavoro agli occupati per dare spazio ai giovani?
105   Lavoro, strategie a confronto ottobre 2012.  Gli effetti dell’età pensionabile
101   Bossi, Venezia 18 settembre settembre 2011.  I bluff della Lega
95    Delocalizzazione delle attività produttive e declino dell’Occidente novembre 2013.  I danni causati dalla libertà concessa agli imprenditori di delocalizzare le attività produttive
95   Classi sociali e classi di età settembre 2011.  Le difficoltà di previsioni a lungo termine
94   Editoria: cultura del mercato e mercato della cultura aprile 2010.  La letteratura libera e gratuita online
94   Eboli. Non fu Cristo a fermarsi agosto 2011.  Il Sud e il problema delle infrastrutture
92   Filmdarivedere: “Mac” di John Turturro, 1992 agosto 2012.  Lavorare con passione
89   Brunetta e il giudice luglio 2011.  Un caso inquadrabile nella psicologia adleriana
87   Le decisioni di consumo (appunti di economia) giugno 2012.  L’abc per giovani studenti
83   Università (3): correlazione fra reddito e istruzione agosto 2010.  Dati statistici: relazione inversa fra reddito e frequenza all'università
82   Salari e consumi, i due fronti della lotta di classe gennaio 2013.  Il consumo può oggi incidere sul profitto più delle rivendicazioni salariali
82   Gli eroi di Beppe Grillo febbraio 2012.  Il comico genovese continua a prendersela coi pensionati e i dipendenti pubblici
81    Folletto da città dicembre 2011.  Quando la pubblicità entra in casa
81    Film da rivedere: “Pranzo di nozze” (Usa, 1956) maggio 2012.  Origine delle costose cerimonie nuziali
80   Concorrenza monopolistica: l'inganno aprile 2011.  La destra si appoggia a un liberismo economico che ormai non esiste più
80   Appunti di vita scolastica. Il sermone della... palude dicembre 2010. Le scuole come caserme?
78    Riflessioni pedagogiche. I tempi dell’apprendimento marzo 2012.  La giusta programmazione delle lezioni
76   Fini ad Anno Zero punta sull'identità nazionale febbraio 2011.  L’ex leader di AN può trovare una giusta collocazione politica contrapponendosi alla Lega?
74   Art. 18. Tabù o principio di civiltà? gennaio 2012.  Qualcuno vuole la libertà incondizionata di licenziare
72   Film da rivedere: Le mani sulla città, 1963 ottobre 2010.  La speculazione edilizia ieri e oggi
70   Uno su mille ce la fa marzo 2012.  L’illusione del successo mediatico per i giovani
66   Uomini di fede con diritti d'autore giugno 2011.  Grandi intellettuali legati al denaro
63   Questo è mio fratello luglio 2010.  Documentazione, disamina e condanna della massoneria
60   Lombardia. Elezioni europee 2009 marzo 2011.  La lega perde nei grandi centri urbani
57   Gli organi collegiali novembre 2012.  Funzioni del presidente di un organo collegiale
55   Fascio e Biscione dicembre 2010.  Berlusconi come Mussolini nel primo anno di governo abolisce la tassa sulle successioni e introduce il premio di maggioranza
54   Europa 2011, Monti Merkozy novembre 2011.   Un leader sobrio a difesa dell’Europa
48    Libri sul comodino ottobre 2010.  Brevi considerazioni sulla lettura della Bibbia e dei romanzi di Kafka
46    Grecia, la piccola madre giugno 2010.  Polemica contro l'atteggiamento tedesco sulla crisi finanziaria della Grecia
46    “In Onda” veritas ottobre 2011.  Meglio abolire le Regioni
42    Piazza del Campo (Divagazioni estive) luglio 2011.  La qualità di una piazza dipende dalla qualità degli edifici che la circoscrivono
42    Paperino e Paperone aprile 2010. Le ragioni dell'uguaglianza
41    Burocrazia. I moderni feudatari maggio 2011.  I governi cambiano, i burocrati restano sempre al comando della macchina statale
39    Film da rivedere: Un uomo da marciapiede, usa, 1969 maggio 2010.  Gli USA non sono il paradiso di cui si narra
37    Né metro né bilancia aprile 2011.  Le condizioni per una scuola ideale
34   Guardie e ladri. I limiti delle scienze umane settembre 2010.  Le difficoltà di previsione del comportamento umano
30   Università(2): flussi migratori fra le regioni agosto 2010.  Dati statistici: emigrazione di studenti universitari dal sud verso gli atenei del centro
29    Il genio dell'urbanistica gennaio 2010.  Certe esagerazioni nella tutela dell'ambiente
28    Peter Pan gennaio 2010.  Con quale spirito i giovani possono affrontare il problema della disoccupazione
24    Eros e Thanatos dicembre 2009.  Contro le scene di violenza in tv
24    Le utopie dicembre 2009.   La funzione dell'utopia
18    Università(1): reddito, merito e residenza luglio 2010.  Giusto dare sostegno agli studenti universitari fuori sede
17    Non di sola tv vive l'uomo... aprile 2010.  La rete internet sopperisce alle manchevolezze della tv
16    In difesa del Sud aprile 2010.  Polemica contro le ostilità della Lega verso il Sud

* Il numero delle visite, posto a sinistra di ogni articolo in ordine decrescente, è stato ricavato dalle statistiche fornite dal sito www.blogger.com e verrà aggiornato periodicamente. 

venerdì 25 novembre 2016

Italicum 2015 e Referendum 2016: l’oscura strategia di Renzi

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A circa dieci giorni dallo svolgimento del Referendum Costituzionale relativo alla riforma della seconda parte della Costituzione, mi prudono le mani e, poiché non le ho mai usate né mai le userò per manifestare la mia indignazione verso qualcosa o qualcuno, mi limiterò a scaricare il prurito sulla tastiera del computer.
Matteo Renzi, il giovanotto della ‘Ruota della fortuna’ e dall’incedere spavaldo, ha fatto approvare da un Parlamento dichiarato illegittimo una riforma della Costituzione che in pratica cambia la composizione e le attribuzioni del Senato della Repubblica.
Dal punto di vista giuridico poteva farlo perché la Corte costituzionale, pur bocciando il sistema elettorale con cui i deputati sono stati eletti, stranamente non ha inficiato la loro permanenza in carica. Non poteva farlo però dal punto di vista politico, perché la maggioranza che ha approvato la norma in questione è costituita da persone che alle elezioni non hanno avuto la maggioranza dei voti.
Ciò premesso, vado ora a contestare due scelte, particolarmente subdole, connesse a questa riforma.

1) La Legge Costituzionale è stata preceduta da una Legge sul sistema elettorale, che in pratica ripropone il Porcellum e assegna una maggioranza parlamentare del 54% a quella forza politica che, al netto del crescente astensionismo, potrebbe raggiungere al primo turno anche un risultato elettorale del 15-20% (data la frammentazione partitica italiana, l’ipotesi è largamente plausibile!).
Il fatto che la riforma della Costituzione sia stata strategicamente preceduta da una legge elettorale - che elimina i partiti piccoli e assegna ai partiti più forti quasi il doppio dei seggi ottenibili col sistema proporzionale - mette in pericolo gli equilibri democratici.
Se il Senato non può più votare le leggi ordinarie ed esprimere eventualmente la sfiducia al Governo, anche una piccola forza politica - che oggi è il PD, ma domani potrebbe essere un partito di ispirazione più marcatamente autoritaria – avrebbe la possibilità di governare a suo piacimento, senza alcun controllo istituzionale e popolare.

2) Per correttezza formale e sostanziale, la domanda che si pone al cittadino in un Referendum non dovrebbe mai essere formulata in modo tendenzioso. E invece ciò che ogni elettore leggerà il 4 dicembre sulla scheda col SI e col No, tendenzioso lo è, e non di poco.
Nel Referendum del 2001, ad esempio, il testo era asciutto, giuridicamente corretto: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche al titolo V della parte seconda della costituzione"?".
In quello del 2005 il testo era: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente modifiche alla parte II della costituzione?".
Nel Referendum confermativo del 4 dicembre 2016 il testo è purtroppo ben diverso: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione"?". La differenza e la tendenziosità di quest’ultima formulazione salta anche agli occhi della persona più sprovveduta.

Per evitare ciò si poteva formulare il quesito in modo simile a quelli del 2001 e del 2005. Si dirà che, in questo modo, il cittadino poco politicizzato non avrebbe capito bene di cosa si trattasse. Ma ciò non corrisponde alla realtà, perché da molti mesi ormai tv, giornali e social network hanno trattato il tema abbondantemente.
Il problema vero è che in questo caso sarebbe mancata l’espressione ‘superamento del bicameralismo’, che implica logicamente che ‘la norma proposta è migliore di quella in vigore’; e sarebbero mancate le espressioni ‘riduzione del numero dei parlamentari’ e ‘contenimento dei costi’ che, prive di più approfondite spiegazioni, sono per gli Italiani come per le mosche il miele.
Non possiamo valutare in anticipo quanti voti farà guadagnare questo gioco politicamente e moralmente scorretto. Se, a questi voti, si dovessero poi sommare quelli guadagnati col sorriso immutabile e ipocrita delle showgirl di cui Renzi si circonda, il 5 dicembre potremmo avere delle brutte sorprese.
Facciamo informazione e… gli scongiuri di rito ritenuti più efficaci. Ognuno in modo ‘personale, libero e segreto’ (art. 48 della Costituzione). Per questi non ci sono premi di maggioranza!
c.m.

venerdì 30 settembre 2016

Diego Fusaro: Marx, l’immigrazione e l’esercito industriale di riserva

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E’ la seconda volta che ‘sbobino’ un’intervista di Diego Fusaro; che io ricordi, il solo autore per il quale ho usato tale metodo di divulgazione del pensiero. Il ‘parlato’ è più fruibile, lo scritto lascia il tempo necessario per meditare, la trascrizione del ‘parlato’ forse somma entrambi i pregi.

La prima volta l’ho fatto quattro anni fa, in occasione della presentazione del suo libro ‘Minima mercatalia’. Ne condividevo appieno il nucleo centrale, cioè la ‘fine del pensiero dialettico’ - concetto che a me ricordava tanto Marcuse (1) - ma mi dissociai dall’imputare tale involuzione al movimento studentesco del Sessantotto, figlio ideologico dello stesso Marcuse, vedendone invece la causa nel trionfo del neoliberismo e nella dissoluzione dell’URSS, realizzatisi nel corso degli anni Ottanta.(2) Una vicinanza temporale non casuale!

Sull’intervista, che oggi riporto per iscritto qui di seguito,(3) non posso invece che essere totalmente d’accordo, anche perché contiene molte considerazioni analoghe a quelle che nel 2012 avevo esposte in un articolo dal titolo quasi identico: “Marx: l’esercito industriale di riserva"(4)
La differenza consiste nella diversa angolazione dello stesso fenomeno: io denunciavo allora la convenienza del capitalismo a delocalizzare le attività produttive nei paesi a basso costo di manodopera; il Prof. Fusaro – dopo l’incremento dei flussi migratori causati dalla nascita dell’Isis e dalla fuga massiccia e costante dai luoghi di guerra e di povertà – denuncia invece l’interesse del capitalismo europeo a stimolare e favorire l’immigrazione di quei lavoratori che si accontentano di un più basso salario. Credo che le due ipotesi non siano per nulla in contraddizione, ma facce della stessa medaglia.
Cataldo Marino

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<< Quando si parla di immigrazione occorre riflettere sulla cosa stessa, evitando i due poli opposti, in realtà segretamente complementari, dell’idiotismo xenofobo delle destre e del buonismo acefalo delle sinistre. Occorre dunque tenersi a debita distanza sia dall’odio programmatico verso i migranti sia dall’elogio, a priorico e lacrimevole, dell’immigrazione. Occorre invece ragionare sulla cosa stessa in termini filosofici, e un buon punto di partenza per comprendere i processi migratori di massa oggi in atto può essere costituito dalle riflessioni che sull’esercito industriale di riserva dei lavoratori viene svolgendo Carlo Marx nel Primo Libro del Capitale, dove sostiene espressamente che il capitale vive di una sovrappopolazione di lavoratori, di modo che sia sempre presente un esercito industriale di riserva, di non lavoratori pronti ad essere integrati nella filiera della produzione e dunque tali da esercitare una pressione al ribasso sui contratti dei lavoratori concretamente impiegati nella filiera della produzione.

Il capitale ha bisogno, dunque, sempre di nuovi sfruttati, ha bisogno nella fattispecie degli immigrati, non certo per integrarli, bensì per usarli nella lotta di classe, per usarli come carne da cannone, potremmo dire senza riserve; per tenere bassi i costi della forza lavoro; per esercitare una pressione al ribasso sui lavoratori autoctoni; per creare - complici le retoriche xenofobe delle destre - l’ennesimo conflitto fra gli ultimi, fra lavoratori autoctoni e lavoratori stranieri, di modo che, anziché crearsi la coscienza di classe e la verticalizzazione del conflitto verso il capitale, si crei un’ennesima guerra fra gli ultimi, fra chi sta in basso. 

 Ecco cosa scrive Marx nel Primo Libro del Capitale a proposito dell’esercito industriale di riserva: “Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario dell’accumulazione, ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica, questa sovrappopolazione diventa viceversa la leva dell’accumulazione capitalistica, e addirittura una della condizioni di esistenza del modo di produzione capitalistico; essa costituisce un esercito industriale di riserva disponibile, che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese, e crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile, sempre pronto, indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione”. 

 Cosa intende dire con ciò Marx? Egli ci suggerisce che è l’esito necessario della produzione capitalistica la creazione di una sovrappopolazione proletaria, di potenziali lavoratori salariati a cui estorcere il plusvalore. Perché? Perché il capitale getta nella massa dei diseredati, dei salariati, quelli che un tempo erano, all’interno della struttura feudale; potevano godere delle terre comuni, potevano godere di beni comuni. Il capitale produce una sovrappopolazione lavoratrice e, al tempo stesso, necessita di questa sovrappopolazione per tenere sotto ricatto costante la classe lavoratrice tramite quella sovrappopolazione, quel materiale umano sempre sfruttabile, sempre pronto a essere integrato nella produzione. 

 Ecco allora che il capitale utilizza i migranti e in generale la sovrappopolazione, non per integrarli, come ipocritamente dice, bensì per disintegrarli sempre più, utilizzandoli come materiale sfruttabile, ricattabile e sempre pronto a essere inserito nella produzione, e di più li utilizza in un duplice senso: in primis per creare conflitto fra gli ultimi, per creare un conflitto stupido e ignorante fra chi sta in basso, fra i lavoratori autoctoni e quelli stranieri, che invece dovrebbero solidarizzare e combattere insieme contro il nemico che sta in alto, che occupa il vertice della produzione; in secundis utilizza l’esercito industriale di riserva degli immigrati per fare pressione costante sul salario, giacchè i migranti, in forza delle terre da cui provengono, in forza della realtà storica altra da cui provengono, sono disposti a tutto pur di sopravvivere; sono disposti a fare per due euro all’ora, poniamo, ciò che i lavoratori autoctoni - complice la coscienza di classe, il sindacato, la storia particolare della lotta servo-signore – mai farebbero a meno di dieci euro all’ora. E in questo modo non viene innalzato anche il costo del lavoro dei migranti, non vengono portati anche loro al livello di diritto, come giusto sarebbe, dei lavoratori autoctoni; viceversa viene abbassato il costo dei lavoratori autoctoni, al ribasso verso quello degli immigrati; ecco in che senso è uno strumento della lotta di classe. 

 Dice ancora Marx a questo proposito che la sovrappopolazione, l’esercito industriale di riserva “incatena l’operaio al capitale in maniera più salda che i cunei di Efesto non lo incatenassero alla montagna”. Ecco in che senso trionfa la logica del capitale. Già nel 1845 – ricordo che Il Capitale di Marx, il Primo Libro, è del 1867 – Engels, quando pubblica La condizione della classe lavoratrice in Inghilterra, frutto di un suo viaggio nella condizione operaia inglese, nota già questo uso di classe dell’immigrazione, allorchè dice che l’operaio irlandese emigrato serve al capitale per abbassare i costi della forza lavoro dell’operaio inglese. E’ già compresa nitidamente da Engels questa valenza di classe, di sfruttamento intensificato dell’immigrazione. Engels dice testualmente “E’ questo il concorrente contro cui è costretto a lottare l’operaio inglese, un concorrente che si trova sul più basso gradino possibile in un paese civile e che appunto per questo ha bisogno di un salario minore di chiunque altro”. 

 Ecco perché per un verso la destra del denaro, l’élite finanziaria, il ‘nuovo signore’ diremmo con la grammatica di Hegel, ha bisogno degli immigrati, di nuovi schiavi da sfruttare illimitatamente, a cui estorcere pluslavoro a prezzi sempre più bassi. E, per un altro verso, la sinistra del costume, che è sovrastruttura ideologica della destra del denaro, fa continuamente l’elogio a priorico dell’immigrazione, senza mai comprendere invece che si tratta di un momento della lotta di classe in cui i migranti non vengono integrati, com’è giusto che sarebbe, ma vengono invece disintegrati, utilizzati come carne da macello nel conflitto di classe. Per questo non ha senso oggi prendersela con gli immigrati, a cui devono invece essere riservate quelle che Derrida chiamava ‘le politiche dell’ospitalità’. Occorre invece attaccare l’immigrazione e il capitale o, più precisamente, combattere il capitale come fonte da cui scaturisce anche il fenomeno dell’alienazione e dello sfruttamento del traffico umano ad essa connessa. 

 Potremmo anche dir così, sintetizzando: il nemico oggi non è chi ha fame, ma chi affama; il nemico oggi non è chi fugge, ma chi costringe i popoli a fuggire; il nemico non è chi è disperato, ma chi getta nella disperazione i popoli; il nemico è ancora una volta il capitale, per cui quelli che combattono gli immigrati sono dalla parte del capitale, alimentano questo idiotismo xenofobo tutto interno al capitale. Occorre invece, ripeto, verticalizzare il conflitto, creare un conflitto verso l’alto, verso il vertice, verso il potere capitalistico, che secerne a propria immagine e somiglianza i processi migratori, funzionali alla sua stessa logica di iper-sfruttamento dell’umano. >>

Diego Fusaro


Note

(1) Di tale affinità trovo un riscontro proprio nel tratteggio che lo stesso Diego Fusaro fa del libro di Herbert Marcuse “L’uomo a una dimensione”: 
L'uomo a una sola dimensione è l'individuo alienato della società attuale, è colui per il quale la ragione è identificata con la realtà. Per lui non c'è più distacco tra ciò che è e ciò che deve essere, per cui al di fuori del sistema in cui vive non ci sono altri possibili modi di essere. Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l'individuo in un frenetico universo cosmico in cui possa mimetizzarsi. Il sistema si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che però sono puramente illusorie perché le decisioni in realtà sono sempre nelle mani di pochi.”  D. Fusaro http://www.filosofico.net/onedimensionman1.htm

“Il capitalismo non dice mai di essere ‘il miglior mondo possibile’, dice però di essere fatalmente ‘il solo mondo possibile’, squalificando le alternative, la possibilità di essere altrimenti” 
D. Fusaro https://www.youtube.com/watch?v=j6lf_1DFyyg

(2) http://ilsemedellutopia.blogspot.it/2012/08/diego-fusaro-minima-mercatalia.html

(3) https://www.youtube.com/watch?v=HfDsX7CLVIg

(4) http://ilsemedellutopia.blogspot.it/2012/10/marx-lesercito-industriale-di-riserva.html

martedì 12 luglio 2016

Activia 2016: analisi di uno spot televisivo (divagazioni estive)


Scrivere di uno spot pubblicitario è una cosa che sconcerta me stesso. Se a questo aggiungo poi il timore di sconcertare anche altri (immagino già mia moglie un po’ accigliata e le amiche internaute prendere le distanze), forse sarebbe opportuno rinunciare. E invece, nonostante tutto, mi faccio guidare dal desiderio di farlo.
Guardo la tv quasi ogni giorno dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 21.30 alle 23.30. Di quello che si vede durante gli intervalli pubblicitari, non mi accorgo neppure: li vedo, ma la mia coscienza se ne distacca, e quando mia moglie ne commenta qualcuno – per la piacevolezza o, più spesso, per il cattivo gusto – rispondo: “Sì, cosa? Ahhh, non ho visto”. Insomma, di un tg, di un film o di un talkshow seguo tutto, o quasi tutto, mentre durante gli stacchetti pubblicitari subisco una momentanea perdita di coscienza. Forse è perché li rifiuto; un rifiuto che mi spinge addirittura a non comprare quasi mai il prodotto che ne è oggetto.

Tutto ciò non toglie che una volta su mille qualche spot mi colpisca. E’ il caso dell’ultimo spot di Activia Danone.
Un giorno mia moglie stava cambiando canale e io ho detto: “Aspetta, aspetta, fammi vedere”.
Cosa c’era da vedere? Una ragazza, sulla riva di un lago, che si tuffa, si ritrova sott’acqua con una orchestra che suona Vivaldi, riemerge, assaggia due cucchiaini di yogurt, siede sul davanzale di una finestra continuando a gustarsi lo yogurt.
Direte: “Sei stato colpito dalla bellezza della ragazza”. Beh, io quello spot l’ho cercato persino su YouTube, per rivederlo e capire cosa veramente mi avesse colpito, e non dico che la ragazza non sia carina. Dico anche però che c’è dell’altro: la maestria del regista. Proviamo ad esaminare le immagini più rappresentative per vedere se è vero.

Fotogramma 1
Fotogramma 1 bis
Nella foto grande e in quella piccola si vede sempre la stessa modella, ma l’effetto mi sembra molto diverso. Nella Figura 1 la modella si vede riflessa nello specchio d’acqua in modo perfettamente simmetrico, ed è questo che la rende molto diversa dalle tante altre modelle carine che appaiono in tv. Nella Figura 1bis (ritagliata dalla figura grande) - priva del lago, del riflesso, delle montagne sullo sfondo e dell’alberello sulla sinistra – la modella sembra una Barbie qualunque.



Fotogramma 2
Qui colpisce la nitidezza dell’immagine e i tratti belli del volto; forse un po’ anonimi, ma perfetti.



Fotogramma 3

Fotogramma 4
Per queste foto vale quanto detto a proposito della foto n. 1. Senza quello sfondo, prima le gambe e poi il corpo della modella sarebbero uguali a quelli di una qualunque nuotatrice che si tuffa dal bordo di una piscina.


Fotogramma 5
Un fotomontaggio suggestivo arricchito da un breve brano di Vivaldi

Fotogramma 6
Questo fotogramma me ne ricorda un altro: quello di Bo Derek in un film. Una ‘Nascita di Venere’?


Fotogramma 7

Qua non si vedono né il volto né le gambe per intero. Protagonista del fotogramma è il costume da bagno, che a mio giudizio è veramente bello.


Fotogramma 8
Qua i due elementi della regia – bellezza della modella e sfondo – si intrecciano.
Il viso della modella non ha nulla di particolare, ma le gambe…

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Lo spot (https://www.youtube.com/watch?v=-ywjqi65pUw)  dura in tutto 30 secondi:
7’’ per il tuffo in acqua (immagini 1, 2, 3, 4)
6’’ per il nuoto in acqua (immagine 5)
3’’ per l'emersione (immagini 6, 7)
6’’ per l’immagine dello yogurt e dei vasetti che lo contengono (qui scartata per ovvi motivi) e per un commento che invita al consumo,
3’’ per l’assaggio dello yogurt (immagine n. 8)
3’’ per l’immagine degli yogurt (vasetti di color verde, come il costume da bagno)

Cè equilibrio nei tempi e nei temi. Se l’uso del corpo femminile risulta utile alle aziende commerciali, lo si faccia almeno con garbo e con rispetto per la femminilità.

Il caldo eccessivo a volte può dare alla testa.
Buon bagno a tutte e a tutti!
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martedì 28 giugno 2016

“Stanno tutti bene” di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni, 1990

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Scena seconda

Scena prima. Matteo Scuro (Marcello Mastroianni), settant’anni circa, ex impiegato dell’ufficio anagrafe del comune siciliano di Castelvetrano, dà inizio al film con un breve monologo - per lui un dialogo - rivolto alla moglie, o meglio alla sua foto, che sta di fronte al tavolo su cui sta cenando. Da solo.

“Angela, lo vuoi sapere perché sono contento, eh? Avanti, fammi questa domanda.
Come? Mi prendono per pazzo? No, no, a Matteo Scuro nessuno lo prende per pazzo, puoi stare tranquilla. Io lo dico a tutti di farmi le domande, perché non ho paura di rispondere, qualunque sia la domanda. Noi ci chiamiamo Scuro, ma… non abbiamo niente da nascondere, tutto alla luce del sole. E allora, avanti, fammi la domanda.
Perché sono contento, eh? E te lo dico io perché sono contento. Perché sento nell’aria il profumo della zagara, che viene dalla campagna. Senti, senti pure tu? E quando la zagara è nell’aria, significa che poco ci vuole, e arriva l’estate.
Che c’entra l’estate? Eh, c’entra, c’entra. Ho affittato cinque… cinque… come li chiamano? Aiutami. E’ una parola russa… bungalow. Cinque bungalow al nuovo stabilimento balneare. Così facciamo una bella sorpresa ai ragazzi, quando vengono a passare le ferie. Chi lo sa, forse questa volta ci riusciamo a metterli tutti attorno a un tavolo come ai vecchi tempi. 
Ti piace? Sei contenta? Mi pare di sentire pure le cicale. Zitti, zitti, zitti. Cicale sono! Buon segno.”

Scena seconda. L’estate è passata, e nessuno dei figli è andato a trovarlo. Matteo Scuro va sulla scogliera, dove il gestore del lido sta facendo smantellare i bungalow, e dall’alto lo chiama a gran voce

- Lopiparooo! (Lopiparo risale il costone) Signor Lopiparo, ci restituisco le chiavi.
- Mi dispiace, don Matteo. Soldi buttati al vento.
- Che ci volete fare. Le sorprese sono così: c’è quando riescono, e quando non riescono.
- Che ci putimo fare, don Matteo? Padre mio!
- Grazie, tante belle cose.
- Arrivederci, don Matteo. Arrivederci.
(Matteo ritorna sui suoi passi e, urlando, richiama il signor Lopiparo, che intanto è ridisceso lontano, nella parte bassa della scogliera)
- Lopiparooo! Lei, lo vuole sapere perché non sono venutiiii?
- Mahhh?
- Me lo do-man-di, me lo do-man-di, per-ché non so-no ve-nu-ti.
- Perchè non sono venutiii?
- Il lavoro. Troppo lavorooo.
- Meglio cosiiii! Allora aspettiamo che arrivi la prossima estateeee.
- Lei si, caro Lopiparo. Io, nooo!

Scena terza. Mentre sta preparando le valige per andare a trovare i figli, in continente, Matteo si rivolge di nuovo alla foto della moglie.

“Domanda: Possono, un padre e una madre, stare in pace, se hanno i figli lontani, e li vedono ad ogni morte di papa? Ma possono, un padre e una madre, stare in pace, se non sanno manco dove immaginarseli, questi figli? Se non hanno mai visto la casa dove vivono, il letto dove dormono, il palazzo dove vanno a lavorare, il bar dove vanno a prendere il caffè? Risposta: No, cento volte no!
(Sistemando le camicie nella valigia) Non scordare le mutande lunghe. E la cravatta di cashmere, che mi hai regalato tu. E le gocce per la pressione, che… non si sa mai. E non mi fare il muso, poi ti racconto tutto. Ti porto pure le fotografie.”

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Il film forse è già quasi tutto in queste premesse. Resta da chiarire solo perché i figli durante l’estate non sono venuti. Matteo giustamente ha creduto in quello che gli dicevano, ma la verità che verrà progressivamente a scoprire nelle tappe del lungo viaggio dalla Sicilia a Torino, non è il “troppo lavoro”; è altra, diversa, e romperà progressivamente le sue illusioni.
Di Alvaro egli sa che lavora a Napoli nel settore amministrativo dell’Università; di Canio, sa che vive a Roma, che è sposato, che ha un bambino e che è destinato a una brillante carriera politica; di Tosca, che è nubile e lavora a Firenze nel campo dell’alta moda; di Guglielmo, che si fa onore in un’orchestra di Milano; di Norma, che occupa un posto dirigenziale in un’azienda telefonica.
Le bugie, per non essere scoperte, non devono mai allontanarsi troppo dalla realtà, e così i figli hanno sempre detto a Matteo qualcosa di vero, mescolato a qualcosa di non vero o di… non detto.
Alvaro a Napoli non è rintracciabile; tutti cercheranno di far credere a Matteo che egli sia in vacanza, ma, alla fine della storia, devono confessare che è morto tragicamente. Canio non è un politico, ma il portaborse di un parlamentare, per il quale fra l’altro scrive i discorsi che questi poi pronuncerà in assemblea. Tosca lavora sì nel campo della moda, ma è una delle tante ragazze che fanno le fotomodelle per biancheria intima, e qualcosa fa supporre che occasionalmente accetti anche di ‘far compagnia’ a persone facoltose dell’ambiente di lavoro; è ancora nubile, ma ha un bambino. Guglielmo fa veramente parte di un’orchestra, ma con un ruolo diverso da quello che aveva lasciato intendere: dà qualche colpo alla grancassa ogni cinque o dieci minuti; è sposato ed ha un figlio adolescente che da poco ha messo incinta una sua coetanea. Norma ha lasciato il marito e nell’azienda telefonica non dirige nulla: è un’operatrice che riceve e trascrive i telegrammi. Volendo riassumere, tutti hanno un impiego modesto e situazioni familiari fallimentari.

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Colgo nella diaspora dei figli una piccola ingenuità sociologica: le famiglie meridionali emigrate al nord tendono in genere a raggrupparsi nella stessa città (come in “Rocco e i suoi fratelli”) o almeno in città vicine. Qui forse l’idea delle cinque città importanti è stata suggerita, in un film destinato anche all’estero, dall’opportunità di far vedere il nostro… bel paese. Ma, a parte gli scorci bellissimi della costa settentrionale della Sicilia nella prima parte del viaggio, delle varie città che il treno infila una dopo l’altra, si vedono solo i posti più simbolici, quelli che tutti gli Italiani già conoscono: Montecitorio, Basilica di Santa Croce, una puntatina fuori programma alla spiaggia di Rimini e al suo parco delle miniature e, infine, La Scala e la Mole Antonelliana; fa eccezione Napoli, con i suoi uffici caotici e i suoi vicoletti anonimi e trascurati.

Ma il film “Stanno tutti bene” si riscatta ampiamente da queste piccole e un po’strane ingenuità per via di un Mastroianni ormai maturo, che al disincanto degli anni Sessanta fa subentrare una tenerezza infinita, e per il modo in cui Tornatore, in un’intelaiatura realistica, riesce ad inserire momenti surreali di alto livello artistico.
Mi riferisco al fatto che, nei rispettivi incontri coi figli, Matteo non li vede per come sono, ormai adulti, ma per come erano da bambini; e mi riferisco poi agli incubi che, via via che egli intuisce o scopre la realtà, turbano il suo sonno: una strana, gigantesca piovra che scende sulla spiaggia e rapisce i suoi bambini; e poi sua madre che lo partorisce sdraiata sui grossi mucchi di sale marino di una salina.

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Ma andiamo alla parte conclusiva della storia di Matteo, perché in questa si colgono dei risvolti importanti. Quando a Torino, ultima tappa del suo viaggio, Matteo è indotto ad origliare una agitata discussione notturna fra Norma e suo marito e capisce che, per evitargli un’altra delusione, non hanno piacere che lui si trattenga ancora da loro, egli sguscia via di casa senza neppure avvertire.
E’ notte fonda, e si ritrova sperduto in una periferia buia e nebbiosa; i binari della ferrovia sono vicini, ma non si vedono passare treni né automobili; non capisce in che punto si trova né cosa fare esattamente. Si ferma, stanco, sul bordo di una grande strada, si siede accanto alla sua valigia e, mentre aspetta non si sa cosa, sente la voce straniera di qualcuno che lo invita a passare la notte in uno scatolone libero, uno dei tanti che di volta in volta ospitano gli immigrati senza dimora. Dopo un attimo di perplessità, si accuccia nello scatolone indicatogli. Dalla nebbia gli sembra di vedere arrivare Norma e, nell’allucinazione, le parla:

- Norma, cosa è successo con tuo marito?
- Non sono innamorata di lui. Noi non andiamo d’accordo, però non abbiamo divorziato. Tu sei troppo attaccato al matrimonio, e soffriresti. Divorzieremo dopo, tanto non ho ancora incontrato una persona che mi capisce. Vivo da sola, con mio figlio.
(Arrivano lentamente dal buio gli altri quattro figli, anche loro piccoli come Norma, che rispondono a turno alle sue domande)
- Pure voi mi avete imbrogliato. Ma perché?
- La verità? E’ che non volevamo darti dispiacere, ora che sei vecchio, ammalato e ti resta poco.
- Tosca, quel bambino è tuo, vero?
- Sì, avevo paura a dirtelo, perché non so chi è il padre. Non sapevo come l’avresti presa. Ci sono tante altre cose che non ti abbiamo mai detto.
- Ma perché?
- Perché tu volevi che fossimo sempre più bravi. E gridavi, gridavi. Te lo sei scordato che ci picchiavi?
- Ma io, io, lo facevo per il vostro bene; perché crescevate forti. Alvaro, dove sei? Ma quanto devo aspettare per rivederti? Nella testa ci ho un pensiero brutto. Io ti vedo in un posto dove finisce la gente disonesta.
- Eh, ma anche se fosse: è pieno di innocenti. Ma non posso dirtelo dove sono.
- Di te, a casa, mi è rimasta solo la fionda. La brucio. (I bambini ridono) Ora che volete che faccia?
- Fai finta di niente papà. Fai finta di niente. E’ meglio per tutti.
- Ma cosa ci racconto a vostra madre?
- (in coro) Bohhhh!

E’ stata un’allucinazione, ma Matteo da quella ha imparato alcune cose importanti.
Durante il viaggio di ritorno, in treno ha un malore e viene ricoverato in ospedale, dove adesso vengono veramente tutti. Qui, chiama vicino a sé il nipotino adolescente di Milano e nell’orecchio gli sussurra “Tu e la tua ragazza, il bambino, tenetevelo. […] E poi un’altra cosa: non educatelo a diventare qualcuno, insegnategli a diventare uno qualsiasi”. Quasi la stessa autocritica a cui arriva Willy Loman in “Morte di un commesso viaggiatore”. (http://ilsemedellutopia.blogspot.it/2015/09/arthur-miller-e-la-storia-di-un.html)
Arrivato a Castelvetrano, Matteo va in cimitero a parlare alla moglie, morta da quattro anni:
“Adesso che sono tornato, fammi per favore questa domanda: “Com’è andata?”.(Pausa) Angela, ma che fai? Hai paura, a chiedermelo? E io… ti rispondo lo stesso. 
E’ stato un viaggio importante. Mi dispiace che non posso farti vedere le fotografie. Ho camminato assai. Ho scoperto tante cose. Per esempio, che la nostra terra non è bella di per sé, come dicono tutti. E’ bella perché, standoci dentro, le cose lontane sembrano migliori. 
Come? I nostri figli? I nostri figli stanno tutti bene.”

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“La nostra terra non è bella di per sé, come dicono tutti. E’ bella perché, standoci dentro, le cose lontane sembrano migliori.”
L’ultima frase di Matteo, messa nel momento conclusivo e più emozionante del film, può anche passare inosservata, e invece è frutto di una riflessione che forse merita qualche tentativo di approfondimento.
Qui la qualità della bellezza assume due diversi significati: uno puramente estetico e un altro relativo alla qualità del vivere. E’ il secondo significato, quello che porta alla conclusione, forse non limpida come un sillogismo, ma abbastanza congruente con la sua premessa.
Se si abita in un posto, pensando che - non in cielo dopo la morte, ma solo a poche centinaia di chilometri - ci sia una specie di paradiso, si vive sempre con la speranza di poterlo raggiungerlo, quando e se lo si vuole, senza grandi difficoltà e di poterci vivere felicemente.
Chi invece in quel paradiso sognato ha trovato, se non l’inferno, qualcosa che tutto sommato è peggiore della terra in cui vive, perde questa speranza. E la sua terra diventa a questo punto... meno bella.
Non so se ho interpretato nel modo giusto il concetto che Tornatore mette, in chiusura, nel copione. A me sembra l’interpretazione più probabile.

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Da segnalare, oltre quella di Mastroianni, la particolare interpretazione di Salvatore Cascio, l’enfant prodige di Nuovo cinema Paradiso, e di Michèle Morgan (nel ruolo di una anziana ma ancora bella e affascinante signora, che Matteo incontra casualmente in treno e con la quale ha un breve, tenero, casto flirt).

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Stanno tutti bene è un film drammatico del 1990. È stato presentato al 43º Festival di Cannes, ottenendo il Premio Ocic della Critica Ecumenica Internazionale e il Nastro d’argento del SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) per il miglior soggetto originale.
Nel 2009 ne è stato realizzato un remake statunitense, Everybody’s Fine, e la parte che fu di Mastroianni venne affidata a Robert De Niro.
Il film è attualmente disponibile in versione integrale su YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=vF5dPeqexiY

domenica 22 maggio 2016

Rossano-Corigliano. Dal campanilismo alla conurbazione.

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Fig. 1

Articolo anomalo, questo, che viene dopo quattro mesi di silenzio sul blog, forse spia impietosa dell’inizio di un lento declino.
Non ho mai parlato finora dei problemi della città in cui sono nato ed ho trascorso quasi tutta la vita, perché penso che in linea di massima quello che succede in periferia è quasi sempre il riflesso di ciò che accade nelle grandi città, e ciò che accade nelle grandi città quasi sempre dipende da ciò che accade nelle grandi capitali di tutto il mondo. I percorsi economici e culturali si irradiano insomma - lo sappiamo tutti – dai centri più popolosi e ricchi verso quelli piccoli e poveri, quasi mai accade il contrario.
Ci sono però dei margini ristretti entro i quali ogni città, come ogni persona, è artefice del proprio destino. E allora qualche volta vale la pena di occuparsene.

I luoghi di cui qui parlo si trovano su quel lembo di costa che racchiude la parte meridionale del Golfo di Taranto. Lì sorgeva 2.500 anni fa la città magnogreca di Sibari, della quale gli storici valutano in 300.000 il numero di abitanti e dal cui nome deriva l’aggettivo ‘sibarita’, cioè ‘raffinato e amante delle comodità e del lusso’; il che non è un gran bel complimento (!), ma dà un’idea della centralità di una volta in contrapposizione alla marginalità attuale.
Pochi chilometri a sud del luogo dove vissero i Sibariti (Fig. 1) sorsero, a partire dall’alto medioevo, vari centri urbani di diversa dimensione, fra i quali emergevano - per numero di abitanti, per attività economiche e per vivacità culturale – quelli di Rossano e Corigliano.
Poste un tempo su due diverse collinette per motivi di difesa, queste due cittadine non ebbero mai dei fini e delle strategie comuni. In linea d’aria esse erano lontane non più di dieci chilometri ma, ai fini dei commerci e degli scambi culturali, le comunicazioni erano rese difficili dalle tante piccole valli che l’altopiano della Sila, come in una serie di piccoli e grandi graffi, forma lungo tutte le pendici ioniche, e perciò anche fra le due città.

Da circa quaranta anni la situazione è però cambiata in modo radicale. I due centri storici si sono svuotati a favore dei nuovi nuclei urbani sorti in pianura; anche questi distano fra loro circa dieci chilometri, ma in automobile sono ora raggiungibili reciprocamente in pochi minuti e il territorio circostante è disseminato di numerose contrade di varia dimensione (dai 200 ai 1.500 abitanti). Si è così venuto a creare un tessuto urbano, non molto fitto ma continuo, che lascia immaginare possibilità di convergenze e integrazioni una volta impossibili. Cercherò qui di seguito, attraverso le immagini dei luoghi e alcune tabelle, di dimostrare come questo progetto possa trovare attuazione e quali ne siano i modi auspicabili.
L’esposizione del tema sarà forse meno geometrica rispetto agli articoli finora pubblicati. Per ora mi limito a gettare il sasso nello stagno, riservandomi in futuro di riprendere le mie considerazioni in modo più organico ed esaustivo.

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Visto più da vicino, il territorio compreso nel rettangolo sopra indicato si presenta come nella immagine sottostante ripresa da Google Earth.

Fig. 2


I nuclei urbani più importanti della zona sono, in ordine secondo il numero di abitanti, Rossano Stazione (23.000), Corigliano Scalo (13.000), Corigliano Centro (12.000), Rossano Centro (9.000) e Schiavonea (8.000). Le contrade dei due comuni hanno in totale circa 11.000 abitanti. La tabella che segue li evidenzia più in dettaglio (Dati Istat del 2013)

Tab. 1

Tornando alla figura 2, si può notare un piccolo cerchio giallo che evidenzia il punto equidistante di una strada in parte immaginaria, di circa 10 km, che potrebbe collegare i due nuclei abitativi principali e che segna pressappoco il baricentro dell’intera zona. (1)
In tale punto non è ipotizzabile progettare un nuovo nucleo residenziale per due importanti ragioni: 1) metterebbe in discussione la forte identità dei nuclei abitativi preesistenti; 2) implicherebbe la distruzione di vasti agrumeti su cui si regge una parte cospicua dell’economia locale.
E’ però ipotizzabile utilizzare una piccola parte di questo territorio per creare delle infrastrutture e dei servizi amministrativi e commerciali condivisi:
1) strade di collegamento rapido fra i nuclei principali
2) uffici municipali comuni per le due città
3) strutture sanitarie (ospedale unico completo di tutti i reparti)
4) enti previdenziali e tributari (Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, ecc.)
5) uffici giudiziari (riapertura del Tribunale, istituito a Rossano nel 1861)
6) strutture sportive, ricreative e culturali (cinema-teatro e biblioteca)
7) strutture commerciali di vaste dimensioni (centro commerciale)

La creazione di un centro amministrativo e culturale unico non gioverebbe solo ai due Comuni interessati alla conurbazione, ma getterebbe le basi per lo sviluppo dell’intera zona circostante, politicamente ed economicamente succube da oltre un secolo degli interessi di Cosenza, capoluogo di provincia. (2)
La seguente immagine evidenzia come il baricentro dei due comuni coincida anche col baricentro di una vasta zona che va da Trebisacce a Cariati.

Fig. 3

I vantaggi di tutti i comuni della zona ad avere strutture amministrative ed economiche collocate fra i comuni di Rossano e Corigliano sono evidenziati nella tabella che segue.
Nella colonna n. 2 è riportata la distanza fra tutti i comuni interessati e il baricentro individuato fra Rossano-Corigliano (in media 30 km); nella colonna n. 3 la distanza fra i comuni interessati e il capoluogo di provincia (in media 100 km). Nella colonna n. 4 è stata calcolata la differenza fra la colonna n. 2 e la colonna n. 3 (la media fra tali differenze è ovviamente di 70 km). (3)

Tab. 2

Per una più precisa conoscenza del territorio, nella tabella n. 3 viene indicata la popolazione dei comuni sopra menzionati. Fra questi, in un primo momento, era stato incluso il comune di Acri (21.303 abitanti); è stato però successivamente escluso perché l’attuale vicinanza all’autostrada SA-RC fa sì che esso tenda a gravitare su Cosenza più che sulla Piana di Sibari.

Tab. 3
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A questo punto vorrei fare qualche considerazione personale sul destino dei nuclei abitativi collinari dei due comuni interessati alla conurbazione, Rossano e Corigliano.
Per motivi storici tanto le popolazioni quanto gli amministratori delle due città hanno finora perseguito l’obiettivo di rivitalizzare i rispettivi centri storici localizzandovi quasi tutti gli uffici, compresi quelli che sono a servizio dell’intero distretto della Piana di Sibari. Per tale motivo, ad esempio, Rossano vi ha ubicato la sede dell’Inps e del Tribunale e Corigliano il suo Ospedale Civile.
Tali scelte, fatte con spirito campanilistico, hanno contribuito a mantenere vivi antichi rancori e non hanno giovato in alcun modo all’economia dei vecchi nuclei abitativi. Per penuria di suolo edificabile in collina, questi uffici vennero situati ai margini della città, per cui l’utente residente in altri comuni era, ed è, costretto a maggiori tempi di percorrenza, senza che ciò abbia mai portato alcun contributo agli scambi economici e culturali.

I centri storici non si rivitalizzano con gli uffici ma con il risanamento edilizio, la tutela del patrimonio storico, inteso in senso lato, e la costituzione di attività commerciali ed artigianali favorite da consistenti, cioè convincenti, sgravi fiscali ed altre forme di incentivazione. Dagli anni Sessanta oltre ventimila persone si sono trasferite dai centri storici di Rossano e Corigliano nelle nuove strutture edilizie sorte in pianura, per godere di abitazioni più confortevoli e fruire delle più vaste ed economiche offerte della piccola e grande distribuzione; per frenare lo spopolamento dei vecchi centri è necessario creare le stesse opportunità.

Note

(1) Le cinque rette in rosso, da me tracciate nella figura, indicano la distanza in linea d’aria dei centri principali dal baricentro: 5 km da Rossano Scalo e Corigliano Scalo e circa 10 km dai rispettivi centri storici e da Schiavonea.

(2) Il problema della provincia di Cosenza si pone in modo serio se si considera che essa conta 735.000 abitanti e comprende 155 comuni, sparsi in un territorio montuoso di 6.700 kmq, la qual cosa rende difficili i collegamenti stradali. A questo si aggiunga il fatto che, mentre il capoluogo è collegato in 23 minuti alla linea ferroviaria tirrenica e in 50 minuti all’aeroporto di Lamezia, l’alto Ionio cosentino resta ancora privo di adeguati collegamenti ferroviari ed aerei. La creazione di un polo urbano di una certa consistenza serve anche ad avere un maggiore peso politico nella scelte regionali e nazionali.

(3) In alcuni casi la distanza per Cosenza attraversando l’altopiano silano è minore, ma i tempi di percorrenza sono maggiori e il percorso molto disagevole.