<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856</id><updated>2012-02-18T11:02:33.022+01:00</updated><category term='film da rivedere'/><category term='Socio...logici'/><category term='Narrativa'/><title type='text'>Il seme dell'utopia - Blog Socio...logico</title><subtitle type='html'>di Cataldo Marino</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>58</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-8835334995078119218</id><published>2012-02-17T19:39:00.001+01:00</published><updated>2012-02-18T11:02:33.031+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Gli eroi di Beppe Grillo</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;lt;&amp;lt; Se in Italia ci sono 19 milioni di pensionati e quattro milioni di dipendenti pubblici su 60,7 milioni di abitanti, allora quanti italiani devono pagare le tasse per mantenere in vita il 38% della popolazione escludendo bambini, studenti e disoccupati? Questo è il dilemma di Monti. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il problema è stato risolto dai precedenti governi con l'aumento del debito pubblico, ma il debito ora è bloccato. Monti sta spremendo come un limone la società produttiva, ogni categoria sociale, persino le tesorerie dei Comuni. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L'Italia ha la tassazione più alta d'Europa, se Monti continuerà in questa direzione esploderà l'evasione. Infatti, meglio un evasore vivo di un contribuente morto e molti imprenditori stanchi di fare gli eroi stanno trasferendosi all'estero insieme ai loro capitali. Le tasse si possono solo diminuire, non aumentare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Gli aspiranti pensionati, in particolare i quaranta/cinquantenni, sanno che in pensione non ci andranno mai e si disputano i pochi posti di lavoro con i giovani, sempre più disoccupati. Ma questo Monti non lo sa... Le leve del debito e dell'aumento delle tasse non sono più utilizzabili mentre il gettito fiscale è destinato a diminuire drasticamente per il fallimento di decine di migliaia di imprese e per il mancato Irpef di un milione di disoccupati in arrivo. La spesa è in contrazione. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L'unica alternativa per Monti è la rottura del Cerchio Magico dei pensionati e dei dipendenti pubblici che finora hanno sofferto la crisi meno dei privati. L'adozione della soluzione greca è inevitabile. Licenziamenti di decine di migliaia di dipendenti della Pubblica Amministrazione e taglio delle pensioni sopra a un certo tetto con l'introduzione della pensione massima che potrebbe essere di 2000 euro al mese.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Monti non ha scelta, ma preferisce non scegliere perché sarebbe subito defenestrato. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non gli è possibile neppure mettere mano alle Province. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ma il Cerchio Magico è destinato a rompersi. La clessidra non si può fermare. Intere aree del Centro Sud vivono di pubblica amministrazione e di pensioni. Non si lasceranno morire di fame per salvare le banche. I tesserati dei sindacati sono in prevalenza dipendenti pubblici e pensionati. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La Confindustria rappresenta gli interessi di concessionari alla Marcecaglia e alla Benetton, incollati alla greppia dello Stato, i partiti responsabili del disastro vivono ormai solo negli annunci mortuari dei giornali camuffati da articoli. Il Paese è dentro una camicia di forza. Può succedere di tutto.&amp;gt;&amp;gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Beppe Grillo: “Il boom”, 14 febbraio 2012&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;* * * &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avevo un amico simpaticissimo. Parlava di tutto come un torrente in piena e, circa una volta al mese, per sostenere l’&lt;em&gt;audience&lt;/em&gt; doveva aggiungere qualche barzelletta, recitata come si deve, con le giuste pause e le giuste accelerate. Incontrarlo e stargli dietro era uno spasso. Ma dopo circa un anno mi accorsi che i discorsi erano per lo più gli stessi, e le barzellette anche. Quella che, all’inizio, sembrava una inesauribile miniera si rivelava ben presto una piccola cassaforte, dalla quale di volta in volta tirava sapientemente fuori i suoi gioielli, in verità non preziosi e di numero piuttosto limitato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tale mi sembra anche il mattatore Beppe Grillo, il quale però, da quando è ‘sceso in campo’ come il cavaliere, insieme ai gioielli espone al pubblico anche rotondi ciottoli di mare e spigolosi sassi di montagna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con chi se la prende il comico? Con tutti. Di volta in volta con i politici e con il popolo silenzioso, con la destra e la sinistra, con gli imprenditori e gli operai, col nord e col sud. E quali ricette offre per salvarci dalla catastrofe di cui parla giornalmente? Il pesto alla genovese e lo sterminio dei pensionati e dei dipendenti pubblici; in massa come gli ebrei o in famiglia uno per uno, non importa come. E’ da anni che batte su questo chiodo per sfondare il muro di indifferenza dei giovani, e qualche risultato lo sta ottenendo: seminare odio fra le generazioni. A lui non interessa la vecchia lotta politica fra classi sociali (“Monti – dice - sta spremendo come un limone la società produttiva, ogni categoria sociale”) e, se da un lato critica Benetton e la Marcecaglia (storpiare i nomi, come fanno i bambini, è uno dei suoi artifici retorici preferiti), dall’altro si fa carico dei grossi problemi degli imprenditori (“meglio un evasore vivo di un contribuente morto e molti imprenditori stanchi di fare gli eroi stanno trasferendosi all'estero insieme ai loro capitali”). Ecco uno squarcio sulla filosofia politica di Grillo: imprenditori = eroi costretti all’espatrio; dipendenti pubblici e pensionati = parassiti. L’agitatore agita le acque per portarle dove vuole lui, messo che poi sappia tracciare un percorso lineare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In uno dei suoi ultimi articoli (“Il boom” del 14 febbraio) fa capolino anche una considerazione geo-etnica. E non è una novità, perché in materia già si è pronunciato il 23 gennaio, sostenendo che “la cittadinanza a chi nasce in Italia è senza senso”. Ma questa volta si occupa di un problema interno, quello nord-sud, e lo fa in questi termini: “Intere aree del Centro Sud vivono di pubblica amministrazione e di pensioni”. Confusa, all’interno del suo discorso variopinto, che a tutto accenna e nulla approfondisce, l’affermazione stereotipata forse addolcisce il cuore leghista, ma non l’intelligenza degli altri Italiani. E così sono andato a vedere, con la mia inveterata passione per le statistiche, cosa ne dice l’Istat al riguardo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla pagina &lt;a href="http://www.istat.it/it/archivio/48729"&gt;http://www.istat.it/it/archivio/48729&lt;/a&gt; il prestigioso Istituto mette il link di numerose tavole redatte a dicembre 2011 sui pensionati del 2009. E nella n. 1.1, accanto ad ogni regione italiana, trovo segnato il numero di pensionati Ivs (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti, cioè il grosso del totale delle pensioni, perché ne restano escluse solo quelle per infortunio e quelle assistenziali), nonché la spesa complessiva e l’importo medio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Poiché in essa noto che l’importo medio oscilla poco da regione a regione e che la spesa complessiva è la semplice risultante degli altri due valori, vado a scandagliare nella colonna del numero dei pensionati (maschi e femmine), li metto in rapporto al numero di abitanti di ogni regione e… trovo dei dati percentuali abbastanza interessanti.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BnLHyZc3iN0/Tz6fygPcdjI/AAAAAAAAAkU/5l5FEvvxSlU/s1600/Istat3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-BnLHyZc3iN0/Tz6fygPcdjI/AAAAAAAAAkU/5l5FEvvxSlU/s1600/Istat3.jpg" yda="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Non è il centro-sud a vivere di pensioni, come dice grossolanamente il comico (eh, non per nulla la Lega ha fatto di quel tema il suo ultimo baluardo). Dal Lazio alla Sicilia, ogni 100 abitanti, vi sono fra 23 e 30 pensionati, mentre dalla Val D’Aosta all’Umbria ve ne sono fra 30 e 39. E qual è la regione in cui il tasso è più alto? Insospettabile, la regione di Beppe Grillo, la Liguria, con 38,82 pensionati ogni 100 abitanti. Seguono l’Emilia-Romagna col 37%, il Friuli col 36,42, il Piemonte col 36,17% e via di seguito fino al Veneto col 30,19. E come stanno messi i parassiti del sud? Roma ladrona e il suo agro hanno il 26,67%; i vecchi siciliani, dalle lunghe basette e dalla coppola calcata in testa, hanno il 23,26% e, all’ombra del Vesuvio, fra immondizia e povertà, vive un 21,44% di pensionati. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque, in quanto a somme erogate per le pensioni, il centro-nord non ha nulla da recriminare. Se invece si pensa implicitamente al fatto che al sud ci sono meno attività produttive e quindi meno contribuenti, devo dire che&amp;nbsp;questo non è un problema di Monti, ma un problema storico sul quale fior di studiosi hanno indagato e fornito risposte. Aggiungo a tal proposito solo un’esperienza personale: in ogni piccolo paese del sud decine di sartorie chiusero i battenti, quando nei negozi da Valdagno arrivarono gli abiti della Marzotto e da Arezzo quelli della Lebole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non voglio fare il difensore a oltranza del Sud, ma pretendo che la storia e la politica vengano fatte sulla base di dati accurati e non con la disinformazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando ero bambino, negli anni Cinquanta, nella cittadina arrampicata su un colle in cui io vivevo, c’erano veramente più asini che automobili. Poi negli anni Sessanta gli asini erano spariti e chi non aveva ancora l’automobile rimediava con la Vespa o la Lambretta. Eppure ricordo che, fino a vent’anni dopo, la tv continuava a mostrare sempre un calabrese che precedeva o tirava un asino. Mio padre rideva e diceva “Ma dove sono più questi asini?”: in Calabria erano quasi scomparsi. Forse molti di essi,&amp;nbsp;seguendo&amp;nbsp;i flussi dei lavoratori,&amp;nbsp;erano migrati&amp;nbsp;altrove per&amp;nbsp;accodarsi ad altri&amp;nbsp;asini locali&amp;nbsp;ed istigare,&amp;nbsp;assieme a loro,&amp;nbsp;all’odio verso i padri con le mezze maniche ed i nonni in giacca da camera: le due categorie che, come dice Grillo,&amp;nbsp;rovinano l’Italia. Forse un po’ meno rovinose, però, di certi eroici imprenditori&amp;nbsp;e di&amp;nbsp;certi uomini di spettacolo che in due ore guadagnano mille volte di più.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2012 – all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-8835334995078119218?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8835334995078119218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8835334995078119218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/02/gli-eroi-di-beppe-grillo.html' title='Gli eroi di Beppe Grillo'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-BnLHyZc3iN0/Tz6fygPcdjI/AAAAAAAAAkU/5l5FEvvxSlU/s72-c/Istat3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-6844185124039932726</id><published>2012-02-15T16:18:00.002+01:00</published><updated>2012-02-15T16:29:26.336+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Fulvio Musso: Il santo (racconto)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-X9TcXgcs0OI/TzvMdvrbQuI/AAAAAAAAAkM/k6DeKC6hhuU/s1600/eremo%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="151" src="http://4.bp.blogspot.com/-X9TcXgcs0OI/TzvMdvrbQuI/AAAAAAAAAkM/k6DeKC6hhuU/s200/eremo%255B1%255D.jpg" width="200" yda="true" /&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sentiero si snodava intorno al monte con pendenze proibitive e frequenti interruzioni che costringevano a salti da capre. Abbarbicata sul picco più scosceso, la dimora del Santo sembrava sorta per volere divino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era un santo molto venerato ed essendo di elezione popolare, poteva evitarsi tutta la trafila della canonizzazione post mortem. Era dunque un santo vivo, vegeto e nemmeno tanto vecchio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni giorno, decine di devoti si inerpicavano su quel sentiero la cui ripidità rendeva più agognata la meta e offriva quel senso di appagamento e purificazione che consegue il duro sacrificio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il pellegrino era in marcia da tre giorni. L’arsura gli aveva spaccato le labbra, il sole l’aveva spellato a sangue e i suoi piedi erano coperti di piaghe per aver percorso l’ultimo tratto scalzo come voleva la consuetudine. Durante il tragitto aveva soccorso un viandante, azzoppatosi nel dirupo, portandolo sulle spalle per lungo tratto. Era poi rimasto senz’acqua avendo lasciato la sua borraccia ad un vecchio colpito da insolazione e nella notte, mentre riposava in una spelonca, gli avevano rubato la sacca con il cibo e il denaro. Nello stesso luogo era stato aggredito dalle pulci che lo stavano ancora divorando. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Giunto in qualche modo alla meta, il pellegrino attese il proprio turno per molte ore, avendo ceduto il passo ad altri viandanti più provati di lui. La mancanza di denaro gli impedì di procurarsi un qualsiasi genere di conforto presso le bancarelle che attorniavano il luogo di culto secondo la norma che miscela da sempre il sacro col profano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non poté evitargli l’oneroso acquisto rateale dell’intera opera letteraria del Santo, raccolta in quattro volumi fregiati in oro zecchino e propostagli con soave insistenza da un discepolo: una calamità commerciale ineluttabile che il viandante accettò piamente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Al limite di ogni risorsa, il pellegrino venne infine introdotto nella confortevole dimora del Santo che riceveva i devoti seduto in un’ampia scranna rivestita di raso rosso, assistito e probabilmente sorvegliato da alcuni discepoli pronti, peraltro, ad ogni suo cenno. Aveva un’aria più rassegnata che mistica, vestiva un candido saio e teneva in grembo un gatto sonnacchioso. Davanti a lui, il pavimento era leggermente infossato nel punto in cui i fedeli, da anni, s’inginocchiavano per chiedergli grazie, perdoni, indulgenze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il pellegrino s’accostò umilmente cercando di non apparire troppo sofferente, posò le ginocchia scorticate sulla ruvida pietra, baciò, come tutti, i piedi ignudi del Santo che odoravano di talco, poi il suo sguardo attraversò per un lungo momento quello del venerando. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con tono sommesso, ma fermo, il pellegrino formulò infine la sua domanda, improvvisamente diversa da quella che l’aveva ispirato e sorretto nell’aspro pellegrinaggio: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Dimmi figliolo, cosa posso fare per te?».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non credo che la religione sia l’oppio dei popoli. E, se lo è, non è l’unico, perché lo sono anche il calcio, le automobili e le creme di bellezza, oltre alle droghe vere e proprie, che nell’Ottocento forse obnubilavano pochi individui e oggi invece insidiano le menti di ben più larghe fasce di popolazione. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La religione nasce per spiegare l’altrimenti inspiegabile, per lenire le ansie altrimenti insopportabili, per consolare l’inconsolabile, per accettare l’inaccettabile. Tuttavia non è raro il caso in cui, proprio coloro che dovrebbero guidare gli altri sulla retta via (ogni religione ne indica una diversa o con diverse sfumature), approfittino della buonafede delle persone pie per raggiungere fini del tutto impropri e personalissimi. Smascherarli non è semplice perché, per ogni nuova trappola, nasce un nuovo tipo di inganno; ma ogni tanto qualcuno ce la fa, come narrato in questo fantasioso racconto allegorico.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fulvio Musso ha abituato i suoi lettori alle sorprese delle ultime righe, e questa volta la sorpresa consiste in un significativo capovolgimento di ruoli fra “il santo” e “il pellegrino”. Saperlo fin dall’inizio toglierebbe in parte il gusto della lettura e, per questo, oggi mi è sembrato giusto trasformare la mia consueta introduzione in un commento. Un commento forse superfluo, perché i racconti di Fulvio parlano da sé, senza possibilità di equivoci.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cataldo Marino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2012 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-6844185124039932726?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6844185124039932726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6844185124039932726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/02/il-santo.html' title='Fulvio Musso: Il santo (racconto)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-X9TcXgcs0OI/TzvMdvrbQuI/AAAAAAAAAkM/k6DeKC6hhuU/s72-c/eremo%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-1356978973910956732</id><published>2012-02-11T21:01:00.003+01:00</published><updated>2012-02-14T21:11:17.612+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Il debito pubblico nella Seconda Repubblica</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-POTIaLoCZMs/TzbIucl7CgI/AAAAAAAAAkE/3DrrG7hGo5g/s1600/DebtPil3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="252" sda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-POTIaLoCZMs/TzbIucl7CgI/AAAAAAAAAkE/3DrrG7hGo5g/s320/DebtPil3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il grafico sull’andamento del rapporto fra il Debito pubblico e il Prodotto Interno Lordo* è già noto alla maggior parte degli Italiani che seguono con un certo interesse l’economia del nostro Paese. Se lo ripropongo qui, è solo per smentire alcune affermazioni che passano attraverso la televisione con la velocità e la incontrollabilità che caratterizzano questo strumento di informazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giusto ieri sera, nella trasmissione &lt;em&gt;Servizio Pubblico&lt;/em&gt;, l’ex ministro Tremonti ha dichiarato che fra il 1995 ed il 2008 tanto i governi di sinistra che quelli di destra erano riusciti in egual misura a far diminuire il rapporto debito/pil e che l’inversione di tendenza, verificatasi dal 2008 in poi, era dovuta non tanto alla crescita del debito quanto alla diminuzione del pil. Credo che non siano vere né l’una né l’altra affermazione e, per dimostrarlo con un colpo d’occhio oltre che con le argomentazioni che seguono, nella parte bassa del grafico ho aggiunto degli asterischi colorati che indicano quali forze politiche in questo quindicennio erano al governo, in modo da individuarne in modo più preciso le responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei primi sei anni, cioè dal 1995 al 2001, pur con cinque governi di brevissima durata (Dini, Prodi, D’Alema I e II, Amato), il centrosinistra riuscì a ridurre il debito dal 120 al 108% del pil, cioè in media del 2% all’anno. Nei successivi cinque anni, cioè dal 2001 al 2006 invece il governo Berlusconi, il primo che nell’Italia repubblicana ha segnato un’intera legislatura, il rapporto è passato invece dal 108 al 106%, con una flessione annua dello 0,40%; e non migliore è stato l’effetto del precario governo Prodi nel biennio 2006-2008, in cui il rapporto è rimasto sostanzialmente invariato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La palma per la peggiore gestione va però assegnata proprio al governo di cui, fra il 2008 e il 2011, Tremonti era superministro dell’economia e delle finanze: in questi anni l’indicatore economico, per il quale oggi l’Europa ci accusa e i mercati mondiali ci sfidano, è nuovamente risalito dal 106 al 120%, con una aumento medio annuo del 4,66% , neutralizzando tutti i sacrifici e gli sforzi precedenti. L’Italia, così, come nel gioco dell’oca, è tornata in tre anni al punto in cui si trovava nel ‘95.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne &lt;em&gt;L’arte della commedia&lt;/em&gt; di Eduardo De Filippo, un medico lamenta il fatto che nel suo rione, quando un paziente in gravi condizioni guariva, si ringraziava un santo e, quando invece peggiorava, si dava la colpa al medico. Berlusconi e i suoi amici si sono sempre comportati come i popolani di quel rione, capovolgendo però i criteri di imputazione delle responsabilità: ogni volta che sono saliti al governo e qualcosa è andata bene se ne sono attribuiti il merito, e quando invece le cose sono andate male - e male con loro sono di regola andate – hanno attribuito la colpa a fattori esterni: il terrorismo per il periodo 2001-2006 e poi la crisi finanziaria americana dal 2008 ad oggi. E’ vero che in questi ultimi tre anni anche negli altri paesi europei il rapporto debito/pil è peggiorato, però questi partivano dal 65% e sono arrivati all’80%, sono cioè rimasti entro una soglia tollerabilissima, mentre l’Italia col suo 120% ha suscitato gravi sospetti di insolvibilità. E non senza ragione: i primi ad avere paura sono infatti gli Italiani, che preferiscono tenere i risparmi, con la massima liquidità, nei conti correnti bancari anche allo 0,50% piuttosto che impiegarli in Buoni del Tesoro poliennali al 6%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La seconda affermazione di Tremonti è che il rapporto, di cui qui stiamo parlando, è aumentato non tanto a causa dei debiti quanto per la diminuzione del pil. Anche questo non è vero, e lo dimostrano i dati pubblicati dal dipartimento del Tesoro**, che Tremonti non può contestare perché altrimenti finirebbe per contestare se stesso. Fra il 2008 e il 2011, mentre il pil è rimasto quasi invariato, il debito è passato da 1.666 a 1.905 miliardi (+ 239). Nonostante che i tassi sui titoli pubblici si fossero mantenuti molto bassi, il governo Berlusconi è cioè riuscito a spendere molto di più di quanto incassasse. Ma la differenza – ci chiediamo - era dovuta a maggiori spese o a minori introiti fiscali? In genere si tratta della prima ipotesi, ma non mancano casi del secondo tipo. Una succinta analisi di alcune spese ingiuste o inutili è stata fatta su questo blog il 20 ottobre 2011; ora ragioniamo invece su un caso specifico, ma particolarmente significativo, di minori entrate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2006 il Prof. Prodi – non dimentichiamo che i ‘prof’ al governo nella Prima Repubblica non costituivano una eccezione e che, in una prospettiva storica, hanno di molto ben figurato rispetto ai ‘mercanti’ di oggi - sull’ici per la prima casa aveva concesso una detrazione di circa 300 euro; questo significava che chi abitava in una casetta non pagava nulla e chi aveva un appartamento molto grande pagava il dovuto al netto della detrazione. Nel maggio del 2008 Berlusconi ha azzerato l’ici sulla prima casa per tutti i proprietari di civili abitazioni, trattando fiscalmente allo stesso modo chi abita in 80 mq e chi abita in un appartamento di venti stanze. Questo provvedimento, che mai la sinistra ha avuto l’idea (o il coraggio?) di impugnare per incostituzionalità &lt;em&gt;(“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.- Art. 53 Cost&lt;/em&gt;.), ha fatto risparmiare molto ai cittadini agiati ed ha contribuito, insieme ad altri fatti, a gonfiare nuovamente quel debito che, come la falla di Capitan Schettino, ha messo in pericolo il sistema finanziario italiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;*:*:*&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante i numerosi dati citati in questo articolo, devo confessare che non sono un fanatico dell’indice Debito/Pil. So che, pur trattandosi di uno strumento di indagine da usare in tutti i paesi europei secondo le regole comuni contenute nel manuale del Sec95, si tratta di un valore piuttosto incerto. Il numeratore (il debito) è un dato abbastanza affidabile, ma il denominatore (il pil) è in buona parte frutto di ardite supposizioni, in quanto il suo calcolo è inficiato da molti elementi: l’economia malavitosa e sommersa, l’evasione fiscale, l’auto-consumo ed i danni economici causati all’ambiente dalla produzione. Se lo Stato italiano fosse veramente in grado di determinare il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno, vorrebbe dire che non c’è evasione, e i conti tornerebbero a posto senza bisogno di speciali, e tuttavia periodiche, manovre di bilancio. Ma così non è: lo Stato si limita, in realtà, ad integrare gli improbabili dati fiscali, di cui dispone, con congetture del tutto opinabili, relative ai vari elementi, leciti e illeciti, che sfuggono al suo controllo. Ciò detto, tuttavia, ipotizzando nel calcolo del pil un margine di errore costante nel tempo, si può comunque giungere a delle utili conclusioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;Note:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Grafico costruito sulla base dei dati forniti da Eurostat, alla pagina &lt;a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&amp;amp;init=1&amp;amp;plugin=1&amp;amp;language=en&amp;amp;pcode=tsieb090"&gt;http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&amp;amp;init=1&amp;amp;plugin=1&amp;amp;language=en&amp;amp;pcode=tsieb090&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;** &lt;a href="http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html"&gt;http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2012 - all rights reserved&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-1356978973910956732?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1356978973910956732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1356978973910956732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/02/il-debito-pubblico-nella-seconda.html' title='Il debito pubblico nella Seconda Repubblica'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-POTIaLoCZMs/TzbIucl7CgI/AAAAAAAAAkE/3DrrG7hGo5g/s72-c/DebtPil3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-7155660379402683582</id><published>2012-01-24T10:12:00.000+01:00</published><updated>2012-02-11T21:07:27.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Articolo 18. Giusta causa e giustificato motivo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mzJOMOSaA1w/Type00PrRsI/AAAAAAAAAj8/waARscYk3f4/s1600/Avanti.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" sda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-mzJOMOSaA1w/Type00PrRsI/AAAAAAAAAj8/waARscYk3f4/s200/Avanti.jpg" width="146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;"Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberini" dicono i romani da quattro secoli, cioè da quando il papa Maffeo Barberini, per le sue opere architettoniche, divelse i bronzi del Pantheon e i marmi del Colosseo. Applicai quel motto a D’Alema, quando nel 1999 fece agli insegnanti quello che non era stato fatto né da Mussolini né dalla DC, e lo applico adesso al prof. Monti, dopo le parole pronunciate l’altro ieri nella trasmissione televisiva di Lucia Annunziata: “L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non è un tabù”, il che equivale a dire chiaramente che lo si può e, fra le righe che lo si deve, modificare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era da anni che la Confindustria batteva su questo chiodo senza riuscire a conficcarlo, ma, essendo essa la controparte dei lavoratori, il suo interesse era troppo evidente per poter fare breccia nel muro. Il professore è invece un amico; come Cincinnato salvò l’Urbe e poi tornò ai campi, lui proverà ad abbassare lo &lt;em&gt;spread&lt;/em&gt; e poi tornerà all’Università, quindi non avrà bisogno di sfidare coloro che sono contrari alla norma sulla ‘giusta causa’: basta convincerli con parole dolci e dotti ragionamenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io ho stima del prof. Monti - ci ha liberati dalla costante, invadente, nauseante presenza del viso e del nome di Silvio Berlusconi ed ha ridato un certo decoro all’Italia nel consesso internazionale - però non mi è piaciuto molto che abbia iniziato a risanare i conti partendo dalle pensioni e soprattutto che adesso prosegua cercando di ridisegnare i confini dell’art. 18.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vita lavorativa non è fatta solo di rapporti economici: sto otto ore al giorno a fare una certa cosa in cambio di tot euro. Durante quelle otto ore si intrecciano rapporti sociali con gli altri lavoratori, con il responsabile del reparto, con i dirigenti e col proprietario e, se non c’è protezione legale, basta un saluto sbagliato, una parola fuori posto, un attimo di disattenzione, la manifestazione di un’idea non in linea con il ‘sistema di idee’ che guida l’impresa, per essere buttati fuori. Per arrivare a questo basta anche un raffreddore che ti tiene a casa oltre il tempo considerato normale, basta dichiarare che sei di sinistra, basta aderire a un sindacato e sostenere uno sciopero, basta – a una donna – rifiutare le attenzioni del satiro di turno, basta avere una vita privata diversa da quella prevista. Non&amp;nbsp;si tratta di&amp;nbsp;ipotesi balzane, prima dello Statuto dei Lavoratori questa era la realtà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualcuno potrà dire che, abrogando o modificando l’art. 18, tutte le libertà prese in considerazione negli altri articoli restano in piedi, ma non è così. L’art. 18&amp;nbsp;contiene la prescrizione sulla quale si incardina tutto il resto: se all’art. 1 mi si garantisce la libertà di fede religiosa, ma poi l’imprenditore, irritato per la mia eventuale fede buddista, mi può licenziare “senza giusto motivo e senza giusta causa”, in che modo posso difendere quella libertà?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2002, in piena era barbarica - come Brenno e Alarico, dal nord erano calati su Roma Bossi e Berlusconi - ci fu il tentativo di aggredire l’art. 18. Ricordo che i lavoratori risposero con degli scioperi che impedirono l’azione vandalica e, in quel contesto, per alcuni siti amici scrissi un articolo (ripubblicato nel 2007 sul sito &lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/"&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/&lt;/a&gt;), in cui cercavo di ricordare che l’art. 18 non impedisce di licenziare, ma si limita a tutelare la dignità dei lavoratori. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pensavo in questi ultimi anni che si trattasse ormai di un argomento obsoleto, ormai inutile da rispolverare, e invece ecco che il prof. Monti inaspettatamente gli ridà vita. Per le argomentazioni in esso contenute, e in particolare per la chiara e sintetica spiegazione data dell’art. 18 dai giuristi Zatti e Colussi, docenti di Diritto Pubblico presso l’Università di Bologna, potrei limitarmi a rinviare a quell’articolo attraverso un link, ma, per venire incontro ai lettori più pigri, lo riporto nuovamente qui di seguito, nella speranza che i liberisti di sinistra (il bipolarismo in Italia è ormai bloccato fra liberisti di destra e liberisti di sinistra) diano una rispolveratina alle loro reminiscenze politiche e giuridiche. Se ancora ne hanno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;* * *&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Uno sciopero in difesa della dignità dei lavoratori &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;di Cataldo Marino - 14 aprile 2002&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Un attento esame dell’art. 18 evidenzia come, già adesso, verificandosi determinate condizioni negative, relative al comportamento del lavoratore (carenze nelle prestazioni di lavoro) o alle esigenze dell’impresa (riduzione della produzione), l’imprenditore abbia la possibilità di procedere al licenziamento. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La modifica, che oggi si prospetta per l’art. 18, darebbe invece al datore di lavoro la possibilità di licenziare il dipendente anche per i motivi più ignobili. Ciò diventerebbe possibile solo perché il lavoratore svolge attività sindacale o politica o perchè rifiuta lavoro straordinario o, nel caso di una lavoratrice, solo perchè si ribella alle molestie sessuali, ecc. Sul piano sociale si tornerebbe insomma a situazioni che offendono la dignità dei lavoratori, tenendoli in condizioni di estrema “ricattabilità”. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sul piano economico, l’incertezza del rapporto di lavoro indurrebbe inoltre i lavoratori a ridurre quei consumi che comportano un impegno finanziario di medio o lungo periodo (piccoli prestiti al consumo e mutui edilizi), che sono stati alla base dello sviluppo economico dei paesi occidentali. Da un’economia creditizia si tornerebbe così, almeno in parte, ad un’economia monetaria ed i vantaggi immediati degli imprenditori si ritorcerebbero in pochi anni contro loro stessi, oltre che contro l’intero sistema economico.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Per consentire una più agevole lettura dello "Statuto dei lavoratori" se ne riporta qui di seguito una selezione delle parti di maggiore rilievo (in grassetto l’art. 18 e la nota dei proff. Zatti e Colussi)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Legge 20/5/1970, n. 300 - Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 1. (Libertà di opinione). I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 7. (Sanzioni disciplinari). Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni (…) ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. (…) Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa (…)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 8. (Divieto di indagini sulle opinioni). E' fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 9. (Tutela della salute e dell'integrità fisica). I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 15. (Atti discriminatori). E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a: a) subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 16. (Trattamenti economici collettivi discriminatori). E' vietata la concessione di trattamenti economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a mente dell'articolo 15.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 17. (Sindacati di comodo). E' fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;*Art. 18. (Reintegrazione nel posto di lavoro). Il giudice, con la sentenza con cui… annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ordina al datore di lavoro… di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Nota: “Il &lt;u&gt;giustificato motivo&lt;/u&gt; (…) può consistere in un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del prestatore di lavoro (motivo soggettivo) o in ragioni inerenti all’attività produttiva o all’organizzazione del lavoro (motivo oggettivo). La &lt;u&gt;giusta causa&lt;/u&gt; consiste in un fatto tale da non consentire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto come, per esempio, un atto di sabotaggio (…), un furto, ecc.” – “Lineamenti di diritto privato” di Paolo Zatti e Vittorio Colussi, Cedam, 1997, pag. 714.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 28. (Repressione della condotta antisindacale). Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l'esercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero (…), il pretore (…) ordina al datore di lavoro… la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.(…)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*Art. 40. (Abrogazione delle disposizioni contrastanti). Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli accordi sindacali “più favorevoli” ai lavoratori.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2012 – all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-7155660379402683582?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7155660379402683582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7155660379402683582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/01/articolo-18-tabu-o-principio-di-civilta.html' title='Articolo 18. Giusta causa e giustificato motivo'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-mzJOMOSaA1w/Type00PrRsI/AAAAAAAAAj8/waARscYk3f4/s72-c/Avanti.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-1328403997344318490</id><published>2012-01-08T12:40:00.000+01:00</published><updated>2012-02-11T21:07:43.030+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Fulvio Musso: Il medico condotto (racconto)</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fulvio Musso da anni pubblica con estrema regolarità i suoi deliziosi racconti sul sito Neteditor.com, mescolandosi umilmente a tanti altri autori forse un po’ meno talentuosi. Non perdo occasione per leggerlo e fare un breve commento e, nel caso de “Il medico condotto”, scrissi che sono anche io del parere che la salute fisica dipenda spesso da quella psichica e che una volta mi sono addirittura trovato a rivoltare la massima ‘mens sana in corpore sano’ nel suo opposto ‘corpus sanus in mente sana’. Le malattie sono frutto degli eccessi, e gli eccessi sono il frutto di scarsa armonia interiore. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Pur non essendo un adepto delle religioni orientali, ho sempre creduto che la psiche influenzi il corpo più di quanto non ne venga influenzato. La medicina attuale invece, basandosi prevalentemente (quando non esclusivamente) su presupposti anatomo-fisiologici, si è col tempo suddivisa in mille rivoli specialistici: dalla tricologia alla podologia, passando attraverso lo studio specifico di ogni altro organo intermedio. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La cosa giustifica in buona misura il ‘modus operandi’ del moderno medico di famiglia, ma non esenta quelli della nostra generazione dal ricordare con una certa nostalgia la figura del vecchio medico condotto che, oltre a prescrivere la medicina più adatta, dava affettuosi consigli sullo stile di vita. Sono convinto che nove malattie su dieci siano il frutto di cattive abitudini e che i grimaldelli del vecchio dott. Onorato siano utili quanto e più dei farmaci. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come al solito Fulvio Musso spiegherà tutto questo in modo più elegante e convincente di quanto non possa fare io con le mie, forse inutili, elucubrazioni. Passiamo dunque alla lettura.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cataldo Marino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il medico condotto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Racconto breve di Fulvio Musso&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-I0-LjBkirxs/TwmADBvlPsI/AAAAAAAAAjs/sN9U4com3uI/s1600/vecchio+stetoscopio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-I0-LjBkirxs/TwmADBvlPsI/AAAAAAAAAjs/sN9U4com3uI/s1600/vecchio+stetoscopio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Una bella schiena ampia, da centromediano. Del mio medico di fiducia conosco soprattutto quella. Cioè la parte anatomica che mi mostra mentre siede al computer in ambulatorio.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nostro medico generico opera così, ormai. Tu comunichi i sintomi, lui ti dà una mezza occhiata poi si siede al picì. Se ti fa male qui, ti prescrive le analisi, se ti duole là, ti propone l’ortopedico, se il dolore è più giù, ti becchi l’urologo, e così via.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ma queste banali considerazioni sulla moderna sanità, rischiano di portarmi lontano dalla sorgente, cioè dai pensieri ancora in bozzolo del primo risveglio mattutino nei quali, stamani, c’ho trovato il dottor Onorato, un vecchio medico condotto comunale, di quelli che avevano iniziato la professione medica soccorrendo le levatrici in difficoltà o ricucendo il garzone di stalla incornato dalla mucca Guendalina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua schiena, esile e dritta come un trinchetto, la vedevo solo quando se ne andava dopo avermi visitato, rigorosamente in casa, fosse pure per una ordinaria influenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«La trovo alquanto deperito, caro amico.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Allora non è niente di grave, dottore. Meno male.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Al contrario. Per quanto sembri ancora un giovanotto, lei deve curarsi seriamente, come tutti.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre che in età, il dottor Onorato era uomo all'antica e la tradizione medica di famiglia aveva certamente giovato alla sua professione. Considerava la persona nel suo insieme, piuttosto che un insieme d'organi e riteneva che la salute fisica dipendesse spesso da quella psichica. "Dai più vita ai giorni e aggiungerai più giorni alla vita" era uno dei suoi motti più ricorrenti. Le citazioni erano il suo debole, ma anche il suo forte perché le recitava sempre a proposito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Deve nutrirsi caro amico, ma è inutile che le prescriva ricostituenti o zabaioni. E' lei che deve scuotersi, cambiare registro: l'entusiasmo è per la vita ciò che l'appetito è per il cibo», e intanto mi prescriveva del buon parmigiano. Sapeva che il mio malessere dipendeva, in buona misura, dal disadattamento alla recente separazione coniugale:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Non voglio entrare nelle sue questioni sentimentali, ma l’amore reciproco non è frequente come ci fanno credere. Peraltro, chi ama e chiede di essere riamato, è un ricco che chiede la carità a un povero».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Una dopo l'altra, il bravo dottore provava le sue chiavi scegliendole con cura dal mazzo e girandole delicatamente nella toppa:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«La malinconia è un veleno sottile perché rende accetta la tristezza; diceva Hugo che la melanconia è la felicità d'esser tristi.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A volte le sue parole mi stupivano. Non capivo come potesse scrutare nella profondità del mio animo: forse lo scorgeva in fondo ai miei occhi quando li apriva fra l'indice e il pollice per esaminare le cornee.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quella volta, il dottor Onorato riuscì nell'intento di farmi "espettorare" i vari patemi, a partire dalla sofferta conclusione del mio matrimonio, all’eccessivo carico di lavoro e, per ogni sintomo, il buon dottore traeva un'aforistica prescrizione dal suo personalissimo ricettario letterario: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Non si soffermi troppo sui suoi trascorsi coniugali: spesso, nelle relazioni, si è più sereni per le cose che si ignorano che per quelle che si sanno.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Eviti di tribolare troppo in quell’azienda: sappia che, secondo Confucio, l'uomo abile non è indaffarato e l'uomo indaffarato non è abile».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Le piace quella signora? Allora l’avvicini, si proponga; la sua compagnia potrebbe esserle più salutare delle sue passeggiate: una volta l'aria era pulita e il sesso sporco, ma oggi è tutto il contrario.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Dica sempre di si a qualsiasi cosa lecita che possa accendere il suo interesse: il desiderio è metà della vita, l'indifferenza è metà della morte.» &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le citazioni del dottor Onorato erano come pillole colorate senza ricetta e senza ticket che, diluite nei suoi larghi sorrisi, s’ingollavano d’un fiato. Né tardarono a dare i loro risultati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ripresi l'abitudine di cucinarmi il pranzo e la cena in modo regolare ed equilibrato. In azienda mi presi qualche giorno di riposo. Recuperai alcuni numeri telefonici e, qualche sera dopo, al telefono, mi sorpresi a sussurrare con voce suadente che, oggigiorno, nemmeno l'aria è rimasta pura e il desiderio è metà della vita per un uomo e una donna abili, liberi o non troppo indaffarati… come Confucio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Al funerale del dottor Onorato c’ero anch’io e ricordo che mi presentai alla vedova per le condoglianze. Credevo di esserle estraneo, invece quando sentì il mio nome mi guardò come fossi una persona nota: «Lei è il signore che vive solo in cima alla collina», disse piano. Allora capii appieno il significato di “coppia molto unita”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Non vivo più solo, signora», mentii. Riferendo la mia solitudine alla sua, avrei fatto come il ricco che racconta la povertà a un povero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Nota. Le citazioni del dr. Onorato sono, nell’ordine, di B. Russell, Proverbio, V. Hugo, Confucio, La Rochefoucauld, Anonimo, K. Gibran.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2012 – all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-1328403997344318490?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1328403997344318490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1328403997344318490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/01/fulvio-musso-il-medico-condotto.html' title='Fulvio Musso: Il medico condotto (racconto)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-I0-LjBkirxs/TwmADBvlPsI/AAAAAAAAAjs/sN9U4com3uI/s72-c/vecchio+stetoscopio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2304585508404264628</id><published>2012-01-05T19:43:00.001+01:00</published><updated>2012-02-11T21:08:05.643+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film da rivedere'/><title type='text'>Filmdarivedere: Furore (The grapes of wrath)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-j46pNRffFOc/TwXv67sVU6I/AAAAAAAAAi0/IdkfqrthFpc/s1600/Furore.jpg" imageanchor="1" style="cssfloat: left; margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="243" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-j46pNRffFOc/TwXv67sVU6I/AAAAAAAAAi0/IdkfqrthFpc/s400/Furore.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;In California a partire dal 1929 John Steinbeck scrive diciannove romanzi e undici di essi diventano dei film, mentre a Roma Alberto Moravia scrive ventidue romanzi e tredici di essi diventano dei film. Accade spesso che un’opera letteraria diventi il soggetto e la sceneggiatura di un film, ma non è così frequente il caso di narratori che ispirino la cinematografia nella misura dei due autori citati, e di avere una così alta correlazione fra la qualità dei libri e quella dei film.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, mentre i romanzi di Moravia approdano sullo schermo con un certo ritardo per i condizionamenti culturali del regime (&lt;em&gt;La romana&lt;/em&gt; è del ‘54), quelli di Steinbeck partono già nel ’39 con &lt;em&gt;Uomini e topi&lt;/em&gt; e nel ’40 con &lt;em&gt;Furore&lt;/em&gt;. Ed è proprio questo vecchio film che, fra i tanti tratti dai lavori dei due scrittori, almeno per ora invito a vedere, o rivedere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’ottobre del ‘29 la florida economia degli Stati Uniti improvvisamente si ritrova in ginocchio: la Borsa di New York è in crisi, le banche bloccano i finanziamenti, le industrie licenziano e la disoccupazione fa crollare i consumi; questa è la sequenza assegnata dagli storici alla Grande Depressione di quegli anni per come essa si è manifestata. Ma qualche economista, già all’epoca, la rilesse secondo l’ordine inverso: i lavoratori avevano redditi troppo bassi per comprare il ben di Dio che si trovava nei negozi, i consumi diminuirono drasticamente, le industrie ridussero la produzione e licenziarono, le banche bloccarono il credito e i titoli azionari persero valore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’una e nell’altra ipotesi, relative al nesso temporale e causale degli eventi, nessun economista contesterà che, una volta innescato il processo di recessione, fra l’aumento della disoccupazione e il calo dei consumi e della produzione si crea un “circolo vizioso” che, se non interrotto, determina un generale impoverimento. E l’America dei primi anni Trenta è un’America ridotta alla povertà, dove a larghissimi strati della popolazione manca persino il cibo. Nel film diretto da John Ford tutto ciò è narrato senza remore e, anche prescindendo da alcune specificità storiche, vale ancora oggi come utile insegnamento. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;*&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nello Stato dell’Oklahoma era ancora in uso la mezzadria, un contratto in base al quale il proprietario concedeva ad alcune famiglie di coltivare parte dei suoi terreni in cambio di metà del raccolto. La crisi economica e la spinta alla meccanizzazione induce però i proprietari a vendere tutto a grandi società commerciali, le quali rompono il patto con gli agricoltori e li cacciano via. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il territorio in cui la storia ha inizio è per lunghi periodi arso dalla siccità e da forti venti (un tema suggestivo e ricorrente nei romanzi di Steinbeck), ma i contadini da mezzo secolo hanno imparato a sfruttarlo senza smarrire il loro spirito da pionieri ed ora, perdendo la casa (spesso una modesta baracca) e il terreno, devono andare via. Ma prima vorrebbero capire di chi è la colpa. Inutilmente: lo scaricabarili non è, fra i giochi di società, un’esclusiva italiana. Riporto il dialogo fra uno di questi contadini e un signore che va lì in una macchina lussuosa per ingiungere lo sfratto:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- “Eh, insomma, col vento di sabbia che tira da queste parti, la mezzadria non può più andare. La terra non rende niente, anzi è passiva. Un uomo con un trattore può arare quindici, venti di questi poderi. Lo paghiamo a giornata e il raccolto è tutto nostro”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Si, ma, come facciamo a vivere noi con meno di quello che abbiamo adesso? I bambini non mangiano abbastanza, lei lo sa. Sono coperti di stracci. Ce ne vergogneremmo, se non fosse che anche quelli degli altri sono vestiti lo stesso”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Non so che fare. A me hanno ordinato di dirvi di andarvene da questo podere e io ve lo sto dicendo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ed io dovrei andarmene dalla mia terra?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Non te la prendere con me, non è colpa mia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- E di chi, allora?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Lo sapete di chi è la terra. Della società agricola Sioni.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- E di chi è la società agricola Sioni?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ma non è di nessuno. E’ una società.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Avrà un presidente, no? E lo saprà che così ci condanna a morire di fame.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ma non è colpa sua. E’ la banca che gli dice cosa deve fare.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- E va bene. Dov’è la banca?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- A Tulsa, ma con chi te la prendi, lì c’è soltanto il direttore, che sta impazzendo per fare quello che gli impongono da New York.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Insomma, chi è allora?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ah, io proprio non lo so, se no te lo direi.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ chiaro di chi è la colpa? Chiaro quanto oggi in Europa per la crisi greca, e poi quella irlandese, e poi quella spagnola, e poi quella italiana. Non delle banche, non delle industrie, non dei governi. La colpa è degli speculatori finanziari: società o uomini invisibili, inconoscibili, introvabili. In quali rapporti essi siano con le banche, le industrie ed i governi non si sa, e forse non si deve sapere. Ma torniamo ai contadini dell’Oklahoma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Costretti ad andare via, si dirigono, ammassando sui loro camion materassi, pentole e nonni in fin di vita, verso una terra dove di lavoro sembra essercene tanto, la California. Almeno così dice un volantino che astuti latifondisti di quelle terre fanno circolare in tutte le famiglie dell’Oklahoma e degli altri Stati meno ricchi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il lungo tragitto di circa 2.500 km attraverso le zone desertiche del Texas, del New Mexico e dell’Arizona, non avviene più con carri e cavalli, ma le condizioni sono difficilissime, e l’approdo non è migliore. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In California c’è lavoro per 800 persone, ma ne arrivano 8.000, e chi le ha fatte venire ha uno scopo ben preciso: sfruttare lo stato di indigenza dei nuovi arrivati e l’abbondanza di manodopera per pagare 2 centesimi e mezzo per ogni cassetta di pesche. Qualcuno fa notare che solo per nutrirsi occorre almeno un dollaro e dunque per la sopravvivenza bisogna riempire e trasportare quaranta cassette al giorno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco a questo proposito il dialogo fra Tom, il protagonista del film, ed un pastore protestante, per il quale la crisi economica si è trasformata in crisi di fede e che, partito con la numerosa famiglia di Tom, è giunto lì un po’ prima di loro ed ha già scoperto il meccanismo truccato della domanda, dell’offerta e del prezzo del lavoro:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Cosa fai, qui, Tom?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Lavoriamo. Raccogliamo pesche. Ho sentito della gente che urlava quando siamo arrivati e sono venuto a vedere perché urlava. Voi lo sapete?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Si, c’è uno sciopero&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ma cinque centesimi la cassetta sono parecchi&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Vi danno cinque centesimi?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Certo, abbiamo fatto un dollaro in tre ore&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Senti, Tom. Anche noi siamo venuti a lavorare, anche a noi avevano detto cinque centesimi. Ma siccome poi eravamo troppi, hanno diminuito a due centesimi e mezzo. Uno non può vivere con così poco. Se poi ha bambini… Abbiamo detto che non accettavamo, e loro ci hanno cacciato. A voi danno cinque centesimi, ma credete che continueranno a darvene cinque?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Adesso ce ne danno cinque&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Appena noi ce ne andiamo, ne danno due e mezzo pure a voi. Sai cosa significa? Un dollaro per raccogliere più di una tonnellata di pesche. E questo non basta nemmeno per non morire di fame. Unitevi a noi, Tom. Le pesche sono mature, basterà aspettare e vedrai che ci daranno più di cinque centesimi: sei, forse sette.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Non vi illudete. La gente che ne prende cinque si accontenta.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ma appena finito lo sciopero, non gliene daranno più cinque. Prenderanno a calci anche voi. E’ la stessa storia tutti gli anni: quando c’è il raccolto sei un lavoratore stagionale, e dopo sei un vagabondo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ehm, non c’è niente da fare: si accontentano di cinque. Sento già papà che dice che questi non sono affari nostri.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- E’ naturale, bisogna batterci il muso per crederci&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- Ma lo sai che non avevamo più da mangiare? Stasera abbiamo mangiato. Non molto ma abbastanza. Credi che papà rinunci alle sue polpette per far piacere ad altri? Rosa è incinta: ti pare giusto farle patire la fame per quelli che urlano fuori dal cancello?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- E’ difficile dire quello che è giusto, Tom. Anch’io non lo so, e sto cercando di scoprirlo. Per questo non posso più fare il pastore. Un pastore deve saperlo, e io non lo so. Devo scoprirlo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo averci “battuto il muso”, la famiglia di Tom va via da quella fattoria e, come per miracolo, capita in uno dei campi gestiti dal Ministero dell’Agricoltura, che in cambio di lavoro offre un alloggio, una paga sufficiente per sfamarsi, servizi igienici e… rispetto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ il New Deal, con cui nel 1933 il nuovo Presidente Roosevelt sconfiggerà la crisi: lo Stato ha deciso di sforare il bilancio dando lavoro per la costruzione di opere pubbliche. Tre anni più tardi l’economista inglese John Maynard Keynes spiegherà al mondo che quella era l’unica strada per riequilibrare la domanda e l’offerta di lavoro e dare impulso alla produzione. La crisi era stata originata dalla scarsa capacità di acquisto dei lavoratori e il rimedio era perciò quello di sostenere il loro reddito. I risultati ottenuti stavano a dimostrarlo: l’efficacia del farmaco indicò l’origine della malattia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo gli americani l’hanno capito allora e se lo ricordano anche oggi. Gli Stati europei in crisi, invece, sono tornati all’economia classica e, se qualcosa non va, per loro il rimedio rimane quello del pareggio di bilancio e del &lt;em&gt;laissez faire&lt;/em&gt;. Si è sempre dimostrato inefficace, ma non importa: a qualcuno può far comodo così.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Copyright 2012 – all rights reserved&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2304585508404264628?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2304585508404264628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2304585508404264628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2012/01/filmdarivedere-furore-grapes-of-wrath.html' title='Filmdarivedere: Furore (The grapes of wrath)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-j46pNRffFOc/TwXv67sVU6I/AAAAAAAAAi0/IdkfqrthFpc/s72-c/Furore.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-1549711131786508990</id><published>2011-12-26T12:05:00.002+01:00</published><updated>2011-12-26T12:07:02.262+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Folletto da città</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nIbvhwtZdUQ/TvhU4KhFl_I/AAAAAAAAAic/3pqvLJnxCnw/s1600/urlo+di+munch.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-nIbvhwtZdUQ/TvhU4KhFl_I/AAAAAAAAAic/3pqvLJnxCnw/s200/urlo+di+munch.jpg" width="140" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mio lavoro si divideva in due tempi: fra le 8.30 e le 13.30 a scuola e dalle 17.30 alle 20.30 alla scrivania, dove correggevo compiti, sceglievo esercizi ed annotavo su un quaderno da 50 centesimi, e non un diario da 10 euro, tutto ciò che avrei fatto il giorno dopo in ogni classe. E’ così che presi l’abitudine di una lunga pennichella post-prandiale, utile per ricaricare le batterie della mente e l’umore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’abitudine è rimasta ovviamente anche dopo il pensionamento. Ma adesso, sempre più di frequente, essa viene interrotta da sgradevoli telefonate: “Pronto è lei il signor marino? Io sono marcella della teletré e la chiamo per una eccezionale offerta promozionale fino al 30 marzo con soli 20 euro al mese può avere l’adsl 24ore e può chiamare a soli 15 centesimi al minuto senza scatti alla risposta”. Cosa si può rispondere a una tale raffica di parole, sparate in circa 10 secondi, mentre hai gli occhi ancora socchiusi e la luce delle persiane non ha ancora riacceso la mente alle cose del mondo reale?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rimpiango la vecchia Sip: una sola offerta uguale per tutti gli Italiani. La rimpiango perché le eventuali fregature non facevano discriminazioni, mentre adesso spesso ti accorgi che è fregato solo chi, su queste cose, è… disinformato. Tu quotidianamente parli al telefono quanto il tuo amico, ma lui un certo giorno, con compiacimento, ti informa che da due anni ha gratis duecento minuti al mese pagando soli 5 euro e, nel vedere che tu di questa “offerta promozionale” non sai un cavolo, ti guarda come si può guardare un… beh, diciamo, un cretino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rimpiango la Sip perché non adescava migliaia di giovani laureati in Filosofia o Giurisprudenza per farti fare le telefonatine nel primo pomeriggio all’amaro prezzo, nostro, di venire svegliati di soprassalto e all’amaro prezzo, di questi giovani, di vedere buttati i loro studi ed essere posti sotto schiaffo da parte di utenti meno diplomatici di me, che alla raffica di parole pronunciate meccanicamente (sarà, quello, un lavoro alienante o no?) rispondono col garbato motto di Beppe Grillo, il Vaffanculo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io comunque da qualche tempo ho trovato un rimedio meno cruento, almeno per le ore pomeridiane. Fra le 15.00 e le 17.00 stacco il telefono; tanto, per le telefonate urgenti, mi si può rintracciare sul cellulare. I “folletti” di telecom, wind, teletu, tiscali, fastweb ecc., per due ore, sono belli e sistemati. E non possono più tentare di farmi credere che si facciano concorrenza: ognuno di loro, se dà qualcosa con la mano destra, prende qualcosa con la mano sinistra. Come nei supermercati: dieci prodotti con cinquanta centesimi in meno e novanta prodotti con cinquanta centesimi in più. Chi ci guadagna?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma oltre a quelli della moderna telefonia, c’è un altro tipo di “folletti da città”, quelli dell’arcifamoso Aspirapolvere Folletto Vorwerk. Loro non hanno orari, possono bussare alla porta alle dieci del mattino, come alle tre del pomeriggio, come alle sei di sera. Sono infaticabili. Tutti alti e bellocci, giacca e cravatta di gala, sorriso a trentadue denti, borsa da professionisti e cartellina con dépliant e contratti con mille clausole in “carattere sette”. Vendono una sola cosa: l’aspirapolvere. E’ inutile dirgli che questo tipo di elettrodomestici, come tutti gli altri, è ora in vendita in mille negozi specializzati e anche nei discount e che chi ne ha bisogno va personalmente a sceglierne uno confrontando i prezzi e le caratteristiche. Loro, per spingere all’acquisto, ti dicono che puoi pagarlo anche in comode rate; e poi, vedendoli, qualcuno si commuove e magari si convince di fare un’azione buona: la signora si fa un regalo e nello stesso tempo aiuta un povero giovane.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per il modo in cui si presentano e per quel loro sorriso istrionico, diversamente dai telefonisti dei call center questi non mi fanno alcuna pena, anzi direi che mi irritano alquanto. Negli anni sessanta e settanta c’erano quelli che vendevano a domicilio le enciclopedie o le batterie da cucina ma, all’epoca, le città piccole e le contrade non avevano librerie o supermercati e le visite potevano avere la funzione di avvicinare l’offerta alla domanda. Oggi trovi tutto nel raggio di due chilometri e, perciò, niente più vendita diretta di enciclopedie e pentole. Per la Vorwerk invece il tempo non passa: la visitina a casa funziona ancora.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ci credete? Un giorno ad uno di questi giovanotti ho cercato di spiegare che l’invadenza della loro azienda era inutile e fastidiosa, ma lui, intuendo che quella tentata vendita era ormai senza speranza, mi ha buttato in faccia la realtà. “Non è inutile”, mi ha detto. “Io, vendendo questi aggeggi, guadagno in media tremila euro al mese”. Oggi, a distanza di un anno da quell’incontro, tento di fare un rapido calcolo: se la provvigione sul prezzo di circa 1.000 euro fosse del 20%, basterebbe venderne uno ogni due giorni per arrivare a quella cifra. Dunque quel giovanotto in ghingheri non ha mentito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre scrivo, mi accorgo che è il 22 di dicembre. Siamo in prossimità del Natale: perdoniamo loro, anche se… sanno quello che fanno!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-1549711131786508990?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1549711131786508990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1549711131786508990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/12/folletto-da-citta_26.html' title='Folletto da città'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-nIbvhwtZdUQ/TvhU4KhFl_I/AAAAAAAAAic/3pqvLJnxCnw/s72-c/urlo+di+munch.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2075144184470366801</id><published>2011-12-15T19:18:00.000+01:00</published><updated>2011-12-15T19:36:12.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Fulvio Musso: Il notabile (racconto)</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Qualcuno nell’Ottocento aveva visto giusto sulla massa dei disoccupati che tengono bassi i salari, sulle crisi di sovrapproduzione che sistematicamente mandano in tilt il sistema economico e sulla tendenza degli stati all’espansione economica e militare. Nel momento in cui scriveva aveva visto giusto anche sulla spaccatura della società fra capitalisti e proletari; ma intanto, nel corso di un secolo, fra i due blocchi sociali, ad alcune categorie intermedie tradizionali - il medico, il notaio, il farmacista e il parroco – si sono aggiunte molte nuove figure che fanno da trait-d’union o da cuscinetto fra i due blocchi contrapposti. Fra di esse, anche quella del funzionario di banca.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;Secondo un certo schema, la società è come una piramide a gradoni: in quelli più alti ci sono ricchezza e prestigio, in quelli più bassi povertà e ordinarietà. Il desiderio di cambiare posizione è a senso unico, dal basso verso l’alto. Ma saltare più gradoni insieme è raro, in genere si cerca di risalire un gradone per volta, e il riuscire a frequentare le persone appartenenti al gradone immediatamente più in alto favorisce l’ascesa. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;Vi spiegherà tutto in modo più chiaro e gradevole l’amico scrittore Fulvio Musso, che per la seconda volta ho il piacere ospitare nel blog in qualità di… narratore eccellente.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;Cataldo Marino&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Il Notabile&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Racconto breve di Fulvio Musso (1)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MoOXomhLfDI/Tuo49dPzYXI/AAAAAAAAAh4/A4YaizQ-tjc/s1600/Fulvio+3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-MoOXomhLfDI/Tuo49dPzYXI/AAAAAAAAAh4/A4YaizQ-tjc/s1600/Fulvio+3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;La dottoressa Orietta Arrigoni aveva l'aspetto di quelle contadinotte che voltano il fieno con gagliardo vigore piuttosto che dell’aspirante funzionaria di banca. Probabilmente aveva sempre sognato di allevare marmocchi, friggere frittelle e ricamare tovaglioli a quadretti da picnic. Ma il destino, influenzato forse da un fondo schiena del tutto piatto e da due polpacci da rocciatrice, l'aveva avviata sulla gratificante strada della donna in carriera e i due ranocchietti sdentati che ammiccavano impertinenti dalla cornice sulla scrivania, non erano figli suoi, ma di suo fratello.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Come al solito, non ottenni dalla dottoressa l’investimento che sospiravo, ma rimediai comunque un contratto soddisfacente… per il suo Istituto. Peraltro si sa che i solerti impiegati che vengono designati dalle banche quali “nostri” consulenti finanziari, di fatto sono i “loro” consulenti anche se, in ultima analisi, lo stipendio glielo paghiamo noi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Dopo aver firmato tutte le scartoffie, mi restava almeno un’ora libera così approfittai dei rapporti ormai datati con la dottoressa Orietta Arrigoni per invitarla a prendere un caffè. Mi sembrava una normale richiesta dato che gli impiegati di quell’Istituto erano spesso in giro per caffè e aperitivi, ma l’aspirante funzionaria rifiutò un po’ goffamente riportandomi alla realtà del mio modesto deposito, non abbastanza importante da giustificare un simile invito. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Non avevo mai sospettato che certi accompagnamenti al caffè costituissero uno status symbol e quel giorno imparai quest’altra cosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;In seguito, quando entravo in un bar, cercavo d’individuare eventuali dipendenti delle banche locali e, in breve, imparai a riconoscerli con la stessa facilità con la quale si becca un poliziotto in borghese. Arrivai a distinguere persino il semplice consulente dal funzionario e, di conseguenza, l’importanza del cliente accompagnatore. Col tempo limitai la mia attenzione alle categorie più alte dove riconoscevo alcuni noti ricconi locali oltre ai notabili storici quali la farmacista, l’avvocato sindaco, il dentista, una consigliera provinciale e, su tutti, il concessionario d’auto.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Dalla consistenza della schiuma sul cappuccino, notavo il diverso prodigarsi dei baristi e, dai sorrisi dipinti sui denti, scoprivo la finta cordialità con la quale i notabili degnavano il mio saluto. Sapevo che mai avrei potuto entrare in quel novero di eletti, tuttavia aumentai le parcelle delle mie consulenze professionali, mi ridussi il budget mensile e incontrai sempre più spesso la dottoressa Orietta Arrigoni cui consegnavo tutti i miei risparmi. Quando mi confidò la sua imminente nomina a funzionaria, considerai la cosa come un chiaro segno del destino e decisi, lì per lì, che sarei diventato un notabile di prima categoria… non c’erano santi né madonne!&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ed eccomi –finalmente!– mentre giro tutti i bar del paese, riverito dagli avventori, leccato dai baristi, lisciato dalle cameriere, masturbato dai gerenti, salutato con deferenza dai vip e, ovviamente, accompagnato dalla funzionaria Orietta Arrigoni.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Per la verità, ho incrementato poco o nulla il mio conto in banca. Ho semplicemente ascoltato i suggerimenti della mia consulente finanziaria sull’opportunità di diversificare il più possibile gli investimenti. Infatti ho diversificato al massimo e devo dire che il suo culo non è poi così piatto.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;(1) L’autore ha depositato e pubblicato i suoi scritti su riviste e siti pubblici e sul sito personale “Il suonatore di penna" (&lt;a href="https://sites.google.com/site/fullmusso/home"&gt;https://sites.google.com/site/fullmusso/home&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 – all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2075144184470366801?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2075144184470366801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2075144184470366801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/12/fulvio-musso-il-notabile-racconto.html' title='Fulvio Musso: Il notabile (racconto)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-MoOXomhLfDI/Tuo49dPzYXI/AAAAAAAAAh4/A4YaizQ-tjc/s72-c/Fulvio+3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-7778710939290132078</id><published>2011-12-13T12:05:00.000+01:00</published><updated>2012-01-03T15:09:09.347+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Edward Sapir: Cultura genuina e cultura spuria</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HOpSfYb1RM8/Tucx8G_p2AI/AAAAAAAAAho/CL2O7TFIDY0/s1600/sapir1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-HOpSfYb1RM8/Tucx8G_p2AI/AAAAAAAAAho/CL2O7TFIDY0/s200/sapir1.jpg" width="142" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;“La cultura genuina non è necessariamente alta o bassa, ma solo essenzialmente armoniosa, equilibrata, soddisfacente in se stessa E’ l'espressione di un atteggiamento, riccamente variato e comunque unificato e consistente, verso la vita, un atteggiamento che scorge il significato di ciascun elemento di civiltà nel suo rapporto con gli altri. E’ una cultura, in cui nulla è senza significato spirituale, in cui non una parte importante del generale funzionamento porta con sé un senso di frustrazione, di sforzo mal diretto o non simpatetico. Essa non è un ibrido spirituale di toppe contraddittorie, di compartimenti-stagno della coscienza che evitano di partecipare a una sintesi armoniosa. (…) Se detesta la schiavitù, essa sente il dovere di un ridimensionamento economico che possa ovviare alla necessità del suo impiego; non fa gran mostra, nei suoi ideali etici, di una opposizione intransigente alla schiavitù soltanto per introdurre ciò che corrisponde al sistema schiavistico in taluni settori del suo meccanismo industriale. (…) Se inclina a smantellare le istituzioni religiose, è anche pronta a fare a meno delle case religiose istituite. (…) Non cura l'istruzione dei suoi figli in ciò che sa inutile e non vitale sia a loro che alla propria vita matura, né tollera mille altri ‘compromessi spirituali’ che sono manifesti nella vita americana di oggi.”&lt;br /&gt;(E. Sapir, linguista e antropologo statunitense, 1884-1939) (1)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;*&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, gradualmente, tutti i popoli hanno preso a modello di riferimento, economico e culturale, gli Stati Uniti. Eppure proprio da quel paese erano partiti i primi segnali dei pericoli insiti in quel modello. Il sociologo Thorstein Veblen già nel 1899 aveva denunciato le cause e le possibili derive di un consumismo, basato su una esasperata competizione sociale. L’antropologo culturale Edward Sapir, dopo un quarto di secolo, a quella denuncia ne aggiungerà un’altra: quella di una società economicamente efficiente, ma incapace di esprimere una cultura genuina, cioè organica ed aderente alle aspirazioni degli individui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cultura americana dà veramente rilievo al principio dell’uguaglianza politica e sociale? A giudicare dai discorsi ufficiali dei loro Presidenti e dalle linee ispiratrici di giornali e televisioni, sembrerebbe non esserci alcun dubbio: gli Usa sono la patria delle pari opportunità e dunque almeno di una 'certa forma’ di uguaglianza. Eppure tutti sappiamo del persistere di una sottile discriminazione razziale e dell’emarginazione dei negri (evito la recente, insulsa variante lessicale del termine) nei quartieri delle grandi città. Siamo dunque di fronte ad una società adagiata su una comoda ipocrisia: nel 2009 elegge un presidente negro, ma ai livelli più bassi il colore della pelle ha ancora la sua importanza.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A parte una lunga storia della cinematografia contro i nativi “pellerossa” e gli esempi fatti a proposito dei negri, ci troviamo chiaramente di fronte ad una cultura ‘spuria’ in cui idee e sentimenti opposti, parole e fatti, pubblico e privato, entrano perennemente in conflitto. Sapir si addentra poi anche nei meccanismi economici, sostenendo che la forma estrema assunta dall’economia capitalistica in quel paese è in qualche modo assimilabile allo schiavismo. Più avanti nel saggio in questione dirà che la vita di una telefonista, che non sa esattamente a cosa serva esattamente il suo lavoro, è “inautentica”, non corrispondente alla sua interiorità, e dunque molto peggiore di quella di un indiano d’America che risolveva il suo problema economico con la pesca al salmone.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo punto dobbiamo porci un'altra domanda, non esplicitata da Sapir nel breve saggio del ’24, ma alla quale egli dedicherà un altro articolo nel 1932 dal titolo &lt;em&gt;Cultural Anthropology and Psychiatry&lt;/em&gt;. Poiché di esso non è disponibile la traduzione in italiano, ho potuto coglierne solo le linee essenziali, ma queste hanno rafforzato in me l’idea secondo la quale esiste un nesso abbastanza stretto fra una società “spuria” (non armoniosa e non equilibrata) ed una larga diffusione di stati di disagio psichico individuali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La psichiatria, prima di assegnare ai meccanismi biologici ed alle terapie farmacologiche un ruolo dominante, con Freud aveva incardinato nel ‘sociale’ il problema delle varie forme di patologia. Su quel versante però essa trovava solo una componente della psiche, quella dei valori morali ufficiali. Sull’altro versante si trovava ancora qualcosa che apparteneva all’eredità genetica dell’individuo: gli istinti; in primo luogo, e non senza una certa esagerazione, quello sessuale. A mediare fra i due era deputato l’io razionale, il quale naturalmente poteva riuscire o meno nel suo compito. La patologia era dunque il frutto di uno scontro fra la natura, protesa sempre verso la piena libertà di espressione delle pulsioni primordiali, e le regole del vivere sociale, che tendono ad inibire questa libertà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’approccio antropologico-culturale di Sapir, pur non negando l’incidenza delle forze istintuali di amore ed odio, di vita e di morte, assegna invece ad esse un ruolo secondario. In base a questa diversa impostazione il disagio dell’individuo sembra sorgere non tanto da un conflitto fra gli istinti inconsci e un Super-io morale, ma dai contrasti di una duplice, o addirittura molteplice, educazione morale, derivata da più figure autorevoli e gruppi sociali influenti, portatori di norme e valori antitetici.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Uno psicologo, del cui nome nella mia memoria s’è persa traccia, ha raffigurato il cervello umano a un nastro di registrazione a più piste, capace di memorizzare contemporaneamente cose diverse. Quando a un bambino il papà dice che il dolce fa male ai denti e nello stesso momento la mamma sostiene che in fondo basta lavarseli spesso, il bambino memorizzerà entrambe le risposte e, quando sarà adulto, di fronte ad un dolce non saprà quale dei due insegnamenti utilizzare.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Finché si tratta di cose simili il dilemma si risolve con facilità, ma quando si tratta di scelte di maggiore rilievo, cominciano i guai. Ad esempio, l’amore è un sentimento di bene che ha come sbocco naturale i rapporti sessuali oppure un desiderio di godimento che può giustificare anche un atto di sopraffazione? Se il giovane adolescente in famiglia e a scuola ha imparato ad avere rispetto per l’altro sesso, ma dal web e nei discorsi fra amici ha imparato ad agire da predatore, qualche anno più tardi, di fronte alle situazioni concrete, sarà indeciso nella scelta fra i due modelli di comportamento perché, scegliendo uno dei due, contravverrà all’altro. Se avrà un atteggiamento molto rispettoso verrà meno al modello interiorizzato dagli amici, mentre se sarà aggressivo verrà meno al modello acquisito in famiglia e a scuola. Nell’un caso e nell’altro, la scelta sarà causa di sofferenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Quando si vive in una società non genuina, le cause di sofferenza come quella appena citata saranno tante. Per molte si troveranno intelligenti compromessi, ma non sempre ciò sarà possibile. Ci sono percorsi che alla fine conducono a un punto di rottura, e da questo potrebbe derivare una angosciosa indecisione cronica. Oppure si può giungere alla soppressione di uno dei modelli acquisiti, a vantaggio esclusivo dell’altro, la qual cosa può determinare forme più o meno serie di disturbi fobici o maniacali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(1) Il brano in corsivo&amp;nbsp;è tratto da un articolo pubblicato dall’antropologo culturale Edward Sapir nel 1924 sull’ “American Journal of Sociology” col titolo Culture, genuine and spurious e, in Italia, nel 1960, in “Antologia delle Scienze Sociali” (Il Mulino) col titolo Cultura e pseudocultura, da me inserito di recente alla pagina web&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=68&amp;amp;Itemid=33"&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=68&amp;amp;Itemid=33&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-7778710939290132078?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7778710939290132078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7778710939290132078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/12/edward-sapir-cultura-genuina-e-cultura.html' title='Edward Sapir: Cultura genuina e cultura spuria'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-HOpSfYb1RM8/Tucx8G_p2AI/AAAAAAAAAho/CL2O7TFIDY0/s72-c/sapir1.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-116691962665355771</id><published>2011-11-29T18:50:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T19:11:45.756+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Europa 2011, Mont Merkozy</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-aoe_CO0jm0c/TtUbnbR0LKI/AAAAAAAAAhg/hQ8ZN6MzwhI/s1600/Monti+Merkel+Sarkozy.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="168" src="http://4.bp.blogspot.com/-aoe_CO0jm0c/TtUbnbR0LKI/AAAAAAAAAhg/hQ8ZN6MzwhI/s320/Monti+Merkel+Sarkozy.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Col persistere della crisi finanziaria nei paesi europei più deboli e con il progressivo contagio ai paesi più forti, torna a farsi sentire la voce degli antieuropeisti, che vedono nella moneta unica il condizionamento delle politiche nazionali e quindi della democrazia. Si tratta di posizioni antistoriche, di persone che giudicano i singoli eventi in un contesto temporale troppo circoscritto. &lt;br /&gt;Il libero scambio delle merci e la libera circolazione delle persone in ambito continentale, oltre a frenare il ritorno a forme di nazionalismo che nel passato hanno portato a disastrosi conflitti bellici, hanno il merito di sostenere l’Europa nella difficile competizione con nuovi sistemi economici di grandi dimensioni demografiche e forti potenzialità economiche. &lt;br /&gt;Ma, al di là delle considerazioni relative al commercio internazionale, mettere in discussione il processo di unificazione politica e monetaria europea incide negativamente anche sul nostro modo di vivere quotidiano. A me non dispiace affatto poter confrontare con un’unica unità di misura i salari ed i prezzi nei vari paesi europei. E trovo giusto che un giovane italiano colga l’opportunità di guadagnare tremila anziché mille euro spostandosi in un altro paese, che un lavoratore tedesco possa programmare una vacanza sull’Adriatico conoscendone in anticipo il costo e che un esportatore siciliano possa sapere con certezza - senza gli intralci di un cambio instabile - quanto ricaverà dalla vendita degli agrumi nei supermercati di Berlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La speculazione finanziaria sta rallentando questo processo, ma non potrà bloccarlo né tantomeno invertirlo. In questo periodo lo si può solo gestire mediante politiche economiche concertate, capaci di proteggere i sistemi produttivi, i salari e i risparmi. Nessuno saprebbe, ritornando all’emissione di lire da parte dello Stato italiano, quale sarebbe il salario di un operario e quale il prezzo di un litro di latte, quante lire si ritroverebbe in banca chi vi ha depositato in euro il sudato tfr, quanto si ricaverebbe dalla vendita di una partita di merce con pagamento a due mesi e col prezzo nuovamente stabilito in marchi. &lt;br /&gt;So di mettermi, con queste idee dei raffronti e delle convenienze, in una logica mercantesca che per la mia formazione politica mi sta anche abbastanza stretta. Però anche chi sogna una forma di società ideale in cui il dare e l’avere fra l’individuo e la società non devono necessariamente coincidere, è costretto ad operare tenendo conto della realtà presente. Non si può guardare l’orizzonte senza stare attenti a dove si mettono i piedi, come non si può stare attenti soltanto a dove si mettono i piedi perdendo di vista l’orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I vantaggi del processo di unificazione europea non si fermano all’aspetto puramente economico. Essi consentono anche importanti raffronti fra i sistemi elettorali, amministrativi e fiscali, fra i sistemi di istruzione e di organizzazione del lavoro, fra le varie forme di welfare, fra i livelli di garanzia dei diritti civili, fra le regole di funzionamento del mercato. Non si tratta di copiare, ma di cogliere l’opportunità di far emergere più chiaramente i punti di forza e di debolezza di ciascun sistema. &lt;br /&gt;Sul piano politico la crisi ha comunque avuto in Italia un risvolto positivo. Ha costretto il 4° Governo Berlusconi a dichiarare il suo fallimento, ha costretto una opposizione eterogenea ad ammettere l’incapacità di proporre un programma unitario ed ha costretto l’uno e l’altra ad abbassare i toni dello scontro ed a cooperare per il bene comune. Certo l’azione del nuovo governo guidato da Mario Monti risulta lenta e, almeno per ora, di limitata efficacia: trattandosi di tecnici, ci aspettavamo ricette precise, prescritte senza bisogno di estenuanti patteggiamenti . Tuttavia il ruolo dell’Italia in Europa è almeno in parte tornato ad essere di primo piano e nei cittadini sembra risorgere una maggiore fiducia verso le istituzioni. Sono fattori che lasciano ben sperare. &lt;/div&gt;. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-116691962665355771?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/116691962665355771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/116691962665355771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/11/europa-2011-mont-merkozy_29.html' title='Europa 2011, Mont Merkozy'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-aoe_CO0jm0c/TtUbnbR0LKI/AAAAAAAAAhg/hQ8ZN6MzwhI/s72-c/Monti+Merkel+Sarkozy.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2083246279880368523</id><published>2011-11-22T11:45:00.001+01:00</published><updated>2011-11-22T12:15:26.700+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Fulvio Musso: "Il cadeau" (racconto)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;La narrativa, anche attraverso il particolare e l’immaginario, tende a cogliere alcune costanti del vivere umano, e tuttavia non vi è narrazione che si sottragga al suo tempo e non ne rispecchi ansie ed attese. E’ per questo motivo che da oggi il blog si apre, dopo la cinematografia, ad alcune incursioni nel campo della letteratura, nella quale interverrò solo di rado, per dare più meritato spazio ai contributi di alcuni ‘ospiti eccellenti’. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In primo luogo Fulvio Musso, autore di racconti di grande pregio letterario, del quale seguo costantemente le pubblicazioni sul web.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;L’autore ha depositato e pubblicato i suoi scritti su riviste e siti pubblici e sul sito personale “Il suonatore di penna" (&lt;a href="https://sites.google.com/site/fullmusso/home"&gt;https://sites.google.com/site/fullmusso/home&lt;/a&gt; ), dove li ha ordinatamente suddivisi in Racconti brevi, Racconti ‘fulminei’ (brevissimi), Raccolta privata (con vaghi riferimenti autobiografici), Noir-mistery-horror, Poesie, Arte varia, Storie di animali. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Gli scritti sono preceduti da un breve e simpatico Profilo personale.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;Cataldo Marino&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;* * *&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il cadeau&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Racconto 'fulmineo' di Fulvio Musso&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-qzUEM1Unl-I/Tst94CYEZiI/AAAAAAAAAhQ/6Jfaa3Jgoso/s1600/Fulvio+Musso+2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-qzUEM1Unl-I/Tst94CYEZiI/AAAAAAAAAhQ/6Jfaa3Jgoso/s1600/Fulvio+Musso+2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Achille Bompiani Della Guardia li aveva entrambi: il fascino del potere e il potere del fascino.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ovvio che le donne non gli mancassero. Tuttavia, al primo posto c’era sempre lei, la moglie: la santa. E, come per i santi, seguiva la processione… di sole donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;In quanto tale, un potente non può esimersi dai &lt;em&gt;cadeau&lt;/em&gt;, e per tacitare la coscienza e gli eventuali sospetti della veneranda, ogni volta che liquidava o premiava un’amante con un pregiato regalo, faceva altrettanto con la santa reliquia coniugale. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ma i potenti dispongono di ben poco tempo perché lo usano quasi tutto per gestire, conservare e consolidare il potere. Quindi, quale che fosse il &lt;em&gt;cadeau&lt;/em&gt; –un brillante, un abito da sera, una Smart– il facoltoso Achille si limitava a ordinarne due pezzi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quel pomeriggio, al circolo del golf c’erano proprio tutti, compresa la santa, entrata nei quarti di finale della categoria &lt;em&gt;lady&lt;/em&gt; e Achille sperò che, tanto lei quanto l’avvenente campionessa in carica, non notassero la singolare somiglianza delle rispettive, nuovissime attrezzature: mazze–sacca-scarpine.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Lui aveva già le sue gatte da pelare perché gli toccava vedersela col suo rivale di sempre, osso duro nel golf e irriducibile concorrente negli affari. Particolarmente antipatico quel pomeriggio per essersi presentato –odiosa coincidenza– con un elegante coordinato polo-gilet, del tutto simile al suo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2083246279880368523?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2083246279880368523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2083246279880368523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/11/narrativa-il-cadeau-di-fulvio-musso_22.html' title='Fulvio Musso: &quot;Il cadeau&quot; (racconto)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-qzUEM1Unl-I/Tst94CYEZiI/AAAAAAAAAhQ/6Jfaa3Jgoso/s72-c/Fulvio+Musso+2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-7595630954031900809</id><published>2011-11-16T23:53:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T13:47:10.789+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film da rivedere'/><title type='text'>Filmdarivedere: Fatti di gente perbene (1974)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bxB_-TJfrD4/TsTzkSh8GCI/AAAAAAAAAg4/aZ3Hj0Vv4f8/s1600/fernando+rey2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-bxB_-TJfrD4/TsTzkSh8GCI/AAAAAAAAAg4/aZ3Hj0Vv4f8/s1600/fernando+rey2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Fra il 1902 e il 1905 la famiglia del professore Augusto Murri è al centro dell’attenzione delle cronache giornalistiche. Il figlio Tullio e la figlia Linda vengono accusati, processati e condannati per l’omicidio del conte Bonmartini, marito di Linda. Di fatti di cronaca nera di tal genere ne accadono in tutte le epoche, ma questo fu seguito con particolare interesse per le sue implicazioni politiche e morali. &lt;br /&gt;Il prof. Murri era un docente di clinica medica di fama nazionale e nel contempo un rappresentante autorevole del partito socialista e della cultura laica, e l’omicidio commesso dai figli dimostrava , secondo le autorità politiche e religiose, che un’educazione familiare lontana dai principi del cattolicesimo portava inevitabilmente a comportamenti immorali e delittuosi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia della famiglia Murri l’ho conosciuta per merito del film “Fatti di gente perbene”, diretto da Mauro Bolognini nel 1974 e vincitore del David Donatello come migliore film e del Nastro d’argento per i migliori costumi. Eccezionali interpreti ne sono Fernando Rey (nella foto), Giancarlo Giannini, Catherine Deneuve e Corrado Pani. Il film è di altissima qualità artistica, ma a suscitare il mio interesse è stata soprattutto quella implicazione sul rapporto fra educazione ed etica a cui ho già in qualche modo accennato. &lt;br /&gt;Il prof. Murri viene descritto, tanto nel film quanto nelle note biografiche, quale uomo di alti principi e rigore morale: è molto stimato nell’ambiente universitario di Bologna, dove ricopre la carica di rettore, e nel 1891 viene nominato senatore del Regno e poi consigliere superiore della pubblica istruzione. Nel film e dagli atti processuali egli risulta incredulo per l’omicidio imputato ai figli, ma, in seguito alla confessione di colpevolezza da parte di Tullio, lo invita a rientrare dalla Svizzera e a consegnarsi alla giustizia. &lt;br /&gt;Il figlio è un giovane e brillante avvocato, con tutti i presupposti per diventare anche una figura di spicco del partito socialista. Ma ha un carattere impulsivo e passionale, poi è schiavo del gioco e infine… ha un attaccamento morboso per la sorella Linda; morboso a tal punto da far quasi pensare ad un rapporto incestuoso. &lt;br /&gt;Linda, anche se non bellissima, è una donna molto affascinante (prendo questa descrizione ed altre notizie relative al caso Murri dai numerosi articoli di Marina Marini sul sito &lt;a href="http://www.arcobaleno.net/"&gt;http://www.arcobaleno.net/&lt;/a&gt; ), ma pare che, disgustata dai tratti poco fini della personalità del marito, si sottraesse ai normali rapporti coniugali ed avesse invece una relazione duratura con un vecchio medico, di cui si era invaghita da ragazza. &lt;br /&gt;Le personalità dei due giovani e la ricostruzione minuziosa degli eventi attraverso le prove testimoniali inducono la giuria a supporre una piena complicità nella premeditazione del delitto. Ma in quale misura la loro personalità è collegabile al fatto che essi avevano avuto una educazione laica? Gli atti processuali, questo non ce lo possono dire e quindi offrono solo lo spunto per delle considerazioni più generali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente l’educazione familiare è molto importante nella formazione culturale e morale. Ma la componente religiosa è davvero così determinante? Quanto incidono anche la base caratteriale, l’educazione scolastica, le frequentazioni giovanili, i disturbi psichici individuali e infine, e più in generale, quei valori culturali latenti che spesso animano la società al di là di quelli di natura giuridica e sociale? &lt;br /&gt;Non si può disconoscere che l’inculcare nei giovani una netta distinzione fra atti dovuti, consigliati, leciti e illeciti, e il collegare a questi delle forme di premi e punizioni, immediate o lontane, può costituire una valida base per indurli in età adulta ad un maggiore rispetto delle regole sociali. Se premi e punizioni sono poi demandati a un essere che ‘tutto vede’, non c’è quella scappatoia dell’impunità, che invece è pensabilissima quando essi sono affidati unicamente alla giustizia umana, sempre fallibile ed eludibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa impostazione non è però tale da ricondurre in modo significativo gli atti delittuosi alla carenza di un’educazione religiosa. Nel 1897 Emile Durkheim rilevava come “La Spagna, l’Irlanda e l’Italia (…) fossero i soli paesi dove il numero delle uccisioni superava quello delle morti volontarie.” (E. Durkheim, Classici della sociologia, UTET 1977, pag. 415), eppure, almeno all’epoca, questi tre paesi erano caratterizzati da una penetrazione rigida e capillare delle istituzioni e dei principi religiosi in ambito familiare e scolastico. &lt;br /&gt;Oggi dalle statistiche dell’United Nations Office on Drugs and Crime (1) i più alti tassi di omicidi volontari per l’anno 2010 a livello mondiale sono segnalati nell’America del Sud (21/100.000 abitanti) e nell’Europa dell’Est (7/100.000), mentre nell’Europa occidentale c’è il tasso più basso (1,2/100.000). Anche in questo caso non è facile trovare delle correlazioni fra questi dati e delle cause specifiche, ma in generale sembra che una maggiore propensione all’aggressività etero-diretta (omicidi) sia da collegare all’instabilità economica ed istituzionale, mentre l’auto-aggressività (suicidi) è più diffusa nei paesi ricchi e con assetti sociali stabili. In ogni caso, accanto all’educazione familiare e in particolare quella religiosa, nell’analisi dei fatti delittuosi ci sono sicuramente fattori più incisivi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’oggetto di queste brevi riflessioni è troppo ampio e profondo per essere affrontato in tutti i suoi risvolti nella sede di un blog e, diciamo pure, da persona che non ha ancora analizzato il problema a sufficienza. Perciò, almeno per ora, mi limito alle poche considerazioni fin qui fatte. &lt;br /&gt;Aggiungo solo che la storia della famiglia Murri, per la sua emblematicità, ha stimolato molto la mia curiosità e che questo mi ha spinto a ricercare per diverse ore, nell’”Archivio informatico” del quotidiano La Stampa di Torino (giornale del quale anche per questo non finiremo mai di ringraziare abbastanza l’editore e l’attuale direttore), la cronaca del processo d’appello seguito giorno per giorno, da febbraio ad agosto 2005, dal giornalista a firma Cini. &lt;br /&gt;Per chi volesse vedere il film di Monicelli e, incuriosito come me, volesse approfondire la storia, ho appositamente pubblicato sul sito www.itineraricataldolesi.it le copie in pdf delle pagine relative agli atti processuali (2). Rileggerli è anche un modo per mettere a confronto la professionalità dei giornalisti del primo novecento con i molti “velinari” di oggi: non erano ancora in uso i registratori, eppure con l’ausilio di appunti stenografici riuscivano a dare tutti i dettagli e a riportare tutti gli interventi. Un altro raffronto possibile è quello dei principi del foro di un tempo con quelli di oggi: alcune delle arringhe della difesa venivano fatte in due udienze successive; e tale era la mole e l’ordine delle argomentazioni che il giornalista, diligentemente e opportunamente, suddivideva ogni articolo in più paragrafi. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;(1) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_intentional_homicide_rate"&gt;http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_intentional_homicide_rate&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: x-small;"&gt;(2) &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/images/stories/1211_01_1905_0170_0003_18187614.pdf"&gt;&lt;span style="color: #b45f06; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: x-small;"&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/images/stories/1211_01_1905_0170_0003_18187614.pdf&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; 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border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-8Yjf_hZ_dew/Tqb8lgvQCrI/AAAAAAAAAgs/2_aHjsirlgI/s1600/Feltri%252C+De+Gregorio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" ida="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-8Yjf_hZ_dew/Tqb8lgvQCrI/AAAAAAAAAgs/2_aHjsirlgI/s200/Feltri%252C+De+Gregorio.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Nell’ultimo post, fra i possibili interventi per mettere sotto controllo le spese dello Stato, ne avevo indicato uno per il quale la ragionevolezza era quasi pari all’assurdità: eliminare le Regioni anziché le Province. &lt;br /&gt;La ragionevolezza era di natura contabile: le regioni assorbono il 19% del bilancio statale per erogare ben pochi servizi e mantenere degli “onorevoli” che hanno gli stessi privilegi dei parlamentari, pensioni incluse. L’assurdità era di natura politica: per rinunciare alle regioni dopo la bocciatura delle macro-regioni, la Lega dovrebbe sciogliersi come neve al sole o essere messa all’angolo sia dalla destra che dalla sinistra. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Questa idea, ragionevole dal punto di vista economico ma destinata probabilmente a cadere nel vuoto, è stata sostenuta dopo due giorni, a sorpresa, nella trasmissione “In Onda” di LA7, anche da Vittorio Feltri, che di tutto può essere accusato - partigianeria o complicità col Governo Berlusconi e un taglio giornalistico disincantato che talvolta rasenta il cinismo - tranne che di essere uno sprovveduto. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Giovedì 20 ottobre scrivevo “&lt;em&gt;Si parla molto di eliminazione delle Province, ma, Lega permettendo, io guarderei eventualmente di buon occhio all’eliminazione delle Regioni (fino al 1970 non esistevano e nessun cittadino ne sentiva grande necessità). (…) A guardare le cifre, il confronto è facile: i trasferimenti di denaro dallo Stato a Comuni e Province ammonta a 15 mld, mentre quelli alle Regioni è di 86 mld&lt;/em&gt;.” &lt;br /&gt;(&lt;a href="http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/10/il-bilancio-dello-stato-secondo.html"&gt;http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/10/il-bilancio-dello-stato-secondo.html&lt;/a&gt; &amp;nbsp;) &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Sabato 22 Feltri, rispondendo ad una domanda di Luca Telese, diceva “&lt;em&gt;Segnalo che il debito pubblico ha cominciato a crescere vertiginosamente in coincidenza con l’istituzione delle Regioni. E quindi anche su questo potremmo fare una discussione approfondita, perché tutti vogliamo abolire le Province tranne la Lega, quando la maggiore fonte di spesa è proprio l’istituzione Regione&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://www.la7.it/inonda/pvideo-stream?id=i468301"&gt;http://www.la7.it/inonda/pvideo-stream?id=i468301&lt;/a&gt; &amp;nbsp;, dal minuto 12:45 al minuto 13:28 della trasmissione) &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;In quella trasmissione Feltri sottovaluta l’indignazione dei giovani e arriva a dire che non trovano occupazione perché non sono abbastanza preparati per svolgere un lavoro preciso. E, quando Concita De Gregorio gli dice che gli manderà allora centinai di migliaia di giovani che sanno fare bene un lavoro ma non lo trovano,&amp;nbsp;lui appare in evidente imbarazzo. &lt;br /&gt;Quando però ha parlato dell’origine dell’eccessivo indebitamento dello Stato, a mio avviso ha colto nel segno. I politici di destra lo avevano sempre imputato alle lotte operaie e studentesche degli anni Sessanta e Settanta, senza considerare che in quel periodo crescevano i salari e il welfare, ma cresceva anche l’economia. A infliggere il pesante colpo&amp;nbsp;al bilancio dello Stato fu in realtà l’istituzione dei nuovi e inutili centri di spesa regionali. Mi fa piacere che Feltri si dissoci, in questa analisi, dai liberisti a oltranza e dagli storiografi improvvisati. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;. &lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-5956402857887855256?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5956402857887855256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5956402857887855256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/10/in-onda-veritas.html' title='&quot;In Onda&quot; veritas'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-8Yjf_hZ_dew/Tqb8lgvQCrI/AAAAAAAAAgs/2_aHjsirlgI/s72-c/Feltri%252C+De+Gregorio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4732098775337081245</id><published>2011-10-20T11:43:00.000+02:00</published><updated>2011-11-17T13:28:24.905+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Il bilancio dello Stato secondo Tremonti</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Bilancio dello Stato per l'anno&amp;nbsp;2011 &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;(spese in miliardi di euro) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UoyaApNY1uk/TqBalrCD_sI/AAAAAAAAAgY/V-KzzKqZQr0/s1600/SPESE2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-UoyaApNY1uk/TqBalrCD_sI/AAAAAAAAAgY/V-KzzKqZQr0/s1600/SPESE2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Credo che, in un periodo in cui tutti siamo preoccupati per le manovre con cui lo Stato cerca di tagliare le spese e di rastrellare denaro fra i cittadini, sia giusto avere un’idea complessiva di come il denaro venga gestito. Non è cosa semplice perché, nell’elaborazione del documento contabile, la Ragioneria dello Stato va incontro a due opposti inconvenienti: o considera voci di spesa molto sintetiche e quindi poco chiare, oppure prende in considerazione voci di spesa molto analitiche, che non consentono una visione d’insieme. &lt;br /&gt;Nel rispetto di complessi metodi contabili, nell’uno e nell’altro caso essa non è dunque in grado di mettere il cittadino nelle condizioni di fare proprie valutazioni. Eppure la politica è determinata prevalentemente proprio dai criteri con cui lo Stato reperisce ed impiega parte della ricchezza prodotta sul territorio. &lt;br /&gt;Il prospetto qui proposto è di tipo sintetico ma, nonostante poche e irrilevanti riclassificazioni delle spese, non è arbitrario, perché ricavato dal documento ufficiale citato nelle note a margine. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;*-*-* &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alcune valutazioni sulle spese correnti.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) Poiché sono un insegnante in pensione ed ho vissuto, con sofferenza, la riforma scolastica di Luigi Berlinguer del 1999-2000, mi soffermo innanzitutto sulla voce “Dipendenti”. &lt;br /&gt;Nel prospetto analitico essa include 0,650 mld&amp;nbsp;per “Competenze accessorie al personale scolastico”: immagino si tratti del Fondo di Istituto, denaro dato a persone che il più delle volte trascurano la didattica per dedicarsi ad attività inutili (questa almeno è stata la mia esperienza). Se a questo aggiungiamo almeno 0,150 mld per le promozioni dei presidi e dei segretari scolastici a "Dirigenti", arriviamo a 0,800 mld (cioè 800 milioni di euro), che si potrebbero risparmiare togliendo i privilegi a questa casta “sindacale” (all’epoca delle promozioni i segretari generali dei sindacati scuola cgil, cisl e uil erano dei presidi!). &lt;br /&gt;Questo è quanto si potrebbe fare per quanto riguarda il personale della scuola, ma credo che situazioni analoghe si siano verificate negli ultimi anni anche negli altri ministeri.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) Si parla molto di eliminazione delle Province, ma, Lega permettendo, io guarderei eventualmente di buon occhio all’eliminazione delle Regioni (fino al 1970 non esistevano e nessun cittadino ne sentiva grande necessità). In entrambi i casi, soprattutto dopo la riforma nel 2001 del Titolo V della Costituzione sulle autonomie locali, si tratta di provvedimenti complessi e difficili. Però, a guardare le cifre, il confronto è facile: i trasferimenti di denaro dallo Stato a Comuni e Province ammonta a 15 mld, mentre quelli alle Regioni è di 86 mld. Non per nulla i loro “presidenti” sono diventati “governatori”. &lt;br /&gt;Le Regioni sono centri di spesa dove il clientelismo regna sovrano. Il federalismo della Lega si basa sul presupposto che il decentramento responsabilizzi gli amministratori, e invece io sono convinto che è più facile avere santi nelle amministrazioni locali che in quelle nazionali. E i santi, si sa, sono gli unici che possono fare miracoli.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) I politici attuali – argilla rispetto alle perle degli anni del dopoguerra&amp;nbsp;- di fronte alle difficoltà finanziarie rimettono sempre in discussione l’intero impianto previdenziale: la destra allungando all’infinito la vita lavorativa e la sinistra allargando il campo di applicazione del sistema contributivo. Nel primo caso i lavoratori attivi sarebbero "costretti" a non andare in pensione, nel secondo caso vi sarebbero, più semplicemente, "indotti" da pensioni molto basse. In entrambi i casi i giovani disoccupati sarebbero ulteriormente penalizzati nella ricerca di lavoro stabile. &lt;br /&gt;Anche nel settore previdenziale si possono però ottenere dei risparmi. Nelle voci analitiche dell’Inps figurano pensioni di invalidità per quasi 17 mld. Ora ognuno di noi conosce qualcuno che, pur fruendo di una pensione di invalidità, si dimostra perfettamente efficiente nella guida dell’auto, nel riempire carrelli al supermercato ed a volte&amp;nbsp;persino in… attività sportive: i giornali sono pieni dei casi più eclatanti di questo tipo. Fino a trenta anni fa, quando tutti stavamo un po’ meglio, i medici proponenti e le commissioni mediche di controllo recepivano con scioltezza le istanze dei furbetti, e giustificavano il fenomeno inserendolo impropriamente fra gli ammortizzatori sociali. Ma adesso che i giovani trentenni vanno a spasso, queste pratiche e questi ragionamenti non sono più tollerabili. &lt;br /&gt;Come intollerabili sono diventate le pensioni baby. Nel ’91 avevo già maturato 21 anni di servizio come insegnante. Potevo, come tanti, andare in pensione a soli 43 anni, ma non ci ho pensato minimamente: me ne sarei vergognato per tutta la vita, come un ladro!&amp;nbsp;Altri ne hanno invece approfittato, e poi si sono dedicati ad una seconda attività. &lt;br /&gt;Vogliamo sottoporre a nuova, più seria, visita&amp;nbsp;coloro che hanno ottenuto&amp;nbsp;le certificazioni di invalidità? E vogliamo togliere, a chi ha smesso di lavorare a quaranta anni e poi si è dedicato a un nuovo lavoro, una fetta della torta di cui indegnamente si nutre?&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;4) Una delle voci di spesa con maggiore incidenza è quella degli interessi. Fra le poste analitiche del bilancio statale figurano interessi per 67 mld su un debito pubblico di 1.900 mld. A gennaio 2010 il tasso di interesse sui bot annuali (che è sempre più basso rispetto ai titoli a più lunga scadenza) era dello 0,80%, a gennaio 2011 era del 2% e a settembre 2011 è arrivato al 4,15%. Colpa dei mercati internazionali, dice il governo. E invece no. Solo l’Italia, la Grecia e la Spagna hanno avuto questi contraccolpi della crisi, perché la speculazione ha colpito solo i Paesi in cui il debito cresce in modo smisurato rispetto al pil. &lt;br /&gt;In Italia il debito pubblico fra il 2001 e il 2011 è salito da 1.358 mld (dato della Banca d’Italia) a 1.900 mld (ultime stime). In questi anni è cresciuto dunque di circa 500 mld, cioè di circa il 40%, mentre il pil è cresciuto da 1.248 mld a 1.521 mld, cioè di circa il 22%. Il rapporto debito/pil è così passato da 1,08% a 1,18%. &lt;br /&gt;Beh, come si fa allora a risparmiare sugli interessi sul debito? &lt;br /&gt;Chi, stando al governo in questi ultimi dieci anni, ha fatto aumentare vertiginosamente il debito ed&amp;nbsp;i tassi di interesse, deve cedere il posto di comando a qualche persona più esperta, più dedita agli interessi collettivi, più seria nei rapporti politici nazionali e internazionali. E di specchiate qualità morali. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Note: &lt;br /&gt;1) Il prospetto è stato ricavato dalle pagine 3-11 del PDF pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato alla pagina web &lt;a href="http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Bilancio-s/Gennaio2011/5.analisi_delle_spese.pdf"&gt;http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Bilancio-s/Gennaio2011/5.analisi_delle_spese.pdf&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;2) Le spese sono qui elencate in modo sintetico, ma nella pagina web sopra indicata è possibile controllare le voci più analitiche, che meglio ne indicano la natura; &lt;br /&gt;3) Alla pag. 5 del PDF, alla voce “Trasferimenti a società di servizi pubblici”, qui “Poste, ferrovie e altre società pubbliche”, ho riscontrato un errore di mld 0,242 (!) tra l’importo&amp;nbsp;complessivo e la somma delle singole sottocategorie;&amp;nbsp;dei due valori nel prospetto ho&amp;nbsp;utilizzato&amp;nbsp;il primo, perchè coerente con&amp;nbsp;il totale delle spese correnti; &lt;br /&gt;4) Nella “Nota metodologica al Documento di economia e finanza 2011”, la voce “Consumi intermedi” viene descritta come il valore dei “beni e servizi consumati quali input in un processo produttivo”; &lt;br /&gt;5) Le spese qui esposte&amp;nbsp;fanno parte del Bilancio di&amp;nbsp;previsione&amp;nbsp;e quindi non includono quelle stabilite nelle successive manovre correttive. &lt;br /&gt;. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4732098775337081245?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4732098775337081245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4732098775337081245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/10/il-bilancio-dello-stato-secondo.html' title='Il bilancio dello Stato secondo Tremonti'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-UoyaApNY1uk/TqBalrCD_sI/AAAAAAAAAgY/V-KzzKqZQr0/s72-c/SPESE2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-1705865041604893798</id><published>2011-09-26T19:27:00.021+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.462+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Bossi, Venezia 18 settembre 2011</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--2nnOK9flGQ/ToC2sTsfCGI/AAAAAAAAAgM/xXo6RdytNM8/s1600/lega_nord_raduno_2011_03.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 115px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656722004294699106" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/--2nnOK9flGQ/ToC2sTsfCGI/AAAAAAAAAgM/xXo6RdytNM8/s200/lega_nord_raduno_2011_03.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il pendolo leghista, che oscilla fra la secessione e il federalismo a seconda di come tira il vento, una settimana fa s’è fermato. Il leader di quel fazzoletto di terra che confina a nord con le pendici delle Alpi e a sud con la riva &lt;em&gt;gauche&lt;/em&gt; del Po (perché dalla riva &lt;em&gt;droite&lt;/em&gt; in giù è storia ben diversa), è salito sul palco di Venezia e, per le genti che hanno momentaneamente messo nel cassetto la tuta e indossato una camicia verde, ha recitato come al solito il suo credo.&lt;br /&gt;Su alcune pagine web, quel giorno, vicino al nome di Bossi era proposta “la diretta”, e così ho potuto vedere l’eroe varesotto mentre parlava il suo incerto italiano, con alle spalle un enorme dipinto simil-fascista, un braccio legato al collo e un altro che si alzava minaccioso, per denunciare che… Che in Italia non c’è democrazia, che i giornali(sti) sono “stronzi”, che i lombardi e i veneti, indigeni ed allogeni (vedi per tutti Rosy Mauro), vogliono la secessione e infine che, se quest’ultima non è possibile ottenerla con un referendum, ci sono pur sempre milioni di militanti pronti a trasformarsi in milioni di militi.&lt;br /&gt;Nessun timore per tutto questo. Sono slogan che ripete da trent’anni accompagnandoli con faccia feroce e gesti triviali, ma poi resta sempre fermo lì, al palo. Dove sono, infatti, i numeri? Dove sono le armi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle urne, alle regionali del 2010, in Veneto, di schede verdi se ne sono ritrovate una su tre (1/3); una su quattro (1/4) in Lombardia; una su sei o sette (1/6) in Piemonte, Emilia e Friuli; una su dieci (1/10) in Liguria; una su venti (1/20) in Toscana, Umbria e Marche! Dove sono, dunque, i numeri? Il referendum ventilato è poi illegittimo in base all’articolo 138 della Costituzione. Ma, se pure, in via puramente ipotetica, riuscisse in qualche modo a farlo, i voti reali di cui dispone ed i sondaggi dicono che la consultazione lascerebbe le cose come stanno. Appare allora evidente come la stramba idea non sia che un semplice… &lt;em&gt;“bluff”&lt;/em&gt; e che, a giocare e scoprire le carte, i promotori la pagherebbero cara. Tanto più cara quanto più alzassero la posta in gioco, e cioè l’ampiezza del territorio e delle popolazioni coinvolte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho in altre occasioni osservato come i voti leghisti abbiano avuto nel corso degli anni un “andamento ciclico con trend negativo” e come siano stati racimolati in prevalenza nelle campagne più che nelle città. Ma le rivoluzioni - tanto quelle sociali quanto quelle indipendentiste - sono sempre partite dalle grandi città, e non dalla provincia o dai borghi o dalle campagne. Conosco le gloriose “Cinque giornate di Milano” e le “Quattro giornate di Napoli”, ma mai ho sentito parlare delle quattro, o cinque, giornate di Sondrio o Benevento. E poi, dove sarebbero le armi? Nelle fabbrichette dei commendatur, che le canottiere di Bossi le mettono solo sulle isole felici del Pacifico? O nei cascinali, sotto il culo delle mucche?&lt;br /&gt;Probabilmente le armi non ci sono, ma se davvero ci fossero, ci sarebbero anche gli estremi per riconoscere nel partito leghista una associazione “&lt;em&gt;che persegue scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare&lt;/em&gt;”, le quali “&lt;em&gt;sono proibite&lt;/em&gt;” (art. 18 Cost.). Organizzazione, scopi politici (contrari all’art. 5 della Costituzione), simboli (inno, bandiera e alzabandiera), divisa e infine armi; in una parola un nuovo “squadrismo”; cos’altro occorrerebbe per schiaffarli in galera?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secessionismo e la minaccia della forza sono ormai, come si diceva, slogan vecchi e un po’ consunti. Ma nel comizio di Venezia c’era, nascosto fra le pieghe, anche qualcosa di nuovo, del quale lì per lì non si nota la rilevanza.&lt;br /&gt;La pedagogia moderna tende a valorizzare la comunicazione mediante immagini per l’immediatezza e la facilità con cui viene recepita, ma io penso che ciò vada a scapito della riflessione. E’ per questo che ho pensato di "sbobinare" (così si diceva quando ancora si usava il registratore) il comizio e ricavarne una pagina che offrisse l’opportunità di valutare, in tempi più adeguati, quei messaggi che - nel frastuono degli applausi, nello sventolio di bandiere e nell’impeto teatrale dell’oratore – spesso sfuggono all’attenzione dello spettatore, fisico o virtuale che sia.&lt;br /&gt;Lasciando da parte i consueti intoppi linguistici ed alcuni blackout logici - che pure appaiono evidenti a un qualunque lettore di media cultura - poniamo ora la dovuta attenzione a una nuova argomentazione dell’oratore: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;“&lt;em&gt;Se l’Italia va giù, la padania vien su&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’affermazione è la dimostrazione lampante del fatto che Bossi &amp;amp; C. non possono più, per legge (&lt;em&gt;infedeltà&lt;/em&gt; alla Costituzione), fare i ministri. Basti per questo un sillogismo:&lt;br /&gt;a) Bossi vuole fortemente che la valle padana venga su;&lt;br /&gt;b) la valle padana viene su, se l’Italia va giù (è lui a dirlo);&lt;br /&gt;c) Bossi, ergo, non può che desiderare che l’Italia vada giù.&lt;br /&gt;E’ cioè un ministro che rema contro lo Stato, di cui, in modo ingannatore, si fa rappresentante.&lt;br /&gt;Questo non è un “giochino” logico. Credo che egli non si limiti ad essere contento che in Italia ci siano problemi di declassamento del debito pubblico, di grave disoccupazione giovanile e di instabilità politica. Molto probabilmente lavora proprio per questo! Fa il doppio gioco!&lt;br /&gt;Basta o non basta per prenderlo a calci in culo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Documenti.&lt;/strong&gt; E’ possibile rivedere il comizio finale tenuto da Bossi a Venezia il 18 settembre 2011 su: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=a9y3J1hc8rM"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=a9y3J1hc8rM&lt;/a&gt; (gli ultimi minuti del video evidenziano bene la stanchezza e il disorientamento dell’uomo politico). Qui di seguito inserisco inoltre la fedele trascrizione del discorso cui accennavo. Può essere utile per una più approfondita analisi da parte degli amici lettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Mi chiedevo 'Chi è quel genio che ha trovato la soluzione? Secessione'. Ehhh, ehhhh, come si fa a restare in un paese… (“Se-ces-sio-ne”, Se-ces-sio-ne” ), come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo anche la democrazia? Giorno per giorno. Se qualcuno pensa che il fascismo è finito, mi sembra che è ritornato; con altri nomi, con altre facce, però… Addirittura hanno aggredito i corridori del Giro di padania, ehhh. Per dirvi come è finito il sistema italiano: non è più neppure in grado di essere democratico.&lt;br /&gt;Ebbene, non c’è – che siano dei vigliacchi è fuori discussione – ma non c’è il minimo dubbio che i popoli vincono sempre. Non vincono gli eserciti, vincono i popoli, alla fine, ehhh. E quindi bisogna trovare la via democratica per – forse quella referendaria – perché un popolo storicamente importante, dignitoso, lavoratore, che fino adesso è stato costretto a mantenere l’Italia, non allegramente, eh?, noi non è che siamo contenti di mandare a Roma un treno di soldi al giorno, no? Siamo stati costretti. Però è evidente che così non si può andare avanti. D’altra parte, se l’Italia va giù, eh?, la padania vien su, non c’è santo che tenga.&lt;br /&gt;Sono coltelli, i giornali sono dei grandissimi stronzi, sono degli Jago, sono degli Jaghi. Jago era quello che nell’opera verdiano parlava male continuamente della donna di un amico finché, finchè diciamo, fece provocare una tragedia. Gli Jago della carta stampata, che raccontano bugie sistematicamente, adesso stanno un po’ esagerando. Ho visto che, non potendo attaccare me, attaccano anche la mia famiglia. Sono dei delinquenti. E sì, devo dire ai nostri Jago che le cose cambieranno perché, quando finiscono i soldi, la gente perde la pazienza, e come se la perde, non si fa mica fermare da quattro saltimbanco che minacciano in strada la gente comune, che va a picchiare i corridori. Quattro saltimbanc.&lt;br /&gt;Vi devo dire a proposito che in primavera ci sarà la prossima manifestazione, una grande manifestazione come quella che abbiam fatto sul Po. Eh, questa volta però non sarà sul Po. No, non lo dico ufficialmente, pubblicamente, per non dargli, per non dargli la soddisfazione ai giornalisti, che così sanno prima. Sapranno dopo, dopo i nostri militanti. Quella sarà una grande manifestazione.&lt;br /&gt;Abbiamo salvato le pensioni, tanto per dirne una. Se non c’eravamo noi, mi sa che questa volta l’Europa, i poteri quelli van da soli, eh?, i poteri forti, l’Europa, tutti i partiti italiani. E’ un mondo alla rovescia: la sinistra dovrebbe salvare le pensioni, e invece era dall’altra parte. Per fortuna c’era la vecchia Lega che le pensioni ha messo il veto, nonostante che Casini dice “Bossi mostra il dito”. Si, si, mostro il dito perché sono soldi di chi ha lavorato una vita e ha pagato una vita, e ha diritto di avere la sua pensione. Adesso addirittura non vuole più neppure, i sindacati volevan mangiarsi anche le pensioni, ehhh. Calma, calma, è bastata la vecchia Lega. Eravamo in pochi, però in pochi si son dati da fare.&lt;br /&gt;Molti sono i popoli amici della padania, sono molti. Ogni giorno abbiamo un popolo nuovo che dice “Avete ragione. Come avete fatto a sopportare un peso così grave?”. Tutti i nostri soldi costretti a regalarli, con gli altri che se li mangiano anche, e sa la ridono sotto i baffi. Ebbene, tutto arriva, alla fine tutto arriva a bersaglia. Noi siamo qui per dire che da adesso in avanti ritorna la grande battaglia per la lotta, la grande lotta di liberazione, per la libertà dei nostri popoli, i popoli padani (“Se-ces-sio-ne”, “se-ces-sio-ne!). Ehhh, ehhh. Ebbé!&lt;br /&gt;Ho visto subito che quel signore lì che ha scritto “Secessione” è un genio, ha capito qual è la soluzione. Però piano piano, ragazzi, uno può sognare, illudersi che possa cambiare qualcosa senza fare la secessione, senza fare i cambiamenti che si poi diventa necessario. Un popolo non può vivere schiavo del centralismo politico, no non può vivere. I popoli hanno diritto alla loro libertà, soprattutto noi. Abbiamo diritto alla nostra libertà… E abbiamo anche la forza per ottenerla, se fosse necessario.&lt;br /&gt;Fratelli padani, la prossima volta che ci vedremo, in un…, in posti bellissimi, la grande manifestazione, ma prima di allora alcune cose, alcuni diritti saranno già stati presi. Innanzitutto in via referendaria. Ehhh, bisogna che tutti noi si abbia, gli altri fan questo ragionamento: “Noi non gli diamo la possibilità di far le cose democratiche. Così, se vogliono, devono combattere”. State attenti, perché in padania ci sono milioni di persone disposte a combattere per la pada…, per la libertà della padania. Eh, Padaniaaaa! Padaniaaaa!&lt;br /&gt;(“Auguriiii!”- Bossi fa le corna). Quali auguri? Io è trent’anni che non faccio più gli anni. Va bene. Auguri perché guarisca subito il braccio. E’ già tutto fatto, ehhh, mi sono già fatto operare, adesso manca solo che passi il dolore, e basta. Ricordatevi, non correte mai giù dalle le scale a casa vostra con le ciabatte, rincorrendo i figli, soprattutto quelli più piccoli, che vanno da tutte le parti, se no vi fate male come mi son fatto male. Però, alla fine, quando appena passerà il dolore, fra pochi giorni, sarò guarito. Vabbé, grazie, grazie, grazieee. Vabbè, un abbraccio, passiamo ad altro."&lt;/em&gt; (Umberto Bossi, Venezia, comizio conclusivo della Festa del 18 settembre 2011)&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-1705865041604893798?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1705865041604893798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1705865041604893798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/09/bossi-venezia-18-settembre-2011.html' title='Bossi, Venezia 18 settembre 2011'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--2nnOK9flGQ/ToC2sTsfCGI/AAAAAAAAAgM/xXo6RdytNM8/s72-c/lega_nord_raduno_2011_03.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-1200587356472440885</id><published>2011-09-08T19:39:00.019+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.460+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Classi sociali e classi di età</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kKPAWTOKWkA/Tmj-CsfSFMI/AAAAAAAAAgE/ncN9askdXqM/s1600/TOR3BLOG.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 189px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5650045054791849154" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-kKPAWTOKWkA/Tmj-CsfSFMI/AAAAAAAAAgE/ncN9askdXqM/s200/TOR3BLOG.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;L’ultima a dirlo è stata Giorgia Meloni: vecchi e adulti devono accettare un più basso tenore di vita per garantire un futuro ai giovani. Lei, ministra della Gioventù, queste cose le sa bene; se pure non le avesse imparate in un istituto professionale alberghiero, ne avrà di sicuro sentito parlare ripetutamente dal prof. Tremonti.&lt;br /&gt;Su questa tesi io nutro però dei dubbi. Se a un pensionato viene decurtata la pensione di 400 euro mensili, l’Inps ne ricava un risparmio equivalente. E se il salario di un operaio viene decurtato di 300 euro, è il datore di lavoro a ricavarne un risparmio. Ora, se l’uno e l’altro fossero sicuri che questi 700 euro finissero nelle tasche dei figli, credo che non opporrebbero grande resistenza. Ma purtroppo, per le stranezze della nostra politica, è difficile avere fiducia sulla correttezza di questo travaso. Il denaro risparmiato dall’Inps potrebbe finire nel calderone del bilancio dello Stato, mentre il denaro risparmiato dall’imprenditore potrebbe essere investito in una villa con piscina. Parte di quegli euro, inoltre, dopo qualche giro o raggiro, potrebbe finire nelle tasche dei politici di turno. Così facendo, evidentemente, non risolveremmo il problema dei giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Meloni forse sorriderà all’idea di circoscrivere i calcoli al “qui ed ora” e sciorinerà subito la teoria della gobba pensionistica del 2030, con tanti pensionati e pochi lavoratori attivi. La stessa persona che a giugno non sapeva minimamente cosa sarebbe accaduto in luglio, pretenderà di dirci ora cosa accadrà fra 19 anni: sulla base di statistiche demografiche ed economiche, s’intende. Con ciò ritiene infatti di poter prevedere se la natalità continuerà a diminuire o invece aumenterà; se vivremo fino a 120 anni, come spera di sé Berlusconi, o invece verrà fuori qualche piccolo virus che ci stronca molto prima; se ci saranno o no guerre; quali progressi ci saranno nelle tecniche di produzione e, di conseguenza, quanti saranno i lavoratori occupati e disoccupati.&lt;br /&gt;In realtà lei sa tutte queste cose esattamente allo stesso modo in cui noi anziani, nel 1990, sapevamo cosa sarebbe accaduto vent’anni dopo. Indottrinati, ai tempi della “Milano da bere”, coi fulgidi scenari liberisti e l’inarrestabile crescita delle libertà e della ricchezza, ci siamo poi ritrovati di fronte una realtà ben diversa: vaste sacche di povertà e disoccupazione, i ripetuti attacchi alle libertà dei lavoratori, razzismo, terrorismo e guerre preventive. Come si vede, non è poi così facile prevedere il futuro in base alle proiezioni statistiche. Le variabili della storia sono troppo numerose per poter essere controllate nei periodi lunghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dunque la Meloni vuole veramente aiutare i giovani, non dica più loro, con la leggerezza che contraddistingue la sua fazione, che in futuro non avranno la pensione perché i padri oggi stanno troppo bene. Perché questa è una grossa bugia, ed anche perché seminare zizzania fra padri e figli è mestiere del diavolo, e non dei cristiani. In un paese come l’Italia, poi, con certe sue peculiarità culturali, questo tipo di ingiustizie difficilmente può annidarsi nella famiglia. Credo che abbia origine altrove, forse nella forte, intollerabile discrepanza fra quel 10% di famiglie che possiede il 45% del patrimonio nazionale (i ricchi) e quel 50% di famiglie che ne possiede solo il 10% (i poveri) (1). Conosciamo gli studi di Pareto in materia di reddito, ma non per questo di fronte a ciò cessiamo di stupirci ed indignarci.&lt;br /&gt;Immagino la signora Meloni, inorridita, dire che con queste argomentazioni si mette in dubbio la proprietà privata! Ebbene, non volevo dire esattamente questo: ho preso in considerazione la distribuzione della proprietà, solo perché essa è in buona misura indicativa del reddito. Ma, se pure così fosse, ricorderei che la proprietà privata non è un istituto giuridico universalmente valido nello spazio e nel tempo. La Storia l’ha creato e la Storia lo può cancellare. E pazienza se la “ricchezza delle nazioni” crescerà un poco più lentamente: vuol dire che quel 10% di famiglie di cui parlavamo prima rinuncerà a qualcosa. La ricchezza oltretutto è vissuta in modo diverso a seconda di come è distribuita. Se c’è equità, nessuno rincorre il superfluo, “vanità delle vanità”.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;(1) &lt;em&gt;C’è un 10% di famiglie che possiede in media un patrimonio di un milione e mezzo di euro e c’è un 50% di famiglie che possiede in media un patrimonio di 70.000 euro. Al rimanente 40% tocca il 45% del patrimonio. Si tratta della classe media: finché una classe media ci sarà! (I dati sono della Banca d’Italia, dic. 2010, riferiti al 2008. Fonte:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/banca-ditalia-il-45-della-ricchezza-in-mano-al-10-della-famiglia/82840/"&gt;http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/banca-ditalia-il-45-della-ricchezza-in-mano-al-10-della-famiglia/82840/&lt;/a&gt; ).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 – all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-1200587356472440885?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1200587356472440885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/1200587356472440885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/09/classi-sociali-e-classi-deta_6991.html' title='Classi sociali e classi di età'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kKPAWTOKWkA/Tmj-CsfSFMI/AAAAAAAAAgE/ncN9askdXqM/s72-c/TOR3BLOG.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-5502112986769508351</id><published>2011-08-26T18:21:00.019+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.476+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Eboli. Non fu Cristo a fermarsi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qSy4xq8fF34/TlfJIX1WGEI/AAAAAAAAAfU/c6prxalLeds/s1600/Aeroporti%2Bit%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 158px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5645201803606104130" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-qSy4xq8fF34/TlfJIX1WGEI/AAAAAAAAAfU/c6prxalLeds/s200/Aeroporti%2Bit%2B3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Carlo Levi, finito dal Piemonte in Basilicata per attività antifascista, nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” ha tratteggiato in modo suggestivo le arretratezze della comunità di cui fu ospite e volle sottolinearne l’enorme divario con la sua Torino. Lo fece naturalmente da narratore, non aveva alcun obbligo di indagare sulle cause di tale divario; da quanto mi rimane in mente della lettura del suo romanzo autobiografico, mi pare che, sia pur involontariamente, sia caduto nella trappola delle differenze di mentalità e di costumi, lasciando un po’ sullo sfondo le radici storiche e strutturali di quell’arretratezza: il titolo del libro ne è un segno.&lt;br /&gt;Non credo che Cristo si sia fermato ad Eboli. Come poteva fare ciò, colui che ha detto che la fede sposta anche le montagne? No, Cristo ha raggiunto e penetrato gli animi degli abitanti della Lucania e delle altre regioni del sud almeno quanto quelli delle regioni del nord.&lt;br /&gt;Coloro che si sono fermati ad Eboli sono stati invece Cavour, Giolitti ed i loro eredi, gente un po’ meno magnanima. Non è che si siano fermati loro personalmente, hanno fatto fermare le ferrovie, le strade, le scuole e le banche e, quando queste invece di fermarsi hanno attraversato la cittadina che segnava il confine fra due terre, lo hanno fatto per fagocitare ciò che vi trovavano e non per portarvi qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, venendo da nord, giunti alle pendici dell’Appennino meridionale col treno o l’autostrada, anche se con difficoltà si passa. Ma ricordo bene che, ancora negli anni Sessanta, superare quelle montagne con la mia ‘500 era un’impresa. E col treno, per andare fino a Roma dalla Piana che ospitò 2.500 anni fa la città di Sibari, si impiegavano tredici ore.&lt;br /&gt;Adesso a Roma si arriva più velocemente, ma per fare cosa? L’Europa non ha ancora una struttura politica, ma dal punto di vista economico, per produrre e vendere, ha i suoi punti di riferimento nelle regioni che l’Eurostat indica come quelle più ricche, per lo più gravitanti sull'asse Londra-Amburgo-Milano (1). Di fronte a questa nuova realtà l’Italia meridionale è nuovamente spiazzata: niente alta velocità, niente autostrade degne di questo nome e, soprattutto, pochi aeroporti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le grandi distanze si coprono ormai con gli aerei e, anche in questo, la classe politica italiana è mancata all’appuntamento con il sud. Nel territorio compreso fra le Alpi e il Lazio, 161.000 kmq con 34 milioni di abitanti, l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) segnala la presenza di 21 aeroporti, mentre dal Lazio alla Calabria, un territorio di 90.500 kmq con 20 milioni di abitanti, ce ne sono solo 9. Con un rapido calcolo si può osservare che nelle zone ricche c’è un aeroporto ogni 7.600 kmq e ogni 1.600.000 di abitanti e nelle zone povere ce n’è uno ogni 10.000 kmq e ogni 2.200.000 abitanti.&lt;br /&gt;Gli eredi di Cavour, dopo 150 anni, continuano sulla stessa scia nella dislocazione di ospedali, università, strade, ferrovie, aeroporti. Qualcuno dirà che è lo sviluppo economico a potenziare le infrastrutture, ma io credo che questo sia un dilemma simile a quello dell’uovo e della gallina, per il quale non può esserci che una duplice soluzione. Fra strutture produttive e infrastrutture c'è un rapporto di interdipendenza: la ricchezza crea le vie di comunicazione, così come le vie di comunicazione creano ricchezza.&lt;br /&gt;Spesso cerco di rendere meno aride certe pagine, dove i numeri disorientano, con qualche esperienza personale. Qui l’ho già fatto a proposito dei tempi di percorrenza dei treni negli anni Sessanta, ma voglio aggiungere un esempio circa la raggiungibilità degli aeroporti. Per arrivare a quello di Lamezia con l’automobile, impiego – non sono più un giovanotto – circa due ore e mezza; per arrivarci col treno me ne servono il doppio. E far coincidere i pochi treni coi pochi aerei è difficile quanto riempire gli “incroci obbligati” della Settimana Enigmistica.&lt;br /&gt;Mi chiedo se ci sia, nelle regioni ricche, un qualunque altro paesino dal quale, per raggiungere un aeroporto, ci voglia altrettanto tempo. Invito i lettori a vedere sulle pagina web dell’Enac l’elenco degli aeroporti e delle compagnie operanti in ognuno di essi, per verificare come fra le Alpi e il Gran Sasso nel raggio di cento chilometri ce ne sia sempre almeno uno, comodamente raggiungibile in auto o in treno, e quanto numerosi siano i treni e i voli. E li invito poi a guardare quale vuoto vi sia invece nel quadrilatero Roma, Pescara, Napoli, Bari e nel triangolo Napoli, Bari, Lamezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) &lt;em&gt;I dati statistici elaborati da Eurostat, organo della Commissione Europea, dicono che il reddito pro-capite nelle regioni del Nord supera i 30.000 euro, nell’Italia centrale oscilla fra i 20 e i 30.000 e nel Sud e nelle isole oscilla invece tra i 15 e i 20.000. Questa suddivisione economica dell’Italia ci è nota da oltre un secolo ed eminenti studiosi l’hanno messa in risalto col titolo di “Questione meridionale”. Eurostat ce ne dà oggi una quantificazione in base a comuni parametri europei, ma gli economisti convengono sul fatto che, per numerosi motivi fra i quali spicca l'evasione fiscale, i dati sul pil non sono poi così precisi e che fra il pil così calcolato e quello reale ci potrebbe essere un notevole scostamento percentuale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-5502112986769508351?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5502112986769508351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5502112986769508351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/08/eboli-non-fu-cristo-fermarsi.html' title='Eboli. Non fu Cristo a fermarsi'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-qSy4xq8fF34/TlfJIX1WGEI/AAAAAAAAAfU/c6prxalLeds/s72-c/Aeroporti%2Bit%2B3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3087935906659698582</id><published>2011-08-10T20:09:00.007+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.466+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Buongiorno a lei, Gramellini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-F_1SDlnyS1M/TkLKJ3USxtI/AAAAAAAAAfM/C2rnKbDXnCU/s1600/gramellini.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 184px; FLOAT: left; HEIGHT: 141px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5639291954237982418" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-F_1SDlnyS1M/TkLKJ3USxtI/AAAAAAAAAfM/C2rnKbDXnCU/s200/gramellini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;“Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.&lt;br /&gt;E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche &lt;strong&gt;un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne?&lt;/strong&gt; Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere. Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.” (Massimo Gramellini “La colpa di vivere”, La Stampa, 9 agosto 2011)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Se in Italia abbiamo pessimi politici, in compenso abbiamo ottimi giornalisti, e uno di questi è Massimo Gramellini. Nel suo “Buongiorno” quotidiano su La Stampa, poche righe bastano sempre per colpire nel segno: per individuare un problema, indicarne i responsabili, suggerire le soluzioni. Ma a che serve? Come voce che grida nel deserto, le sue parole restano lì sulla carta.&lt;br /&gt;L’articolo di ieri dovrebbe essere la nuova bibbia di un politico, ma non credo ve ne sia uno solo che si prenderà la briga di studiarlo e trarne le conseguenze. Lo riporto qui per intero, perché amputarlo di una qualunque parte sarebbe quasi un sacrilegio. Tuttavia vorrei concentrarmi sulla frase che ho evidenziato in grassetto “…un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne?”&lt;br /&gt;Nell’articolo “Disoccupazione: che fare?” del 16 novembre 2010 avevo indicato un rimedio alla disoccupazione nella diminuzione dell’orario di lavoro per gli occupati: &lt;em&gt;“Se per 20 milioni di lavoratori attivi l’orario di lavoro si riducesse di un 5%, le imprese, per mantenere invariato il livello produttivo, dovrebbero assumere circa un milioni di giovani”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La domanda di Gramellini contiene in sé una risposta che va nella stessa direzione: se i lavoratori anziani andassero in pensione con qualche anno di anticipo, si creerebbero posti di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione.&lt;br /&gt;Le mosse dei nostri politici e dei nostri imprenditori vanno invece in direzione opposta: aumentare le ore di lavoro ordinario (e, se ciò non è possibile, favorire fiscalmente quelle di straordinario) ed allungare la vita lavorativa. Il tutto per tagliare le spese degli enti pensionistici e risanare il bilancio dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro giorno sull’edizione telematica di un quotidiano si proponeva un sondaggio: “Quali spese pubbliche tagliereste?”. Era un quesito a risposta chiusa: sanità, scuola, difesa, ecc…. quasi un elenco dei vari ministeri. Mancavano naturalmente altre possibili risposte, fra le quali giusto quella che avrei segnato io. Rivoluzione? No, almeno per ora. Solo tagliare i profitti con un significativo, molto significativo, inasprimento fiscale e con metodi di accertamento polizieschi, di quelli che farebbero inorridire Berlusconi e tutti i fortunati imprenditori come lui.&lt;br /&gt;Mi si obietterà che il pdl ha basato la sua fortuna elettorale proprio sul popolo delle partite iva, il quale si sentiva tar-tassato. E’ vero, il popolo delle partite iva è oggi folto e agguerrito, ma ciò non toglie che esso debba contribuire in modo più sostanzioso alle spese nazionali, perché molte sono le imprese con redditi notevoli e che evadono facilmente il fisco.&lt;br /&gt;Qualche mese fa mi si raccontava di una vecchia signora - di quelle per le quali Mr. Amis suggerisce una qualche forma di “cacotanasia” - che non potendo recarsi dal coiffeur è stata gentilmente servita a domicilio: tempo 10 minuti, euro 20. Ritengo che in generale i bilanci "interni” della categoria siano un po’ diversi da quelli presentati al fisco. Il prezzo di shampoo, taglio e tintura oscilla fra i 30 e i 50 euro (media 40, dipende dalla città, ma è sempre abbastanza salato). Se il titolare serve otto clienti al giorno e altri sedici li affida a due aiutanti, arriva ad incassare 960 euro al giorno, che nei ventidue giorni lavorativi mensili fanno 21.120 euro. Tolti 2.000 euro per fitto e ammortamenti, 1.000 per i prodotti utilizzati e 5.000 per le aiutanti, restano 13.120 euro, pari a 157.440 euro l’anno. Quanti ne dichiarerà? E quanto pagherà di Irpef e Iva?&lt;br /&gt;Questo il caso di un povero coiffeur, ma potremmo fare qualche calcolo sommario anche per medici specialisti, odontoiatri, estetiste, meccanici, idraulici ecc., per non parlare delle piccole e grandi imprese industriali e mercantili, per le quali gonfiare i costi e sgonfiare i ricavi è facile come per un gommista calibrare la pressione degli pneumatici.&lt;br /&gt;Ecco dove prendere i soldi. E non aumentando ai lavoratori l’età della pensione (dopo i 65 anni ci sono solo vecchiaia e malattia) e lasciando i giovani senza un lavoro, una casa, una famiglia. Un futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Per la prima volta riporto sul blog un articolo e non una semplice citazione. Oltre che un’occasione di approfondimento di un tema molto rilevante, vuole essere un omaggio a uno dei più seri, colti e graffianti giornalisti italiani.&lt;br /&gt;Segnalo in coda che il suo “Buongiorno” di oggi, dal titolo “Fine del mondo”, sulla ribellione dei ragazzi inglesi contiene una lucidissima analisi dell’attuale intreccio fra economia e cultura. Eccola&lt;em&gt;:“Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo o dei diritti civili. Reclama soltanto l’accesso agli status-symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro. Dal giorno infausto in cui il capitalismo dei finanzieri ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico. Quel ragazzo è il prodotto di questa bella scuola di vita. Mettiamolo pure in galera. Ma poi affrettiamoci a ricostruire la scuola.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La si può condividere in tutto o in parte o anche rigettarla, ma si tratta di un’analisi comunque degna di serie riflessioni.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3087935906659698582?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3087935906659698582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3087935906659698582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/08/buongiorno-lei-gramellini.html' title='Buongiorno a lei, Gramellini'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-F_1SDlnyS1M/TkLKJ3USxtI/AAAAAAAAAfM/C2rnKbDXnCU/s72-c/gramellini.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2931178699849585023</id><published>2011-07-22T11:15:00.017+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.463+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Brunetta e il giudice</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-NpaG-o8dyX8/TilDPET-YVI/AAAAAAAAAfE/BZnfPrhwUkc/s1600/brunetta4.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 271px; HEIGHT: 186px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5632106735138136402" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-NpaG-o8dyX8/TilDPET-YVI/AAAAAAAAAfE/BZnfPrhwUkc/s320/brunetta4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è mio costume - non può essere nei costumi di qualunque uomo civile - far riferimento alle caratteristiche fisiche di una persona per poi tratteggiarla in modo tendenzioso. Ieri però in famiglia, parlando del ministro Renato Brunetta, a qualcuno è venuta in mente la canzone di Fabrizio De Andrè “Un giudice”. E tutti gli altri, fra i due personaggi, hanno immediatamente ravvisato alcune affinità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “giudice” di cui si narra nella canzone è persona che reagisce positivamente ad una condizione di anomalia somatica, cercando una rivalsa in campo professionale. E fin qui la sua figura si staglia nell’alveo della normalità, anzi non può che suscitare ammirazione. E’ nel momento in cui l’emulazione si trasforma in mania di onnipotenza che la simpatia per il personaggio si trasforma nel suo opposto.&lt;br /&gt;Non possiamo certamente imputare ai testi poetici di De André - il nostro più delicato e acuto cantautore, verso il quale la mia generazione è fortemente debitrice - una qualche forma di discriminazione nei confronti di chicchessia, perché i suoi versi sono spesso dedicati alla comprensione e alla riabilitazione morale di tutti coloro che la società ha cercato di emarginare. L’antipatia per il giudice di bassa statura parte dunque, non dalle sue caratteristiche fisiche, ma dalla sua voglia di prevalere sugli altri, approfittando della posizione sociale faticosamente raggiunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a questo punto, mi dispiace dirlo, le analogie col ministro sono del tutto evidenti. Nulla a che vedere naturalmente con le sue posizioni politiche. Si tratta piuttosto della natura delle sue esternazioni: quello che dice (giudizi negativi sulle fasce sociali oggi più deboli) e come lo dice (strafottenza). Se lui è arrivato al gradino più alto degli studi e poi alla cattedra universitaria e poi alla carica di ministro, vuol dire che i “suoi giudici” non lo hanno penalizzato così tanto né hanno infierito su di lui. E allora perché, adesso, si permette di dire che i giovani lavoratori precari sono “la parte peggiore dell’Italia”? Perché nelle trasmissioni televisive risulta sempre così irruento e così &lt;em&gt;tranchant&lt;/em&gt;? Da cosi gli viene tanta sicumera, se non anche una certa dose di cattiveria?&lt;br /&gt;In questi giorni pare abbia sposato una donna affascinante, che lo supera facilmente di una o due spanne. Ne siamo tutti lieti, nessuna invidia, ognuno ha la compagna che merita, e lui merita molto perché è ministro, e poi perché, come sottolinea De Andrè, è possibile che fra le tante altre virtù possieda anche “la più indecente”. Tutto questo va bene, ma allora perché i tanti giovani precari, oltre a non poter mettere su famiglia con le loro forse meno appariscenti fidanzatine, debbono anche sopportare la sua arroganza e la sua derisione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa forse avrebbero da dirgli anche gli impiegati pubblici, che a suo vedere sono tutti degli scansafatiche e che perciò lui pretenderebbe di monitorare sul lavoro mese per mese, giorno per giorno, ora per ora. Eppure qualcuno ha fatto le pulci anche a lui – con le statistiche sulle sue presenze al Parlamento europeo - e pare che non fosse così zelante come ora pretenderebbe dagli altri.&lt;br /&gt;Ma tutto questo trova una giustificazione. Anche se molto alto egli non è, poggia ormai i piedi su un piedistallo, che gli dà sufficiente autorità per dire ciò che vuole:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“… e allora la mia statura non dispensò più buonumore, a chi alla sbarra in piedi mi diceva Vostro Onore, e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, prima di genuflettermi nell’ora dell’addio, non conoscendo affatto la statura di Dio”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Documenti video da Youtube:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Go7cMxRnxy8"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=Go7cMxRnxy8&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Brevissima biografia del ministro su “L’espresso”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=VBxHnnBw_VA&amp;amp;feature=fvst"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=VBxHnnBw_VA&amp;amp;feature=fvst&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La canzone di De Andrè associata ad alcune fotografie del ministro&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 – all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2931178699849585023?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2931178699849585023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2931178699849585023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/07/brunetta-e-il-giudice.html' title='Brunetta e il giudice'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-NpaG-o8dyX8/TilDPET-YVI/AAAAAAAAAfE/BZnfPrhwUkc/s72-c/brunetta4.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-8629388261464945207</id><published>2011-07-13T13:03:00.029+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.483+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Piazza del Campo (Divagazioni estive)</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-9j1vp3ogEFY/Th18LA7bMII/AAAAAAAAAe8/J7Z_Ik7lSt0/s1600/artonweb.it.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628791637952639106" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-9j1vp3ogEFY/Th18LA7bMII/AAAAAAAAAe8/J7Z_Ik7lSt0/s320/artonweb.it.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una piazza è un vuoto circoscritto, un “non essere” che si guadagna un nome solo in virtù di ciò che esiste intorno. In base a questo concetto, non dovremmo mai poter dire che una piazza è più bella di un’altra. Eppure tutti diciamo che Piazza del Campo, Piazza S. Marco, Piazza Navona e Piazza S. Croce sono senz’altro più belle di tante altre. Questo unicamente a causa della bellezza degli edifici che le hanno create, lasciando fra di loro un certo spazio di una certa forma.&lt;br /&gt;Quasi sempre al centro delle piazze si erige qualcosa che simbolicamente la vuole rappresentare – statua, obelisco o fontana o un qualunque altro elemento decorativo di pregio - ma chiaramente non sono queste cose a fare del vuoto una piazza. Il deserto, che sta ai quattro lati della piramide di Cheope, nessuno osa chiamarlo “Piazza Cheope”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono cittadino di due città, che hanno lo stesso nome e costituiscono la stessa entità amministrativa. La prima, costruita in collina nel corso di mille anni, è fatta di viuzze e piazzette corrispondenti all’incirca alle “calli” e ai “campi” di Venezia, anche se non paragonabili a questi per il valore estetico degli edifici che li delimitano, e per quel solitario fondarsi di Venezia su acque lagunari. La seconda, costruita in pianura negli ultimi cinquant’anni, è fatta di strade larghe, costruite in funzione delle automobili più che delle persone; in pratica una copia più o meno bella di una qualunque periferia d’una qualunque grande città.&lt;br /&gt;In pianura, quando negli anni Sessanta furono costruite due lunghe file di edifici, in un certo punto non fu più possibile continuare per la presenza di un torrente, del quale più tardi un bravo sindaco pensò bene di coprire l’alveo. Un lavoro ben fatto perché, trattandosi di un geologo, mise attenzione a convogliare le acque piovane in modo tale che fluissero senza pericoli. Quello “spazio”, una volta pavimentato, poté accogliere una fontana di discreto disegno, un traliccio che scimmiotta in modo pacchiano la Tour Eiffel e alcune panchine. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi nella toponomastica cittadina quello spazio – delimitato solo da due miseri lati paralleli con edifici anni Settanta, privi di un qualunque accorgimento estetico - nell’ufficialità dei nomi risulta essere una “piazza”. Ma, a dispetto dell’etimologia (&lt;em&gt;plateia&lt;/em&gt;), uno spazio ampio non designa di per sé una piazza. Senza una corte, non esiste un re.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-8629388261464945207?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8629388261464945207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8629388261464945207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/07/una-piazza-e-un-vuoto-circoscritto-un.html' title='Piazza del Campo (Divagazioni estive)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-9j1vp3ogEFY/Th18LA7bMII/AAAAAAAAAe8/J7Z_Ik7lSt0/s72-c/artonweb.it.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3134914278206216415</id><published>2011-06-21T12:04:00.018+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.468+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Furto di voti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un blog non è posto adatto per una trattazione sistematica di argomenti complessi come i sistemi elettorali. Ma poiché spero, e prevedo, che questo argomento divenga cruciale nei prossimi mesi, cercherò almeno di cogliere le differenze tra il sistema proporzionale, che in Italia è stato in vigore fino al 1993, il sistema misto con collegi uninominali in vigore dal ’93 al 2005 (c.d. mattarellum) e il sistema proporzionale corretto (o corrotto?) dal premio di maggioranza, col quale si è votato nel 2006 e nel 2008 (c.d. porcellum).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al referendum del ’93 contro il proporzionale votai con un no, perché intuii che si trattava di un espediente dei partiti maggiori (DC e PDS) per trasformare, a livello di collegi, le competizioni elettorali nel gioco di “asso piglia tutto”. Col sistema proporzionale fino ad allora in vigore, il numero di seggi assegnati in parlamento a ciascun partito era “esattamente proporzionale al numero di voti ottenuti”: il Parlamento diventava così lo specchio fedele dei vari partiti e dei vari strati sociali su cui ognuno di essi si reggevano. Col mattarellum, che fu la dovuta conseguenza dell’esito del referendum, le cose cambiavano: 475 dei 630 seggi della Camera dei Deputati erano posti in palio per il partito che, in ogni singolo collegio elettorale, avesse preso un solo voto più degli altri. Poteva dunque accadere che in uno dei collegi di Firenze il candidato della sinistra prendesse diecimila voti in più rispetto a quello di destra, e venisse eletto allo stesso, identico modo di un candidato di un collegio di Milano in cui la destra vinceva con soli tre voti di scarto.&lt;br /&gt;Era un effetto iniquo, ma non era né l’unico né il più importante: infatti con questo meccanismo i piccoli partiti erano destinati a sparire. E questo era il vero scopo di DC e PDS, la prima aveva così la speranza di salvarsi da tangentopoli e il secondo la speranza di fagocitare tutta la sinistra. Alle elezioni del ’94 però, con Craxi in fuga e Forlani in tribunale, Berlusconi in modo inatteso scombussolò i giochi di entrambi: si sostituì alla DC e – aiutato da Dell’Utri (!), Previti (!), i fondi Fininvest e le trasmissioni di Mediaset – frustrò dolorosamente le aspirazioni della sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2001 Berlusconi vince per la seconda volta e nel 2005, quasi alla fine della legislatura, fa ciò che nessun politico corretto avrebbe mai fatto: cambia le regole del gioco. Non si trattò di ritocchi marginali, era qualcosa che stravolgeva i risultati elettorali e quindi la volontà popolare. Prima di lui questo lo fece solo Mussolini, al quale secondo me lui si è sempre segretamente ispirato. Ecco le nuove regole: 1) i partiti possono presentarsi in coalizioni; 2) alla coalizione che prende un solo voto in più su tutto il territorio nazionale, a prescindere dalla percentuale ottenuta viene assegnato il 55% dei seggi della Camera (il maggioritario si sposta&amp;nbsp;così,&amp;nbsp;agli effetti pratici,&amp;nbsp;dai singoli collegi all’intero corpo elettorale!); 3) si riconferma lo sbarramento per i partiti minori; 4) nelle varie circoscrizioni i partiti o le coalizioni presentano una lista di candidati, e l’ordine con cui essi vengono elencati determinerà l’eventuale elezione (conosciamo adesso i criteri coi quali Berlusconi forma queste liste: molti avvocati capaci di legiferare a suo favore, faccendieri e belle ragazze); 5) ogni coalizione indica un candidato premier (per una repubblica parlamentare come la nostra, ritengo che si tratti di una norma incostituzionale, ma evidentemente le mie nozioni giuridiche devono essere un po’ scarse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2006 il cavaliere viene disarcionato dai tanti rami dell’Ulivo, ma due anni dopo, si rimette in sella. Il nuovo congegno elettorale finalmente si è dimostrato a lui favorevole e può perciò dedicarsi, come gli imperatori gaudenti nel declino della Roma imperiale, alla cetra e al bunga bunga. Forse in futuro questi diversivi gli costeranno caro, ma non tanto caro se alle prossime elezioni voteremo ancora col porcellum, capace di trasformare le minoranze in maggioranze. Ne abbiamo un esempio nella tabella che segue, dove sono riportati in ordine i partiti e le coalizioni presenti alle elezioni del 2008, le percentuali di voti da essi ottenute, il numero di seggi a cui avrebbero avuto diritto se si fosse votato col sistema proporzionale (un dato “virtuale” che consente però il confronto fra i sistemi), i seggi che - in virtù del premio di maggioranza e dello sbarramento al 4% - i partiti della coalizione vincente hanno rubato agli avversari e ai partiti minori e, nell’ultima colonna, il numero di deputati assegnato col metodo di Calderoli, il dentista che ha spostato il trapano dalla bocca dei pazienti al cuore della democrazia.&lt;br /&gt;Ecco qui sotto la tabella, che spero si abbia la pazienza di osservare per due minuti, superando la diffidenza e l’idiosincrasia per i numeri, dalla quale noi Italiani siamo afflitti più di altri popoli se tali numeri non rappresentano lire o euro. Seguirà una concisa spiegazione.&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620617225241098914" src="http://4.bp.blogspot.com/-K9slipRx8hY/TgBxlkjv-qI/AAAAAAAAAe0/zYwb0WxmLu0/s400/2008ult.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 319px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 400px;" /&gt;&lt;br /&gt;Con 289 deputati Berlusconi non avrebbe potuto formare un governo e sarebbe stato costretto a genuflettersi all’UDC di Casini, che da poco lo aveva mollato. Ma col nuovo congegno elettorale non c’è stato bisogno di farlo. Il PDL si è infatti auto-premiato con 51 deputati, sottratti a Bertinotti e Vendola (19), a Storace e Santanchè (15), a Boselli (6), a Ferrando(4) e a Sinistra Critica (3); altri dodici provengono dai partitini con meno dello 0,40%. Non tutti questi seggi rubati finiscono a Berlusconi, sette li rubacchia anche il PD e uno anche l’UDC, ma il colpo grosso lo fa il cavaliere.&lt;br /&gt;Le storture di questa legge elettorale mi sembrano evidenti. E’ vero che negli USA può diventare presidente anche uno che prende meno voti se conquista più Stati ed è anche vero che il bipartitismo domina in Inghilterra da tanto tempo. L’Italia però è socialmente frastagliata come il territorio che la ospita, è lunga e stretta, ha un sud che lo Stato ha sfruttato e poi abbandonato sin dall’avvio dell’unità nazionale, e gli Italiani sono diversi dagli USA per storia e risorse naturali. Se per il sistema elettorale vogliamo proprio prendere qualcuno a modello, facciamolo con quello tedesco: proporzionale, con scelta popolare dei candidati e un qualche sbarramento che pone al riparo dai partiti “alla Mastella”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi ancora sostiene il maggioritario, o il proporzionale con premio di maggioranza, con l’argomentazione della maggiore stabilità del governo, faccio osservare che 1) il governo Berlusconi è durato cinque anni dal 2001 al 2006 e adesso dura da tre anni, ma l’incompatibilità della Lega con Fini e Casini per motivi politici e l’incompatibilità di tutti e tre questi partiti con Berlusconi, per il suo stile di vita e i suoi problemi giudiziari, bloccano l’attività dell’esecutivo; 2) il fatto che un governo abbia maggiore durata non costituisce di per sé sempre un vantaggio: se fa leggi o riforme sbagliate, più dura e peggio è.&lt;br /&gt;Nella prima repubblica, Presidente del consiglio e Ministri cambiavano ogni due anni o forse meno, ma c’era continuità nell’azione di governo e soprattutto c’era ascolto per le opposizioni e per le libere espressioni degli umori diffusi nei vari strati sociali. Adesso c’è il muro contro muro e la completa mancanza di rispetto per le regole più elementari. Quando Forza Italia vinse le elezioni nel ’94, per la prima volta nella storia della Repubblica la Presidenza delle Camere non fu più assegnata alle opposizioni: “Non si fanno prigionieri” era il motto di Giuliano Ferrara, l’ eminenza grigia nostrana, il Richelieu italiano del XX secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1)&lt;/strong&gt; I dati della tabella si riferiscono solo alla Camera dei Deputati e non tengono conto dei 12 seggi delle circoscrizioni estere e del seggio della Valle d’Aosta (è per questo che risultano 617 anziché 630); il sito del Ministero degli Interni riporta i dati disaggregati.&lt;br /&gt;Al Senato il premio di maggioranza è a livello regionale, e non nazionale, ma anche per Palazzo Madama al cav. nel 2008 è andata bene, perché in regioni come la Sicilia, patria di Dell’Utri, Previti e Mangano, prese 15 senatori su 26.&lt;br /&gt;Alle prossime elezioni però le cose per lui non saranno più così semplici; l’uscita di Fini gli è costata cara: dal 37,38% il pdl passa, nei sondaggi post-amministrativi e post-referendari, a circa il 28%, quasi dieci punti in meno, tanti quanti Fini gliene aveva portati in dote alla fusione dei due partiti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2)&lt;/strong&gt; Si è da poco costituito un &lt;strong&gt;comitato referendario&lt;/strong&gt; per modificare il porcellum. Sosteniamolo con la raccolta delle firme: i tre quesiti, le ragioni del referendum e le modalità per la raccolta delle firme sono reperibili sul sito &lt;a href="http://www.referendumleggeelettorale.it/"&gt;http://www.referendumleggeelettorale.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Del comitato promotore fanno parte: Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack. (Fonte: Repubblica.it)&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;Copyright 2011 – all rights reserved &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3134914278206216415?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3134914278206216415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3134914278206216415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/06/furto-di-voti_21.html' title='Furto di voti'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-K9slipRx8hY/TgBxlkjv-qI/AAAAAAAAAe0/zYwb0WxmLu0/s72-c/2008ult.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-8546397601932953527</id><published>2011-06-05T19:29:00.028+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.482+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Uomini di fede con diritti d'autore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-UjvJbAaXavo/Teu-c2u07uI/AAAAAAAAAdk/997fFenT9S0/s1600/mancuso%252C%2Banima.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 125px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5614790763384991458" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-UjvJbAaXavo/Teu-c2u07uI/AAAAAAAAAdk/997fFenT9S0/s200/mancuso%252C%2Banima.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;Ci sono uomini di grandi qualità intellettuali, che si fanno portavoce di valori e che lavorano per divulgare il loro sapere e condurre così singoli uomini o l’intera società verso nuovi orizzonti. Parlo di illuminati laici, come Eugenio Scalfari, o di egregi studiosi della religione, come Enzo Bianchi e Vito Mancuso.&lt;br /&gt;Sono persone che apprezzo molto, ma che suscitano in me un importante interrogativo: se il loro scopo (per non dire la loro missione) è quello di far giungere a tutti il loro messaggio, perché mettono le loro opere sul mercato editoriale a prezzi così alti? Che bisogno c’è di una rilegatura elegante, di un editore importante, di una distribuzione presso librerie che, da quanto mi risulta, pretendono circa il trenta per cento del prezzo di copertina? E, soprattutto, se amano così tanto il popolo, perché pretendere cospicui diritti d’autore?&lt;br /&gt;Che io sappia, Scalfari non dovrebbe avere bisogno di tanto denaro. Ha ormai una certa età e, alle spalle, una carriera giornalistica importante e remunerativa. A cosa gli serve altro denaro? Enzo Bianchi è fondatore di una comunità cristiana in cui lo stile di vita quotidiano dovrebbe essere improntato all’indirizzo evangelico della povertà. Allora perché i suoi libri costano quanto quelli di un qualunque saggista? Vito Mancuso si fa coraggioso alfiere di una approfondita esegesi dei testi sacri, per dare una svolta più moderna ai principi religiosi. E allora perché i suoi volumi sono inaccessibili alla gente comune, che fa fatica a far quadrare il bilancio familiare? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La stessa cosa vorrei dire per i libri di D’Alema e Veltroni o altri politici della stessa estrazione, che dicono di battersi per il popolo e la democrazia. Ma per loro queste domande non me le pongo proprio: devono abitare in appartamenti lussuosi e concedersi la barca lunga per solcare i mari e andare in vacanza negli stessi posti in cui vanno gli industriali e i manager. Per loro è inutile farsi troppe domande: parlano alla sinistra ma con gli occhi guardano a destra e con le mani pescano a destra e a manca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono in tanti - gente di minore caratura - quelli che studiano i problemi politici e morali della nostra epoca e dedicano ore e ore della giornata e anni e anni della loro vita per comunicare qualcosa agli altri. Non sono né degli Scalfari né un Bianchi o un Mancuso, ma mettono i loro modesti scritti su internet, dove tutti possono leggere gratuitamente. Se qualcosa merita poi di essere pubblicato su carta, lo fanno a costi bassissimi e la vendita è senza profitti. Oggi, con l’aiuto dei mezzi informatici, si possono stampare copie di un libro con un costo che va dai tre ai cinque euro. Allora perché i nostri tre moschettieri della laicità o della religione non mettono le loro opere sui loro siti oppure non le fanno arrivare nelle librerie a prezzi bassi?&lt;br /&gt;L’ultimo libro di Eugenio Scalfari, &lt;em&gt;Scuote l’anima mia Eros&lt;/em&gt;, costa 14,45 euro; &lt;em&gt;L’anima e il suo destino&lt;/em&gt; di Vito Mancuso, un best seller, costa 18,61 euro; Enzo Bianchi ha pubblicato &lt;em&gt;Una lotta per la vita. Conoscere e combattere i peccati capitali&lt;/em&gt;: chi vuole cimentarsi in questa dura battaglia deve però sborsare 14,88 euro. I tre libri vengono a costare complessivamente 48 euro mentre su internet potrebbero essere letti gratis. Qual è il motivo della scelta degli autori? Non è, per caso, che predicano bene e razzolano male? Non è , per caso, che per Padre hanno Dio ma per nipoti hanno i figli dei propri figli o i figli dei fratelli di sangue?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Mia moglie, fedele ascoltatrice della trasmissione &lt;em&gt;Uomini e Profeti&lt;/em&gt; su Radiotre, che ospita molto di frequente Enzo Bianchi, mi fa osservare che la Comunità di Bose si autofinanzia col lavoro ed i contributi di tutti coloro che vi partecipano o ne vengono ospitati e che il ricavato dei diritti d’autore di Bianchi potrebbe essere il suo personale contributo economico alla comunità da lui organizzata e diretta. E’ molto probabile che sia così.&lt;br /&gt;Osservazione accolta!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 - all rights reserved &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-8546397601932953527?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8546397601932953527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8546397601932953527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/06/uomini-di-fede-con-diritti-dautore.html' title='Uomini di fede con diritti d&apos;autore'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-UjvJbAaXavo/Teu-c2u07uI/AAAAAAAAAdk/997fFenT9S0/s72-c/mancuso%252C%2Banima.bmp' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-6066648468011546315</id><published>2011-05-22T19:09:00.015+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.477+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Storia della Lega Nord a Milano           (a passo di gambero)</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-H3T6D8nzgMM/TdlI_IC7m9I/AAAAAAAAAdQ/Gn0wNNG2ik4/s1600/stamp.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 227px; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609595060195400658" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-H3T6D8nzgMM/TdlI_IC7m9I/AAAAAAAAAdQ/Gn0wNNG2ik4/s400/stamp.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per la terza volta propongo una tabella sui risultati elettorali della Lega Nord. E’ come se sentissi la necessità di scavare sempre più a fondo nelle radici e nel percorso di questo fenomeno politico. Ho cominciato nell’aprile 2010 con il post &lt;em&gt;In difesa del Sud&lt;/em&gt; (tesi: il nord è favorito da fattori geografici e storici e non da fattori etnici), ho proseguito nel mese di giugno con il post &lt;em&gt;Sul Po, dai mulini alle armi&lt;/em&gt; (tesi: le minacce di Bossi di ricorso a strappi violenti è pericoloso e antistorico), poi a gennaio 2011 con &lt;em&gt;La resistibile ascesa di Umberto B&lt;/em&gt; (tesi: a livello nazionale la Lega in 25 anni non riesce a superare i tremilioni di voti) e infine a marzo con &lt;em&gt;Lombardia. Elezioni europee 2009&lt;/em&gt; (tesi: la Lega tendenzialmente prende voti nei piccoli centri e nelle campagne, mentre riscuote minori consensi nei centri urbani di un certo rilievo).&lt;br /&gt;Oggi, dopo i risultati elettorali dello scontro fra Giuliano Pisapia e Letizia Moratti al primo turno, ritorno sull’argomento con una tabella, che si aggiunge a quelle contenute negli ultimi due post ed ha un oggetto di analisi più ristretto, la città di Milano, ma vuole andare più in profondità ed è più aggiornata, perché contiene i dati di tutte le competizioni elettorali svoltesi dal 1984 al 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai dati appare evidente che ancora una volta la Lega dimostra i suoi limiti, in un “andamento ciclico con trend negativo”. Negli anni dell’exploit, 1990-1994, a Milano essa si attestava in media sui 170.000 voti; nel ’95 scendeva a 66.000; dal ’96 al ’98 risale a una media di 107.000; fra il ’99 e il 2007, gli anni più bui, scende a una media di 35.000 voti; fra il 2008 e il 2010 risale in media a 75.000 voti e infine nel 2011, una settimana fa, è ritornata a 57.000 voti. Abbozziamo un grafico che evidenzi in modo più netto i dati finora espressi in cifre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-o3zxryypLBM/TdlEecNWViI/AAAAAAAAAdI/aNvCQ4cLpyA/s1600/grafico%2Blega%2Bmilano.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 400px; HEIGHT: 264px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609590100625610274" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-o3zxryypLBM/TdlEecNWViI/AAAAAAAAAdI/aNvCQ4cLpyA/s400/grafico%2Blega%2Bmilano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo all’ultimo scontro elettorale, quello di domenica scorsa. Al ballottaggio si voterà per le persone dei due candidati: per il posizionamento dei vari partiti, il gioco è finito col primo turno e quelli sono pertanto gli unici dati che si possano prendere in considerazione.&lt;br /&gt;Se candidato sindaco del centrodestra fosse stato Matteo Salvini o Renzo Bossi anziché la Moratti, la Lega forse di voti ne avrebbe avuti di più, ma… Ma, con Roberto Cota in Piemonte e Luca Zaia in Veneto, presentare un altro leghista al Comune di Milano, per Berlusconi avrebbe rappresentato una débacle politica, che si sarebbe aggiunta a quella della sfera più propriamente personale, e innanzitutto morale.&lt;br /&gt;E’ possibile poi che con un proprio candidato la Lega avrebbe guadagnato qualche voto, ma il PDL, che rispetto alle regionali dell’anno scorso ha comunque perso il 7,30% , avrebbe avuto una più forte emorragia. E’ vero che Casini e Fini di voti ne hanno presi pochi, ma mi sa che, senza di loro, Berlusconi &lt;em&gt;“Non dura, dura minga, non può durare!”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Note.1) Voti e percentuali sono stati rilevati dalla Banca Dati Elettorale del Comune di Milano – Settore Statistica e S.I.T. &lt;a href="http://www.comune.milano.it/dseserver/statistica/bancadatielettorale/consultazione.html"&gt;http://www.comune.milano.it/dseserver/statistica/bancadatielettorale/consultazione.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;2) Il sottotitolo del post richiama il titolo di un libro di Umberto Eco pubblicato nel 2006 &lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-6066648468011546315?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6066648468011546315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6066648468011546315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/05/storia-della-lega-nord-milano-passo-di.html' title='Storia della Lega Nord a Milano           (a passo di gambero)'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-H3T6D8nzgMM/TdlI_IC7m9I/AAAAAAAAAdQ/Gn0wNNG2ik4/s72-c/stamp.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-387364752652978994</id><published>2011-05-15T20:52:00.010+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.472+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Burocrazia. I moderni feudatari</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wEtSBJF7AEY/TdAhYMUefDI/AAAAAAAAAcw/pR0evz1-cUs/s1600/buro2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 175px; FLOAT: left; HEIGHT: 176px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5607018235583953970" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-wEtSBJF7AEY/TdAhYMUefDI/AAAAAAAAAcw/pR0evz1-cUs/s200/buro2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Da poco più di un mese la mia città è piena di fotografie con i volti dell’aspirante sindaco e degli aspiranti consiglieri comunali della destra: sono sulle apposite bacheche, sulle automobili, sui muri, sui cassonetti, nella buca delle lettere, dappertutto. Volti sorridenti e messaggi di ottimismo.&lt;br /&gt;Poi ci sono le telefonate e gli incontri di persona, e qui gli argomenti cambiano. Non c’è più un generico ottimismo per la città, ma un messaggio mirato, ad personam, veicolato dagli intermediari dei voti: quelli che rendono più facili le pratiche per l’invalidità, la pensione, una licenza edilizia o commerciale, una pratica finanziaria oppure la soluzione di una controversia col fisco, l’assunzione di un parente, il ricovero sollecito in strutture sanitarie ecc.. Chi non ha un problema del genere da risolvere? Tutti, chi più e chi meno, ne siamo schiavi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In tanti subiscono l’influenza dei manifesti e di questi contatti personali nella convinzione che a mandare avanti una città o a risolvere i problemi individuali siano i politici usciti vincitori dalla competizione elettorale. E invece non è così.&lt;br /&gt;Chi decide cosa fare in una città, come in una regione o nel Paese, non è tanto il politico quanto il burocrate, e il motivo è semplice. Gli uomini politici ogni cinque o dieci anni cambiano, mentre i burocrati restano al loro posto per tutta la vita lavorativa. I politici non hanno il tempo di acquisire una certa competenza nel settore loro affidato, mentre i burocrati conoscono bene leggi e regolamenti. Cosa può sapere il politico sul bilancio di un ente pubblico? Delle norme tecniche sull’edilizia? Delle modalità con cui si svolgono le gare di appalto di lavori pubblici? Delle modalità concrete di assistenza ai malati? Il politico dà un indirizzo generale, ma è poi il burocrate a tradurre le direttive in atti concreti. E, se il sindaco uscente, durante la sua legislatura, ha gratificato i burocrati secondo le loro aspettative, chi gli succederà non potrà fare nulla, a meno che non riesca a gratificarli ancora di più. Da questo punto di vista il ricambio sistematico dei dirigenti di settore e dei responsabili dei principali uffici, rendendo precaria anche la posizione del burocrate, ne attenuerebbe il potere. Per contro c’è lo svantaggio di avere tecnici meno competenti dal punto di vista amministrativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La continuità dell’apparato burocratico, a tutti i livelli, è stata rilevata da alcune analisi storiche sulle rivoluzioni. Il potere in Francia passò da Luigi XVI a Robespierre e poi a Napoleone, in Russia da Nicola II a Lenin, ma le classi dirigenti, civili e militari, segnarono sempre una qualche continuità e contiguità sia con i vecchi e che coi nuovi regimi. In Italia si è passati dalla dittatura fascista alla democrazia e successivamente, in modo meno cruento, dal pentapartito di Giulio Andreotti e Bettino Craxi al bipartitismo di Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema, ma l’apparato amministrativo non è cambiato, tanto nelle persone quanto nei metodi.&lt;br /&gt;Sembra dunque che contro la burocrazia - il sistema in cui la necessità dei servizi e dei controlli pubblici facilmente sconfina nell’arroganza e l’abuso - non ci sia rimedio. E infatti qual è in Italia oggi quel partito che osa puntare il dito contro questa piaga? Non la destra, che se ne avvale nel modo più sconsiderato e plateale; non la sinistra, che ne ha timore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse servirebbe un partito che a prescindere dall’orientamento ideologico, nel nome e nei programmi mettesse al primo posto la battaglia contro gli abusi della burocrazia, nel rispetto dell’art. 54 della Costituzione: “&lt;em&gt;I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore&lt;/em&gt;…” e prevedesse l’inasprimento delle pene per i funzionari pubblici che strumentalizzano il proprio ufficio per interessi personali. (“&lt;em&gt;I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti&lt;/em&gt; ”, &lt;em&gt;art. 28 della Costituzione&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Naturalmente il provvedimento dovrebbe essere accompagnato da una semplificazione legislativa, nella quantità e nella qualità: un minor numero di norme ed una formulazione che ne riduca i margini di interpretazione. E’ utopia? Sì, un mutamento difficile da realizzare, ma che, come la stella polare, ci aiuti sempre a trovare la direzione giusta.&lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-387364752652978994?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/387364752652978994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/387364752652978994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/05/burocrazia-i-moderni-feudatari.html' title='Burocrazia. I moderni feudatari'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-wEtSBJF7AEY/TdAhYMUefDI/AAAAAAAAAcw/pR0evz1-cUs/s72-c/buro2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-8908522395338077967</id><published>2011-04-30T17:48:00.008+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.485+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Nè metro nè bilancia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Gks1scEvMZM/Tbw0iSB7-iI/AAAAAAAAAco/euuXFNdFNmc/s1600/220px-Socrates_Louvre.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601409800102214178" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Gks1scEvMZM/Tbw0iSB7-iI/AAAAAAAAAco/euuXFNdFNmc/s200/220px-Socrates_Louvre.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;E’ l’espressione con cui un bravo e scrupoloso collega della mia scuola in una riunione respinse il tentativo di trovare sistemi di misurazione oggettivi per il rendimento scolastico degli alunni. Noi insegnanti, questo dovrebbe essere il significato dell’espressione, non possiamo misurare con precisione l’input e l’output culturale della scuola come fa un imprenditore con le merci. Questo - attraverso calcoli di spese particolari e generali, incassi per le merci vendute, valutazione per altro sempre incerta delle rimanenze di magazzino e altre poste di bilancio – può, sia pur con una certa approssimazione, determinare il valore aggiunto dalla sua attività alle merci. Come fa invece un insegnante a quantificare con esattezza il grado di maturazione di un alunno all’inizio e alla fine di un anno scolastico e il grado di conoscenze acquisite in quell’ arco di tempo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo l’ obbligo giuridico di dare dei voti in decimi, l’insegnante finisce per metter dei numeri sul registro in occasione delle verifiche scritte ed orali. Questo adempimento crea però, negli insegnanti che avvertono la delicatezza della questione, dubbi morali e problemi psicologici per due ordini di motivi.&lt;br /&gt;Il primo e più immediato è la consapevolezza che, in un colloquio o nell’esame di un elaborato, la rispondenza fra ciò che sta nella mente e nell’animo dell’allievo e il voto, che l’insegnante deve attribuire, è sempre alquanto approssimativa, c’è sempre un insopprimibile elemento di soggettività. La sofferenza psichica, che l’operazione può determinare, si attenua col passare degli anni, perché ci si fa l’abitudine, così come un chirurgo col tempo fa l’abitudine nell’usare il bisturi sulla carne viva dei pazienti; è però una sofferenza che può diminuire, ma mai scomparire del tutto.&lt;br /&gt;Il secondo tipo di problemi è di natura deontologica. Insegnare significa trasmettere conoscenze e valori e l’efficacia di tale azione dipende da molte variabili: 1) I contenuti da trasmettere sono decisi liberamente dall’insegnante oppure da un altro soggetto da cui egli dipende? 2) I tempi e le modalità del rapporto educativo sono scelti liberamente dal maestro e dall’allievo o sono predeterminati da una volontà esterna ai soggetti di tale rapporto? 3) Il docente ama e conosce bene le cose che vuole insegnare ad altri? 4) Il docente ha affinato l’ “arte” di trasmettere agli allievi le sue conoscenze e i suoi valori? 5) L’allievo partecipa al processo educativo per sua libera scelta o perché costretto dalle leggi dello Stato o per non dare dispiaceri ai genitori?&lt;br /&gt;Queste e tante altre condizioni soggettive ed oggettive influiscono nella modulazione del rapporto fra i due soggetti e nella quantità e qualità dei mutamenti che si ottengono nella personalità e nelle conoscenze dell’allievo.&lt;br /&gt;Ora, a parte il problema già esaminato della possibilità di misurare questi cambiamenti, dobbiamo chiederci, e qui subentra l’aspetto deontologico, se l’ insegnante debba controllare l’entità di questi cambiamenti e soprattutto se debba alla fine esprimere un giudizio di valore sull’allievo. Anche se il diritto positivo di tutti gli Stati moderni dà a tal proposito una risposta affermativa, dal punto di vista professionale e morale la risposta non è così semplice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella storia della cultura occidentale abbiamo avuto molti filosofi e molti profeti che ci hanno lasciato grandi insegnamenti; pochi sono però quelli di cui conosciamo il “modo” di insegnare. Fra questi un posto di rilievo occupano Socrate e Gesù, i quali non si sono limitati a creare idee e valori nuovi, ma ne sono diventati personalmente divulgatori. Forse non è esercizio puramente intellettualistico prendere in esame, sia pur brevemente, come questi due grandi maestri hanno impostato il rapporto educativo.&lt;br /&gt;1) Entrambi stabilivano al momento quali erano gli insegnamenti da dare, a seconda delle circostanze, e certamente nessuno ha mai loro imposto di trattare una serie di argomenti predeterminati in un tempo prestabilito. Non diamo quindi per scontato che l’organizzazione della scuola pubblica renda inevitabile un sistema formativo con contenuti, metodi e tempi prestabiliti. L’ansia di fare determinate cose, in determinati modi e in tempi prestabiliti è il motivo principale dei fallimenti scolastici e degli abbandoni.&lt;br /&gt;2) Entrambi parlavano ai discepoli di cose che amavano e conoscevano profondamente. Se fosse accaduto quello che a volte succede oggi ed avessero dato una cattedra di religione a Socrate ed una di filosofia a Gesù, il corso della storia sarebbe stato diverso da quello che conosciamo.&lt;br /&gt;3) Entrambi sapevano come catturare l’attenzione dei discepoli, come tener viva quell’attenzione, come metterla a frutto per insegnare; Gesù faceva ricorso alle parabole perché parlava a persone con basso livello di istruzione; Socrate faceva giungere i discepoli alle stesse sue conclusioni con una serie di passaggi logici, a volte complicati, ma comunque alla portata degli interlocutori.&lt;br /&gt;4) Gli allievi andavano spontaneamente e con desiderio agli incontri con i loro maestri; anzi, nel caso di Gesù, vivevano col loro maestro. E’ difficile, lo sanno bene soprattutto gli insegnanti di oggi, comunicare con chi ci sta davanti solo perché vi è stato costretto coi ricatti fisici o morali.&lt;br /&gt;5) Per Socrate e Gesù gli allievi non erano tutti “uguali”, però essi si guardavano bene dall’umiliare con giudizi affrettati quelli più pigri o meno brillanti. Socrate non si stancava di dialogare con l’interlocutore, finchè non riusciva a fargli capire i suoi errori logici, e la tenacia con cui affrontava l’impresa determinava quasi sempre un successo: l’ironia era un metodo di comunicazione non uno strumento di giudizio. Quanto a Gesù non c’è dubbio che non abbia mai rimproverato qualcuno per non aver capito, ma solo eventualmente per “non aver voluto capire”: i suoi insegnamenti erano di natura morale ed egli pensava che alcuni avessero convenienza a non capire; bocciava eventualmente la cattiva disposizione d’animo, non la difficoltà di intendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due grandi maestri di cui si è finora parlato dunque non hanno mai usato metro o bilancia per misurare i frutti del loro lavoro, non hanno mai dato voti, non hanno mai intimorito nessuno registrando giudizi.&lt;br /&gt;Dovrebbero imparare a meditare su questo genere di problemi i nostri ministri dell’istruzione, prima di metter mano alle riforme ed inondare la scuola di “livelli standard”, programmazione, efficienza ed efficacia, raggiungimento di obiettivi, strategie educative e castronerie varie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Tratto dal saggio "Il disagio degli insegnanti - La crisi della scuola di fronte alle riforme" da me pubblicato nel 2000 e presente sul web alla pagina&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/images/stories/documenti/IL%20DISAGIO%20DEGLI%20INSEGNANTI.pdf"&gt;&lt;em&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/images/stories/documenti/IL%20DISAGIO%20DEGLI%20INSEGNANTI.pdf&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;(Nella foto Testa di Socrate, scultura di epoca romana conservata al Museo del Louvre)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2000 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-8908522395338077967?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8908522395338077967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8908522395338077967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/04/scuola-ne-metro-ne-bilancia.html' title='Nè metro nè bilancia'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Gks1scEvMZM/Tbw0iSB7-iI/AAAAAAAAAco/euuXFNdFNmc/s72-c/220px-Socrates_Louvre.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-739504327924189421</id><published>2011-04-14T16:01:00.023+02:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.480+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Concorrenza monopolistica: l'inganno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-e85Y_RW7REE/TacL3rDQFVI/AAAAAAAAAcY/bjfXoxZDA1o/s1600/consumismo5.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 165px; FLOAT: left; HEIGHT: 203px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595454113108202834" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-e85Y_RW7REE/TacL3rDQFVI/AAAAAAAAAcY/bjfXoxZDA1o/s320/consumismo5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; “Libero mercato”, due belle parole di cui riempirsi la bocca. “Libero” rende felice il bambino che vuole correre incontro ai suoi giochi, e il misogino che a cinquant’anni vuole ancora poter fare le ore piccole al bar sotto casa. “Mercato” elettrizza la massaia che vuole trovare le scarpette giuste a buon prezzo e il &lt;em&gt;self-made man&lt;/em&gt; che dai quindici anni in su ha imparato a comprare a 100 e vendere a 200. Peccato che il mercato, una volta libero dagli impedimenti dello Stato, si sia autodistrutto per dare luogo a qualcosa di libero sì, ma che di mercato ormai ha ben poco. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando una volta si parlava di mercato, ci si riferiva alla sua forma più nobile: la “concorrenza perfetta”. Un sistema di relazioni economiche contraddistinte dal fatto che tante persone offrivano una certa merce e, fra loro, vendeva di più chi lo faceva al prezzo più basso. Il presupposto principale di questo meccanismo era che il consumatore fosse un essere perfettamente razionale e capace di sottrarsi ad ogni inganno. La verità è invece ben diversa. L’uomo è un essere complesso e, senza scomodare Platone con i suoi due cavalli condotti da un unico auriga, con l’aiuto di Ralph Dahrendorf e di qualche altro studioso di scienze sociali abbiamo capito che, accanto al modello dell’&lt;em&gt;homo oeconomicus&lt;/em&gt; esiste anche quello dell’&lt;em&gt;homo sociologicus&lt;/em&gt; e che le differenze fra i due hanno un certo rilievo nell’interpretazione del suo comportamento concreto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Entrambi in fondo vogliono la stessa cosa: vivere nel modo migliore possibile. Le strade però già a questo punto si dividono. Per l’economista, aiutato nell’economia moderna a quantificare ogni cosa con l’unico metro di misura della moneta, il vivere bene si concretizza nel guadagno e nell’accumulazione di beni. Per il sociologo invece il vivere bene dipende dalle gratificazioni psicologiche ottenute nella società: il metro di misura cambia, non è più la moneta ma i saluti, i sorrisi, le simpatie, le complicità, tutte cose che lo psichiatra Eric Berne, accomunandole, chiama “carezze sociali”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando andiamo al mercato (negozietto, supermarket, boutique o autosalone che sia), facciamo veramente come prevedono gli economisti? Cioè scegliamo veramente il prodotto che ha il miglior rapporto qualità-prezzo? Oppure ubbidiamo, come dice il sociologo, all’approvazione degli altri? In questo secondo caso potremmo comprare un vestito più costoso solo per far vedere agli amici ed ai colleghi di lavoro che “siamo dei loro”, siamo allo loro altezza e magari anche un pochino più su. Ma perché poi a loro volta i nostri amici dovrebbero considerare un prodotto migliore di un altro? I motivi sono tanti. La pubblicità - di cui oggi si nutrono le tv, i giornali e internet – è una tecnica raffinatissima che collega un prodotto a un simbolo che ti qualifica. Insomma non siamo solo ciò che mangiamo, come sosteneva Feuerbach , ma più in generale siamo ciò che compriamo e che possiamo esibire agli altri.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando penso a questo, non posso non pensare anche al “cane di Pavlov”. La presenza di un suono anticipava sistematicamente la somministrazione di cibo: Pavlov misurò la quantità di secrezione salivare prodotta dal cane e constatò che a un certo punto questa aumentava alla sola percezione del suono, simbolo del cibo, ancor prima della sua somministrazione. Molti psicologi nel ‘900 hanno ampliato le conoscenze della psiche umana. Quelli della &lt;em&gt;gestalt&lt;/em&gt; ci hanno insegnato che l’uomo, in una immagine o in una situazione, percepisce prima il tutto e poi le singole parti, mentre gli psicanalisti hanno scavato nel profondo, per trovare il doppio di ogni uomo nella zona recondita dell’inconscio. Tuttavia sembra che, ai fini dei pubblicitari, lo schema stimolo-risposta del vecchio biologo russo ancora funzioni. L’uomo non è certamente così semplice come il cane, ma nei comportamenti quotidiani sembra che non sia neppure tanto più scaltro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;*** &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Del fatto che le cose stiano veramente come dicono psicologi e sociologi anziché come sostenuto dagli economisti, si trova conferma nel mutamento avvenuto nella forma di mercato nell’ultimo secolo nei paesi economicamente sviluppati. Siamo passati dalla “concorrenza perfetta” alla “concorrenza monopolistica”. Nella prima, ottocentesca, ogni merce aveva più o meno le stesse qualità a prescindere dal produttore, veniva venduta “sfusa” (ogni acquirente doveva procurarsi il suo contenitore) e, oltre al prezzo, l’unico criterio con cui l’acquirente sceglieva il fornitore era la vicinanza fisica, perché per i tragitti più lunghi si andava a piedi. Nella seconda forma di mercato, se anche la qualità di una merce non è migliore di tutte le altre, a farla diventare tale ci penseranno la pubblicità e il marketing, in parole povere le “tecniche di vendita”, una “disciplinazza” (mi concedo l’uso del termine per sottolinearne l’estensione e la negatività), che studia come irretire il consumatore. La distanza non è più un problema: prendiamo l’auto anche per andare all’edicola a trecento metri da casa! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In tanti ci hanno avvertito del fatto che - esempio classico - i detersivi sono tutti uguali e che conviene comprare quello meno costoso. Ma poi come facciamo a dire alle amiche che usano Perlana, che noi ne usiamo uno diverso e di minor prezzo? Uno potrebbe dire che non è necessario dire tutto alle amiche. Questo non è sufficiente per evitare il disagio, perché le norme sociali, anche quelle di minore importanza come questa, valgono solo se interiorizzate, e siamo dunque noi stessi a giudicarci male se compriamo qualcosa di meno prestigioso. E l’autostima… crolla! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto questo i venditori, gli studiosi di marketing e i grafici pubblicitari, non solo lo sanno, ma ne sono addirittura gli artefici. Sono loro che vogliono un mercato di concorrenza monopolistica per poter aumentare, contemporaneamente, le vendite ed i prezzi, in pratica il profitto. Però non vengano poi a predicare, con le trombe dei politici a loro affini o conniventi, che il risultato massimo per tutta la collettività è ottenibile col “libero mercato”. Poteva anche essere vero ai tempi di Adam Smith. Oggi le cose sono cambiate. In peggio, molto peggio. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-739504327924189421?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/739504327924189421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/739504327924189421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/04/concorrenza-monopolistica-linganno.html' title='Concorrenza monopolistica: l&apos;inganno'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-e85Y_RW7REE/TacL3rDQFVI/AAAAAAAAAcY/bjfXoxZDA1o/s72-c/consumismo5.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3742332169136560412</id><published>2011-03-26T09:16:00.024+01:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.471+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Lombardia. Elezioni europee 2009</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-jIE8JCn1rUM/TZGZsnZK-uI/AAAAAAAAAb4/tBeK7SmckXY/s1600/LombardiaBlog.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 400px; HEIGHT: 267px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589417604311349986" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-jIE8JCn1rUM/TZGZsnZK-uI/AAAAAAAAAb4/tBeK7SmckXY/s400/LombardiaBlog.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Chiarimenti relativi alla tabella. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;I dati delle prime quattro colonne sono stati rilevati dal sito del Ministero dell’Interno (Archivio storico delle elezioni). Il numero dei votanti degli “Altri comuni” sono stati calcolati per differenza fra la colonna della provincia e quella del capoluogo. Le percentuali ottenute dalla Lega in “Altri comuni” sono state invece ricavate con la formula inversa della media aritmetica ponderata. Faccio l’esempio della provincia di Milano: &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(1.691.440 x 14,70) – (637.161 x 11,74) : 1.054.279 = 16,49% &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le colonne dei votanti, che si riferiscono a tutti i cittadini che si sono recati alle urne a prescindere dal voto espresso, sono utili per mettere in rilievo l’indice di significatività del dato percentuale, che è invece riferito ai voti ottenuti dalla Lega. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le province sono state elencate in ordine crescente, partendo da quella in cui la Lega ha ottenuto la percentuale più bassa (Milano, 14,70%) per arrivare a quella con la percentuale più alta (Sondrio, 41,47%). &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;* * * &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le osservazioni che seguono faranno probabilmente sorridere i tanti politici lombardi, i quali conoscono già abbastanza bene la situazione locale. Non altrettanto avverrà forse per gli abitanti delle altre regioni e per i cittadini che partecipano alla politica non da protagonisti ma da semplici spettatori. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;1) Le percentuali ottenute dalla Lega nei capoluoghi sono sistematicamente più basse di quelle ottenute nei centri urbani più piccoli e nelle campagne. Nella città di Lecco, ad esempio, si ferma al 18,81%, mentre negli altri comuni della provincia arriva al 27,25%, con uno scarto di 8,44 punti. Del dato si trova conferma nel fatto che nel 2010 la Lega, pur candidando a sindaco Castelli, un Ministro della Repubblica, con tutte le maggiori chances che ciò può comportare, in città ha ottenuto solo il 20,66% e, insieme al PDL, ha perso il confronto elettorale col candidato del centrosinistra al primo turno. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;2) Nelle province situate in pianura la Lega si attesta fra il 15% e il 22%, mentre in quelle a nord di Milano la percentuale oscilla fra il 26% e il 33%, per arrivare nella provincia più a nord, Sondrio, al 41,47%. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da quanto osservato sembrerebbe di poter dedurre che il fenomeno leghista risenta della più forte chiusura culturale delle comunità di piccole dimensioni e delle zone montane; la dimostrazione più evidente ne è il risultato della cittadina di Sondrio, in cui per il sommarsi di entrambe le componenti, perifericità e ridotte dimensioni urbane (22.000 abitanti), la Lega raggiunge il 31,97%. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Milano, da parte sua, con motivazioni e risultati opposti, non fa che confermare tale meccanismo: tanto in città (11,74%) quanto in provincia (16,49%) la Lega ottiene i risultati più bassi dell’intera regione. Bisognerà pur chiedersi perché nella Lombardia, regione guida della Lega, si arrivi al 22,76%, mentre a Milano, città guida della Lombardia, la Lega ottiene percentualmente la metà dei voti. Non mi sembra azzardato dedurre che il superamento di una certa soglia di dinamismo economico e culturale, legato per un verso alla struttura e alla posizione del territorio e per un altro verso all’ampiezza dei centri urbani, divenga a un certo punto incompatibile con la cultura leghista. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’unica cosa che resta da spiegare è perché la Lega, sia pur entro certi limiti, abbia attecchito nella regione col reddito medio pro-capite più alto d’Italia. Ma il mistero prima o poi, come tutti i misteri, è destinato ad essere svelato dagli storici, o dalla Storia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3742332169136560412?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3742332169136560412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3742332169136560412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/03/lombardia-elezioni-europee-2009.html' title='Lombardia. Elezioni europee 2009'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-jIE8JCn1rUM/TZGZsnZK-uI/AAAAAAAAAb4/tBeK7SmckXY/s72-c/LombardiaBlog.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3449583673815020258</id><published>2011-03-02T20:20:00.013+01:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.469+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Celebrazioni per l'Unità d'Italia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579565034380323730" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-ZO2HHB2P9xc/TW6Y1kNt65I/AAAAAAAAAag/iTPhZ1co-B4/s200/copertina.jpg" /&gt;A dicembre 2009 ho pubblicato sul blog il post “Il salto nel buio”. Basandomi su un mio ricordo, dicevo che nel 1961, in occasione dei festeggiamenti per il Primo Centenario dell’Unità d’Italia, a tutti gli alunni fu consegnata una copia della Costituzione e una coccarda tricolore.&lt;br /&gt;In questi giorni ho rovistato inutilmente fra i miei scaffali per ritrovare questo librino; poi, capitato a casa dei genitori, ho pensato di rovistare anche lì, e l’ho trovato. Non si trattava di una copia della Costituzione, ma di un’Antologia a cura di Grazia Dore dal titolo “I grandi fatti che portarono all’Unità”.&lt;br /&gt;La memoria mi ingannava, ma di poco, perché si tratta di una pubblicazione del 1961 e sulla copertina c’è disegnata una bella coccarda tricolore. Nella seconda pagina interna c’è la dicitura “Questo volume è consegnato, per incarico del Ministro della Pubblica Istruzione, allo studente: …………........... nella ricorrenza del Primo Centenario dell’Unità d’Italia”. Il nome è scritto naturalmente a penna, nello spazio lasciato appositamente vuoto. Sotto c’è il timbro del preside della scuola.&lt;br /&gt;Avevo dodici anni quando il librino mi fu consegnato e, nonostante l’imprecisione sul contenuto del volume, a distanza di cinquant’anni il ricordo era rimasto ben fissato nella mia coscienza. Vuol dire che lo strumento educativo era stato scelto con giudizio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche questo fatto è, ormai, Storia.&lt;br /&gt;Riporto qui la riproduzione della copertina e delle prime due pagine interne, lasciando che il documento parli da solo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bEqNUemmJEs/TW6cbPkuEUI/AAAAAAAAAbI/xcKC71iJoJ0/s1600/1.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 214px; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579568980209570114" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-bEqNUemmJEs/TW6cbPkuEUI/AAAAAAAAAbI/xcKC71iJoJ0/s320/1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-aP2OsyaJ-Mk/TW6ctdDDMFI/AAAAAAAAAbQ/TTYrJuvXNOw/s1600/2bis.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 209px; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579569293064089682" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-aP2OsyaJ-Mk/TW6ctdDDMFI/AAAAAAAAAbQ/TTYrJuvXNOw/s320/2bis.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all right reserved &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HUUXIGrAfQ0/TW6ZszKN4sI/AAAAAAAAAa4/537PbohTKis/s1600/2.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3449583673815020258?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3449583673815020258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3449583673815020258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/03/celebrazioni-per-lunita-ditalia.html' title='Celebrazioni per l&apos;Unità d&apos;Italia'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ZO2HHB2P9xc/TW6Y1kNt65I/AAAAAAAAAag/iTPhZ1co-B4/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-6118950864949046117</id><published>2011-02-26T11:14:00.011+01:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.479+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Fini ad Anno Zero punta sull'identità nazionale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tW1UkcLkv00/TWjVyDO8V3I/AAAAAAAAAaY/PfkNA5Oy-NE/s1600/annozero_santoro%2B5.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 151px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577943194336515954" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-tW1UkcLkv00/TWjVyDO8V3I/AAAAAAAAAaY/PfkNA5Oy-NE/s200/annozero_santoro%2B5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Fini.&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;La sfida è semplicissima. Esiste lo spazio politico per un centrodestra, che sia profondamente diverso dal modo con cui Berlusconi e Bossi lo rappresentano? Secondo me c’è. E’ l’identità nazionale: io mi rifiuto di pensare che un elettore di centro destra possa sopportare a lungo che la Lega irrida persino la festa dell’unità nazionale.&lt;br /&gt;Escludo che un elettore di centrodestra non sia cosciente del fatto che “governare” non vuol dire “comandare” e che quindi serve rispetto per le altre istituzioni, rispetto anche per la magistratura. Quindi ci si difende “nel” processo non “dal” processo.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Ruotolo.&lt;/strong&gt; Il suo Futuro e Libertà sta perdendo un po’ di pezzi. Lei ha detto nei giorni scorsi, mi pare in un’intervista al Secolo d’Italia, che “E’ colpa del potere mediatico e finanziario di Silvio Berlusconi”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fini.&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;No, la correggo parzialmente, nel senso che si è trattato di un articolo in cui io ho scritto che il potere mediatico è nelle campagne di intimidazione che vengono condotte nei confronti di chi si oppone frontalmente a quelli che sono i voleri del Presidente del Consiglio. Il potere finanziario - ma non alludevo minimamente alla compravendita: se ci fosse la prova la denuncerei – è nell’enorme conflitto di interessi che caratterizza Berlusconi. In parlamento Berlusconi è più forte, perché qualcuno si fa tentare dalla nostalgia: torna alla casa madre.&lt;br /&gt;Nell’Italia reale c’è uno spazio per questa opposizione al berlusconismo e all’asse privilegiato con Bossi, nel nome dei valori di un centrodestra europeo, la destra repubblicana? Io credo di si.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Ruotolo.&lt;/strong&gt; Lei esclude l’ipotesi, diciamo, di uno schieramento che si unisca, che vada dal terzo polo a Vendola.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fini.&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;Voglio essere esplicito. Futuro e libertà è una forza che si colloca nell’ambito dei valori di centrodestra, che secondo noi sono mortificati o dimenticati da Berlusconi. Ergo siamo alternativi alla sinistra, va da sé.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Ruotolo.&lt;/strong&gt; Ma anche la sinistra…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fini&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;… è alternativa, è alternativa.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Ruotolo.&lt;/strong&gt; Però può esserci l’unico momento particolare...&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fini.&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;Ci deve essere, ma non per una lista comune alle elezioni. Ci dovrebbe essere, nello stesso momento in cui si ravvisa la necessità di riformare il Paese. Sulle regole ci deve essere un accordo largamente condiviso, perché la democrazia dell’alternanza comporta che, se cambiano le maggioranze e ogni maggioranza si cambia le regole, viene meno la Repubblica, viene meno la coesione nazionale, viene meno quel doveroso senso delle istituzioni, che devono avere tutti e che poi è alla base del nostro essere una nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;*** *** ***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la quarta parte dell’intervista che Gianfranco Fini ha rilasciato a Sandro Ruotolo per la trasmissione “Anno Zero” del 24 febbraio 2011. L’ho trascritta fedelmente da youtube, perché mi pare che da essa emergano delle cose molto interessanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi è di sinistra gli uomini di destra non sono, non devono essere, tutti uguali. Essere di destra o di sinistra oltretutto oggi non ha lo stesso significato dirimente che aveva fino a vent’anni fa: si tratta in molti casi di etichette che nascondono sostanze “adulterate”. Circa dieci anni fa mi fu chiesta una intervista telefonica per uno dei tanti sondaggi e ricordo ancora lo stupore dell’intervistatrice (non dovrebbe succedere, ma così è stato!), quando a un certo punto dissi che Berlusconi era per me più a destra di Fini.&lt;br /&gt;Le “categorie” politiche di destra e sinistra hanno ancora un certo valore, ma i partiti attuali non sempre hanno programmi e comportamenti coerenti con la loro collocazione politica. Siamo quindi costretti di volta in volta a decifrare tali comportamenti in modo da ricavarne un’idea rispondente ai dati oggettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa intervista Fini dice di aver identificato un suo spazio politico nella “identità nazionale”. Per me questo vuol dire una cosa abbastanza chiara: intende contrapporsi alla Lega e recuperare un elettorato, che sui temi dell’unità nazionale non si sente rappresentato da Berlusconi, ma neanche dal PD, il quale nel 2001 ha cambiato il Titolo V della Costituzione ed oggi sembra disponibile ad ulteriori concessioni a Bossi pur di uscire dalla sua persistente crisi programmatica e di leadership. Insomma Bossi, l’uomo che vuole dividere l’Italia con un misero 10% dei voti, è potenzialmente supportato da tutti.&lt;br /&gt;E’ chiaro allora che il discorso di Fini va giù liscio come l’olio. Chi devono votare quegli Italiani di destra, e sono tanti, che credono ancora nell’identità della nazione italiana? C’è un vuoto di rappresentanza, e Fini ha praticamente deciso di colmarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io resto a sinistra - quella che ancora può definirsi tale - ma non posso che essere contento di questo riposizionamento di Fini nei confronti della Lega e di Berlusconi. Ha collaborato con loro per 15 anni, ma è anche quello che ha trasformato il Msi in Alleanza Nazionale, e la nuova collocazione è da considerare un ritorno a quella matrice. Sta poi condannando chiaramente le prevaricazioni berlusconiane ed è pronto a rendere più decente la legge elettorale, eliminando il premio di maggioranza.&lt;br /&gt;Bisognerebbe anche abbandonare il sistema maggioritario, ma su questo il PD, pur di tarpare le ali a Vendola e Di Pietro, probabilmente avrà la faccia tosta e la sconsideratezza di difenderlo insieme a… Berlusconi.&lt;br /&gt;Per intanto Fini ha identificato il suo potenziale bacino di elettori, un bacino che sicuramente comprende una parte del Po, ma si allunga e diventa più fertile di consensi scendendo verso il centro, il sud e le isole. Che ne dice, Bersani, che di tanto in tanto, fra un insomma e un eccetera, strizza l’occhio a Bossi?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all right reserved &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-6118950864949046117?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6118950864949046117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6118950864949046117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/02/fini-ad-anno-zero-punta-sullidentita.html' title='Fini ad Anno Zero punta sull&apos;identità nazionale'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tW1UkcLkv00/TWjVyDO8V3I/AAAAAAAAAaY/PfkNA5Oy-NE/s72-c/annozero_santoro%2B5.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3007545508052082314</id><published>2011-02-23T19:08:00.008+01:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.465+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Diritti d’autore. Il caso del sito www.imslp.org</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-I1e4DLqDQ0c/TWVOH8B04qI/AAAAAAAAAZw/9hvyqbvM6rA/s1600/Mozart.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 227px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5576949611848065698" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-I1e4DLqDQ0c/TWVOH8B04qI/AAAAAAAAAZw/9hvyqbvM6rA/s320/Mozart.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ogni tanto una bella notizia. Edward W. Guo, studente del Conservatorio di Boston, negli ultimi cinque anni ha scansionato e messo in rete 85.000 spartiti, scaricabili liberamente da parte di tutti gli appassionati di musica classica. Qualcuno ha cercato di fermarlo, ma non c’è riuscito. Chi?&lt;br /&gt;In una società formalmente legata al monoteismo ma pagana nell’agire quotidiano, Giove è solo stato sostituito dal dio Denaro, al cui primato vengono assoggettate tutte le attività umane, comprese quelle il cui frutto in origine era destinato gratuitamente a tutta l’umanità. E’ per questo che alcune case editrici specializzate nel settore degli spartiti musicali, da vendere a prezzi salati, hanno subito cercato di bloccare il sito del giovane Edward. Per verificare gli interessi che stanno sotto l’azione legale di queste aziende, vado un attimo a rovistare fra gli spartiti che si trovano in casa:&lt;br /&gt;Maurice Ravel, Giochi d’acqua, 13 pagine, lire 17.000 (ed. primi anni ’90)&lt;br /&gt;Johannes Brahms, Danze ungheresi, 85 pagine, euro 23,40&lt;br /&gt;Antonin Dvorak, Danze slave, 128 pagine, euro 16,20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, in ossequio a una certa prassi mercantile, all’aumentare del numero delle pagine il prezzo per singola pagina diminuisce un poco, ma resta pur sempre ben remunerativo, perché gli unici costi sono quelli della stampa e della commercializzazione. I diritti d’autore sono scaduti: Ravel è morto il 1937, Brahms il 1897 e Dvorak il 1904.&lt;br /&gt;Ma a prescindere dalla durata dei diritti d’autore (in Italia 70 anni dopo la morte!), vorrei ragionare sul problema andando al di là degli aspetti legali.&lt;br /&gt;Se Brahms durante la sua vita acquistò un appartamento, certamente lo fece anche pensando ai suoi discendenti. Quando però compose le Danze e le Sinfonie, credo pensasse di lasciarle in eredità a tutti i posteri e non solo ai propri figli, nipoti e pronipoti.&lt;br /&gt;Questo discorso vale anche per la letteratura. Ma, mentre qui alla prima edizione, elegante e costosa, seguono di regola quelle economiche, per la musica non è così: la clientela potenziale delle case editrici musicali è ristretta e quindi, se pure gli editori pubblicassero gli Studi di Chopin a otto euro, ne venderebbero sempre un numero di copie molto limitato. Non c’è convenienza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo dunque essere grati a Edward Guo per la sua iniziativa, e sperare che questo serva a liberare le opere d’arte, di qualunque genere, dai vincoli imposti da una normativa anacronistica.&lt;br /&gt;Il sito di Guo (disponibile anche in lingua italiana) è il seguente: &lt;a href="http://imslp.org/wiki/Pagina_principale"&gt;http://imslp.org/wiki/Pagina_principale&lt;/a&gt; (Biblioteca Musicale Petrucci). Basta cliccare su “Compositore” e appare un elenco dei musicisti in ordine alfabetico. Alla lettera M naturalmente troviamo Mozart, con circa 800 composizioni. Scegliamo il brano che ci interessa, ad esempio il “Piano concerto n. 21”, e poi lo strumento, ad esempio “Piano”; facciamo il download e in pochi secondi appaiono 36 nitide pagine, stampabili a costo zero. Per l’eventuale ascolto non dobbiamo far altro che digitare il titolo del brano su &lt;em&gt;youtube.com&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Speriamo che la cultura possa ora finalmente librarsi sulle ali della “rete”, alla faccia dei tanti speculatori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2011 - all right reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3007545508052082314?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3007545508052082314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3007545508052082314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/02/diritti-dautore-il-caso-del-sito.html' title='Diritti d’autore. Il caso del sito www.imslp.org'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-I1e4DLqDQ0c/TWVOH8B04qI/AAAAAAAAAZw/9hvyqbvM6rA/s72-c/Mozart.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4148381708174175855</id><published>2011-01-29T11:37:00.069+01:00</published><updated>2011-11-17T13:43:42.474+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>La resistibile ascesa di Umberto B</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TUPuFr1EWrI/AAAAAAAAAZE/H-VOYewEOyo/s1600/LEG%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 218px; HEIGHT: 282px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5567555345792129714" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TUPuFr1EWrI/AAAAAAAAAZE/H-VOYewEOyo/s320/LEG%2B3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Risultati elettorali della Lega Nord in 25 anni&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non vide il pericolo il pur bravo Gad Lerner, quando nel ’91 fece salire sul palco per diverse settimane i quattro secessionisti della Lega. Un palco privilegiato (gli spettatori oscillavano fra 1.300.000 e 2.500.000) dal quale i titolari delle partite iva individuavano i mali dell’Italia, non in una generale politica miope e dissipatrice, ma nell’assistenzialismo di cui, a loro avviso, il Sud godeva a danno del Nord. No, Lerner è giornalista intelligente ma, in quegli anni di sconvolgimenti politici e giudiziari, non seppe accorgersi della pericolosità di quei discorsi e della eccessiva animosità che li accompagnava. Insomma, non ebbe la lungimiranza di un Bertold Brecht.&lt;br /&gt;Il 1989 la Lega era arrivata a 636.000 voti. Poi, fra ottobre ’91 e marzo ’92, Gad dedicò alle aspirazioni del “Profondo nord” e del mitico nord-est sedici puntate; e in aprile i voti crebbero fino a 3.400.000. Un caso? Una previsione? O una, sia pur involontaria, promozione pubblicitaria?&lt;br /&gt;Quei tre milioni di voti del ’92, tuttavia, non divennero mai quattro. Ci si avvicinarono nel ’96, ma in tutte le altre tornate elettorali rimasero tre e spesso scesero a uno o due. Insomma, dopo il grande balzo, non solo non ci fu l’ascesa, ma per ben nove anni, il movimento secessionista – il federalismo è solo una tattica che nasconde ben altra strategia – scese dal 10 al 4,5%. La tabella qui riportata parla chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, se nelle elezioni del 2009, anche dopo una certa ripresa, ogni 100 cittadini votanti, ci sono in Piemonte solo 17 leghisti, in Lombardia 25, in Veneto 35, in Liguria 10 e in Emilia 14 (in media, diciamo, una ventina, lasciando stare la Val d’Aosta ai valdostani e l’Alto Adige ai tirolesi), com’è questa faccenda che comandano loro?&lt;br /&gt;Come mai un partito che si chiamava Forza Italia accettava di farla tagliare a fettine, l’Italia? E perché un partito che si chiamava Alleanza Nazionale ha accettato per quasi quindici anni di rompere, in qualche modo, l’unità della Nazione? No, non è un grande dilemma, la risposta è semplice: “cummannà è meglio e fottere” dicono i napoletani, anche se, come dimostrano il celodurismo di Bossi e l’harem berlusconiano, le due cose non sono incompatibili; anzi col potere le chance sembrano aumentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teorie leghiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di intellettuali, in mezzo alla Lega, a dire il vero ne ho visti e ne vedo pochi, a meno che non si vogliano ritenere tali gente come Calderoli, Borghezio e Tosi, che propagandano l’uso del dialetto, perché con la lingua studiacchiata a scuola ancora fanno a botte. Non parliamo del capo e fondatore, col suo lessico da osteria: quello ha carisma, dicono, e si vede che per i suoi fans questo basta e avanza.&lt;br /&gt;Qualcuno c’è stato, però. Ad esempio il prof. Miglio, il quale, con in mano i risultati della Fondazione Agnelli sulle macro-regioni, ha instillato negli strati sociali scarsamente acculturati il convincimento che l’Italia andasse divisa in tre. Nessuno gli ha chiesto: "E perché non quattro? Quattro no, perché non cinque? Cinque no, perché non venti? Venti no, perché non cento, come le province, o diecimila, come i campanili?". Ma Miglio è morto, è andato in cielo, naturalmente nella zona nord, nei paraggi della stella polare, e oggi non può più rispondere.&lt;br /&gt;Chi ne raccoglie l’eredità? Mi guardo intorno e continuo a non vedere fulgidi intelletti in gran numero. Uno però l’ho scoperto leggendo un vecchio articolo della rivista “Indipendenza”, dalla quale ultimamente ho avuto l’onore di vedere ospitato un mio scritto sulla scuola. Una bella rivista di approfondimento che mi ha vagamente riportato indietro di quarant’anni, quando, ancora giovane, andavo in edicola a comprare Rinascita per leggerla due volte.&lt;br /&gt;L’intelligenza della quale sto parlando è quella del prof. Sergio Salvi e l’articolo porta il titolo “La nazione padana”. Per fortuna esso era preceduto e poi seguito da altri due della Redazione, che smontavano alle radici l’idea di Salvi, la quale si articolava su tre argomentazioni: 1) i dialetti della Val Padana non hanno nulla in comune con la lingua italiana; 2) l’affinità fra questi dialetti implica una nazionalità diversa rispetto a quella dei toscani e dei popoli residui della penisola (Salvi si rammarica del fatto che questi ultimi non abbiano saputo darsi un nome che li identificasse: sarà perché non hanno una propria cultura o perché, dopo essere stati chiamati per due volte a combattere gomito a gomito con quelli dal dna celtico, ritenevano di essere ad essi accomunati dall’italianità?); 3) se riconosciamo tre distinte nazionalità, l’azione della Lega, pur essendo criticabile per tanti versi, gioca oggettivamente un ruolo storico positivo: liberando il nord, libera anche gli abitanti appenninici, che non si rendono conto dei vantaggi che potrebbero avere dalla formazione di tre diversi Stati. Magari con un esercito comune ma con tesorerie ben separate!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unitarietà dei dialetti padani e loro diversità dagli altri dialetti della penisola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo visto che la Lega non è poi così irresistibile (3.700.000 voti nel ’96 e 3.100.000 voti nel 2009 = -600.000), però certe trappole ideologiche vanno subito individuate e combattute. E, quella di Salvi, “trappola è”, anche se a farsene portavoce è uno col distintivo cangiante fra il rosso e il verde. Proviamo a indicarne i punti deboli.&lt;br /&gt;Gli abitanti di una città hanno in comune una memoria storica, che comprende anche il linguaggio: costituiscono un “insieme”, scomponibile in tanti sottoinsiemi in base all’età, al sesso (le espressioni scurrili, ad esempio, sono tendenzialmente riservate agli uomini), al lavoro e al livello culturale. Se per un verso questo insieme è scomponibile in sottoinsiemi più ristretti, per un altro verso esso in parte si scontra e in parte si interseca con gli insiemi delle città limitrofe. Non appena un romano si allontana in direzione di Frascati o di Viterbo, avverte alcune differenze nelle parole e nell’accento, e queste diversità gli sembreranno a primo acchito inconciliabili col suo linguaggio; ma ben presto, se proseguirà il suo percorso verso Napoli o Firenze, si accorgerà che i dialetti di Roma, Frascati e Viterbo sono sì diversi ma, a confronto con quelli di Napoli e Firenze, hanno molto in comune, costituiscono cioè un insieme più grande, che li include tutti e tre.&lt;br /&gt;Man mano che il viaggiatore proseguirà nelle due direzioni scoprirà ancora differenze e affinità, ma, finchè non giungerà a Milano e Palermo, le affinità consentiranno, sia pur con qualche difficoltà, tanto la conversazione quanto lo scambio epistolare: c’è insomma una lingua comune. Ben più difficile diventerebbe la comunicazione se proseguisse in direzione dell’Austria o della Francia. Salvi dice che il dialetto lombardo è più simile a quello occitano che a quello toscano, ma io sfido qualunque cittadino brianzolo a chiedere quanto costa un caffè in un bar di Marsiglia, se prima non ha soggiornato in quella città per almeno un mese o non ha fatto un breve corso di francese con le cuffie.&lt;br /&gt;Fattori linguistici e culturali sono descrivibili come cerchi concentrici che si dilatano all’infinito e, man mano che ci si allontana dal centro considerato, le differenze aumentano, ma le affinità non raggiungeranno mai lo zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’evoluzione linguistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra lingua e dialetti di una nazione corre lo stesso rapporto dialettico che si riscontra fra le ristrette comunità locali e l’organizzazione statuale, che a livello normativo ed economico le riunisce. Quasi sempre, e quasi dappertutto, i dialetti vengono lentamente fagocitati nel tempo da un linguaggio comune. Lo sviluppo storico rende ineludibile l’uso di termini giuridici, economici, scientifici e letterari comprensibili sull’intero territorio nazionale. La continua erosione finisce per impoverire i dialetti a tal punto da non poterli più utilizzare al di fuori di precisi ambiti e circostanze. Ogni lingua - attraverso la progressiva selezione e assimilazione del lessico dei vari dialetti e l’introduzione di termini nuovi apportati dalla scienza, dalla letteratura e dalle trasformazioni sociali in generale - tende a dilatarsi a scapito dei dialetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, attualmente, a fronte di circa 7.000 lemmi dialettali, diversi per ogni comunità, la lingua nazionale può contare sui circa 200.000 lemmi dei dizionari più comuni ed i 500.000 del Dizionario Treccani. L’uso esclusivo del dialetto si tradurrebbe perciò in un inevitabile impoverimento culturale, oltre che ostacolare la libera circolazione delle idee.&lt;br /&gt;Quando Salvi parla di differenze dialettali, non tiene conto della dimensione diacronica dei fenomeni culturali e linguistici. Lingue e dialetti cambiano, si evolvono nel tempo, ma lui parla di antiche convergenze fra i dialetti lombardi, riferendosi indifferentemente tanto ai poeti del XIII secolo quanto agli studi di Rolhfs e di Pellegrini, che sono invece recentissimi (e con una impostazione metodologica che porta a un tracciato storico molto diverso da quello che, della nostra lingua, hanno saputo offrire Natalino Sapegno ed altri autorevoli storici della letteratura). Credo che le sue tesi in entrambi i casi non siano sufficientemente supportate, perché le poesie lombarde di Bonvesin de la Riva e quelle siciliane di Cielo d’Alcamo sono tuttora leggibili lungo tutta la nostra penisola senza bisogno di esperti traduttori; così come oggi dalla pianta dello stivale sono facilmente intuibili le interviste di un gondoliere veneziano e, dall’orlo del gambale, le interviste di un pescatore di Taranto. Ma, come dicevo, a parte questo, Salvi commette l’errore di non considerare minimamente quanto è successo in Italia negli ultimi cinquant’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni Cinquanta vivevo nella stessa cittadina calabra in cui vivo oggi: la stessa solo per via del nome, perchè oggi è invece completamente diversa sotto il profilo culturale, intendendo il termine “cultura” nel senso antropologico affinato da Edward Sapir, cioè di abito mentale e stile di vita, come nel saggio “Culture, genuine and spurious” (armoniosa, la prima; portatrice di contrastanti valori manifesti e latenti, la seconda).&lt;br /&gt;In quegli anni, per 25.000 abitanti, c’erano forse una cinquantina di classi delle scuole elementari e una dozzina delle scuole medie, oltre un liceo che arrivava forse a dieci classi, perché raccoglieva le iscrizioni dei paesini dell’entroterra. Oggi ci sono scuole di ogni ordine e grado e palazzi che in pianura hanno assorbito il sovraffollamento delle piccole case collinari. La più alta scolarizzazione (rinvio per questo al mio articolo Università: correlazione fra reddito e istruzione, pubblicato il 7 agosto 2010 su http://www.ilsemedellutopia.blogspot.com/), le nuove strutture urbane e la diffusione dei mezzi informatici fra le giovani generazioni hanno rafforzato il processo di omologazione culturale, già intravisto da Pasolini nel 1975.&lt;br /&gt;Ancora più importante, ai fini dell’analisi dell’evoluzione culturale e linguistica, è la considerazione della mobilità geografica. Credo che un buon 30% della popolazione del sud abbia vissuto per periodi abbastanza lunghi nel nord o in altri paesi europei per motivi di lavoro e un altro 10-20% dei giovani lo abbia fatto per gli studi accademici.&lt;br /&gt;In una dimensione sincronica tutto ciò non emerge. Fermi, nelle menti ferme, rimangono i cliché, gli stereotipi antichi. Ma le ragazze non dedicano più tutta la giornata ai lavori domestici e i giovani non aspettano più due mesi sotto la finestra della ragazza amata. Soprattutto né gli uni né gli altri parlano più il dialetto, se non occasionalmente scherzando fra amici o in espressioni tipiche familiari. L’istruzione, i viaggi e i mass media hanno mutato radicalmente i costumi e il linguaggio: nei luoghi pubblici, ma anche in quelli privati, si usa sempre più la lingua italiana. Forse il dialetto continuano a proporlo unicamente Bossi e i suoi amici nei gazebo, e in parte nelle adunate, per la pochezza degli studi e comunque col diabolico fine di trovare un nemico esterno: i meridionali nel 1990 e gli extracomunitari nel 2000. Un nemico esterno fa sempre comodo a certe ideologie, fu sempre “adottato” per cementare l’unità interna. Storia vecchia, ma purtroppo sempre efficace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colonizzatori e colonizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il teorema di Salvi si conclude – perché lì Salvi voleva andare a parare – con l’esigenza del riconoscimento di una nazione del nord. Ma questo presunto spirito nazionale padano non trova sufficiente riscontro nei numeri. Un tale spirito dovrebbe animare, non dico il 100% della popolazione, ma almeno il 90%; quando invece si ferma al 20%, non se ne parla.&lt;br /&gt;Far poi coincidere i confini di uno Stato con certi confini linguistici (la cui esistenza in ambito regionale ho comunque cercato di dimostrare essere inesistenti) è un errore grossolano, e la dimostrazione inequivocabile ne è la vicina Svizzera. Lì si parlano tre lingue ufficiali, non tre dialetti facenti parte di un unico insieme, e tuttavia nessun cittadino svizzero vorrebbe mai per questo diventare cittadino tedesco o francese o italiano. Non è la lingua a fare lo Stato, ma la storia. E gli svizzeri una storia comune ce l’hanno: una storia di non belligeranza, di ordine sociale, di commercio e finanza, di welfare, di libertà.&lt;br /&gt;Ma se proprio si dovesse giungere alla conclusione di una spaccatura dell’ Italia per aspirazioni autonomistiche, qualche altra considerazione allora bisognerebbe farla.&lt;br /&gt;Di guerre di indipendenza la storiografia ne offre in abbondanza. Molti popoli hanno abbandonato l’ex Urss, mentre Cuba ha voluto piena autonomia dagli Usa ed i paesi del Maghreb dalla Francia. Andando indietro nel tempo, l’India e le altre colonie asiatiche si sono liberate dagli inglesi e, prima ancora, il Nuovo Continente ha reclamato la sovranità contro la dipendenza dagli inglesi, gli spagnoli e i portoghesi. Lo stesso hanno fatto nell’800 i lombardi e i veneti - proprio loro, sì - con l’Austria, mettendo “le birbe alla berlina” o rinunciando a fumare i sigari.&lt;br /&gt;Tutti questi fenomeni storici hanno qualcosa in comune: sono stati sempre i popoli succubi, sfruttati, colonizzati, a pretendere la separatezza, mai nella storia è avvenuto il contrario. Perché allora, adesso, a reclamarla sono invece alcune zone geografiche economicamente forti e dominanti? E’ possibile dire, in modo tanto ipocrita, che i lombardi e i veneti siano stati sfruttati dai campani e dai siciliani? Ma, se così fosse, essi non avrebbero il reddito pro-capite più alto della penisola; non avrebbero una rete autostradale, seconda solo a quella della regione renana; non avrebbero gli ospedali che fanno il pieno di ricoveri con la gente del sud e le università con forti presenze da altre regioni; non attirerebbero lavoratori dalla Sicilia, dal Brasile e dall’Ucraina. Qui c’è una palese contraddizione: come si fa ad essere sfruttati pur diventando sempre più ricchi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prima e il dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Lombardo-Veneto, lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie si possono anche rifare. Ma questo non succederà mai prendendosi reciprocamente a calci nel sedere, come sembra suggerire l’ideologia xenofoba e squadristica leghista. Per farlo occorre prevedere due fasi, una antecedente e una successiva.&lt;br /&gt;La prima consiste nella restituzione del maltolto o nel risarcimento dei danni: le vite di tanti meridionali uccisi dai piemontesi e dei tanti uccisi dagli austriaci, per guerre che in alcun modo riguardavano gli interessi territoriali ed economici del sud; i patrimoni finanziari spostati tramite le banche; lo sfruttamento delle risorse naturali (c’era o no un granaio del sud?); l’apporto culturale in campo filosofico, scientifico e artistico; i pesanti tributi pagati per attrezzare il nord di infrastrutture e per sostenere conflitti bellici.&lt;br /&gt;La fase successiva, consiste nel calcolo di un rischio. Da sessant’anni in Europa non ci sono guerre, ma questo non garantisce che non ce ne saranno mai più. Certo, tutti ce lo auguriamo - in fondo, la CEE prima e l’UE dopo sono sorte con questo scopo precipuo, oltre che per facilitare gli scambi commerciali – però uno dei pochi filosofi di un certo rilievo che l’Italia ha dato all’umanità, il napoletano Giambattista Vico, ha detto che la storia non ha un moto rettilineo ma circolare, ritorna periodicamente sulle proprie speranze e sui propri errori. Chi può smentirlo?&lt;br /&gt;Se così non fosse, potremmo avere oggi al governo un Berlusconi dopo aver avuto per vent’anni un Mussolini? E, se così è, chi può escludere che un giorno ai bavaresi e ai renani, partendo dalla parte alta dell’Adige, non venga nuovamente voglia di annessione della Valle Padana? E allora, altro che i furbetti avvocati meridionali di cui si circondano, per poi lamentarsene, i grassi imprenditori del Po! Con nuovi elmetti teutonici che, ben inquadrati, tornassero a intonare la prima strofa dell’inno “Deutschland uber alles”, ci sarebbe poco da “bosseggiare” col braccio o col dito.&lt;br /&gt;In una ipotesi del genere, mio nonno se l’avrebbe a male se i suoi discendenti tornassero a difendere l’italianità delle Alpi e del Po. Lui lo fece già nella Grande Guerra, mangiando poi bucce di patate crude in un campo di prigionia austriaco, ma, visti i risultati, di sicuro non vorrà che l’errore si ripeta. A meno che non si torni a ragionare. Ma, per questo, c’è bisogno di uomini di un certo livello culturale e morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2011 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Lunedì, 7 febbraio 2011. Leggo su www.repubblica.it l’articolo di Ilvo Diamanti “L’anima romana della Lega”. Ne riporto qui di seguito alcuni stralci, perché l’analisi dell'autorevole sociologo avvalora quella qui proposta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;“…se la Lega perseguisse davvero la secessione e l'indipendenza padana rischierebbe la risacca elettorale seguita alle ondate del 1992 e del 1996. Perché, come ha sottolineato ieri Eugenio Scalfari, larghissima parte degli elettori del Nord è totalmente indisponibile a questa prospettiva. Secondo il recente Rapporto su “Gli italiani e lo Stato", curato da Demos per "la Repubblica" (dicembre 2010), la quota di elettori delle regioni "padane" che considera utile dividere il Nord dal Sud non supera il 20%, ma sale al 37% fra i leghisti. Due terzi dei quali, dunque, rifiutano questa idea. Non solo: 8 elettori leghisti su 10 considerano l'Unità d'Italia un fatto (molto o abbastanza) positivo.”&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4148381708174175855?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4148381708174175855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4148381708174175855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/01/la-resistibile-ascesa-di-umberto-b.html' title='La resistibile ascesa di Umberto B'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TUPuFr1EWrI/AAAAAAAAAZE/H-VOYewEOyo/s72-c/LEG%2B3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2979968648076663745</id><published>2011-01-06T21:10:00.044+01:00</published><updated>2011-11-17T13:41:24.095+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Una tipologia della valutazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSZQn6ZmVEI/AAAAAAAAAXM/s-Qd-dni9BY/s1600/curva.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559219436657202242" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSZQn6ZmVEI/AAAAAAAAAXM/s-Qd-dni9BY/s320/curva.jpg" style="cursor: hand; height: 223px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tanto i fenomeni naturali quanto i fenomeni sociali tendono a manifestarsi secondo la legge statistica proposta da Gauss, la quale dice che in ogni fenomeno quantificabile c’è un valore medio, che risulta sempre avere una più elevata frequenza di eventi. Più ci si allontana da questo valore medio e più la frequenza diventa bassa. Facciamo due esempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altezza degli Italiani di sesso maschile.&lt;br /&gt;Se l’altezza media degli uomini in Italia è di metri 1,74, gli uomini che hanno questa altezza sono tantissimi. Quelli alti m 1,70 o 1,78, ed hanno perciò solo 4 cm in più o in meno rispetto al valore medio, sono molti. Quelli alti m. 1,64 e m. 1,84 e si discostano perciò dalla media di 10 centimetri, incominciano ad essere pochini. Quelli alti m 1,54 e m 1,94, che si discostano dalla media di venti centimetri, sono abbastanza rari. Gauss espresse questa regolarità degli eventi con un grafico a forma di campana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore giornaliere passate davanti alla TV.&lt;br /&gt;Se verifichiamo che la media è di quattro ore, a questo valore la frequenza sarà molto elevata; quelli che guardano la TV per tre o cinque ore giornaliere saranno certamente di meno; quelli che la guardano per una o sette ore saranno pochi; quelli che la guardano per soli trenta minuti o per più di sette ore saranno pochissimi; quelli che non la guardano mai o la guardano 24 ore su 24 saranno dei casi veramente eccezionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La “normale” di Gauss nella valutazione scolastica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Se la regola statistica e la curva di Gauss sono strumenti di analisi accettabili, possiamo provare a usarli per costruire una tipologia dei metodi di valutazione usati dagli insegnanti. Secondo questa regola, la preparazione media degli alunni, quella che “per convenzione” corrisponde al voto di 5,5 decimi (1+10/2=5,5), dovrebbe essere la più frequente e, mano mano che ci si allontana da tale valore, la frequenza dovrebbe diminuire. Per la legge dei grandi numeri, infatti, la probabilità “rilevata empiricamente” dovrebbe gradualmente avvicinarsi alla probabilità “teorica”, coincidendo alla fine con essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel grafico sopra riportato (sull'asse delle ascisse i voti, sull'asse delle ordinate gli alunni) dodici alunni su ventisei si collocano tra la sufficienza e la mediocrità, sette sono insufficienti e sette sono più che sufficienti. La curva sfata uno dei pregiudizi più diffusi fra gli insegnanti, e cioè che il cinque non si dà. Nella valutazione complessiva di fine anno, si può anche decidere di non attribuire questo voto, ma bisogna sapere che così facendo si forza una legge statistica, eliminando la realtà più consistente. Solo per comodità diremo che nessun alunno è mediocre, mentre la “normale” di Gauss al contrario dimostra che proprio la mediocrità è il valore più diffuso…. e non solo tra gli alunni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La curva di Gauss, in certi casi particolari, potrebbe anche presentarsi per ragioni oggettive in modo diverso rispetto a quella prima disegnata. Potrebbe essere diversa qualora, ad esempio, ci trovassimo di fronte ad una classe troppo disastrata oppure ad una appiattita su valori medi o ad una talmente competitiva da raggiungere valori molto elevati.&lt;br /&gt;Vi sono però insegnanti che, non eccezionalmente in alcuni anni, ma regolarmente tutti gli anni, tendono a fare valutazioni che si discostano sistematicamente, e sempre per un certo verso, dalla legge statistica. In questi casi è evidente che lo scostamento non dipende tanto dalle particolari condizioni di una certa classe, ma da una interpretazione tendenzialmente errata del loro lavoro, un errore che a volte rasenta una patologia di natura culturale o caratteriale dell’insegnante.&lt;br /&gt;Proviamo ad illustrare quattro di questi casi tendenzialmente “patologici” con riferimento ad una ipotetica classe di 26 alunni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1) &lt;em&gt;L’insegnante “severo”&lt;/em&gt;Ben 20 alunni su 26 non vanno oltre la mediocrità; 4 hanno la sufficienza; 2 poco più della sufficienza; nessuno eccelle. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ l’insegnante che si ritiene severo, ma nel quale gli allievi percepiscono invece un certo grado di crudeltà. Organizza il lavoro prescindendo dalle capacità recettive degli alunni e pretende da questi un rendimento eccessivo rispetto a ciò che le capacità medie e lo stile di vita moderno rendono possibile. L’insegnante di questo tipo spesso arriva a un ragionamento paradossale: “Se nessuno mi segue è perché io sono troppo bravo!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;em&gt;L’insegnante “buonista”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sempre su 26 alunni, quattro si “salvano” con una mediocrità e due hanno una insufficienza, in 20 hanno invece voti buoni o ottimi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ l’insegnante che si ritiene generoso e che gli alunni invece considerano “ingenuo”. Ma è mai possibile che tutti siano così bravi ? Tutti un incrocio fra Archimede e Pico della Mirandola! L’insegnante in questi casi è sempre comprensivo per motivazioni ideali, sociali, familiari o… psicologici. Alla base spesso, purtroppo, ci sono motivazioni deprecabili: la “pigrizia” (discriminare significa non far copiare ai compiti, impiegando poi molto tempo per correggerli, e passare lunghe ore in stressanti verifiche orali) e la “paura” di valutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;em&gt;L’insegnante “livellatore”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ventidue alunni su 26 si piazzano fra la mediocrità e la sufficienza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ l’insegnante i cui voti si concentrano sul cinque e sul sei, con uno scarto quadratico medio molto basso*. L’insegnante si azzarda a dare il quattro solo a uno o due alunni e il sette solo a uno o due alunni. Tutta la classe si colloca in pratica sul livello della mediocrità e la differenza fra chi non studia mai e chi studia sempre si trasforma in genere in un punto, un punto e mezzo di scarto. Questo insegnante è come un pianista che suona solo pochi tasti centrali: non riesce a tirar fuori tutte le armonie che lo strumento consentirebbe. Se in origine la classe non era appiattita, ci penserà lui a farcela diventare: gli alunni, prima motivati allo studio, vedendo che la differenza di valutazione non rispecchia il diverso impegno e non potendo far aumentare il proprio voto, diminuiranno le ore di studio, con gravi danni sul piano del profitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) &lt;em&gt;L’insegnante “decisionista”&lt;/em&gt;Tredici alunni su ventisei sono insufficienti e tredici sufficienti, buoni o ottimi.&lt;br /&gt;Questo insegnante si pone all’opposto di quello numero tre. Capovolge il reale e, contrariamente alla norma statistica, dice che le mediocrità non esistono: esistono solo le sufficienze e le insufficienze. A volte può essere una forma culturale di manicheismo; più spesso l’eliminazione del cinque è un modo per sottrarsi a un meccanismo burocratico perverso. In sede di scrutini finali infatti il Consiglio di classe non può facilmente trasformare un sei in quattro o un quattro in sei, ma può benissimo trasformare un cinque in sei e un altro cinque in quattro. In questi casi due alunni simili verrebbero a trovarsi, in quella stessa materia, con voti finali molto diversi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;Dopo avere illustrato i quattro casi tipici di impostazioni valutative anomale o che tendono a scivolare verso una patologia della valutazione ben visibile anche attraverso i grafici, accenniamo ad un quinto caso, anch’esso anomalo, ma particolare perché si verifica pur presentandosi con una rappresentazione grafica canonica.&lt;br /&gt;E’ il caso delle frequenti discrepanze fra la valutazione di un docente e quelle degli altri docenti della stessa classe. All’alunno Tizio tutti danno un voto di sufficienza, ma il prof. Rossi dà l’insufficienza; all’alunno Caio tutti danno l’ insufficienza, ma il prof. Rossi dà la sufficienza.&lt;br /&gt;Nella valutazione scolastica, è vero, non vale la regola della democrazia per la quale la maggioranza ha ragione in quanto tale. Può anche succedere che nove insegnanti si sbaglino ed uno abbia ragione. Se però questa discrepanza di valutazione è sistematica, deve sorgere il dubbio che il prof. Rossi non solo non sappia valutare gli alunni, ma che sia anche sfortunato, perché non riesce nemmeno ad azzeccarci secondo le leggi della probabilità. Alcuni docenti di questo tipo, insicuri dei voti che danno, cercano di ovviare a questo inconveniente, dando una furtiva occhiata ai voti finali dei colleghi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;* * *&lt;br /&gt;Poiché anche coloro che svolgono un lavoro diverso da quello dell’insegnante sono portati quotidianamente a giudicare parenti, amici, colleghi e conoscenti, la tipologia degli insegnanti sopra esposta può, in qualche modo, valere anche per essi. Possiamo quindi identificare quatto categorie di “persone”: 1) il cattivone, che giudica sempre tutti dall’alto in basso; 2) il buonista, che comprende tutto e tutti, comprese le ruberie e altri comportamenti immorali; 3) l’indifferente, che bada unicamente al proprio io in quanto per lui in fondo gli uomini sono tutti uguali; 4) il manicheo, adoratore di alcune persone e implacabile fustigatore verso altre.&lt;br /&gt;Un maggiore equilibrio emotivo e una maggiore ponderazione nei ragionamenti permetterebbe di conoscere meglio la realtà e di meglio gestire i rapporti sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Lo scarto quadratico medio è un valore statistico che indica la distanza fra gli elementi rilevati empiricamente e il valore medio che essi esprimono.&lt;br /&gt;Primo esempio: I voti finali degli alunni A,B,C sono rispettivamente 3,5,7; la media dei voti sarà (3+5+7)/3= 5 e lo scarto quadratico medio sarà elevato perché i valori degli alunni A e C sono piuttosto distanti dalla media.&lt;br /&gt;Secondo esempio: I voti finali degli alunni D,E,F sono rispettivamente 5,5,5; la media dei voti sarà 5 come nel caso precedente, infatti (5+5+5)/3=5, ma lo scarto quadratico medio sarà nullo perché gli elementi considerati non si discostano minimamente dalla media.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;L'articolo fa parte del saggio "Il disagio degli insegnanti" pubblicato nel 2001 su &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.ilpartitoperlascuola.it/"&gt;http://www.ilpartitoperlascuola.it/&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;e &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.unicobas.it/"&gt;http://www.unicobas.it/&lt;/a&gt; e nel &lt;/em&gt;&lt;em&gt;2007 sul sito &lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/"&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Copyright 2011 - all rights reserved &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2979968648076663745?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2979968648076663745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2979968648076663745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2011/01/una-tipologia-della-valutazione.html' title='Una tipologia della valutazione'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSZQn6ZmVEI/AAAAAAAAAXM/s-Qd-dni9BY/s72-c/curva.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4653342823746516565</id><published>2010-12-31T20:03:00.055+01:00</published><updated>2011-11-17T13:37:56.588+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Appunti di vita scolastica. Il sermone della... palude</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSTYxPgo-xI/AAAAAAAAAVs/CCXxkyl3tPw/s1600/toilette.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5558806180570659602" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSTYxPgo-xI/AAAAAAAAAVs/CCXxkyl3tPw/s200/toilette.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 137px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 122px;" /&gt;&lt;/a&gt; Nella sezione Antologia del sito Itineraricataldolesi ho inserito alcune pagine letterarie che prediligevo e fra esse ho incluso “Chiudiamo le scuole”, un articolo scritto da Giovanni Papini nel lontano 1914. Una scelta fatta non perché prendevo alla lettera l’invito del nostro originale scrittore, ma perché in quell’articolo si denunciava un certo tipo di organizzazione scolastica: una specie di prigione destinata agli anni migliori dei giovani, protèsi invece per natura in tutt’altra direzione, la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse in altre scuole è andata diversamente, ma in quella in cui io ho lavorato è andata sempre in un certo modo. Nella riunione del primo settembre l’argomento principe, roba da non crederci, concerneva inevitabilmente il problema della “pipì”. Quella degli alunni, naturalmente. A furia di sentire anno dopo anno il solito discorsetto, avevo ovviamente finito per mandarlo a memoria e, già nell’atrio, ogni volta, prima della seduta del collegio, ormai prevedevo con tutta sicurezza di cosa si sarebbe parlato in almeno due delle tre ore, in cui colleghe compunte e colleghi sussiegosi avrebbero ascoltato il sermone della... palude.&lt;br /&gt;Ogni anno tutti i presidi alternatisi nella scuola si ponevano seriosamente il quesito di quante volte in un giorno l'alunno avesse il diritto di frequentare la toilette. E analizzavano poi le varie sfaccettature del problema: la sagacia con cui noi insegnanti avremmo dovuto intuire se la richiesta era ben motivata; il rischio che i giovani si chiudessero nella stanzetta e, di fronte al water, invece di soddisfare i naturali bisogni, fumassero una sigaretta; la incontestabile necessità di impedire ciò, privando la porta di un qualunque sistema di chiusura. Bando alle inibizioni, per gli alunni e le alunne!&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’argomento “pipì”, a dire il vero, non era l’unico in quelle riunioni. A un certo punto si cominciava a discutere anche di pizzette e panini. Negli scalmanati anni Settanta, verso le undici del mattino, alla scampanellata della ricreazione, i nostri giovanotti si precipitavano giù nel cortile. Dietro le “sbarre” c’era qualcuno che, con inventiva quasi napoletana (la Calabria Citeriore è sempre stata culturalmente un’appendice della capitale partenopea), aveva trovato il modo di sbarcare il lunario: confezionava due ceste di panini e pizzette, che distribuiva a modico prezzo ai giovani affamati. E quei giovani crescevano bene, allora. Li incontro ormai con i loro primi capelli bianchi, mi parlano delle loro attività lavorative e ricordano con nostalgia le lezioni e i momenti di “libertà”, concessi o rubacchiati.&lt;br /&gt;Negli anni Ottanta, ahimè, venne però un dubbio: e se in quelle ceste c’era anche qualche spinello? Era quello il dubbio ufficiale, quello latente sorgeva invece dal problema di autorizzare alla vendita uno fra i tanti raccomandati, senza inimicarsi gli autori di altre segnalazioni. Comunque sia, da allora niente più pizzette e panini.&lt;br /&gt;Per tanti anni a venire, il primo settembre, c’era sempre qualcuno che timidamente sosteneva il diritto, negato, dei ragazzi allo spuntino. E puntualmente il capo di turno, che durante la mattina, seduto sulla sua poltrona imbottita, consumava sei caffè e due cornetti, diceva: “Questo ormai non si discute più. Tutti sappiamo quanti pericoli ci sono!”. E nei suoi occhi ammiccanti traspariva la parola “droga”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;* * *&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Volevo chiudere il 2010 - anno disastroso in Italia per l’economia e le turbolenze sociali - con un articoletto che bilanciasse gli altri che lo precedono, un post leggero e divertente. E invece m’accorgo di essere cascato nel tragicomico. Come definirlo altrimenti? Come definire una discussione che si ripete per lunghi decenni con la regolarità di una funzione religiosa e i cui esiti sono scontati in partenza? Come definirla, se il suo oggetto è una cosa tanto misteriosa come la determinazione del numero di minzioni a cui ha diritto un giovane in una mattina?&lt;br /&gt;Si dirà che porre un limite è anche un fatto educativo. Non dicono forse gli psicologi che una delle fasi più importanti, nell’evoluzione di un bimbo di un anno, è segnata dalla capacità del trattenere? Ma è altrettanto logico - mi chiedo - che una signorina di sedici anni debba sapersi “contenere” per la quarta e quinta ora di lezione, mentre insegue teoremi e versi, solo perché è già uscita dalla classe nella seconda ora? I signori presidi, e con loro i colleghi di maggiore acume, a questo sapevano dare una risposta sicura. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io purtroppo, dopo tanti anni, rimango ancora con mortificanti incertezze, e per questo lascio in bella evidenza la provocazione di Papini. Mi sembra che ci stia molto bene, in mezzo a due seriosi passi di Platone e qualche allegro raccontino, nella mia piccola antologia. Perché, se è vero che la scuola non va chiusa, è anche vero che essa non deve, per eccesso di prudenza, essere recintata come un istituto di detenzione, e tantomeno che gli alunni debbano sentirsi trattati come “detenuti”.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4653342823746516565?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4653342823746516565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4653342823746516565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/12/appunti-di-vita-scolastica-il-primo.html' title='Appunti di vita scolastica. Il sermone della... palude'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TSTYxPgo-xI/AAAAAAAAAVs/CCXxkyl3tPw/s72-c/toilette.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-494094735750703218</id><published>2010-12-07T17:55:00.014+01:00</published><updated>2011-11-17T13:37:56.591+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Fascio e Biscione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TP5upkqbNJI/AAAAAAAAAUI/kVK4Q2XMEJE/s1600/mussolini-berlusconi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 138px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5547993451462341778" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TP5upkqbNJI/AAAAAAAAAUI/kVK4Q2XMEJE/s200/mussolini-berlusconi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Chi ha già visitato il mio blog avrà notato che non vado quasi mai sulla notizia, ripresa magari dalle grandi testate giornalistiche. Da ragazzo, nei primi anni ’60, periodicamente compravo “Rinascita”, dove non trovavo trafiletti o cronache ma riflessioni articolate: forse questa ne è la ragione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello attuale è però un momento particolare, forse un punto di snodo della storia italiana del dopoguerra, e sento di dover intervenire. Probabilmente, dopo Casini anche Fini voterà contro il &lt;em&gt;berlusconismo&lt;/em&gt;, inteso come movimento politico che inizia e finisce con un leader, per ritornare nell’alveo di una politica corretta, nella sostanza oltre che nei modi.&lt;br /&gt;Se il 14 dicembre il governo sarà sfiduciato, si avvieranno le consultazione per l’affidamento di un nuovo incarico. Naturalmente, per i reciproci veti incrociati, né Fini né Casini potranno guidare un nuovo esecutivo e bisognerà trovare un tecnico equidistante fra tutte le parti che lo sosterranno. Prima che ciò accada, bisognerà però convergere su un sistema elettorale con cui andare a nuove elezioni perché, se su questo non ci sarà un’intesa, le elezioni di primavera si faranno ancora con il premio di maggioranza e PDL e Lega potranno vincere nuovamente; questa volta con qualcosa di simile a un “patto di acciaio”, pericoloso quanto quello del 1939.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il PD si aggrappasse ad un sistema maggioritario, all’inglese o alla francese, l’accordo sarebbe quasi impossibile, perché i centristi - e tale anche Fini dev’essere a questo punto considerato - non troverebbero lo spazio politico in cui collocarsi autonomamente. Non resta dunque che la strada di un proporzionale alla tedesca, con sbarramento per quei piccoli partiti personali che spesso condizionano ogni possibile governo sulla base delle poltrone ottenibili.&lt;br /&gt;Col proporzionale, in base al &lt;em&gt;trend&lt;/em&gt; degli attuali sondaggi, dovremmo avere un PDL al 27%, un PD al 24%, la Lega al 12%, Fini, Casini, Di Pietro e Vendola intorno al 7%, e poi alcuni partiti più piccoli, destinati a trovare un’intesa con i sette partiti maggiori, per non restare senza rappresentanza. Per governare, tanto la destra quanto la sinistra dovrebbero avere l’appoggio dei centristi, e con ciò si ritornerebbe alla vituperata Prima Repubblica. La quale però garantiva la democrazia, la libertà di stampa, un certo equilibrio nel controllo dei media e, non ultima, la rappresentanza politica ad una sinistra vera, che ancora oggi potrebbe contare, sommando Vendola e la Federazione della sinistra, su circa il 10% dei seggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ poi così deleterio che, con i centristi a fare da ago della bilancia, si ritorni alla politica delle negoziazioni?&lt;br /&gt;Io francamente ho maggiore timore di un padrone decisionista, che non ha bisogno dialogare con nessuno. Ho timore tanto degli sbilanciamenti, già concretamente sperimentati con Berlusconi e Bossi, quanto dei possibili sbilanciamenti dell’eminenza grigia del PD, Massimo D’Alema.&lt;br /&gt;E’ l’arroganza da lui dimostrata nel ’99 a farmelo temere, è la sua tendenza ad essere più realista del re, più berlusconiano di Berlusconi: fu lui a mandare nel Kossovo gli aerei da guerra, e sempre lui a trattare gli insegnanti come straccetti, lui che più della Gelmini ha un curriculum universitario molto discutibile.&lt;br /&gt;Da un lato il condizionamento dei centristi mitigherebbe le intemperanze caratteriali di Berlusconi e i torbidi scivoloni di D’Alema, dall’altro la presenza di una sinistra al 10% impedirebbe al PD di spostare completamente il suo asse politico dall’originario egualitarismo a uno sconsiderato liberismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo dovrà pur accadere, se non si vuole mantenere in vita il premio di maggioranza, il meccanismo che permise a Mussolini di governare dal ‘23 al ’43, di cui cercò di avvantaggiarsi la DC nel 1953 per espropriare i comunisti dei loro voti e ripreso da Berlusconi nel 2005 per dare libero sfogo alla sua voglia di comando, alla sua necessità di controllo dell’economia e della magistratura, alla sua… licenziosità. *&lt;br /&gt;La politica è anche mediazione, e bisogna lasciare che, col proporzionale, una parte dell’elettorato moderato vada a Casini e Fini, se non si vuole che esso resti tutto in mano al PDL. E bisogna lasciare che una parte dell’elettorato di sinistra vada a Vendola, se non si vuole che esso resti prigioniero di D’Alema e della Bindi. Perciò si impone il ritorno a un proporzionale che garantisca la rappresentanza a tutti, un maggiore ricambio al vertice, una penalizzazione del &lt;em&gt;leaderismo&lt;/em&gt; e una maggiore aderenza ai principi della Carta Costituzionale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Quella del premio di maggioranza non è l’unica legge fascista ad essere stata sapientemente rispolverata dal nostro “duce mediatico”. L’ha fatto anche con una legge che proteggeva dal fisco i grandi capitali nel momento della loro trasmissione agli eredi, e lo ha fatto con lo stesso tempismo del Duce. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Mussolini si insediò a Palazzo Chigi a ottobre del ’22 e abolì ogni tassa sulle successioni e donazioni ai familiari a luglio del ’23; Berlusconi vi si insediò a maggio del 2001 e abolì la tassa a ottobre dello stesso anno. Ma la legge era già stata presentata nel mese giugno, tanto essa era importante, per lui e per le forze economiche che egli rappresenta. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-494094735750703218?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/494094735750703218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/494094735750703218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/12/fascio-e-biscione.html' title='Fascio e Biscione'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TP5upkqbNJI/AAAAAAAAAUI/kVK4Q2XMEJE/s72-c/mussolini-berlusconi.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4040128170472532089</id><published>2010-11-24T19:08:00.014+01:00</published><updated>2011-11-17T13:37:56.585+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Berlinguer-Gelmini. Il filo nero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TO1WvS6_R-I/AAAAAAAAATw/wDmZlEdlcLE/s1600/Podio-2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 146px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543182086896044002" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TO1WvS6_R-I/AAAAAAAAATw/wDmZlEdlcLE/s200/Podio-2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Non volevo più parlare di scuola: ad essa avevo dedicato praticamente tutta la vita, dai 3 ai 22 anni dietro i banchi e dai 22 ai 57 dietro la cattedra. Adesso, passati altri cinque anni, gli statistici dicono che me ne resterebbero ancora diciotto, ma io non ne sono più tanto sicuro, perché già molti coetanei sono andati via, di là.&lt;br /&gt;Dal '99 al 2005, prima di andare in pensione, avevo combattuto come l’ultimo giapponese per evitare che questa istituzione toccasse il livello più basso del progressivo degrado a cui avevo assistito. Ho lasciato traccia di questa battaglia in un breve saggio e in una serie di articoli, tutti reperibili sui siti dell’&lt;em&gt;Unicobas&lt;/em&gt; e del &lt;em&gt;Partitoperlascuola&lt;/em&gt; e sul mio sito personale &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.itineraricataldolesi.it/"&gt;http://www.itineraricataldolesi.it/&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, ed ero fermamente intenzionato a non ritornare sull’argomento, per la delusione e il disgusto che avevano accompagnato il mio addio a quei gradini della scuola, che negli ultimi anni avevo finito per percepire come “duro calle”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora, sia pur per un giorno, ci ritorno, ci devo ritornare, perché siamo all’ultimo atto della sua distruzione. Come un nodo scorsoio, si chiude il cerchio: da Riccardo Misasi (1970-72), lungo una sfilza di ministri democristiani abituati ad assecondare la “primarizzazione” di tutte le scuole (1973-98), si arriva al mortificatore massimo degli insegnanti Luigi Berliguer (1998-2000) e poi alle due donne cui egli lascerà il testimone, prima la Moratti (2001-2006) e poi Mariastella Gelmini (2008-2010).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo i tempi in cui le direttive di Riccardo Misasi invitavano gli insegnanti a derogare dai loro precisi doveri istituzionali, promuovendo tutti gli alunni a prescindere dal loro impegno. E ricordo poi i tempi più recenti in cui Luigi Berlinguer - cugino di Enrico, incredibile! - iniziò, con una serie di piccoli provvedimenti, premeditati in funzione di un unico disegno, a rompere il comune spirito degli insegnanti, per assoggettarli come servi della gleba ai feudi, assegnati con dubbie procedure concorsuali ai dirigenti scolastici, spesso amici dei dirigenti dei vari partiti e dei vari sindacati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la “riduzione culturale” degli alunni era stata perpetrata da un ministro democristiano condizionato dalla sinistra, all’umiliazione degli insegnanti penserà un ministro diessino, fuorviato da una malintesa idea di meritocrazia. Un’idea mutuata dall’inossidabile Silvio, il quale, prendendo ad esempio la sua stessa vita, sostiene di essere diventato l’uomo più ricco in quanto il più intelligente e più operoso: l’equivalenza è per lui quasi matematica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta fatto il cambio della guardia al governo nel 2001 da Amato a Berlusconi, e passato il testimone della P.I. da Luigi Berlinguer alla Moratti e poi alla Gelmini, come potevano, queste ultime due contrapporsi al predecessore? Per farlo avrebbero dovuto smentire le loro stesse idee. L’amico Luigi aveva loro consegnato su un vassoio d’argento tutti gli ingredienti per il loro piatto preferito: dare ai titolari di ogni feudo scolastico il potere di determinare il posizionamento economico e sociale degli insegnanti e, con questo, rendere tutti costoro dei sudditi silenziosi e timorosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo sistema era chiaro che gli ultimi sarebbero diventati i primi e i primi gli ultimi. Quegli insegnanti, che avevano poco da fare con la loro disciplina o avevano poca voglia di dedicarsi alla didattica sono stati i primi a giurare fedeltà al feudatario. Mentre tutti quelli che troppo si erano inorgogliti per un’interpretazione zelante del loro ruolo, e per tale orgoglio si erano tenuti lontani dal “castello”, se non si auto-emarginavano venivano emarginati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché i provvedimenti attuali della signora Gelmini sono da considerare l’ultimo, conclusivo, atto di distruzione della scuola italiana? In via sperimentale, in alcune scuole essi assegnano ad una Commissione il potere di premiare gli insegnanti “migliori” con un aumento di stipendio di circa il dieci per cento.&lt;br /&gt;Questa commissione è formata dal Preside, - continuo a chiamarlo così anziché col nuovo nome di Dirigente Scolastico, perché i suoi titoli culturali non sono superiori a quelli degli insegnanti e perciò era giusto che, come prima, “presiedesse” gli organi collegiali anziché “dirigere” i suoi pari - da due docenti eletti dai colleghi e dal Presidente del Consiglio di Istituto. La procedura: coloro che ritengono di essere più bravi degli altri (in genere sono i peggiori, perché è il ramoscello senza frutti quello che sempre svetta verso l’alto) redigono un elenco dei propri meriti (diciamo un documento di auto-elogio) e lo presentano a questa commissione, la quale poi valuta anche in base alle proprie conoscenze e ai giudizi espressi dagli alunni e dai genitori.&lt;br /&gt;Vediamo più da vicino la natura di questa Commissione di valutazione e la procedura con cui alunni e genitori daranno il loro contributo nella valutazione degli insegnanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Commissione. Il fatto che di essa facciano parte anche due insegnanti eletti dai colleghi e il Presidente del Consiglio di Istituto, che è un genitore, non danno alcuna garanzia di imparzialità. Chi ha vissuto il passaggio dalla scuola vecchio tipo a quella dell’autonomia (1999), sa che ormai tutte le elezioni sono pilotate dai dirigenti, che esse sono una farsa. Già oggi il dirigente può concedere favori economici mediante il fondo di istituto, l’assegnazione delle classi, la concessione di permessi, la chiusura di un occhio (o due) sulla pigrizia e sulle piccole disattenzioni; spesso ne ricevono in cambio collaborazione per lavori che essi non vogliono o non sono in grado di svolgere e questo cementa più che mai le alleanze che si instaurano; tutto ciò dà loro un potere fortissimo e ormai consolidato. A chiunque si ribelli non è concesso nessun privilegio e nessuna attenuante, anzi può accadere ciò che da anni accade al maestro Fontani di Siena, oggi coraggioso promotore del Comitato Nazionale Antimobbing. Ad una situazione simile ho purtroppo assistito personalmente negli ultimi anni di insegnamento: una collega competente e laboriosa, emarginata da tutti i cortigiani solo per essersi battuta per il rispetto delle regole.&lt;br /&gt;In un tale clima, chiedere, premere, costringere a votare per gli insegnanti a lui graditi, è, per il capo, facile come bere un bicchiere d’acqua.&lt;br /&gt;Fra il ’74 e il 2005 ho potuto inoltre constatare che, nella maggior parte dei casi, i rappresentanti dei genitori sono persone che si candidano con un unico obiettivo: rendere più agevole il corso degli studi ai propri figli. Per fare ciò, appoggiano sempre, moralmente e col voto, l’operato del dirigente, il quale poi ricambierà i favori segnalando il ragazzo agli insegnanti della sua corte.&lt;br /&gt;In conclusione, i soggetti, che decideranno quali insegnanti dovranno essere dichiarati “i migliori” e gratificati con una mensilità in più rispetto agli altri, saranno solo degli &lt;em&gt;yesman&lt;/em&gt; pronti all’ubbidienza verso il volere del capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La procedura. La commissione deve tener conto del giudizio degli alunni e dei genitori. Ma quali alunni e quali genitori? Tutti o solo una parte? Se si tratta solo di una parte, chi li sceglie?&lt;br /&gt;Se bisognerà sentire il parere di tutti, occorreranno le votazioni, per le quali saranno necessarie le schede elettorali, le urne e la propaganda, se no che votazioni sono? Bisognerà poi anche stabilire quanti voti ogni alunno può esprimere. Se ha dieci insegnanti e il voto è uno solo, automaticamente dovrà bocciare gli altri nove anche se li ritiene bravi; se i voti sono due, ne dovrà bocciare otto; se invece i voti sono nove, ne dovrà bocciare uno solo, e la scelta sarà molto semplice: l’insegnante che lo ha ritenuto insufficiente per tutto l’anno, presumendo, il presuntuoso, che egli non avesse studiato.&lt;br /&gt;E già perché a scuola, ma non solo a scuola, vige la legge del taglione e di conseguenza i prof. che danno a tutti bei voti, saranno a loro volta votati, mentre i prof. che vogliono essere troppo zelanti saranno castigati, e vendetta è fatta.&lt;br /&gt;Ma a chi può sembrare, questa, una giusta selezione secondo i meriti? A me sembra esattamente il contrario!&lt;br /&gt;Ma a valutare saranno anche i genitori, dice la nostra ministra sperimentatrice. E chi può credere che i criteri usati dai genitori siano diversi da quelli dei loro figli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma un bel pasticcio, Sig.ra Gelmini. Ma, nonostante questo, lei ce la può fare, perché il clima le è favorevole. Ho visitato i siti dei nostri “maggiori” sindacati: tutti contenti per aver ottenuto gli scatti di anzianità prima negati. Tutti contenti del fatto che questi scatti di anzianità saranno pagati con il denaro tolto ai precari e ai supplenti. Che, d’ora in avanti, i lacchè abbiano uno stipendio in più e possano guardare dall’alto in basso, secondo precise gerarchie di (de)merito, gli spiriti indipendenti e ribelli, beh questo passerà in secondo piano. Passerà inosservato.&lt;br /&gt;Anche politicamente la signora avrà la strada spianata: fra una destra liberista e una sinistra &lt;em&gt;liberal&lt;/em&gt;, chi le si potrà opporre? Anche il PD, grato e fedele al suo ex ministro, è già andato a ingrossare le file della maggioranza meritocratica, che va quindi da Ignazio Benito Maria La Russa a Pier Luigi Bersani, passando per Pier Ferdinando Casini. Dunque Preside, alunni e genitori diano i voti ai prof. e le graduatorie così compilate, istituto per istituto, vengano esposte in bacheca, in modo che si veda bene chi vale e chi no, chi comanda e chi ubbidisce, chi sale agli onori e chi viene messo alla berlina, chi avrà uno stipendio in più e chi rimarrà al palo.&lt;br /&gt;Ma forse poi, però, gli insegnanti che rimarranno esclusi da questo tipo di premiazione si chiederanno con quale autorità potranno affrontare una scolaresca già difficile da gestire, se si presenteranno anche con il marchio di insegnante di grado inferiore, e vorranno qualcuno che rappresenti le loro angosce e la loro rabbia. La scuola ha le sue tradizioni e sono tradizioni di pari dignità e di rispetto reciproco.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4040128170472532089?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4040128170472532089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4040128170472532089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/11/berlinguer-gelmini-il-filo-nero.html' title='Berlinguer-Gelmini. Il filo nero'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TO1WvS6_R-I/AAAAAAAAATw/wDmZlEdlcLE/s72-c/Podio-2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2965569277249243931</id><published>2010-11-16T19:03:00.010+01:00</published><updated>2011-11-17T13:37:56.577+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Disoccupazione: che fare? Un contributo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TOLH72JypII/AAAAAAAAASs/sPAMhqj4-zc/s1600/disoccupazione.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540210322581922946" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TOLH72JypII/AAAAAAAAASs/sPAMhqj4-zc/s200/disoccupazione.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Ho già accennato al problema della disoccupazione giovanile nei post “Peter Pan” e “Le responsabilità dei vecchi”, e l’ho fatto però finora prevalentemente nell’ottica delle responsabilità individuali. Tuttavia le dimensioni assunte attualmente dal fenomeno fanno di esso anche un fatto socialmente rilevante, ed è perciò giusto affrontarlo anche sotto l’aspetto della politica economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro sono presenti, dove in misura maggiore e dove in misura minore, in tutti i paesi occidentali. La libera circolazione delle merci e dei capitali ha posto a confronto il prezzo del lavoro e delle merci in Europa con quello, più basso, dei paesi emergenti. Ne è conseguito un progressivo spostamento della produzione industriale verso i paesi asiatici, che ha prodotto nella nostra società una riduzione dell’occupazione, sia per alcuni lavoratori anziani (disoccupati) che per tantissimi giovani in cerca di primo impiego (inoccupati).&lt;br /&gt;Nella vecchia Europa, in conseguenza di ciò, si è venuta a creare una profonda spaccatura fra tre categorie:&lt;br /&gt;1) &lt;em&gt;industriali e commercianti&lt;/em&gt; che, sfruttando le opportunità offerte dal mercato internazionale, hanno notevolmente incrementato i loro redditi;&lt;br /&gt;2) &lt;em&gt;lavoratori dipendenti attivi&lt;/em&gt; che, pur subendo una riduzione del potere di acquisto, mantengono un livello di vita che, almeno per ora, consente di far fronte alle esigenze quotidiane;&lt;br /&gt;3) &lt;em&gt;lavoratori dipendenti licenziati e giovani in cerca di prima occupazione&lt;/em&gt;, che vivono oggi ai margini della società e, per un futuro abbastanza prossimo, corrono il rischio di scivolare nelle attività illecite o verso forme di protesta violenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*** &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sull’analisi della situazione c’è grosso modo un certo accordo. Mancano però i rimedi, e comunque quelli finora timidamente proposti non hanno dato risultati apprezzabili, perché confidano in una teoria priva di fondamenti. Si postula che, abbandonando i settori produttivi a basso valore aggiunto a favore dei paesi emergenti e puntando su quelli ad elevata tecnologia, i paesi europei possano ritrovare un soddisfacente equilibrio. Questo presupposto è purtroppo errato perché nei paesi emergenti, come già accadde in Europa nel dopoguerra, allo sviluppo economico si accompagna anche una generale crescita culturale e in particolare una crescita delle competenze nei settori tecnologici. Questo fa sì che, finché ci sarà libero scambio, la torta da dividere in Europa avrà sempre le stesse dimensioni o addirittura andrà a rimpicciolirsi.&lt;br /&gt;Ma esistono terapie d’urto, capaci di fronteggiare questa grave crisi del Vecchio Continente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima possibilità è quella di tentare di correggere il corso della storia degli ultimi venti anni, nel senso di mantenere un’area di libero scambio in ambito europeo e reintrodurre però alcuni vincoli negli scambi con i paesi in via di sviluppo. A livello politico questa sembra un’idea perdente, perché ad essa si oppongono le imprese esportatrici e quelle che hanno approfittato della de-localizzazione della produzione per ridurre i costi; si oppongono i consumatori che trovano sul mercato merci a prezzi più convenienti; si oppongono, infine, i partiti e i sindacati di riferimento dei lavoratori, per motivi di solidarietà con i paesi emergenti. Questi ultimi sbagliano, perché i mercati dell’est (Cina, India e Indocina) hanno ormai raggiunto un livello produttivo capace di autoalimentarsi ed hanno un potenziale mercato interno costituito da miliardi di consumatori. In fondo il boom economico europeo degli anni Cinquanta e Sessanta si è realizzato tutto nell’ambito del mercato interno: perché non dovrebbe verificarsi la stessa cosa nei paesi dell’est?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*** &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Se la ricetta delle barriere doganali dovesse continuare a risultare una carta politicamente perdente, allora, volenti o nolenti, per fronteggiare il problema occupazionale, non resta che ricorrere a una redistribuzione del reddito, purtroppo dolorosa per quasi tutte le componenti del sistema produttivo.&lt;br /&gt;La prima categoria che dovrebbe contribuire sarebbe quella degli imprenditori: il fatto che in Italia essi partecipino al gettito fiscale solo in misura del 5% significa che c’è una vastissima evasione.&lt;br /&gt;E’ vero che finora nessuno è riuscito a farla emergere e tutti i governi hanno fatto fiasco. Tuttavia è da rilevare come tutti abbiano agito ignorando una regola fondamentale dell’economia aziendale, e cioè che “il reddito è la doppia risultanza del confronto fra costi e ricavi e del confronto fra capitale iniziale e finale”. Finora l’accertamento è stato fatto solo e sempre col primo criterio, che, attraverso il sistematico occultamento dei ricavi e la manipolazione contabile dei costi, consente alle imprese di comprimere in misura consistente il reddito assoggettabile ad imposta.&lt;br /&gt;Intrecciando però i dati contabili sul reddito delle imprese con le variazioni del “patrimonio familiare” degli imprenditori, non dovrebbe essere troppo difficile rilevare le incongruenze più macroscopiche. Quando in una famiglia si acquistano immobili o titoli per un importo cospicuo, è necessario che si verifichi una di queste condizioni:&lt;br /&gt;- che vi sia il corrispondente beneficio di un’eredità o di una donazione;&lt;br /&gt;- che il reddito annuo dichiarato sia tale da consentire una adeguata capacità di risparmio;&lt;br /&gt;- che ci sia stata l’accensione di un mutuo o comunque l’apertura di una linea di credito.&lt;br /&gt;Se non si verifica nessuna di queste tre condizioni, vuol dire che c’è evasione oppure che l’incremento patrimoniale è frutto di attività illecite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda categoria che dovrebbe accettare un sacrificio sarebbe quella dei lavoratori che oggi hanno la fortuna (!) di avere un’occupazione. Per essi si dovrebbe, a livello legislativo, imporre una riduzione dell’orario di lavoro e, purtroppo, una corrispondentemente riduzione del salario. Se per 20 milioni di lavoratori attivi l’orario di lavoro si riducesse di un 5%, le imprese, per mantenere invariato il livello produttivo, dovrebbero assumere circa un milioni di giovani.&lt;br /&gt;Naturalmente, se un tale sacrificio fosse imposto tramite provvedimento legislativo ai lavoratori occupati, per un principio di equità un qualche sacrificio dovrebbe essere sopportato anche dai pensionati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;*** &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E’ ovvio che, oltre a tutto ciò, andrebbero curate anche alcune piaghe endemiche, specifiche del sistema italiano: le false pensioni di invalidità, l’assenteismo e i casi di doppio lavoro. 1) Per le pensioni di invalidità occorre una normativa rigorosa sulle procedure di concessione e sulle verifiche da parte del personale medico. Inutile parlare impropriamente di ammortizzatori sociali: i riconoscimenti di invalidità pilotati da rapporti politici o amicali vanno combattuti mediante pene e sanzioni disciplinari con forti capacità di dissuasione. 2) Per l’assenteismo la ricetta è più semplice: il 50% della paga giornaliera dovrebbe essere costituito da un’indennità di presenza; nei giorni di assenza, niente certificato medico e visite fiscali: basta il salario dimezzato. 3) In quanto al doppio lavoro, soprattutto nella Pubblica Amministrazione esso crea problemi organizzativi e di efficienza e, in ogni caso, costituisce la più palese ingiustizia nei confronti dei giovani che, ancora a trent’anni, non ne hanno nessuno. A ciò si aggiungono gli effetti iniqui di una pratica diffusa nell’amministrazione pubblica (enti locali, magistratura, aziende sanitarie ecc.): quella di affidare lavori esterni (perizie, difesa d’ufficio, consulenze, revisione dei bilanci, opere pubbliche ecc.) ai vecchi professionisti che già vantano una buona fetta del mercato privato, anziché a quelli giovani, i quali vedono così occuparsi tutti gli spazi di lavoro.&lt;br /&gt;Un’altra grossa anomalia è costituita dai posti creati ad hoc in epoca democristiana: ho visto uffici pubblici in cui erano sufficienti cinque dipendenti, a cui se ne aggiungevano però altri cinque pagati per non fare nulla. E’ zavorra economica ereditata dai tempi delle vacche grasse, ma è difficile porvi rimedio mettendo sulla strada i cinque in esubero, soprattutto se devono mantenere una famiglia. Quella degli impiegati “pagati per reggere i muri” è comunque una razza in via di estinzione, della quale non resta che incaricare il tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;***&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In sintesi. Gli introiti per la lotta all’evasione, basata sull’analisi degli incrementi patrimoniali, ed i risparmi per la lotta alle false invalidità e all’assenteismo potrebbero mettere lo Stato in condizione di finanziare la ricerca e di ridisegnare completamente la mappa delle infrastrutture nazionali, le cui carenze sono, in alcune zone, la principale causa dell’insufficiente sviluppo economico. La riduzione dell’orario settimanale di lavoro, il divieto di doppio lavoro e un più frequente affidamento di incarichi professionali ai giovani s’incaricherebbero d’altra parte, come già detto, di immettere nel sistema produttivo una ormai gigantesca ed esplosiva massa di inoccupati, parcheggiati troppo a lungo nelle famiglie e cinicamente privati di proiezioni temporali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2965569277249243931?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2965569277249243931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2965569277249243931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/11/disoccupazione-che-fare-un-contributo.html' title='Disoccupazione: che fare? Un contributo'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TOLH72JypII/AAAAAAAAASs/sPAMhqj4-zc/s72-c/disoccupazione.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3508341346238689387</id><published>2010-10-21T07:16:00.007+02:00</published><updated>2011-11-17T13:35:33.543+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film da rivedere'/><title type='text'>Film da rivedere: Le mani sulla città, 1963</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TL_M-vsojPI/AAAAAAAAARk/d1NqvIXtRQs/s1600/rosi4.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530364245761887474" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TL_M-vsojPI/AAAAAAAAARk/d1NqvIXtRQs/s200/rosi4.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 116px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Napoli, 1963. Eduardo Nottola, spregiudicato costruttore edile e consigliere comunale della sua città, costringe il sindaco e gli assessori del suo partito a modificare il piano regolatore in modo tale che il terreno agricolo, da poco acquistato a prezzi bassissimi, cambi destinazione in terreno edificabile. Il comune, col denaro concesso dal governo centrale, costruirà le strade e porterà luce, acqua, fogne e gas dove lui poi costruirà moderni palazzi. Cosa offre in cambio ai suoi amici? Voti e denaro.&lt;br /&gt;E’ uno schema molto semplice che ancora oggi funziona, proprio così come funzionava negli anni del boom edilizio del dopoguerra. Una delle tante forme di collusione fra potere economico e potere politico, forse la più redditizia.&lt;br /&gt;Naturalmente, se dagli affari loschi c’è qualcuno che ne trae vantaggio, ci sarà anche qualcuno che ne verrà danneggiato. Nel caso specifico, gli altri proprietari di terreni, forse più idonei ma sui quali non si potrà più costruire, ed i cittadini in generale, come conseguenza di scelte urbanistiche che spesso violentano il territorio ed il tessuto urbano, consegnato dalla storia alla città, e che peggiorano la qualità della vita dei suoi abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che, nei cinquanta anni che seguono l’uscita del film di Francesco Rosi, tutte le città italiane di medie e grandi dimensioni abbiano visto sorgere e crescere, oltre il perimetro del centro storico, tanti quartieri in cui è prevalso il criterio economico, ma antiestetico ed antifunzionale, della verticalizzazione degli edifici, dimostra che poche sono le possibilità di opporre resistenza alla speculazione edilizia.&lt;br /&gt;In &lt;em&gt;Le mani sulla città&lt;/em&gt; si vede un consigliere dell’opposizione fronteggiare coraggiosamente il gruppo di potere facente capo all’imprenditore, ma dal 1975 in Italia, nelle amministrazioni locali, si sono alternati governi tanto di destra quanto di sinistra, e ciò nonostante la tendenza a sfruttare il suolo con grandi “formicai” non è cambiata.&lt;br /&gt;Pochi sono gli uomini la cui onestà non abbia un prezzo: c’è chi si vende per mille euro, chi per diecimila, chi per centomila e chi cede solo a cifre maggiori – dipende dalle condizioni materiali e culturali - ma la maggior parte di essi, non nascondiamocelo, sono sempre potenzialmente in vendita. Perché il denaro è un &lt;em&gt;passepartout&lt;/em&gt; per il potere, per il benessere, per il prestigio sociale e persino per la vita amorosa, altrimenti non si spiegherebbe come sciami di belle ventenni si concedano tanto facilmente ad alcuni magnati che potrebbero tranquillamente essere loro nonni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatta questa amara considerazione, e non senza precisare che esistono anche uomini che per i loro ideali e la loro lealtà hanno dato anche la vita, dobbiamo allora convenire che la lotta contro i palazzinari è persa in partenza?&lt;br /&gt;I costruttori disonesti, i politici corrotti, i molti urbanisti e faccendieri subalterni agli uni e gli altri sono centinaia di migliaia, mentre i cittadini sono milioni. Con una buona informazione capillare, oggi aiutata dalla rete internet, è possibile scoprire i tanti altarini prima protetti dalla connivenza di tv e giornali. La giustizia e le carceri esistono ancora, si tratta solo di riuscire a mandarci i nuovi re del mattone e i loro vassalli. Insieme a mafiosi, grandi evasori, trafficanti di droga e sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel ’63 già da tempo si imponeva la pellicola a colori, ma i grandi registi (Fellini, Antonioni, Visconti) rimasero ancora per un po’ affezionati al bianco e nero, che sarebbe più giusto chiamare, come oggi si fa nei programmi informatici, “scala di grigi”. E’ in questi chiari e scuri, privi di colore, che prende forma la straordinaria interpretazione di Rod Steiger, che dà alla cattiveria e all’egoismo un viso teso e cinico. Due anni dopo, in &lt;em&gt;L’uomo del banco dei pegni&lt;/em&gt;, con altrettanta efficacia lo stesso attore darà invece il proprio volto alla sofferenza di un ebreo scampato ai lager nazisti, che, rimpiangendo il proprio passato, non riesce più ad aver cura della sua vita interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film, oggi suggerito, dura un’ora e tre quarti e non bisogna scoraggiarsi per i pochi minuti dedicati ai titoli di testa e ad una convulsa seduta del Consiglio comunale: a chi supera queste due prove offrirà un quadro molto fedele di quanto accadeva nell’edilizia mezzo secolo fa, che non è poi molto diverso da quello che accade oggi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3508341346238689387?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3508341346238689387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3508341346238689387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/10/film-da-rivedere-le-mani-sulla-citta.html' title='Film da rivedere: Le mani sulla città, 1963'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TL_M-vsojPI/AAAAAAAAARk/d1NqvIXtRQs/s72-c/rosi4.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2342402423431118653</id><published>2010-10-15T18:48:00.021+02:00</published><updated>2012-01-03T15:12:45.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Librisulcomodino</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TLlLPXchUFI/AAAAAAAAARc/DE0coTZQVXA/s1600/comodino.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5528532744937754706" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TLlLPXchUFI/AAAAAAAAARc/DE0coTZQVXA/s200/comodino.jpg" style="cursor: hand; float: right; height: 198px; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TLiHc0ZKuxI/AAAAAAAAARU/GhLw78NcAoQ/s1600/comodino.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Fino a una certa età si studia poggiando il libro sulla scrivania, magari con il foglietto degli appunti a fianco. Dopo i vent’anni le giornate vengono assorbite dal lavoro e dalle faccende familiari e, dopo i sessanta, la schiena non regge a lungo nell’incurvarsi e le letterine stampate ballano davanti agli occhi. E’ quello il momento in cui o leggi comodamente in poltrona o metti il libro sul comodino: lo prendi in mano il pomeriggio, prima della pennichella, o la sera, prima della tirata notturna.&lt;br /&gt;Tengo sul comodino dei libri fissi e dei libri che si passano il testimone. Uno dei libri fissi è la Bibbia: la prima copia la comprai a quattordici anni, proprio quando decisi stupidamente di “fare” l’ateo: strana coincidenza. Non la leggo tutte le sere, non la leggo sistematicamente, non ne leggo tutte le parti; ho un tipo di lettura “mordi e fuggi”; rifuggo dai Libri Storici, mentre sono affascinato da quelli Sapienziali e dal Vangelo; torno di frequente sulle poche pagine della Lettera di Giacomo. Mi arrampico su qualche ramo del libro divino, quando resto sconfortato dall’agire umano, nel quale includo i libri umani.&lt;br /&gt;Lo so che non l’ha dettato Dio, come dicono, ma ha un suo fascino. Non tutto è chiaro, ma fa parte del gioco. Solo rimprovero ai tanti cultori che si sono affannati a tradurre: perché appigliarsi a una incomprensibile traduzione letterale? Mettete il punto dove è necessario e nelle costruzioni sintattiche abbiate pietà per il lettore. Vorrei conoscere il tedesco per vedere se Lutero è stato un po’ più lungimirante, ma… ormai è tardi per imparare. Comunque, va bene anche così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i libri che si passano il testimone, ce n’è uno che “corre” spesso: i tre romanzi di Kafka in unico volume. La frequenza con cui riposa sul comodino forse è dovuta allo stesso motivo della lunga permanenza della Bibbia: è oscuro, entro certi limiti puoi vederci quello che vuoi. C’è però, col primo in classifica, una differenza importante: le parole giuste in ogni frase, le virgole che spezzano nel modo giusto anche i periodi più contorti. Non vorrei essere blasfemo, lo dico un po’ scherzosamente: almeno per la forma, nella trilogia &lt;em&gt;Il processo-Il castello-America,&lt;/em&gt; Dio sembra essere intervenuto con maggiore attenzione.&lt;br /&gt;Naturalmente, più è oscuro il racconto, maggiori sono le possibilità di interpretazioni. Su Kafka ho letto la monografia di uno dei più illustri critici, Pietro Citati, ma, nonostante le numerose e qualificate fonti a cui scrupolosamente egli attinge per il suo saggio, non ne condivido l’interpretazione religiosa o mistica dello scrittore praghese; sarà per alcuni aspetti del lavoro che ho svolto fra i venti e i sessanta anni, ma vedo in Kafka soprattutto la denuncia più suggestiva degli infernali meccanismi della burocrazia. Forse in ciò sono stato condizionato anche dalla lettura della tesi di un mio caro e stimatissimo amico, dalla quale ho ricavato la stessa chiave di lettura.&lt;br /&gt;Dopo aver letto i romanzi e i racconti vorrei dare un'occhiata ai suoi &lt;em&gt;Diari&lt;/em&gt;, ma l’unica edizione per me disponibile via internet viene a costare quasi 60 euro e non so se il gioco vale la candela: ho letto che sono un po’ noiosi, e poi… tengo famiglia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dei libri che sostano una volta e poi restano dormienti negli scaffali, dirò in seguito, di volta in volta. Adesso, smentendomi in parte su quanto detto all’inizio, confesso che alcune pagine le leggo anche sul computer. A parte alcuni autori, sconosciuti al pubblico ma meritevoli di essere pubblicati su carta più di tante firme famose, trovo su internet anche delle belle librerie elettroniche. Ultimamente mi sono imbattuto nel sito &lt;a href="http://www.archive.org/"&gt;http://www.archive.org/&lt;/a&gt; ; è in lingua inglese, ma ci sono anche testi in italiano, che hanno formato e colori veramente gradevoli. Naturalmente se ne può leggere solo qualche paginetta ogni tanto, però, per me che abito in un centro dove non c’è grande scelta, questo è il modo più rapido di trovare a volte ciò che cerco. Per esempio, di Giovanni Papini - autore messo in secondo piano per certe tendenze ideologiche, che neppure io condivido, ma che scriveva bene e col cuore - ho trovato diverse opere difficilmente reperibili, oltre una decina. Uno degli ultimi libri in sosta per qualche giorno sul comodino è stato il suo &lt;em&gt;Sant’Agostino&lt;/em&gt;: chi meglio di un convertito poteva scrivere di una conversione?&lt;br /&gt;Al prossimo libro “di passaggio”.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2342402423431118653?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2342402423431118653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2342402423431118653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/10/librisulcomodino.html' title='Librisulcomodino'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TLlLPXchUFI/AAAAAAAAARc/DE0coTZQVXA/s72-c/comodino.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3344119065009343433</id><published>2010-09-30T22:45:00.017+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.144+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Guardie e ladri. I limiti delle scienze umane</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TKWk35Tt-rI/AAAAAAAAARE/0GZiAZudGD0/s1600/guardie-e-ladri5.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 169px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523001798223067826" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TKWk35Tt-rI/AAAAAAAAARE/0GZiAZudGD0/s200/guardie-e-ladri5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Da quando è stato riconosciuto il diritto alla proprietà dei beni, c’è sempre stato qualcuno che ha cercato di sottrarne ad altri il possesso e l’utilizzo e, da parte sua, naturalmente il proprietario si è sempre attrezzato per contrastare il pericolo di furto. All’inizio la difesa era individuale e col tempo è stata affidata agli specialisti, le guardie. Ma, nonostante questa evoluzione, i furti hanno continuato a verificarsi e le contrapposte figure del ladro e della guardia ancora si perpetuano; anzi le loro tecniche si sono progressivamente affinate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “gioco” di guardie e ladri è, in qualche modo, paradigma di un altro gioco, quello tra il filosofo e il ricercatore sociale, da un lato, e l’uomo, oggetto delle loro speculazioni teoriche e delle loro indagini concrete, dall’altro. Anche qui c’è un soggetto che insegue e un altro che tenta di sfuggirgli, e anche qui vi sono diversi livelli di raffinatezza.&lt;br /&gt;Il tentativo dello studioso a volte è inizialmente visto dall’indagato come un fatto positivo: “Se lui capisce come io sono, forse potrà aiutarmi a risolvere i miei problemi”, pensa. C’è però sempre un momento in cui il soggetto indagato tende a sottrarsi all’indagine, quasi avvertendo in essa un pericolo piuttosto che un aiuto. Gli etnologi, già nel primo Novecento, avevano messo in rilievo il fatto che la presenza di un osservatore, in una tribù , modificava il comportamento dei suoi membri, ed anche oggi, quando qualcuno cerca di registrare la voce o filmare le azioni di altri, notiamo come questi finiscano in qualche modo quasi per recitare secondo un copione diverso da quello consueto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa reazione di cautela e di più o meno volontaria mistificazione rende i risultati della ricerca sempre provvisori. Il ricercatore non riuscirà mai a mettere definitivamente nella sua gabbia di conoscenze l’attore umano: le sue conclusioni sono sempre delle conquiste precarie, perché il soggetto osservato poi a sua volta osserva e riesce a modificare i propri comportamenti. Tornando allo schema del furto, è come se il ladro una volta acchiappato tentasse sempre di evadere e la guardia, aprendo la porta della cella, con stupore vi trovasse dentro un detenuto molto diverso da quello prima arrestato, quasi irriconoscibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un compagno di studi universitari, in una riunione, a proposito delle possibilità e dei limiti delle scienze umane disse: “Una volta capito ciò che spinge un gruppo di persone a comportarsi in un determinato modo, siete poi capaci, voi studiosi, di prevedere il loro comportamento futuro?”. Intendeva con questo dire che il filosofo, lo psicologo e il sociologo possono ben comprendere il comportamento umano ma, a causa della capacità dell’uomo di rielaborare le situazioni e di inventarsi risposte sempre nuove, difficilmente possono anticiparlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli economisti – i quali diversamente dagli altri ricercatori prima citati indirizzano i loro sforzi in un campo molto più delimitato dell’agire umano – riescono, ad esempio, a spiegarci quotidianamente ex post le cause e gli scopi di certe decisioni, ma, quando si tratta di fare delle previsioni, succede che le sbaglino abbastanza di frequente. Prova ne sia che pochi fra di loro sono in grado di trarre un vantaggio economico dalle proprie conoscenze in materia e che quei pochi ci riescono solo scrivendo e parlando, e mai compiendo concrete operazioni speculative sul mercato. Immaginiamo a quali maggiori difficoltà va incontro chi aspira a comprendere, prevedere, e talvolta forse presume anche di controllare, i più complessi meccanismi della psiche individuale e delle dinamiche sociali.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3344119065009343433?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3344119065009343433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3344119065009343433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/09/guardie-e-ladri.html' title='Guardie e ladri. I limiti delle scienze umane'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TKWk35Tt-rI/AAAAAAAAARE/0GZiAZudGD0/s72-c/guardie-e-ladri5.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-5702962242427639978</id><published>2010-09-21T12:46:00.009+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.170+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Le responsabilità dei vecchi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TJiNSWxuXPI/AAAAAAAAAQE/lpGJDMZx4MU/s1600/Grillo+dim2.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; HEIGHT: 218px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519316689833843954" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TJiNSWxuXPI/AAAAAAAAAQE/lpGJDMZx4MU/s320/Grillo+dim2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono iscritto al blog di Beppe Grillo ed ogni giorno mi arriva una e-mail con le righe introduttive del suo ultimo articolo. Mi sono iscritto perché nutro grande simpatia per Beppe: ricordo di aver registrato, e poi rivisto diverse volte, i suoi lunghi monologhi di circa vent’anni fa in tv, in cui con satira intelligente fustigava la società consumistica.&lt;br /&gt;Oggi Grillo lo si vede poco, lo hanno escluso dalla tv, da tutte le tv, neppure la nuova La7 gli concede spazi, e le parole non sono più accompagnate dalla sua straordinaria mimica e da quella voce che sottolinea i momenti &lt;em&gt;clou&lt;/em&gt; dei suoi ragionamenti con un caustico falsetto.&lt;br /&gt;Dobbiamo dunque accontentarci di leggere le sue nude parole sul blog. Ma non è questo il problema, perché leggendo è difficile non immaginare i suoi occhi rotondi sgranati e le inconfondibili modulazioni della sua voce. Il problema è un altro: è diventato il rappresentante politico del tre per cento degli Italiani e, per questo suo nuovo ruolo, dobbiamo stare attenti non solo alle sue critiche ma anche alle sue proposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho dato un’occhiata al programma del “Movimento 5 Stelle”: ha il merito di non essere così ambiguo come quello dei partiti di governo e di opposizione, ci sono proposte precise. Non dice genericamente, ad esempio, che si batte per la giustizia, ma specifica quali leggi sulla giustizia farebbe approvare se ne avesse il potere. Scorrendo però il lungo elenco di proposte, sembra mancare, e questo è il rovescio della medaglia della concretezza, una visione generale dei problemi a cui ricondurre ogni fatto particolare. Questo comporta il pericolo di grossi errori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi errori l’ho rilevato nell’articolo del 16 settembre dal titolo “Non è un paese per giovani”. Avendo figli, nipoti ed ex alunni in età di lavoro e, come tutti i giovani italiani, con problemi di inoccupazione e precarietà, sono andato subito a leggerlo e, ahimè, a un certo punto ne sono rimasto sconcertato. Riporto la frase incriminata con cui Grillo conclude l’articolo: “&lt;em&gt;L'Italia è spaccata in due, non tra Nord e Sud, tra Sinistra e Destra, ma tra giovani e vecchi. I giovani non hanno nulla perché i vecchi hanno tutto&lt;/em&gt;.”&lt;br /&gt;Dunque per Grillo le distinzioni politiche fra destra e sinistra non esistono più. Perché lo dice? Perché lui ha di mira solo il principio dell’”onestà” e, dato che ci sono politici disonesti a destra come a manca, il classico confronto fra partiti operaisti e partiti degli imprenditori è superato!&lt;br /&gt;Stando alle sue precise parole, non c’è poi spaccatura fra nord e sud: l’Italia è uniforme, forse sempre per via della disonestà. Dunque la differenza nel reddito medio pro-capite fra un bresciano e un agrigentino è irrilevante.&lt;br /&gt;Per lui il problema è solo generazionale: i vecchi hanno tutto e i giovani nulla!&lt;br /&gt;Messa in questi termini estremi, la sua analisi mi sembra un tantino grossolana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema generazionale è stato posto per primo dagli economisti della Confindustria e sostenuto pervicacemente dalla destra ultraliberista del nostro Cavaliere (che tanto cavaliere poi non è, visto come tratta le giovani donne italiane, veline o &lt;em&gt;escort&lt;/em&gt; - eufemistico anglicismo per indicare le prostitute di classe - e le serie e mature donne straniere come Angela Merkel, a cui fa cucù da dietro la colonna e che fa attendere a lungo all’aeroporto, perché… lui deve concludere una telefonata al cellulare).&lt;br /&gt;Ma non deviamo dall’argomento centrale: sostituire lo scontro politico fra destra e sinistra e quello territoriale fra nord e sud è stato un abile stratagemma degli industriali e degli ultraliberisti: “Se mettiamo i figli contro i padri, né gli uni né gli altri manterranno più le loro identità politiche e territoriali”. Questa è la filosofia di fondo: trasformare il “conflitto sociale” in “conflitto generazionale”, lo stesso meccanismo utilizzato dai dittatori, per trasformare il dissenso interno in scontro, prima culturale e poi militare, con fantomatici nemici esterni.&lt;br /&gt;Certo Grillo non riprende queste argomentazioni con le stesse finalità di Tremonti, dei prof. della Cattolica e del nostro Cavaliere, che attraversa le strade con la berlina blu, solca i mari con lo yacht e cavalca le nuvole con i jet. Grillo lo fa in buona fede. Ma ciò non toglie che, in questa occasione, cada in grave errore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una ricerca di dei proff. Rosina e Balduzzi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tempo fa è stato analizzato il problema del debito pubblico italiano. Le loro conclusioni sono queste: lo Stato italiano, spendendo troppo per pensioni, sanità e scuola, ha contratto un debito che impedisce ora di aiutare i giovani. I figli insomma soffrono la disoccupazione perché i loro padri hanno preso tutto in passato. Alla stessa conclusione, chissà per quali vie, arriva Grillo. Allora è meglio ragionarci sopra con una certa serietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo punto da rilevare è questo: lo Stato italiano si è fortemente indebitato negli anni Ottanta. Quello è stato il periodo, il decennio di Craxi, in cui il debito è passato dal 60 al 120% del Pil.&lt;br /&gt;Ora bisogna considerare che i genitori dei ragazzi oggi in età di lavoro, cioè di 25-30 anni, sono persone che hanno cominciato a lavorare a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, e non negli anni Ottanta, quando cioè la spesa pubblica è improvvisamente esplosa a causa degli affari illeciti dei partiti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo punto. Questi genitori oggi dividono la pensione coi loro figli e, quando “migreranno” in cielo, non lasceranno ai figli solo il debito pubblico, ma anche i crediti che vantano verso lo stato per la sottoscrizione di quel debito, perchè questo debito è coperto da finanziamenti interni al 95% e solo in minima parte da sottoscrittori stranieri. Diciamolo in modo più semplice: chi lascia al figlio il peso di un debito pubblico di trentacinquemila euro (così è stato calcolato) e contemporaneamente al momento del decesso lascia titoli di stato di importo pari o superiore, non mi pare possa essere considerato un pessimo genitore. Se poi oltre ai titoli di stato lascia in eredità un appartamento, acquistato magari col mutuo, non sembra si possa parlare di vecchi egoisti che hanno preso tutto e non lasciano nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il problema della disoccupazione intellettuale: studiano, questi giovani, per quindici anni e più e poi non trovano occupazione. Ma Grillo dovrebbe sapere che in questo devastante fenomeno i “vecchi” non c’entrano. C’entra invece la disoccupazione strutturale causata da due fatti in cui, non essi, ma l’evoluzione del sistema economico voluto dagli industriali ha precise responsabilità: 1) le nuove tecnologie che inevitabilmente sostituiscono il lavoro con le macchine (vecchio problema denunciato da Robert Owen già nell’Ottocento, ma che oggi assume proporzioni notevolmente più consistenti); 2) la globalizzazione dei mercati, per cui gli imprenditori italiani spostano le fabbriche in Croazia, Romania, Cina, India ecc., o fruiscono &lt;em&gt;in loco&lt;/em&gt; della manodopera degli immigrati, ai quali, proprio per tenerne bassi i costi e soggiogarli col ricatto dell’espulsione, si rende lungo e difficile l’ottenimento del permesso di soggiorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo punto. La disoccupazione in Italia c’è sempre stata: nella prima metà del Novecento milioni di Italiani sono andati a lavorare in Argentina e negli Stati Uniti e, negli anni Cinquanta e Sessanta, altri milioni di Italiani del sud sono andati in Germania, Belgio, Svizzera, Francia o nell’Italia settentrionale.&lt;br /&gt;La differenza fra quelle emigrazioni e le attuali sta nel fatto che prima emigrava la manodopera generica mentre oggi devono emigrare ragazzi che sono stati coccolati in famiglia ed hanno studiato con la speranza di un futuro migliore di quello che la società, così com’è organizzata, può offrire. Se oggi un ragazzo deve partire per gli Stati Uniti o la Norvegia, non bastano pochi spiccioli per i primi giorni: occorre prenotare un aereo e un Hotel. Cosa facevano invece gli emigranti cinquant’anni fa? Un amico o un parente che già si trovava all’estero per lavoro, li ospitava nella sua casa, talvolta una baracca, che condivideva con altri connazionali; insieme mangiavano un piatto di spaghetti e, finchè non arrivava il lavoro, portavano gli stessi vestiti con cui erano arrivati.&lt;br /&gt;Oggi il neolaureato in filosofia o in economia o in biologia, per motivi più che comprensibili questo non è disposto a farlo. Come pure, giustamente, non è disposto a fare un lavoro qualunque, cosa che in fondo non vogliono neppure i genitori che si sono sacrificati a lungo per mantenerlo agli studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, caro Beppe, il problema non è così semplice come tu l’hai posto. E’ cambiata la struttura della società e sono cambiati i valori su cui essa si reggeva. E con tutto ciò i “vecchi” genitori non c’entrano: soprattutto non lo si può imputare ad una generazione che tanto ha cercato di fare per una società più equa e solidale. Che poi, fra di loro, ce ne siano stati tanti che, a parziale conferma della teoria della &lt;em&gt;circolazione delle élites&lt;/em&gt; di Pareto, ci abbiano marciato e si siano ritrovati fra gli intellettuali più accreditati o gli imprenditori più ricchi o i politici più scaltri, di questo non si può dare colpa ai molti che hanno invece lavorato sodo, imparando a dire signorsì ai capi, e tirato la cinghia per pagare il mutuo ed i jeans griffati, nell’illusione di un futuro radioso di cui via via s’è persa ogni concreta possibilità ed ormai anche ogni speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*****&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto che ci siamo, approfitto di questa specie di “lettera aperta” al caro Beppe, per porre due domande sul suo blog: Ti arrivano migliaia di commenti al giorno. Come fai a leggerli tutti? Secondo me non ne leggi neppure uno. E in questo caso operi come la TV: trasmetti idee ma non ne ricevi.&lt;br /&gt;Seconda domanda: Ti sei accorto che molti di questi commenti non hanno nessuna pertinenza con il tuo articolo del giorno e si limitano a ripetere sempre le stesse cose? Cose sacrosante, perbacco, ma che nulla aggiungono e nulla sottraggono alle tesi esposte nei tuoi articoli.&lt;br /&gt;Da che pulpito viene questa predica? Da un nostalgico del PCI di Enrico Berlinguer, quello dell’austerity e del socialismo dal volto umano, un uomo che dovremmo più spesso ricordare e apprezzare per l’intelligenza politica, la saggezza e lo stile di vita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-5702962242427639978?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5702962242427639978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5702962242427639978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/09/le-responsabilita-dei-vecchi.html' title='Le responsabilità dei vecchi'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TJiNSWxuXPI/AAAAAAAAAQE/lpGJDMZx4MU/s72-c/Grillo+dim2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3536111418414282452</id><published>2010-08-29T11:29:00.012+02:00</published><updated>2011-11-17T13:35:53.030+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film da rivedere'/><title type='text'>Film da rivedere: Rocco e i suoi fratelli, 1960</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/THopx-DYu-I/AAAAAAAAAN0/im-GJAgAIcw/s1600/rocco+e+simone.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 224px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510763032488754146" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/THopx-DYu-I/AAAAAAAAAN0/im-GJAgAIcw/s400/rocco+e+simone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Negli anni Sessanta, in treno, ne ho viste tante di famiglie simili alla famiglia Parondi, protagonista del film di Visconti. Donne forti e di costumi castigati e giovanotti spaesati ma con gli occhi sognanti, lanciati verso un nord, italiano o europeo, alla ricerca di un lavoro più dignitoso e desiderosi di rapporti sociali meno rigidi. Le ho viste, queste famiglie, scendere dal treno e salire in autobus, chiedendo al bigliettaio come fare per giungere a un certo indirizzo, e meravigliarsi delle mille luci delle vetrine. Speranze e meraviglia spesso destinate a disfarsi nel giro di pochi anni, per chiedersi poi se quel viaggio era stato di salvezza o di insospettata condanna a cose peggiori di quelle lasciate alle spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso della famiglia Parondi a Milano non sarà lineare: cinque fratelli e una madre, tutti uniti dal sangue e da una comune matrice culturale, ma ognuno col proprio carattere e ognuno, a un certo punto, per il suo sentiero. Vincenzo vuole una vita tranquilla, senza lode né infamia; Simone si scopre ambizioso e sregolato; Rocco è, come un Cristo, pronto ad ogni generosità e privo di qualunque risentimento; Ciro coglie nell’esperienza cittadina la superiorità delle norme civili rispetto a quelle dettate dalle tradizioni; Luca, ancora adolescente, nel dipanarsi delle storie dei fratelli più grandi rimarrà solo spettatore e testimone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando quattro dei fratelli, guidati dalla coraggiosa (o incosciente?) madre, giungono a Milano, si verifica il primo scontro culturale. Vincenzo, il primogenito, che già da alcuni anni vive in città, festeggia il suo fidanzamento a casa della ragazza insieme a tutti i parenti di lei. Vuole farsi una propria famiglia, sganciata da quella d’origine, mentre sua madre trova doveroso, e lo impone, che lui prima aiuti i suoi fratelli. Ne nascono una lite furibonda fra le suocere e la rottura del fidanzamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo motivo di scontro si ha con la conoscenza di Nadia, introdotta nella modesta abitazione dei Parondi perché inseguita da qualcuno. I figli si limitano ad ammirare la sua fascinosa bellezza e i suoi atteggiamenti spregiudicati, mentre la madre ha subito intuito che si tratta di una prostituta. Nadia è scappata in sottoveste, ma parla e si muove con strana disinvoltura, scruta i giovanotti con curiosità, annusa ed è annusata, va a curiosare fra le foto attaccate al muro e, quando vede Vincenzo coi guantoni, dice di conoscere una persona importante nell’ambiente del pugilato.&lt;br /&gt;A salire sul ring però non sarà più Vincenzo ma Simone, che in palestra viene subito notato e promosso da un impresario gay, per la sua bravura e per il suo aspetto fisico. Alla fine del primo incontro vinto per &lt;em&gt;knockout&lt;/em&gt;, ad aspettarlo fuori dal palazzetto ritrova Nadia, della quale si innamorerà pazzamente. Ma lui non saprà gestire il rapporto: per vincolare più saldamente a sé l’affascinante prostituta, spende molto di più di quanto guadagna, salta gli allenamenti, fuma e beve, tutte cose che gli faranno perdere la fiducia dell’allenatore e pregiudicheranno la sua carriera sportiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E veniamo al terzo motivo di scontro culturale. Nadia per un po’ ha approfittato della prodigalità di Simone e goduto della sua galanteria, ma, quando si accorge che per mantenere un certo livello di vita lui ricorre anche agli imbrogli e al furto, finisce per disprezzarlo. Le diverse e contrapposte visioni della vita presto indurranno Nadia a rompere il rapporto; una rottura che Simone, passionale ed eccessivo in ogni cosa, non tollererà e che lo porterà a una incontrollata gelosia, al fallimento professionale, all’abuso di alcol e quindi all’abbrutimento nell’aspetto e nei costumi. La sua storia avrà termine, come vedremo, nel modo più drammatico: con l’uccisione di Nadia e con il carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre gli altri fratelli, pur rappresentando nel film delle figure emblematiche, restano in ombra, parallelamente alla storia di Simone si svolge quella di Rocco. Prima in amore e poi sul ring.&lt;br /&gt;Ignaro dei sentimenti che nel fratello ancora persistono a due anni dalla fine della relazione, anche lui si innamora di Nadia, ma è attirato dalla sua segreta fragilità più che dalla sua conturbante bellezza. Mai un amore è stato raccontato dal cinema con tanta tenerezza: i volti, prestati ai personaggi da Alain Delon e Annie Girardot, e lo struggente tema musicale che sottolinea puntualmente i loro incontri segreti, smuovono i sentimenti dello spettatore più incallito.&lt;br /&gt;Fra i due c’è una intesa perfetta, ma anche per loro viene il momento dello scontro culturale. Quando Simone, informato da un amico impietoso, scopre la relazione del fratello con Nadia e la violenta sotto i suoi occhi con l’aiuto di un branco di amici, Rocco fa stoltamente prevalere il familismo sull’amore e, lasciandola, sacrifica se stesso e la ragazza per la salvezza del fratello. Questa scelta dolorosa rientra nei suoi schemi, ma sfugge completamente alla mentalità della ragazza, che, persa ormai l’unica residua speranza di cambiare vita, si vendicherà punendo Simone. Lo rifiuterà e lo metterà alla berlina di fronte a tutti gli amici, ferendone sistematicamente la passione e l’orgoglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storie parallele fra i due fratelli anche nel lavoro. Anche Rocco finisce sul ring, e con grande successo, ma accetta la boxe solo come soluzione per i problemi economici del fratello, che sempre più va verso il degrado: per denaro infatti egli è disposto persino a concedersi all’impresario gay ma, sbeffeggiato da questo, reagisce violentemente e per ritorsione viene denunciato di furto. Il denaro di Rocco servirà anche per far ritirare la denuncia.&lt;br /&gt;Tutti i sacrifici di Rocco non basteranno però a salvare Simone. Lo stesso amico diabolico che anni prima lo aveva spinto a usare violenza sessuale su Nadia e a massacrare di botte il fratello, gli indica adesso il posto dove Nadia, ritornata alla prostituzione, incontra i clienti. Sarà lì che Simone la colpirà ripetutamente e selvaggiamente, mentre lei ancora una volta gli si rifiuta, e muore aprendo le braccia, come in croce.&lt;br /&gt;Le due diverse scene dello stupro e dell’accoltellamento di Nadia sono state causa di censura per la crudezza con cui sono riprese e per l’indugiare in esse: se ne vedono infatti i particolari con un realismo sconosciuto in quel periodo in Italia, e forse nel mondo. E’ sempre inaccettabile ogni tentativo di censura, e in particolare in un’opera d’arte, ma forse, in quelle scene, il regista avrebbe potuto usare una mano più lieve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rocco e i suoi fratelli è un film drammatico e ciò risulta chiaramente dalla breve narrazione che precede e dalla classificazione che ne fanno i critici accreditati. Esso è però, in senso lato, da considerare anche un film storico, perché la Milano degli anni Sessanta, ed i meridionali che lì affluivano lungo le rotaie come interminabili file di formiche, non restano sullo sfondo, ma sono anch’essi protagonisti importanti. E’ una Milano che offre tante opportunità, ma di cui bisogna capire i meccanismi e nella quale occorre sapersi adattare. Una Milano abbagliante di grandi promesse, che lentamente cede però il passo alle ombre di desolanti periferie e di squallidi tipi umani: Nadia, che non trova uno spiraglio spirituale se non quello offertole dal più generoso dei fratelli lucani; l’impresario gay, che promuove sul campo solo i giovani prestanti e disponibili e che approfitta di un piccolo furto per chiedere un risarcimento spropositato; il falso amico di Simone, che contribuisce a seminare odio e violenza e cinicamente poi ne gode.&lt;br /&gt;E i meridionali immigrati? Anche per loro non c’è un destino comune: c’è chi, come Ciro e Vincenzo, accetta la nuova cultura e si integra perfettamente; chi, come Rocco, pur rispettoso della società che l’accoglie, pensa sempre con nostalgia alla lontana terra d’origine; chi, come Simone e la vecchia madre, vorrebbe trarre dal nuovo ambiente tutti i vantaggi offerti e rifiutare gli obblighi che ne conseguono. Saranno questi ultimi i più disperati, vittime di un fenomeno collettivo, l’emigrazione, oltre che delle loro personali ambizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa era l’Italia del 1960, cioè di cinquant’anni fa, così come l’ho conosciuta e così come emerge dal film. Da allora molte cose sono cambiate. Come col suo linguaggio scarno Ciro preconizzava nel film - e più elegantemente Pasolini constatava sulla stampa quindici anni dopo - il processo di “omologazione antropologica” è andato sempre più avanti. Nonostante il persistere di economie diverse.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In foto: Simone (Renato Salvatori) e Rocco (Alain Delon) all'arrivo in città&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3536111418414282452?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3536111418414282452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3536111418414282452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/08/rocco-e-i-suoi-fratelli-italia-francia.html' title='Film da rivedere: Rocco e i suoi fratelli, 1960'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/THopx-DYu-I/AAAAAAAAAN0/im-GJAgAIcw/s72-c/rocco+e+simone.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3508811528776324353</id><published>2010-08-07T17:44:00.010+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.149+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Università (3): correlazione fra reddito e istruzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TF1_79COi6I/AAAAAAAAANc/bT9Syb45KzY/s1600/reddito+e+stud+photo.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 397px; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502694987689528226" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TF1_79COi6I/AAAAAAAAANc/bT9Syb45KzY/s400/reddito+e+stud+photo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ieri, riguardando la tabella sui flussi fra le varie regioni, mi è venuta la curiosità di raffrontare il numero di studenti universitari residenti in ogni regione (col. 3) col numero di abitanti (col. 2). Ne è emerso un dato, che avevo ipotizzato varie volte, ma di cui non ero finora certo: al sud si studia più che al nord.&lt;br /&gt;Ho pensato allora di vedere più precisamente quale fosse la correlazione fra reddito (col. 1) e percentuale degli studenti iscritti all’università (col. 4), e ne è venuta fuori la tabella posta qui in alto, dalla quale mi sembra che emergano dei dati interessanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle regioni in cui il reddito pro-capite è superiore a quello medio nazionale (in rosso nella prima colonna), i giovani iscritti all’università sono percentualmente inferiori alla media nazionale del 2,75%; nelle regioni con reddito pro-capite inferiore a quello medio nazionale, gli studenti universitari sono invece più numerosi (in rosso nella quarta colonna).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Succede a volte che la verità venga a galla per caso. Pur senza l’intenzione di indagare in questa direzione, è balzata agli occhi una precisa correlazione sociologica fra reddito e propensione agli studi accademici, che ribalta lo stereotipo secondo il quale la ricchezza favorisce la cultura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Lombardia, dove c’è un reddito pro-capite di 31.618 euro, solo due abitanti su cento frequentano l’università, mentre in Calabria, dove il reddito pro-capite è meno della metà (euro 15.641), ogni cento abitanti ci sono quasi quattro studenti universitari, circa il doppio di quelli lombardi. E questo è solo l’esempio più vistoso: dalla tabella si può facilmente constatare come la percentuale degli studenti cresca, progressivamente e con regolarità, al decrescere del reddito. A questo andamento lineare fa eccezione solo il Lazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Note: &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;I dati relativi al reddito pro-capite sono dell’Istat e si riferiscono all’anno 2005 (fonte Wikipedia). &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Per la Regione Trentino A. Adige disponiamo separatamente del reddito delle due province, mentre per quanto riguarda il rapporto percentuale fra studenti universitari e abitanti (fonte Miur) disponiamo di un unico valore sintetico.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3508811528776324353?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3508811528776324353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3508811528776324353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/08/universita-3-correlazione-fra-reddito-e.html' title='Università (3): correlazione fra reddito e istruzione'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TF1_79COi6I/AAAAAAAAANc/bT9Syb45KzY/s72-c/reddito+e+stud+photo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-5245543503529391639</id><published>2010-08-05T12:01:00.024+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.165+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Università(2): flussi migratori fra le regioni</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TFqNQfnPRmI/AAAAAAAAANU/cUIDEsWGwto/s1600/72010FS+conbordo.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 394px; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501865209289983586" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TFqNQfnPRmI/AAAAAAAAANU/cUIDEsWGwto/s400/72010FS+conbordo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel precedente articolo sull’università ho cercato di mettere in evidenza gli svantaggi economici (e, qui ora aggiungo, anche organizzativi e psicologici) degli studenti che, per frequentare le lezioni, si iscrivono all’università in una regione diversa da quella in cui essi risiedono con la propria famiglia.&lt;br /&gt;Quanti sono? Difficile stabilirlo con esattezza (dovremmo sapere dalle singole università il luogo di provenienza degli studenti iscritti), però con l’aiuto di alcuni dati ufficiali possiamo almeno desumere quali sono i flussi fra le varie regioni italiane e fare delle interessanti considerazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare ciò ho riunito in un’unica tabella i dati forniti separatamente dal sito del miur. In essa la prima colonna indica il numero di studenti universitari “residenti” in una certa regione (a prescindere dal fatto che essi studino nella stessa regione o in un’altra), mentre la seconda indica gli studenti “iscritti” negli atenei di una certa regione (a prescindere dalla loro provenienza geografica). Lo scarto fra studenti residenti e iscritti è indicativo di come vanno le cose in ogni regione.&lt;br /&gt;Ad esempio, cosa significa che gli "iscritti" negli atenei lombardi sono più numerosi dei “residenti”? Significa che il flusso in entrata è maggiore di quello in uscita: abbiamo una prevalenza di “immigrati” rispetto agli “emigrati”. Esattamente il contrario di quello che avviene per la regione Puglia, dove il probabile afflusso dalla Basilicata e dalla Calabria è inferiore al deflusso verso il Lazio e altre regioni del centro e del nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Studiare questi flussi nei dettagli è difficile quasi come studiare quelli fra i vari partiti politici dopo ogni tornata elettorale. Tuttavia, da un breve sguardo alla tabella, alcuni dati sui movimenti complessivi saltano agli occhi con sufficiente chiarezza e immediatezza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Fra le regioni del nord, eccezion fatta per la Lombardia, i movimenti sono molto modesti, sull’ordine di centinaia o poche migliaia di studenti. In queste regioni evidentemente la presenza di numerosi atenei con una certa tradizione e i facili collegamenti stradali e ferroviari fanno sì che gli spostamenti siano tendenzialmente limitati all’ambito regionale. Le lunghe distanze, d’altro canto, limitano le loro capacità attrattive nei confronti del Sud e delle isole: gli immigrati si fermano perciò a 23.389.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Gli atenei dell’Italia centrale sono i più gettonati: dall’Emilia al Lazio e all’Abruzzo ci sono 128.060 studenti “immigrati”. Essi esercitano un forte richiamo sui giovani del Sud e delle isole, regioni dalle quali infatti nel 2009 sono partiti 147.826 studenti, una popolazione quasi pari a quella di una città come Parma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Se consideriamo il saldo positivo del centro e del nord e quello negativo del sud e delle isole (ma non i 3.623 universitari di cui mancano i dati: ultima riga della tabella), i conti tornano: 128.060 + 23.389 – 3.623 = 147.826.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizziamo adesso il risvolto economico di tale fenomeno.&lt;br /&gt;Ogni anno 147.826 famiglie del sud e delle isole inviano il denaro occorrente per le tasse universitarie, l’alloggio e le bollette, i pasti, gli autobus, le telefonate, bar, cinema, benzina per l’auto o il motorino, qualche capo di abbigliamento ecc. ecc. Naturalmente ci sono ragazzi che per tutto ciò se la cavano anche con 600-700 euro mensili, e ci sono poi quelli provenienti da famiglie più agiate e accondiscendenti che arrivano a spendere 1.200 euro mensili o più. Facciamo dunque conto che, in media, ci vogliano 1.000 euro al mese e cioè 12.000 euro all’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, per meglio calcolare il costo economico delle famiglie, facciamo una precisazione sul numero degli studenti “emigrati”. Possiamo supporre che fra questi 147.826 ragazzi ce ne sia un dieci per cento, che fruisca ogni anno dell’alloggio e della mensa o di un assegno in denaro con cui coprire parzialmente le spese, e che un altro dieci per cento si aiuti con lavori sporadici o part-time. C’è dunque un venti per cento che non è completamente a carico dei genitori, ma solo in parte.&lt;br /&gt;Sul totale degli studenti ce ne sarebbero, seguendo queste ipotesi, circa 118.261 che spendono 12.000 euro l’anno e circa 29.564, assegnatari di borse di studio o studenti-lavoratori, che richiedono alla famiglia uno sforzo inferiore, diciamo la metà.&lt;br /&gt;Facciamo adesso un po’ di conticini: (118.261 x 12.000) + (29.564 x 6.000) = euro 1.596.516.000. Quasi unmiliardoseicentomilioni di euro ogni anno viene dunque trasferito dal sud verso l’Italia centrale e il nord con vaglia, bonifici, bancomat ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Denaro ben speso? Non so. Alle industrie occorrono operai, preferibilmente con un livello culturale abbastanza basso da limitarne le possibili pretese (gli imprenditori predicano tanto contro gli immigrati ma sono quelli, i lavoratori da essi preferiti). Gli enti pubblici bloccano il &lt;em&gt;turnover&lt;/em&gt;. Le libere professioni passano di padre in figlio o da zio a nipote, portandosi dietro la clientela e il nome. Cosa resta per i neolaureati?&lt;br /&gt;A destra come a sinistra c’è grande retorica sul valore dell’istruzione, ma, in pratica, sembra che questa società non abbia bisogno di intellettuali: sono inutili e pericolosi. C’è solo da chiedersi se, a lungo andare, siano più pericolosi dentro i circuiti lavorativi, oppure fuori di essi.&lt;br /&gt;Comunque, sarebbe almeno auspicabile che, d’ora in avanti, le famiglie cercassero di limitare questi flussi di studenti. Forse col denaro speso nelle proprie regioni si creerebbe qualche posto di lavoro in più.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-5245543503529391639?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5245543503529391639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5245543503529391639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/08/universita2-flussi-migratori-fra-le.html' title='Università(2): flussi migratori fra le regioni'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TFqNQfnPRmI/AAAAAAAAANU/cUIDEsWGwto/s72-c/72010FS+conbordo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4338875190272521319</id><published>2010-07-28T18:22:00.009+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.161+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Università(1): reddito, merito e residenza</title><content type='html'>&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 153px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499007355584788706" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TFBmDg7kOOI/AAAAAAAAAM0/XbBlGfaTPCk/s200/minerva2.jpg" /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Corriere online dell’11 luglio dava notizia del fatto che il governo tedesco ha deciso di dare sostegno economico agli studenti universitari unicamente secondo il principio del merito e non anche delle condizioni economiche familiari. La notizia mi ha riportato alla mente due episodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo. Nel 1976 – ero al sesto anno di insegnamento e al secondo nella scuola dove avrei lavorato ancora per altri ventinove anni – mi venne dato l’incarico di formare le graduatorie per l’assegnazione dei buoni libro. Dovetti analizzare circa duecento domande, assegnando un punteggio in base al reddito e un altro in base al numero dei familiari a carico; se ben ricordo, non si faceva alcun cenno ai voti ottenuti dagli alunni. Da giovane insegnante mi trasformai in zelante burocrate e, per i dati sul reddito, dovetti esaminare le copie dei modelli presentati al fisco. Risultato: poiché commercianti, artigiani e imprenditori agricoli dichiaravano redditi bassissimi, furono queste categorie a fare la parte del leone. A impiegati e operai, niente buoni libro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo. Siamo nel 1998. Un ragazzo è al secondo anno di università e nell’anno precedente ha dato i primi esami con ottimi risultati. Telefona in segreteria per sapere se ha ottenuto l’assegno di studio in base a un mix fra merito e coefficiente reddituale e si sente rispondere che per i voti ne avrebbe avuto diritto, ma era stato poi escluso per il reddito. Ma come, i suoi genitori, due impiegati, senza altre proprietà se non quella del modesto appartamento in cui abitavano e con due figli all’università, erano da considerare “benestanti”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morale delle due favolette: il principio della solidarietà è sacrosanto, però in Italia non funziona.&lt;br /&gt;Funzionerà allora quello del solo merito, come proposto in Germania dal governo conservatore? Ribaltando il giudizio precedente direi che, come unico criterio, quello del merito non è accettabile, perché dare cinque o seimila euro a chi, pur se bravissimo, ha già tanto denaro, non è moralmente corretto. Tuttavia, se tale criterio non è giusto, ha almeno il pregio di basarsi su dati meno manipolabili di quello del reddito: anche all’università ci saranno i raccomandati, ma voglio credere che un accademico si lasci corrompere meno facilmente e frequentemente di quanto non accada per altre categorie.&lt;br /&gt;Visti i grossi difetti di entrambi i criteri esaminati, ne esiste qualcun altro che sia, nel contempo, giusto e seriamente applicabile? Per dare una risposta, partiamo dal ragionamento su quanto costi alle famiglie mantenere un figlio agli studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia ci sono grosso modo cinquanta città che sono anche sedi universitarie, e non tutte con tutte le facoltà, e non tutte ben organizzate e con un valido corpo docente (molte sono di recentissima istituzione, e la storia anche in questo caso conta molto!).&lt;br /&gt;Per gli studenti che già risiedono in queste città il costo degli studi è rappresentato unicamente dalle tasse e dall’acquisto dei libri. Per quelli che abitano in centri dai quali queste sedi universitarie sono facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici o con l’auto, c’è il costo aggiuntivo del trasporto. Infine, per quelli che abitano nei centri dai quali non è possibile spostarsi quotidianamente – per la lontananza o la mancanza di rapidi collegamenti – ai precedenti costi si sommano quelli dell’alloggio, dei pasti fuori casa, lavanderia, telefono ecc. Per questi ultimi il costo complessivo è almeno il quadruplo rispetto a quello delle prime due categorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti sono questi ragazzi, che per studiare devono fittarsi una stanza e farsi da mangiare o andare in una modesta tavola calda? Da alcune tabelle, pubblicate sul sito del miur, si possono ricavare elementi quasi certi in relazione ai flussi da una regione all’altra – argomento su cui mi riservo di indagare più minuziosamente in seguito – ma è difficile poi avere i dati relativi agli spostamenti all’interno della stessa regione. Credo comunque che questi “emigranti della cultura” siano in numero ragguardevole: ci sono intere città, e non solo in Italia, che su questo fenomeno fondano buona parte della loro economia. Basti pensare a Padova, Pavia, Bologna, Pisa, Siena, Perugia, Urbino, Salerno, ed ora anche Lecce e Cosenza, dove statisticamente si riscontra la presenza di uno studente universitario ogni quattro o cinque abitanti! Per altre città l’apporto economico dei fuori sede è forse meno determinante, ma per nulla irrilevante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, cosa ne direbbero i nostri politici, tanto quelli al governo quanto quelli dell’opposizione, di dare - in omaggio al principio di solidarietà - un aiutino prima di tutto a questi ragazzi che partono con uno “svantaggio consistente e dimostrabile”, sempre a patto che - in omaggio al principio del merito - ogni anno essi dimostrino anche di essere in regola con gli esami? A me sembra una buona idea. Si può discutere di questo, anziché dei capelli di Berlusconi? Mettiamo da parte le questioni di lana caprina.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4338875190272521319?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4338875190272521319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4338875190272521319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/07/universita-reddito-merito-e-residenza-1.html' title='Università(1): reddito, merito e residenza'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TFBmDg7kOOI/AAAAAAAAAM0/XbBlGfaTPCk/s72-c/minerva2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2310863525669056411</id><published>2010-07-23T13:10:00.014+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.128+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Questo è mio fratello</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TEsbw-nCZ6I/AAAAAAAAAMU/Nz53V3--2vk/s1600/Fran%C3%A7ois-L%C3%A9on+Sicard.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 146px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497518298390226850" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TEsbw-nCZ6I/AAAAAAAAAMU/Nz53V3--2vk/s200/Fran%C3%A7ois-L%C3%A9on+Sicard.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il fatto che la massoneria in via ordinaria coopti nel suo seno le categorie sociali più privilegiate sotto il profilo della professione e del reddito, fa di essa una organizzazione settaria e antidemocratica. Ciò rende poco coerente l'affiliazione ad essa da parte di intellettuali che nel contempo svolgono attività politica in quei partiti che rappresentano tutte le categorie sociali.&lt;br /&gt;Mi viene piuttosto difficile pensare che la stessa persona che un certo giorno partecipa all’assemblea di un partito politico, dove si dibattono i problemi della città e dello Stato, possa il giorno seguente chiudersi segretamente in un locale insieme ad altre persone, indossando strani abiti e paramenti, per fare qualcosa che rassomiglia fortemente alla celebrazione di riti medioevali di dubbio gusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho avuto notizia di queste associazioni fino al clamoroso caso della Loggia P2 e - ritenendo poi, erroneamente, che la condanna della struttura e degli scopi di quest'ultima costituisse ormai un solido baluardo contro la sua ingerenza negli affari pubblici - non ho più dedicato attenzione al fenomeno. Ne sentii riparlare dopo circa dieci anni, quando qualche giornale svelò che personaggi, che occupavano alte cariche istituzionali dello Stato, erano stati membri di quella particolare associazione segreta, e si seppe inoltre che alcuni noti personaggi erano vicini alla massoneria regolare. All'inizio fui incredulo, ma le voci erano diffuse e concordi e, secondo qualcuno, la cosa trovava parziale conferma negli elenchi di cui era venuto in possesso il procuratore Agostino Cordova, che - come il Capitano Bellodi nel libro di Sciascia "Il giorno della civetta" - per l'eccessivo zelo fu presto trasferito dalla sua sede in modo che non potesse più nuocere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conscio della mia ignoranza sul fenomeno, durante le vacanze chiesi al mio amico Antonio R., uomo in cui la saggezza fa a gara con l'intelligenza, cosa ne pensasse. La risposta fu lapidaria, e mi fece capire perché, per tanti secoli, la religione cristiana si fosse opposta alla massoneria.&lt;br /&gt;“Vede quella signora che ora sta attraversando la strada? Quella, è mia sorella. – disse - E vede quell'uomo che sta entrando in quel negozio? Quello, è mio fratello. Io, i miei fratelli, non li cerco fra le persone iscritte in un elenco”. E, trasformando il suo consueto sorriso aperto in una smorfia quasi di disgusto, sillabò la parola “e-len-co”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche anno fa, indagando sul web, fra i tanti articoli in cui si enunciano i bei principi illuministici e patriottici a cui le logge dichiarano di ispirarsi, trovai una breve indagine, fatta nel '92 dall’Eurispes nell'ambito dell'annuale Rapporto Italia, dal titolo "Capitolo II, Legalità/Illegalità, Scheda 19, La massoneria in cifre". Lo studio veniva pubblicato oltre che dall'Eurispes dallo stesso sito del Grande Oriente, ma di esso oggi rimane traccia solo in un libero forum alla pagina&lt;br /&gt;http://www.exibart.com/forum/leggimsg.arte~iddescrizione~68657~pagina~19~filter~&lt;br /&gt;e dovrebbe comunque essere reperibile, previa iscrizione, sul sito dell'Eurispes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scheda citata offre dei dati numerici interessanti, tratti dall'inchiesta del procuratore Cordova (numero delle logge, incidenza degli iscritti su 100.000 abitanti, distribuzione geografica e professione), ma a questi premette interessanti considerazioni sulla natura e gli scopi della massoneria in generale e di quella "deviata" in particolare (Cordova nel corso di un'indagine parlamentare dichiarò, fra l'altro, che non è sempre facile distinguere fra massoneria deviata e logge regolari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco quanto affermato dagli studiosi dell'Eurispes circa la massoneria in generale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;- "Solitamente coloro che si iscrivono alla massoneria sono professionisti affermati o persone che comunque godono di status socioeconomico alto e medio-alto".&lt;br /&gt;-"Cordova lamenta la parzialità degli elenchi sequestrati in quanto (...) numerosi libero muratori sarebbero stati affiliati all'orecchio del maestro; in altri termini, la loro appartenenza alla massoneria non risulterebbe da alcun documento".&lt;br /&gt;- "Le relazioni che si stabiliscono all'interno delle logge prevedono la presenza di un capo e di una gerarchia che non tiene conto delle attività professionali dei singoli libero muratori. Ciò può creare pericolose interferenze nel momento in cui, ad esempio, il magistrato massone si trova a dover giudicare l'imprenditore suo maestro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Sulla massoneria "deviata" l'Eurispes è ovviamente ancora più severa:&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-"La massoneria deviata si pone spesso al centro di intrecci tra politica, mafia, magistratura, imprenditoria¬”&lt;br /&gt;-"La massoneria deviata storicamente si è contraddistinta per due caratteristiche: primo, per la grande capacità di sviluppare profitti grazie all'elaborazione di fitte interrelazioni clientelari e affaristiche. Secondo, per la capacità di canalizzare il complesso di tali relazioni (...) entro un progetto unico e finalizzato, non di rado, a influire sulle dinamiche politico-istituzionali".&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il 6 febbraio 2004 in un articolo rintracciabile sul sito "Carmilla", alla pagina http://www.carmillaonline.com/archives/2004/02/000606.html si legge una interessantissima considerazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Una cosa va chiarita: l'adesione ad una loggia massonica non è reato (lo era nel caso della P2, strutturata come segreta, oggetto di innumerevoli inchieste, i cui affiliati sono stati coinvolti in vicende di eversione, stragi, tentati colpi di Stato, depistaggi). Al di là di questa fondamentale precisazione, é assodato che buona parte degli italiani che non contano niente (... ) si chiedano quale sia il motivo che spinge un individuo ad aderire ad una loggia massonica, se non la speranza di assicurarsi favori che non sarebbero ottenibili per vie legali o con l'ausilio del solo sudore della fronte."&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Si dirà che queste sono considerazioni inattuali: il rapporto Eurispes è del 1992, l'articolo di Carmilla è del 2004 e le indagini di Cordova ovviamente non sono approdate a nulla. Ma nel 2007 il pm John Woodcock avvia un’indagine su una loggia massonica deviata e il giornalista Ferruccio Pinotti, nel libro "Fratelli d'Italia", in copertina si chiede: “Quanto conta la massoneria?”. In quarta di copertina risponde con la citazione degli atti dell'inchiesta del pm De Magistris: “Gli intrecci affaristici tra politica, imprenditori, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato (... ) Emerge da esso la spartizione del denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati”.&lt;br /&gt;Ma anche De Magistris, come Cordova, è stato subito rimosso dalla sua sede.&lt;br /&gt;Ed ecco oggi spuntare la loggia P3.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Nella foto: "Le bon samaritain" di Francois-Leon Sicard - Parigi)&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights riserved&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2310863525669056411?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2310863525669056411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2310863525669056411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/07/questo-e-mio-fratello.html' title='Questo è mio fratello'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TEsbw-nCZ6I/AAAAAAAAAMU/Nz53V3--2vk/s72-c/Fran%C3%A7ois-L%C3%A9on+Sicard.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2161778344978022357</id><published>2010-06-28T12:54:00.019+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.125+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Sul Po, dai mulini alle armi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TCiBVn2TsEI/AAAAAAAAAIU/l_qVhCkgJ-Y/s1600/MAP10000.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 160px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487778354424950850" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TCiBVn2TsEI/AAAAAAAAAIU/l_qVhCkgJ-Y/s200/MAP10000.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Quando su google si inizia a digitare un nome, già alle prime lettere il motore di ricerca ne suggerisce alcuni fra quelli più noti. Ad esempio, non appena componete le lettere“umbe”, google lo trasformerà subito in “Umberto” e a fianco appariranno in ordine i cognomi di Saba, Bossi, Eco, Galimberti e Veronesi. Fatto salvo il poeta, vedere questi ultimi tre essere preceduti da Bossi, lì per lì m’ha fatto un po’ senso, ma subito mi sono dato una ragione del fatto che quest’ultimo fosse più “cliccato”: chi non prova una certa curiosità a saperne qualcosa di più, di quanto non emerga oggi sui media, sul profilo del politico? Al momento dell’&lt;em&gt;exploit&lt;/em&gt; della Lega, i giornali avevano fatto trapelare qualcosa sul suo passato ma, con l’incalzare degli eventi, l’occhio della stampa si rivolse maggiormente al quotidiano, e alle sue imprevedibili sortite. Di quelle prime indagini biografiche, ricordo qualche accenno a una sua precedente iscrizione al partito comunista e poi un curriculum degli studi, per il quale neppure il figlio-trota ha motivo di provare invidia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non disponendo in casa di una sua biografia (di Berlusconi ce ne sono tante, di suo invece c’è poco o nulla) e rinunciando, per ovvi motivi, alla consultazione della vecchia Treccani ereditata dalla suocera, proseguo dunque la mia ricerca su google, accontentandomi di quanto dice Wikipedia. Bene, dall’enciclopedia “volatile” risulta che oggi egli ha sessantotto anni (gliene davo di più!) e su di essa trovo anche conferma di quanto ricordavo circa la sua prima militanza politica e gli studi. Si aggiunge poi che a 34 anni si sposa mentre è ancora iscritto alla Facoltà di Medicina. Quando di anni ne ha 38, la moglie, la prima, gli dà però un ultimatum: un lavoro fisso è necessario per portare avanti la famiglia. Ma dopo tre anni si vede costretta a chiedere il divorzio: al marito, ormai quarantunenne, per la laurea mancano ancora 11 esami! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma proprio in quell’anno il nostro moderno Brancaleone scopre le sue nuove radici etniche, si dà arie di moralizzatore della vita pubblica, ritrova nel proselitismo quell’occupazione stabile verso la quale la moglie lo aveva inutilmente spinto, e in Italia trasforma il conflitto sociale in conflitto territoriale. “Melàno” dice storcendo la sua larga bocca, per ridicolizzare i suoi primi nemici, gli immigrati provenienti dalla “terronia”. E su questa scia trova in fretta i primi seguaci: evidentemente la cultura non serve molto per far politica, visto che l’unico suo titolo di studio è ancora quello di perito tecnico, ottenuto nella scuola per corrispondenza RadioElettra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A 43 anni conosce poi Manuela Marrone, che sposa, però, solo quando di anni ne avrà 53. Cosa abbia indotto questa maestrina siciliana a sposare, oltre che lui, anche la passione antimeridionale del marito, è cosa che sul momento lascia alquanto perplessi; ma una spiegazione sociologica è possibile: un ribaltamento di status che la sottrarrà stabilmente alla subalternità subìta e la farà salire sul “carroccio”. E lei non è l’unica a farlo fra i terroni del nord: avranno tutti avuto la loro bella convenienza! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo è il personaggio che precede, su google, i proff. Eco, Galimberti e Veronesi, e che dice di poter disporre di dieci milioni di uomini pronti ad imbracciare il fucile ad un suo cenno. La prima cosa che mi si affaccia alla mente è l’ingratitudine di quest’uomo: nel 2004, dopo due mesi di coma, il Padreterno lo tira su per i capelli, e subito dopo lui parla di fucili. Il secondo pensiero riguarda un enigma: come farà a trasformare tre milioni di voti in dieci milioni di fucili? Le tre regioni in cui la Lega è presente contano 19 milioni di abitanti. Tolte le donne, che probabilmente e saggiamente preferiscono continuare a fare il risotto, tolti vecchi e ragazzi, che solo Hitler nel mondo occidentale mandò a combattere, e tolto infine quel 75% di persone che, la Lega, neppure la vota - è ancora possibile, mi chiedo, trovare dieci milioni di persone disposte a imbracciare il fucile? Al massimo si potrebbe trovarne due milioni e dare ad ognuno di esse cinque fucili, ma ciò comporterebbe uno spreco troppo deprecabile per uno che antepone l’economia a tutto il resto. E chi li imbraccerebbe poi questi fucili? Non lui, mi pare, data l’età e le condizioni psico-fisiche. Chi altri allora, se non i giovani padani? Felici, lui pensa, lasceranno in massa le fabbriche e le aziende familiari, diranno addio alla moto e alle discoteche, daranno un bacio alla morosa e alla mamma e s’inerpicheranno su per l’Appennino tosco-emiliano, per sparare. Cosa c’è di più esaltante per un signor perito, quasi settantenne, del vedere il sangue delle camicie rosse e delle camicie verdi bagnare le dolci colline toscane e i lembi della fertile pianura padana? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse sono troppo pessimista, ma io temo che, se si continuerà a fare orecchio da mercante, o a dire che si tratta solo di scherzi e malintesi, le scene qui paventate possano anche diventare realtà. Perché se Bossi veramente disponesse di tanti fucili, anche gli altri potrebbero armarsi. Forse lo farebbero i nipotini di quelli che nel 1915 dalle città e dalle campagne di Palermo, Bari, Napoli, Roma e Firenze risalirono su per le Alpi per sparare contro gli Austriaci. Ma a sparare forse sarebbero anche i bolognesi e i genovesi, che poco hanno da spartire, per tradizioni e cultura, con la Lega. E a questo punto, forse, Austriaci e Tedeschi, aiutati dalle teorie leghiste, si ricorderebbero che in Alto Adige si è sempre parlato il tedesco e che il principio di autodeterminazione vale anche per loro. E forse gli Sloveni potrebbero pensare che sulle Alpi carniche e giulie qualche cocuzzolo potrebbe far comodo anche a loro. Ci saranno fucili anche a nord del nord e ad est dell’est? Insomma tante cose potrebbero essere rimesse in discussione, finchè non spuntasse un nuovo Metternich o non si tornasse a fare due chiacchiere a Yalta. Peccato che le letture del sig. Bossi si siano fermate ai manuali di Scuola RadioElettra ed ai riti celtici: una buona infarinatura di storia patria avrebbe evitato a tutti noi alcuni pericoli, e a lui tante, ma tante, figuracce.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2161778344978022357?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2161778344978022357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2161778344978022357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/06/sul-po-dai-mulini-alle-armi.html' title='Sul Po, dai mulini alle armi'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TCiBVn2TsEI/AAAAAAAAAIU/l_qVhCkgJ-Y/s72-c/MAP10000.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-4163129167699978012</id><published>2010-06-02T18:08:00.016+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.159+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Grecia, la piccola madre</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAaGSnZ4QqI/AAAAAAAAAIE/QkD4vZqzX38/s1600/ATPART.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 173px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5478213651116081826" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAaGSnZ4QqI/AAAAAAAAAIE/QkD4vZqzX38/s200/ATPART.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da cosa si giudica oggi un uomo? Dai vestiti, la casa, la macchina, la facilità con cui può spendere. E da cosa si giudica oggi uno Stato? Dal debito pubblico e dal Pil. Solo e sempre, il denaro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ per questo che la madre della civiltà mediterranea è oggi considerata solo un piccolo Stato. Che l’Europa dei “grandi” ha a malapena ammesso nell’Unione, e comunque è sempre pronta ad allontanare come si farebbe con un vecchio barbone che ha cercato di fregarvi cinquanta centesimi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La storia ormai non conta più, si sbriciola in giorni, mesi ed anni, e lo sguardo non si allunga più ai secoli e ai millenni. E così la Grecia è oggi solo un paese di dieci milioni di abitanti, con poche industrie e poche strade. Il fatto che ci abbia insegnato l’abc del ragionamento e dei canoni estetici, non è più nella memoria collettiva e, se anche vi fosse, non varrebbe a nulla perché, quando l’unico valore che guida l’azione è l’arricchimento, non esiste più il sentimento della gratitudine, capace di legare il presente al passato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’, ormai, la Grecia, simile a una piccola madre che ha generato, allattato, insegnato a stare in piedi e a correre, fatto capire la realtà con le favole e i discorsi e indicato la via della virtù. Ma, adesso, vecchia, povera, malandata, incapace di tenere il passo dei più giovani, viene rimproverata, derisa e minacciata di essere cacciata via.&lt;br /&gt;Io ne provo vergogna. E lei, signora Merkel?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-4163129167699978012?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4163129167699978012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/4163129167699978012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/06/grecia-la-piccola-madre.html' title='Grecia, la piccola madre'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAaGSnZ4QqI/AAAAAAAAAIE/QkD4vZqzX38/s72-c/ATPART.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-7455119386578698144</id><published>2010-05-17T13:36:00.020+02:00</published><updated>2011-11-17T13:35:53.125+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film da rivedere'/><title type='text'>Film da rivedere: Un uomo da marciapiede, usa, 1969</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAPgsh_pJEI/AAAAAAAAAHM/auMzngzjVSM/s1600/uomo+da+marc.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5477468627456828482" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAPgsh_pJEI/AAAAAAAAAHM/auMzngzjVSM/s200/uomo+da+marc.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 110px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 130px;" /&gt;&lt;/a&gt; Ad una signora russa, venuta in Italia per fare la badante, che vedo quasi tutti i giorni a casa di mia madre e con cui s’è creato un simpatico rapporto di amicizia, spesso mi capita di puntualizzare, su sua richiesta, il significato di alcune parole o modi di dire italiani. Un giorno le spiegavo che, quando una persona si ritrova di colpo in un paese ricco o un ambiente agiato, usiamo l’espressione “Ha trovato l’America”. E lei mi ha detto: “Anche noi diciamo così”. E’ dunque opinione abbastanza diffusa in tutto il mondo che negli &lt;em&gt;States&lt;/em&gt; si viva bene: il paese dell’abbondanza e delle pari opportunità, dove gli “ascensori sociali” sono sempre ben oliati e continuamente in funzione. Ma, questo, corrisponde poi pienamente alla verità?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Io non ho ormai né tanta voglia né la possibilità di fare viaggi molto lunghi, perciò, con tutti i limiti che ciò comporta, sono portato a conoscere il mondo attraverso le notizie e alcune forme d’arte: soprattutto la letteratura e il cinema. E, a dire il vero, attraverso queste fonti ho avuto l’impressione che negli Stati Uniti non si viva poi così bene come comunemente si crede.&lt;br /&gt;A un amico che aveva il mito degli &lt;em&gt;States&lt;/em&gt; ho proposto poco tempo fa di guardare un film americano che nel ‘70 ottenne tre Oscar (miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura), un Nastro d’Argento (migliore regia), due David di Donatello (migliore film straniero, migliore attore straniero per D. Hoffman) e che nel ‘94 fu scelto per la preservazione nel National Film Registry: &lt;em&gt;Un uomo da marciapiede&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;E’ la storia di un giovane texano che lascia il lavoro in un ristorante per fare fortuna a New York, perché è convinto che lì le ricche signore siano disposte a pagare profumatamente le sue prestazioni amorose.&lt;br /&gt;La New York reale non si dimostrerà però come quella che lui immaginava: la gente non cammina per le strade, ma corre senza prestare attenzione a chi gli sta intorno; quartieri degradati fanno da contraltare ai grattacieli; gente emarginata fa fatica persino a sfamarsi; persone apparentemente benestanti si ritrovano spesso con pochi dollari in tasca; un italo-americano, che vive nell’indigenza e che, gravemente malato, non può permettersi le cure mediche, muore durante un lungo viaggio verso quella Florida che sia pur vagamente gli ricorda il suo paese d’origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono trascorsi quarant’anni dalla produzione di quel film e certamente molte cose sono cambiate: i neri non sono più cacciati dagli autobus ed uno di essi è diventato Presidente degli Stati Uniti. Credo però che ancora oggi persistano vaste fasce di povertà e che, rispetto a quell’epoca, il cambiamento più significativo in campo sociale sia di segno negativo: oggi la precarietà colpisce, oltre che i lavoratori, anche i dirigenti d’azienda. Retribuiti in genere con stipendi favolosi, comprano ville e auto molto costose e si abituano ad un livello di consumi altissimo, ma quando l’azienda è in difficoltà vengono licenziati nell’arco di un giorno e, non potendo più far fronte agli impegni finanziari presi, cadono in uno stato di povertà estrema.&lt;br /&gt;Nel suo complesso si tratta pur sempre di una società ricca e dinamica: record di brevetti, industrie efficienti, università che attirano i migliori cervelli da tutto il mondo. Però non è proprio l’Eden di cui si favoleggia. I ricchi sono molto ricchi, i poveri sono molto poveri …e facilmente licenziabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un uomo da marciapiede&lt;/em&gt; è un film di denuncia sociale la cui visione è consigliabile per gli ottimi interpreti, l’ambientazione, la colonna sonora, il ritmo incalzante delle immagini, il tratteggio psicologico del protagonista ottenuto anche attraverso suggestivi &lt;em&gt;flashback&lt;/em&gt;, il crudo realismo di certe situazioni. Naturalmente bisogna guardarlo senza essere troppo prevenuti sull’anno di produzione: bisogna tener presente che i film di buona fattura, col passare del tempo, possono persino risultare migliori. Sicuramente c’è comunque molto da imparare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-7455119386578698144?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7455119386578698144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7455119386578698144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/05/film-da-rivedere-un-uomo-da-marciapiede.html' title='Film da rivedere: Un uomo da marciapiede, usa, 1969'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/TAPgsh_pJEI/AAAAAAAAAHM/auMzngzjVSM/s72-c/uomo+da+marc.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3927412445276604723</id><published>2010-05-07T18:30:00.017+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.154+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Lingua, dialetto e identità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S-RB7s6pfoI/AAAAAAAAAGs/WQaHt6wZkkE/s1600/pescarenico.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 116px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468568341459861122" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S-RB7s6pfoI/AAAAAAAAAGs/WQaHt6wZkkE/s200/pescarenico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Qualche giorno fa ho letto su &lt;em&gt;Leccoprovincia.it&lt;/em&gt; l’articolo della signora Irene Riva sull’importanza dell’uso del dialetto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La lettera, contrassegnata da uno stile asciutto e una logica rigorosa, tocca anche le corde emotive e morali, quando, a un certo punto, la signora si augura che la nipotina, figlia di una lecchese e di un campano, possa “&lt;em&gt;fare l’esperienza di tutti i suoi dialetti e non per marcare il suo territorio, ma per capire chi è, nel profondo&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;Di fronte a questo suggestivo messaggio ho avvertito il desiderio di esprimere la mia ammirazione per l’autrice e di aggiungere sullo stesso giornale qualche mia considerazione sulla complementarietà fra dialetto e lingua nazionale, il primo essendo espressione dell’identità di una “comunità” e la seconda di un “popolo”. Concetti per noi importanti, non solo perché fra un anno si celebrerà il 150° anniversario della formazione dello Stato italiano, ma anche perché parliamo, e soprattutto scriviamo, nella lingua italiana da più di sette secoli.&lt;br /&gt;Ripropongo qui di seguito entrambe le “Lettere al Direttore” di &lt;em&gt;Leccoprovincia&lt;/em&gt;, Prof. Enrico Baroncelli, verso il quale nutro sentimenti di profonda stima per la sensibilità e il costante impegno civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dialetto e identità&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Irene Riva - 26 aprile 2010&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egregio Direttore,&lt;br /&gt;un vecchio documento, mai andato in prescrizione, assegna alla mia e ad altre tre famiglie di Pescarenico il diritto di uso di un tratto di lago.&lt;br /&gt;E’ un segno tangibile delle mie profonde radici lombarde e lecchesi. I miei genitori parlavano tra loro in dialetto: suoni familiari mi permettono ancora oggi di capire due persone che si esprimono in vernacolo e di seguire con curiosità e interesse la rubrica di Gianfranco Scotti sul quotidiano locale.&lt;br /&gt;Non so invece parlare in dialetto. Mio padre e mia madre me lo impedivano. Pensavano che più correttamente dovessi sforzarmi di esprimermi in italiano e temevano che parlare abitualmente come loro facevano me lo avrebbe impedito. Oggi ne sono rammaricata e vorrei spiegarne il perché dopo aver letto il parere di Umberto Aondio nella rubrica “Le lettere” de “La Provincia di Lecco”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condivido l’eliminazione del “Va’ Pensiero” dal telefono del Comune di Lecco. L’appropriazione da parte di un gruppo politico di un’aria così intensa, che esprime il profondo amore per la terra natia, è fuorviante in quanto le assegna un valore di parte. Decidano i Cittadini lecchesi cosa vogliono sentire quando telefonano in Comune. L’inno di Mameli sarebbe sicuramente più appropriato perché è un simbolo che ci appartiene e ci rappresenta come nazione.&lt;br /&gt;Condivido anche l’eliminazione dei cartelli in dialetto, ma solo per il motivo per il quale sono stati posti: la demarcazione di un territorio, un po’ come fanno gli animali per ragioni di gerarchia. Come a dire: qui ci siamo noi, padroni a casa nostra, gli altri valgono di meno e …stanno sotto.&lt;br /&gt;Ecco, questo è il dialetto che non mi piace.&lt;br /&gt;Me ne piace un altro: quello che sta scritto nei miei ricordi più cari e nella mia tradizione, quello di cui anch’io sono impastata, quello a cui faccio riferimento per trovare modi più efficaci per esprimere un concetto, quello che mi piacerebbe continuasse a restare impresso non sui cartelli stradali, ma nel profondo della nostra identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho una nipotina, figlia di una lecchese che ha studiato a Milano, che vive a Bergamo con un Vicano, cioè nativo di Vico Equense, che ha scelto un Comune del bergamasco per studiare prima, per lavorare poi e per far crescere sua figlia. Che crogiuolo di identità e quanta ricchezza!&lt;br /&gt;Quale sarà il dialetto della mia nipotina? Quali saranno i suoni e le sensazioni che le arriveranno dalla molteplicità delle sue appartenenze?&lt;br /&gt;Vorrei che potesse fare l’esperienza di tutti i suoi dialetti e non per marcare il suo territorio, ma per capire chi è, nel profondo, perché, come dice una colta pubblicità, &lt;em&gt;“…ti accorgi che per essere veramente liberi occorre avere radici&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;E questo vale per tutti, qualunque sia il paese natio dal quale si proviene.&lt;br /&gt;Ne tenga conto il nuovo Assessore alla Cultura del Comune di Lecco, favorendo, anche attraverso un nuovo approccio al dialetto, il dialogo tra donne e uomini…liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lingua e dialetto&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Aldo - 4 maggio 2010&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egregio Prof. Baroncelli, mi sono chiesto varie volte in quale modo potesse interagire, con i lettori del suo quotidiano, una persona che come me vive nel Sud, a così tanti chilometri di distanza. Diversi i problemi, pensavo, e diversa la mentalità, per poterne discutere insieme.&lt;br /&gt;La lettera della signora Irene Riva del 26 aprile (“Dialetto e identità”) mi ha invece fatto capire che avevo torto, che certe barriere sono artificiose, e comunque mai da considerare insormontabili. Una lettera “di testa e di cuore” che contrappone la ragionevolezza agli impulsi, la fiducia alla diffidenza, il coraggio alla paura. Ha ragione la signora Irene ad amare il dialetto. Come pure, però, avevano ragione i suoi genitori nel loro invito a non usarlo “abitualmente”. Sembra una contraddizione, ma entrambe le tesi sono giuste e fra loro compatibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dialetti sono diffusi, pur se in misura diversa, in tutte le nazioni. Non ne conosco esattamente il motivo, ma ognuno di noi può cercare di immaginarselo. Io credo che anche in questo caso, come in tutti gli altri aspetti della realtà sociale, le forme di aggregazione si possano pensare come un numero indefinito di cerchi concentrici. Il punto, che ne segna il centro, è l’identità del singolo essere umano; il cerchio più piccolo e prossimo ad esso include gli amici a lui più affini (qui il linguaggio è comune quasi al 100%), il cerchio successivo include anche la famiglia (e qui ci sono significativi elementi di differenziazione per età e sesso), un cerchio più ampio comprende poi i compagni di scuola o di lavoro (fra i quali in genere vengono meno le differenze di età, ma subentrano quelle di natura sociale e culturale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un livello organizzativo ancora più ampio, anche gli abitanti di un villaggio o una città hanno qualcosa in comune: nella comunicazione verbale esso consiste nel dialetto di quella città particolare, che in sé contiene tutte le differenziazioni delle sottoaggregazioni prima elencate, ma in una certa misura unifica i suoi membri. Man mano che si ampliano i limiti geografici della zona considerata (dalla città al distretto, alla regione, all’intera nazione), le differenziazioni però si accentuano, e per poter comunicare diventa indispensabile una lingua ufficiale.&lt;br /&gt;Non conosco il dialetto di Lecco, ma capisco benissimo perché la signora Irene vi rimanga affezionata. I lemmi dialettali sono carichi di forza emotiva, evocano sentimenti oltre che idee; le costruzioni grammaticali dialettali, d’altro canto, sono espressione di un modo particolare di ragionare. Col dialetto insomma la comunicazione, caricandosi di forza emotiva e reggendosi su presupposti culturali condivisi, diventa più immediata ed efficace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il dialetto segna l’appartenenza ad una comunità ristretta, la lingua nazionale è anch’essa un fattore identitario ed offre, rispetto al primo, altri tipi di vantaggi.&lt;br /&gt;Innanzitutto agevola gli scambi ed i rapporti interpersonali a distanza, arricchendo le economie e la cultura degli aggregati sociali più piccoli di cui si compone. Ma, soprattutto, le lingue nazionali sono più ricche e favoriscono costruzioni logiche più ordinate. Provino i lettori a tradurre in un qualunque dialetto un brano di un’opera scientifica o letteraria di un certo livello: ci si accorgerà che, spesso, per tradurre una parola si dovrà ricorrere ad una circonlocuzione, perché nel dialetto quella parola non esiste. Il Dizionario della Treccani (non l’Enciclopedia) comprende circa 500.000 lemmi, molti altri dizionari circa 200.000, mentre le parole che usiamo di frequente nella comunicazione quotidiana sono circa 7.000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ di queste 7.000 parole che troviamo facilmente il corrispondente dialettale, per gli altri 193.000 lemmi siamo costretti a ricorrere a un “giro di parole”.&lt;br /&gt;Da qui l’importanza delle raccomandazione dei genitori della signora Irene. Se l’avessero spinta ad usare abitualmente il dialetto, così come taluni oggi stoltamente suggeriscono, la signora Irene non avrebbe potuto scrivere una lettera così ordinata e incisiva, le sue riflessioni sull’argomento si sarebbero forse fermate a pochi chilometri da Lecco …ed io avrei perso l’occasione di conoscere le idee di una donna, madre e nonna, tanto saggia e sensibile. Ringrazio &lt;em&gt;Leccoprovincia&lt;/em&gt; di avermene offerto l’opportunità.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3927412445276604723?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3927412445276604723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3927412445276604723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/05/lingua-dialetto-e-identita.html' title='Lingua, dialetto e identità'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S-RB7s6pfoI/AAAAAAAAAGs/WQaHt6wZkkE/s72-c/pescarenico.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-8585507803495960706</id><published>2010-04-24T20:44:00.024+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.185+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Paperino e Paperone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S9Pq8H79SbI/AAAAAAAAAGc/PgvvHfUS4_E/s1600/Uncle+Scrooge.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 151px; FLOAT: left; HEIGHT: 179px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5463969091574122930" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S9Pq8H79SbI/AAAAAAAAAGc/PgvvHfUS4_E/s200/Uncle+Scrooge.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Negli anni della rivolta studentesca mi trovavo in una delle sedi e delle facoltà più “calde”. Apprezzai molto alcuni valori di fondo di quel movimento, la passione e la vasta cultura di alcuni suoi leader, ma non partecipai: da tempo militavo in un partito di sinistra e mi sembrava che l’improvvisazione, anche se generosa, non potesse condurre molto lontano.&lt;br /&gt;Con quali motivazioni, ancor prima di quell’esperienza, avevo fatto scelte così precise? Cercai nonostante la giovane età di spiegarlo ad alcuni parenti, rispondendo alle cordiali ma incalzanti domande con cui cercavano di soddisfare la loro curiosità e placare le loro …preoccupazioni sul mondo giovanile. Non era cosa semplice farlo, con interlocutori come un anziano dentista ed uno zelante funzionario di banca, ma ci provai ugualmente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In una società con forti disuguaglianze - dissi più o meno – le persone deboli soffrono a causa dell’ ”invidia” per ciò che non hanno, e quelle più fortunate a causa della “paura” di perdere ciò che hanno (salute, affetti, prestigio, ricchezze). Due idee semplici, che, con significati di più vasta e profonda portata, ritrovai successivamente nella dottrina buddista ("&lt;em&gt;la sofferenza è …il non raggiungere ciò che si desidera e la separazione da ciò che si ama"&lt;/em&gt;) e, se pur in forma implicita e con caratteri diversi, nel cristianesimo &lt;em&gt;("…non accumulate tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano"&lt;/em&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La diagnosi fatta dalle due religioni era molto simile a quella suggerita dalla politica, ma c’erano grosse differenze nella terapia. Il buddismo indicava il rimedio nella rinuncia a ogni desiderio, il cristianesimo nell’amore e nella carità verso il prossimo, la politica nella eliminazione delle differenze sociali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nessuna delle tre terapie ha però finora funzionato, anzi. I desideri sono aumentati a dismisura per gli stimoli al consumo illimitato; la carità si è sempre concretizzata in un &lt;em&gt;do ut des&lt;/em&gt; di spocchiose elemosine in cambio di favori personali e di umili riverenze; la politica ha perso efficacia da quando moderni tribuni della plebe hanno formato una casta che condivide con i ceti agiati gli stessi privilegi prima combattuti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La storia dunque, almeno sino ad ora, ha respinto le aspirazioni alla giustizia sociale e, facendo prevalere i principi utilitaristici e la fiducia nelle prodigiose ed inesauribili virtù del libero mercato, ha finito per rimuovere o negare la sofferenza. Le immagini della pubblicità sono una prova inconfutabile di tale rimozione: per i produttori di beni e servizi i problemi non esistono e, se esistono, c’è sempre il prodotto giusto per risolverli.&lt;br /&gt;Così almeno vogliono far credere. Eppure a me sembra che la malattia continui ancora a manifestare i suoi preoccupanti sintomi. Non vedo in giro uomini tanto tranquilli. Non è tranquillo Paperino e …neppure Paperone!&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-8585507803495960706?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8585507803495960706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/8585507803495960706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/04/paperino-e-paperone.html' title='Paperino e Paperone'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S9Pq8H79SbI/AAAAAAAAAGc/PgvvHfUS4_E/s72-c/Uncle+Scrooge.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-3466935277472314454</id><published>2010-04-13T10:17:00.021+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.147+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>In difesa del Sud</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8Qpt5lnCMI/AAAAAAAAAEs/ohkjMYxr0ys/s1600/bossi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 121px; FLOAT: right; HEIGHT: 130px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459534516809304258" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8Qpt5lnCMI/AAAAAAAAAEs/ohkjMYxr0ys/s200/bossi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Con il passaggio dalla monarchia assoluta a quella costituzionale, a partire dalla metà del secolo XIX sono sorti in Italia tanti partiti politici. Erano tutti “per” qualcosa: per la libertà, per la cristianità, per il socialismo, per la patria ecc. Poi, circa trent’anni fa, a tutti questi “partiti per” se n’è aggiunto uno di natura molto diversa: un “partito contro”. E’ sorto nel Nord con l’obiettivo viscerale, più e oltre che mentale, di denigrare e isolare il Sud del paese perché, secondo i suoi sostenitori, fatto di gente incapace e sfaticata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo antagonismo non mi era nuovo. Già negli anni Sessanta con le mie orecchie sentii dire, con impietosa allusione ai frequenti terremoti, che il Sud era terra “ballerina”, che dover pagare ad ogni acquisto cinque lire per la Cassa per il Mezzogiorno faceva girar le palle e sottolineare come l’economia meridionale fosse arretrata e legata all’agricoltura, da cui l’epiteto sprezzante e irriguardoso di “terroni”. Fu però con la Lega che queste ostilità si trasformarono da pettegolezzo diffuso in un fatto politico e che si ipotizzò, sotto la guida ideologica del prof. Gianfranco Miglio, un diverso assetto istituzionale dello Stato, che soppiantasse in larga misura il governo centrale con ampi poteri locali. Tutto ciò, inasprendo le presunte differenze etniche e a scapito dell’analisi storica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questi signori, come pure a quelli che li hanno preceduti sulla stessa linea - premesso che mio nonno nel 1917, per aiutare il Nord a riconquistare Trento e Trieste, per molti mesi in un campo di prigionia austriaco si nutrì di bucce di patate - vorrei fare un paio di ragionamenti. Innanzitutto uno di tipo storico.&lt;br /&gt;Il prof. Amintore Fanfani, toscano per nascita con parziale ascendenza calabra, nella sua dotta "Storia economica" sostiene, e credo che non sia l’unico, che dopo la scoperta delle Americhe il baricentro dell’economia si spostò dal Mediterraneo alle coste dell’Atlantico, favorendone lo sviluppo dei commerci, che trascina sempre con sé quello delle attività produttive.&lt;br /&gt;Ora è chiaro che, se si fosse potuta capovolgere l’Italia reale così come lo si può fare con una semplice cartina geografica (i se non fanno storia ma a volte permettono di capirla), la Sicilia avrebbe condiviso i confini con la Francia, la Svizzera e l’Austria, e non con i mari della Libia e della Tunisia; e da Palermo, come oggi in realtà da Milano, si sarebbero potute più facilmente raggiungere Parigi, Ginevra, Vienna e Monaco di Baviera. E allora la scoperta delle Americhe avrebbe danneggiato non il Sud ma la terra del sig. Bossi. Dico “signore” perché, che io sappia, non ha titoli professionali, fra questi non rientrando la carica di rappresentante nel parlamento e non ravvedendo comunque, come prova la foto in alto, i dovuti motivi di onorevolezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è poi un ragionamento sulla conformazione geografica del territorio. Il grande vantaggio dei diversi popoli padani – chè diversa è la mentalità di un veneziano e di un brianzolo - è quello di vivere in una delle più vaste pianure d’Europa. Dico un vantaggio e non un merito, perché, se i genitori padani avessero fatto l’amore sulle Madonie o sul Pollino, i loro bimbi non avrebbero dischiuso gli occhi su una grande pianura ma sulle cime delle montagne o su una lunga sequela ondulata di colline.&lt;br /&gt;In pianura è più facile arare col trattore e scavare fossati geometrici per irrigare, ma soprattutto è meno difficile costruire strade che collegano le campagne alle città e le città fra di loro. Anche nel Sud dove c’è pianura c’è un certo sviluppo: nel Tavoliere e nel Salento, a Metaponto e Vibo, ai piedi dell’Etna e nella Conca d’Oro. Naturalmente, da questi territori pianeggianti, fazzoletti di terra rispetto alla pianura padana, per trasportare le merci nel cuore dell’Europa bisogna macinare quasi duemila chilometri di binari o di autostrade, il che comporta maggiori costi.&lt;br /&gt;Fa bene dunque il sig. Bossi a riempire l’ampolla lì dove nasce il Po. Se non avesse avuto il bel culo di nascere e pascolare nella fertile distesa prodotta da quel suo dio pagano, forse starebbe a munger capre con le basette lunghe e la coppola calcata in testa e, al passare di un distinto signore, si inchinerebbe salutando con un rispettoso “Vossia” e baciando le mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la scoperta delle Americhe e il maestoso fluire delle acque del Monviso, arricchite a destra e a manca da altri mille corsi d’acqua grandi e piccoli, dall’ ‘800 hanno dato ai padani il primato del Pil, essi non sono tuttavia riusciti a dar loro anche il primato della cultura. Molti avvocati, ingegneri, fisici, medici e docenti universitari vengono reclutati fra quei terroni che sono andati anch’essi ad abbeverarsi alle acque del Po. Che se poi in vacanza a Stoccolma si sentono chiedere quali siano i maggiori autori padani di romanzi, e dipinti, e film, e musiche, non credo che potrebbero rispondere con una sfilza molto lunga di nomi. Per un più ricco bagaglio di questo genere bisogna allungare la vista a quella parte dell’Italia che sta oltre il Passo della Futa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla prossime …puntate. Probabilmente sui prevedibili effetti del federalismo sulla finanza pubblica, sul ruolo delle banche nell’economia post-unitaria, sugli effetti economici dell’immigrazione nel dopoguerra, su alcune imprecisioni nel calcolo del Pil, sulla laboriosità degli uomini sopra e sotto il 44° parallelo ecc. Insomma, di carne da mettere sul fuoco ce n’è in abbondanza.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-3466935277472314454?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3466935277472314454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/3466935277472314454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/04/in-difesa-del-sud.html' title='In difesa del Sud'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8Qpt5lnCMI/AAAAAAAAAEs/ohkjMYxr0ys/s72-c/bossi.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2592779896659154210</id><published>2010-04-10T12:23:00.012+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.133+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Editoria: cultura del mercato e mercato della cultura</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8BSnJpxkvI/AAAAAAAAAEc/ua3wPjvixEI/s1600/torchio_di_stampa.gif"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 175px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458453580932551410" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8BSnJpxkvI/AAAAAAAAAEc/ua3wPjvixEI/s200/torchio_di_stampa.gif" /&gt;&lt;/a&gt; Nel 2001, dopo aver pubblicato un modesto saggio e vari articoli, m’è venuta voglia di rilassarmi scrivendo dei brevi racconti, per i quali non era più necessario un faticoso lavoro di ricerca, ma bastavano il ripensamento e la rielaborazione delle esperienze che facevano parte del mio vissuto.&lt;br /&gt;Dopo sette anni inserii in un sito personale tutto il materiale che avevo accumulato, raccontini compresi. Però, mentre per la ricerca e gli articoli avevo avuto un riscontro, in quanto già pubblicati su siti molto frequentati, l’incursione in campo narrativo rimase nel limbo e spesso mi son chiesto se quei brevi scritti meritassero di avere un seguito o meno. Ciò mi indusse a visitare alcuni di quei forum in cui gli aspiranti scrittori si leggono e si commentano reciprocamente, e a partecipare ad uno di essi, al quale finora sono rimasto sostanzialmente fedele.&lt;br /&gt;Mi sono subito reso conto che, in questi forum come a scuola, valeva una legge perversa: nella scuola in genere gli alunni tendevano ad attribuire ai vari insegnanti un giudizio pressappoco corrispondente al voto che da essi avevano ricevuto; nei forum, se ogni giorno facevi i complimenti a tutti, molti di essi a loro volta si complimentavano con te, altrimenti era meglio appendere la penna, pardon la tastiera, al chiodo.&lt;br /&gt;Mi è sembrato tuttavia, e per fortuna, che questa fosse solo una tendenza, perché per coloro che scrivono veramente bene alla fine c’è quasi sempre un certo riconoscimento generale dei loro meriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto da giovane quanto in tarda età ho dedicato molto tempo alla lettura (oggi un po’ meno, per via di disturbi alla vista e per una certa stanchezza generale) e, mi si perdoni un pizzico di presunzione, credo di saper distinguere un autore che ha qualcosa da trasmettere da uno che non riesce a farsi leggere, a volte anche per la mancanza dei rudimenti fondamentali dello scrivere. Bene, mi sembra di poter dire che nella vasta marea degli aspiranti scrittori del web ve ne sono alcuni che - se l’editoria non fosse pilotata solo da criteri economici, pubblicando al novanta per cento solo chi sa farsi pubblicità in tv o altrove - meriterebbero di essere conosciuti da un pubblico ben più vasto di quello dei forum telematici.&lt;br /&gt;Faccio il nome (username) di alcuni di essi, ordinandoli in base al grado di conoscenza che ho dei loro scritti. Ognuno potrà verificare su internet la correttezza delle mie segnalazioni, basate sull’eleganza dello stile e la validità del messaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;margot - www.descrivendo.com&lt;br /&gt;mariovaldo - www.descrivendo.com&lt;br /&gt;antonio covino – www.descrivendo.com&lt;br /&gt;Full - www.neteditor.it&lt;br /&gt;marimari – www.scrivi.com (“maddy” su www.descrivendo.com )&lt;br /&gt;Alice Meraviglia - www.scrivi.com e www.scritturafresca.org&lt;br /&gt;massimolegnani - www.scritturafresca.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri siti interessanti, oltre a quelli menzionati, sono www.scripta-volant.org e http://vetrina.clubpoeti.it, ma li ho visitati veramente poco e non sono riuscito ad individuare particolari autori di spicco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti questi autori sono certamente molto più validi dei tanti barzellettieri che vengono dal mondo della tv, però, se vogliono pubblicare un libro, lo devono fare a loro spese. E l’editore non ne piazza neppure uno nelle librerie: prende mille euro e dà loro duecento copie, che essi finiranno poi per regalare a parenti ed amici o lasceranno, in numero limitatissimo, nelle librerie locali.&lt;br /&gt;Mille euro e il cerchio si chiude negli ambiti ristretti in cui il lavoro è sorto.&lt;br /&gt;In tal modo, all’ombra dei pochi scrittori che in Italia vendono più di diecimila copie, a stento sopravvive un sottobosco, potenzialmente molto fertile, che però non vedrà mai la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In compenso fra i mediocri c’è anche qualcuno che, pur non oltrepassando i confini della città o della regione, riesce a pubblicare senza rimetterci: sono i furbini che conoscono i trucchi per garantire all’editore un minimo di copie vendute. Ricordo di un signore, molto ossequioso verso i rappresentanti delle istituzioni, che pubblicò una inutile e noiosissima raccolta di documenti di un ente pubblico con una sua breve prefazione e ne piazzò un buon numero di copie nelle biblioteche di tanti altri enti pubblici locali. Ricordo poi di un editore che, usando un crivello con rete a trama molto larga, pubblicò un breve profilo di tutti gli scrittori, viventi e non, della cittadina in cui operava e invitò poi gli stessi o i loro discendenti a comprare il voluminoso tomo al prezzo di trenta euro. Settecento profili per trenta euro fanno, se non erro, ventunomila euro. Questa sì che è un’opera da pubblicare. Tutte le altre via, sul web.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E web sia. Spero che nei prossimi anni le persone oneste e capaci pubblichino a costo zero le loro opere e le mettano gratuitamente a disposizione di tutti. Ne soffriranno certamente le vecchie librerie, e questo mi dispiace, perché per me la “parola” è sempre stata associata anche alla “carta stampata”. Però, se questo è il sistema, in qualche modo bisognerà pure difendersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una brevissima annotazione sempre a proposito di carta stampata.&lt;br /&gt;Mi dispiace molto anche per il tragico destino che si può intravvedere per i quotidiani e i settimanali. Adesso per venderli devono allegarci un vecchio cd o un pettine a denti larghi per le signore. Ma anche in questo caso è colpa loro. Gli editori dicono di dover vendere a oltre un euro per copia perché le spese sono alte. Ma chi gli impone di stampare quotidiani di sessanta pagine, che solo per sfogliarli ci vuole un’ora? Non potrebbero fare giornali di venti pagine e venderli a cinquanta centesimi? Dobbiamo informarci sul web? E, anche in questo caso, web sia!&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2592779896659154210?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2592779896659154210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2592779896659154210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/04/editoria-la-cultura-del-mercato-e-il.html' title='Editoria: cultura del mercato e mercato della cultura'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S8BSnJpxkvI/AAAAAAAAAEc/ua3wPjvixEI/s72-c/torchio_di_stampa.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-2380098196102819895</id><published>2010-04-05T13:12:00.020+02:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.131+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Non di sola tv vive l'uomo...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S7orEmrDWCI/AAAAAAAAAEM/NkztKKr7T4g/s1600/Anne-Sophie+Mutter.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 146px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5456721256613369890" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S7orEmrDWCI/AAAAAAAAAEM/NkztKKr7T4g/s200/Anne-Sophie+Mutter.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Nel titolo richiamo l’insegnamento evangelico, uno dei più belli, per introdurre alcune mie considerazioni sullo scontro fra web e televisione ...anche se sull'argomento è difficile non ricalcare in qualche misura quanto già detto a caldo il 27 marzo da Aldo Grasso sul Corriere, dopo la diretta via web della trasmissione &lt;em&gt;Raiperunanotte&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo con grande nostalgia le trasmissioni Rai degli anni Sessanta e Settanta: le serate dedicate al teatro, le grandi inchieste giornalistiche, le tribune elettorali pulite ma vivaci, il primo Maurizio Costanzo e - perché no? - anche l’allegro fine settimana con Studio Uno.&lt;br /&gt;C’erano ancora due canali televisivi eppure sembravano cento: oggi ce ne sono cento e sembrano uno! Dimostrazione? Vediamo cosa propongono stasera, sabato 27 marzo:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raiuno – &lt;em&gt;Ti lascio una canzone&lt;/em&gt; (cantanti di età compresa tra i 10 e i 16 anni);&lt;br /&gt;Raidue - &lt;em&gt;Criminal Minds&lt;/em&gt; (serie televisiva di genere poliziesco);&lt;br /&gt;Raitre –&lt;em&gt; Ulisse&lt;/em&gt; (documentario culturale presentato da Alberto Angela);&lt;br /&gt;Rete 4 – &lt;em&gt;Bones&lt;/em&gt; (serie televisiva di genere poliziesco);&lt;br /&gt;Canale 5 – &lt;em&gt;Lo show dei record&lt;/em&gt; (dedicato ai primatisti più famosi del mondo);&lt;br /&gt;Italia 1 – &lt;em&gt;Madeline&lt;/em&gt; (film che si rivolge a un pubblico di bambini);&lt;br /&gt;La7 – &lt;em&gt;L’ispettore Barbaby&lt;/em&gt; (serie televisiva di genere poliziesco arrivata a 59 episodi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riassumendo: 3 noiosi tele-film polizieschi, 2 deprimenti show e 1 film per bambini. Per fortuna ci salva l’ennesima puntata della famiglia Angela!&lt;br /&gt;Ormai, come si vede, in linea di massima non c’è più differenza fra tv pubblica e tv commerciale: entrambe propongono trasmissioni di bassissimo valore estetico e culturale; entrambe interrompono le trasmissioni, a lungo e di frequente, con gli spot; entrambe suggeriscono modelli di vita competitivi e consumistici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un’alternativa a tutto ciò? Direi di sì.&lt;br /&gt;Accendo il computer , mi connetto a &lt;em&gt;youtube&lt;/em&gt;, digito &lt;em&gt;Anne-Sophie Mutter&lt;/em&gt;: posso scegliere, fra i tanti video in cui questa stupenda violinista compare, quello in cui all’età di tredici anni esegue un meraviglioso brano musicale sotto la guida di Herbert von Karajan; dura solo sette minuti e, nonostante un breve e leggero fruscio, commuove.&lt;br /&gt;Alla fine dell’esecuzione mi connetto a e-mule; ho già scaricato alcuni film che avevo visto quarant’anni fa al cinema (&lt;em&gt;Cronaca familiare, Divorzio all’italiana, Il processo&lt;/em&gt;); sono film che non vanno più nelle sale cinematografiche e sono introvabili nelle videoteche: qualcuno me li ha messi a disposizione ed ora io li metto a disposizione di altri, senza ledere i diritti di nessuno. Mi ricordo intanto dei tanti film interpretati da James Stewart e metto a mia volta in download il film &lt;em&gt;Harvey&lt;/em&gt;, del 1950: la storia del grande coniglio invisibile, che consola un eccentrico ma buonissimo sognatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre altri amanti del buon cinema mi inviano le immagini di quel bel film, mi chiedo cosa dicono quei vecchi "comunistacci" - è contento il santo patrono delle tv battone? - sull’attuale situazione politica. In tv vedo sempre le solite facce del centrodestra/centrosinistra, ma mi chiedo se esistano ancora una destra e una sinistra, senza centro. Forse si. Provo a &lt;em&gt;googolare&lt;/em&gt; e trovo i video dei fondatori dell’Associazione Marx XXI.&lt;br /&gt;Guardo solo per poco perché parlano un linguaggio troppo desueto. Allora dò un’occhiata ai giornali. Quella mattina, alle sette e trenta, mia moglie su Radiotre ha sentito leggere dal giornalista di turno di &lt;em&gt;Prima pagina&lt;/em&gt; un articolo di Massimo Gramellini. Vado sul sito de “La Stampa”, trovo l’articolo “Relazioni pericolose” e me lo leggo con la dovuta attenzione.&lt;br /&gt;L’ottimo giornalista dice: “A fare carriera non è il più preparato, e tanto meno il più adatto, ma il più bravo a intessere rapporti personali. Fra uno che vanta un bel curriculum e un altro che possiede una rubrica di indirizzi ben fornita, chi verrà premiato? Fra un professionista che passa le serate a studiare i documenti e uno che le trascorre in cene di lavoro, chi otterrà gli incarichi di maggior prestigio? Il secondo, ovviamente, il quale assume quello bravo affinché gli svolga il lavoro che poi lui andrà a vendere in giro come suo”.&lt;br /&gt;Ripenso a certi professionisti di mia conoscenza e mi chiedo se in televisione qualcuno abbia mai descritto in questi termini questi loschi figuri e questo perverso meccanismo di promozione sociale, che pervade come un cancro la nostra attuale società. Ma la risposta la conosciamo tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle ore ventuno tutta la famiglia si riunisce in cucina per la cena. Io non mi ero reso conto dell’orario e sono stato avvertito da mia moglie. Lascio acceso il computer, nella speranza che il film di James Stewart vada avanti, e prendo posto al tavolo. Come sempre c’è la tv accesa: per fortuna c’è Alberto Angela, che prende spunto dal Diario di Anna Frank per spiegare come i diari della gente comune possano costituire una fonte importante per la conservazione della memoria storica. Mi è andata bene, altrimenti avrei dovuto sorbirmi i cantanti in erba o uno dei cinquantanove telefilm dell’ispettore Barnaby.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per me e, credo, per milioni di persone la partita fra tv e internet fra pochi anni sarà chiusa. Aspetto solo che l’industria dia, a prezzi accettabili, l’opportunità di vedere le pagine di internet sul quel monitor che attualmente mi trasmette solo telegiornali truccati, chiacchiericci e filmetti stupidi.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-2380098196102819895?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2380098196102819895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/2380098196102819895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/04/non-di-sola-tv-vive-luomo.html' title='Non di sola tv vive l&apos;uomo...'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S7orEmrDWCI/AAAAAAAAAEM/NkztKKr7T4g/s72-c/Anne-Sophie+Mutter.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-6872209277509789772</id><published>2010-01-28T19:41:00.008+01:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.176+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Il genio dell'urbanistica</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2HbSdN3eII/AAAAAAAAADc/g5Gs0ltwTgw/s1600-h/Genova+Boccadasse.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431863735712446594" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2HbSdN3eII/AAAAAAAAADc/g5Gs0ltwTgw/s200/Genova+Boccadasse.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;Genova, Boccadasse (foto PALEOROBY)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’otto agosto 1985 viene approvata la legge n. 431 - proposta dal sottosegretario al Ministero dei beni culturali e ambientali Giuseppe Galasso – con l’intento di tutelare i beni paesaggistici italiani, ponendo vincoli all’edificabilità nelle seguenti zone: 1) i territori costieri del mare e dei laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia; 2) le sponde dei fiumi per una fascia di 150 metri ciascuna; 3) le montagne al di sopra dei 1.600 metri per le Alpi e 1.200 metri per gli Appennini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il provvedimento aveva il nobile intento di arginare lo sviluppo incontrollato dell’edilizia, verificatosi negli anni Sessanta e Settanta, ma lo fece con criteri piuttosto grossolani.&lt;br /&gt;In un territorio come quello italiano, con 7.375 km di costa e circa il 35% di zone montuose, sottoporre i cittadini a permessi burocratici plurimi di comune, provincia e regione, per costruire - in un sistema in cui la burocrazia funziona prevalentemente in base al clientelismo politico e alle tangenti - significa bloccare metà del territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa la considerazione più semplice dal punto di vista geografico. Ben più importante la grossolanità del provvedimento legislativo se si esamina il problema dal punto di vista storico.&lt;br /&gt;Tranne che nel Medioevo – periodo di decremento demografico durante il quale i pochi edifici di rilievo, costruiti in collina per motivi di difesa, furono i castelli ed i borghi dell’Appennino umbro e toscano - le città sono sorte per la maggior parte in riva a un corso d’acqua (come del resto in tutto il mondo) o in riva al mare. Se la legge Galasso avesse pazzamente avuto effetto retroattivo, oggi la cartina dell’Italia si presenterebbe quasi senza nuclei urbani: via la metà di Genova, di Livorno, di Napoli e di tutti i paesini della costiera amalfitana, di Reggio Calabria, di Palermo, di Catania, di Taranto, di Bari, di Pescara, di Ancona, di Rimini, di Trieste e… tutta Venezia. Questo per non citare anche la miriade di centri minori.&lt;br /&gt;E via ancora quel pezzo di Torino troppo vicina al Po, quel pezzo di Verona troppo vicina all’Adige, quel pezzo di Firenze troppo vicina all’Arno, quel pezzo di Roma troppo vicina al Tevere, eccetera. Insomma un’Italia da ricostruire! E dove? Tutta… un po’ più in là!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’on. Galasso, illustre professore di storia, questo doveva saperlo, ma non ne ha tenuto conto. Alla storia ha voluto passare come emerito ambientalista in odore di modernità.&lt;br /&gt;La legge che tutelava il paesaggio c’era. Era del 1939 e non faceva l’Italia a fettine e pezzettoni, ma prevedeva che un organo statale stabilisse quali erano i posti “panoramici” che non dovevano essere deturpati e quali gli edifici di “rilevanza storica e architettonica”, la cui ristrutturazione doveva essere preventivamente autorizzata. Mi sembrava una logica più rispettosa della storia e del buonsenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma adesso, con i piani paesaggistici regionali, altri illuminatissimi signori della politica mettono lo zampino sull’urbanistica.&lt;br /&gt;Perché “salvaguardare” le coste fino a trecento metri? Facciamo due chilometri. Come in Sardegna! E perché? Per il turismo.&lt;br /&gt;Ma i turisti stranieri affollano le spiagge della Riviera ligure e della costa romagnola, con alberghi e palazzi sul mare. I turisti affollano i venti o più centri abitati del Lago di Garda, costruiti a pochi metri dalla riva. Siamo sicuri che i turisti lasceranno tutte le comodità offerte da questi splendidi posti, abituati da decenni ad accoglierli, per andare sulle spiagge deserte della Sardegna?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro discorso riguarda il vincolo sulle zone montane, e a questo proposito mi avvalgo di mie esperienze personali: ho viaggiato e visto poco, ma quel poco l’ho osservato bene.&lt;br /&gt;Sulle Dolomiti, le montagne più visitate in Italia e famose nel mondo (ora patrimonio dell’umanità!), facendo una qualunque tratto di strada di dieci chilometri incontri almeno dieci ristoranti, e altrettanti alberghi, e altrettante case con “Z&lt;em&gt;immer frei&lt;/em&gt;”. Son edifici costruiti bene, con gusto, e ben tenute, ma ci sono.&lt;br /&gt;Nella zona appenninica in cui io vivo, invece, facendo una strada di montagna di cinquanta chilometri, se hai problemi all’automobile non incontri anima viva: non un villaggio, non un distributore, non un edificio di alloggio o ristorazione.&lt;br /&gt;Beh, sapete che in quei boschi deserti, dove nel Duemila si ha ancora paura di viaggiare e dove non incontri un turista nemmeno a pagarlo, sapete che c’è il vincolo paesaggistico? E che, per i dinieghi e gli intralci burocratici, quasi non si può costruire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre in quella zona appenninica, una volta arrivati a 1.200 metri si trova un lago bellissimo, capace, per vegetazione e dolcezza, di competere molto dignitosamente con il Lago di Garda. E’ venti volte più piccolo di quello, ma non attira un ventesimo del flusso turistico del lago cisalpino, e neppure un centesimo, e neppure un millesimo di quello.&lt;br /&gt;Certo, c’è la maggiore distanza dal resto d’Europa che giustifica il fenomeno, ma c’è anche il fatto che ci sono solo cinque negozi e cinque alberghi. E altri non se ne possono costruire, se prima non si hanno le carte giuste, o almeno tali giudicate dai tecnici del comune, e della provincia, e della regione. O se non si hanno amici che li conoscano abbastanza bene, questi tecnici.&lt;br /&gt;Bravo Galasso che ha salvato l’Italia, e bravo Soru che ha salvato la Sardegna.&lt;br /&gt;Dallo sviluppo turistico! &lt;/div&gt;&lt;div&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-6872209277509789772?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6872209277509789772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6872209277509789772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/01/il-genio-dellurbanistica.html' title='Il genio dell&apos;urbanistica'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2HbSdN3eII/AAAAAAAAADc/g5Gs0ltwTgw/s72-c/Genova+Boccadasse.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-5554799498233921894</id><published>2010-01-24T18:14:00.007+01:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.168+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Peter Pan</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S1yEIJmelrI/AAAAAAAAADU/Bdj2r8fz1eA/s1600-h/pp3.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 97px; DISPLAY: block; HEIGHT: 123px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5430360526253102770" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S1yEIJmelrI/AAAAAAAAADU/Bdj2r8fz1eA/s200/pp3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; .&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I vitelloni - Italia, 1953&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Sono cinque, in una cittadina romagnola dell'Adriatico, i giovanotti non ancora occupati, né ricchi né poveri, irresponsabili e velleitari figli di mamma. Che fanno? Piccoli divertimenti, piccole miserie, piccoli squallori, noia grande” (Morandini ).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I basilischi - Italia, 1963&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“…sono dei “vitelloni” in chiave meridionale: figli in genere di gente abbastanza agiata, studiano tutti per avere una laurea, ma, confinati come sono nella loro modesta cittadina rurale, non si fanno grandi illusioni per l’avvenire; passano il loro tempo in strada, cercando di abbordare qualcuna delle difficili ragazze del luogo, oppure vanno ad oziare in una specie di circolo culturale che, come vero scopo, ha soprattutto quello di distinguere i suoi soci dal resto dei loro concittadini, favorendo fino all’esasperazione il senso delle differenze di abitudini e di classe” (Gian Luigi Rondi).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I laureati - Italia, 1995&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“…i ragazzi, “vitelloni” ma anche "amici miei", fanno tutto quanto ci si aspetta da un'amicizia virile di gruppo, esclusi gli esami. Girato con scioltezza goliardica, “I laureati” è uno strano film che sembra anni '60: le bellone…si dedicano al fotoromanzo; i laureandi giocano a battaglia navale…” (Maurizio Porro).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Tre film italiani, di epoca diversa e ambientati in regioni diverse, ma con un comune denominatore: storie di giovani, quasi adulti, che si rifiutano di crescere, di assumersi le responsabilità di un lavoro e di una famiglia.&lt;br /&gt;Non sono il primo a pensare che l’arte rispecchi la realtà. La ritocca, la trasfigura, ne ristruttura gli elementi sottolineandone alcuni e trascurandone altri, ma ne è sempre figlia.&lt;br /&gt;Il problema dei giovani che non lavorano - una volta assimilati alla figura di Peter Pan per sottolinearne lo scollamento dalla realtà e più di recente ribattezzati col termine “bamboccioni” per sottolinearne lo spirito indolente e godereccio - in Italia è dunque abbastanza vecchio e, nei film citati, coincide con momenti di espansione economica, in cui “famiglie agiate” producono “figli pigri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la matrice del fenomeno è comune, diverso sarà però il destino di questi giovani nell’attuale periodo, caratterizzato come in passato da una certa agiatezza familiare, ma ora anche, ed è questa la novità, da scarse opportunità occupazionali. Pur se in ritardo, prima o poi ognuno di essi dovrà trovare una sua strada: bella e spianata per chi eredita grosse fortune o trova in famiglia un’impresa o un’attività professionale già avviata; una strada irta, stretta e tortuosa per chi dovrà invece contare solo sulle sue forze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dire oggi a questa seconda categoria di giovani più sfortunati? Le difficoltà sono oggettive, ma è proprio nei momenti di difficoltà che emergono le maggiori energie e le migliori intelligenze. Stare con le mani in mano o inseguire sogni impossibili non risolve il problema. Bisogna tornare all’idea di “fare la gavetta”, iniziare dal basso con spirito di sacrificio. E nei rapporti coi coetanei bisogna lasciarsi guidare dallo spirito di solidarietà e di collaborazione, anziché assumere il ruolo di antagonisti: milioni di italiani in passato hanno trovato lavoro all’estero e milioni di meridionali al Nord, aiutandosi, trovando casa insieme, dividendo le spese, sostenendosi moralmente. Se ciò avverrà anche adesso, il futuro sarà meno buio.&lt;br /&gt;La storia dell’economia è storia di cicli economici: ai periodi delle vacche magre sono sempre seguiti quelli delle vacche grasse.&lt;br /&gt;Per quei tempi bisogna farsi trovare pronti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2010 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-5554799498233921894?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5554799498233921894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/5554799498233921894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2010/01/peter-pan.html' title='Peter Pan'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S1yEIJmelrI/AAAAAAAAADU/Bdj2r8fz1eA/s72-c/pp3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-9218767152222580192</id><published>2009-12-17T15:23:00.014+01:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.190+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Il salto nel buio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqSzLbAN7I/AAAAAAAAACs/5SBdLtTaqDM/s1600-h/Mazzini+-+Garibaldi+-+Cavour.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 146px; DISPLAY: block; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416302909803476914" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqSzLbAN7I/AAAAAAAAACs/5SBdLtTaqDM/s200/Mazzini+-+Garibaldi+-+Cavour.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; .&lt;br /&gt;Ricordo che, nel 1961, in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia, a tutti gli alunni fu regalata una copia della Costituzione e una coccarda tricolore. Feci le scuole elementari e medie imparando ad onorare la memoria di Mazzini, Cavour e Garibaldi e, quando nella tv in bianco e nero si trasmettevano le commedie napoletane di Eduardo De Filippo, quelle genovesi di Gilberto Govi e quelle veneziane di Cesco Baseggio, sembrava che, da lontano, le ombre dei tre eroi del Risorgimento sorridessero: il loro sogno di un’Italia unita e sulla via della prosperità forse si stava avverando.&lt;br /&gt;Poi un lento scivolare verso il declino e i particolarismi. La Democrazia Cristiana si sfalda sotto il peso di un clientelismo troppo costoso e il Partito Comunista crolla sotto le macerie del muro di Berlino. E nel vuoto appaiono i volti gialli della Lega e il sorriso untuoso di Berlusconi.&lt;br /&gt;Da Berl(inguer) a Berl(usconi), come in un salto improvviso, nel buio!&lt;br /&gt;Ed eccoci ora qui a leccarci le ferite: la disoccupazione giovanile (quanti studi inutili!), il precariato (impossibile metter su famiglia), l’evasione fiscale (di chi ha tanti soldi per pagarsi un consulente ad hoc), la scuola dell’accoglienza (e senza selezione), la criminalità organizzata (che si espande a macchia d’olio), l’antimeridionalismo e l’antiitalianità dei leghisti e un parlamento di basso profilo culturale. I parlamentari più colti oggi sono lo “statista” Berlusconi, che sfoggia il più trito e banale liberismo nelle sue cinque tv, l’on. D’Alema che per diventare molto arguto ha lasciato in corso d’opera l’Università di Pisa, l’on. Bondi che dialoga ripetendo all’interlocutore dieci volte la stessa frase e un magnifico Bersani che passerà alla storia per il suo eloquio… travolgente (sembra la controfigura dell’assessore romagnolo Palmiro Cangini di Zelig).&lt;br /&gt;Troppa carne sul fuoco, lo so. Uno alla volta, per carità. Ma c’è tempo.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Copyright 2009 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-9218767152222580192?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/9218767152222580192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/9218767152222580192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2009/12/il-salto-nel-buio.html' title='Il salto nel buio'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqSzLbAN7I/AAAAAAAAACs/5SBdLtTaqDM/s72-c/Mazzini+-+Garibaldi+-+Cavour.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-6895879247667529728</id><published>2009-12-14T09:11:00.007+01:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.178+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Eros e Thanatos</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqItPuJn_I/AAAAAAAAACc/QZhisyTrl5E/s1600-h/leopardo.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416291812762034162" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqItPuJn_I/AAAAAAAAACc/QZhisyTrl5E/s200/leopardo.jpg" style="cursor: hand; float: right; height: 85px; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 90px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Amore e Morte, Eros e Thanatos, due miti, due aspetti imprescindibili dell’esistenza. Piero Angela e Licia Colò, due pilastri invece della tv educativa. Se, per via di un qualche evento eccezionale, fossi stato costretto a nominare un tutore per i miei figli, non avrei avuto dubbi, loro sarebbero stati i più affidabili. Discreti, sensibili, intelligenti e - se è vero ciò che dice Platone, che l’intelligenza coincide col Bello e il Buono – anche belli. Bello e pulito il loro modo di porgere, il loro garbo, l’inappuntabile eleganza umana di Angela, belli gli occhioni profondi della Colò.&lt;br /&gt;Le loro trasmissioni sono come isole felici in mezzo a un mare di lerciume, fatto di gossip, pacchi da duecentomila euro forniti dalla dea bendata, propagande che invitano al consumo di tutto con l’immagine fissa su tette e cosce, politici che fanno finta di litigare eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste due isole felici, fra i servizi sulla scienza, la storia e l’ecologia, non potevano mancare quelli sulla vita degli animali, perché fanno parte della natura, della nostra vita. Noi in fondo conserviamo sempre alcuni istinti, magari repressi, nascosti, ma li conserviamo, perché con gli animali condividiamo la parte più remota e intima della nostra anima. Tuttavia, anche in queste isole, c’è qualcosa di poco gradevole. Si tratta dell’indugiare su alcuni aspetti della vita animale, attinenti appunto alle sfere di Eros e Thanatos, il soffermarvisi con un pizzico di compiacimento, che provoca un certo malessere.&lt;br /&gt;Che si descrivano con bellissime immagini la vita di un leopardo, di un elefante, di un castoro o di un qualunque altro animale, arriva poi sempre il momento in cui ci si fa assistere al loro modo di procreare, le loro copulazioni, e a scene di lotta per l’esistenza, lo sbranarsi a vicenda. Ora, che si debba conoscere come fanno all’amore gli elefanti o i topi, è cosa giusta, anche se si può obiettare che ognuno potrebbe facilmente immaginarlo facendo delle opportune trasposizioni. Comunque anche in questo caso l’informazione è giustificabile in quanto viene incontro a quella curiosità umana da cui s’è originata ogni forma di conoscenza scientifica.&lt;br /&gt;Quello che considero un nonsenso, per non dire un controsenso, è la visualizzazione dettagliata dello sbranarsi a vicenda. E’ vero, anche questo fa parte del nostro essere animali, già detto. Ma è anche vero che da circa tremila anni ci è stato insegnato a non uccidere, e perciò il togliere violentemente la vita provoca non piccoli sensi di colpa e assistere a torture e uccisioni provoca non poco malessere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro ieri sera, sabato 12 dicembre, dopo aver descritto con stupendi filmati come una leopardessa si prendeva cura dei suoi cuccioli, la Colò ha voluto anche farci vedere come li difendeva dagli altri animali e come insegnava loro a cacciare e consumare la preda: prima un povero bufalo e poi una piccola gazzella. Questi animali venivano inseguiti e poi sbranati vivi, mentre con gesti disperati tentavano di sottrarsi agli atroci dolori che ciò comportava. Capisco bene la scelta di far vedere anche a vecchi e bambini queste dinamiche naturali, capisco di meno il fatto che scene del genere, la morte ripresa dal vivo, durino diversi minuti. Sarò anche troppo delicato, io, ma un conto è sentire le parole che descrivono lo smembramento di una bestiola viva, altro è l’assistervi, e devo confessare di aver immediatamente chiesto a mia moglie di cambiare canale per dieci minuti. Richiesta accolta e si torna poi alla Colò, sicuri del cambio di scena. E invece no, cambia l’animale ma non ciò che essi fanno: un coccodrillo sbrana un… non lo so, perché ho cambiato scena subito e definitivamente. Meglio uno stupido telefilm con un investigatore tedesco che cerca un assassino; almeno non si indugia nei particolari del momento in cui la vittima viene sgozzata, e comunque si sa che si tratta di finzione cinematografica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte la reazione emotiva di fronte alle scene cruente della lotta fra gli animali, per i quali non esistono giustamente esclusioni di colpi, c’è una critica razionale nei confronti del problema. Tanto il dottor Angela quanto la gentile e affascinante, e non vi dico quanto per me affascinante, Licia Colò sembrano avere nei confronti del mondo animale un approccio alla Lorenz: tutto ciò che fanno gli animali è giusto, perché dettato dalle leggi della natura. Niente da obiettare a Lorenz, che trattava la cosa da etologo, ma, in un servizio televisivo ciò può comportare dei rischi.&lt;br /&gt;Possiamo legittimamente leggere questa giustizia naturale basata sui semplici rapporti di forza, non mediati dalla cultura, come un modello, un paradigma, anche per l’uomo? Io sono sicuro che la sopraffazione di una gazzella da parte del leopardo provochi non poca gioia in tutti coloro che simpatizzano per la soluzione dei conflitti storici mediante la guerra o per la soluzione delle controversie personali facendo ricorso a intimidazioni e omicidi.&lt;br /&gt;E’ possibile che altri uomini, dal carattere pacifico, possano assistere tranquillamente a queste tecniche feroci per la conquista del territorio oltre che per il procacciamento del cibo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qua vengono le mie perplessità su alcuni filmati della tv educativa, la quale in questo modo corre il rischio di suggerire modelli di comportamento estensibili dagli animali agli uomini. Se lo scimmione fisicamente più forte - per imporre il comando sul suo territorio o avere il privilegio di godere di molte femmine del gruppo o concedere agli altri membri del gruppo solo gli avanzi del suo fiero pasto - è autorizzato dalla natura a punire con ferite anche mortali chiunque gli si oppone, beh allora, questa la deduzione, niente di male se anche un uomo dal carattere più deciso si impone su uno più debole, se un politico carismatico prevarica su tutti, se un uomo ricco accumula e lascia che altri soffrano per le fatiche e le privazioni materiali e morali.&lt;br /&gt;Insomma, il tramonto della cristianità!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bravi e belli, Piero e Licia. Però bisogna stare attenti a non turbare, senza volerlo, la comune sensibilità e a non mandare, sempre senza volerlo, messaggi pericolosi.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;Copyright 2009 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-6895879247667529728?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6895879247667529728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/6895879247667529728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2009/12/eros-e-thanatos.html' title='Eros e Thanatos'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/SyqItPuJn_I/AAAAAAAAACc/QZhisyTrl5E/s72-c/leopardo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4452496996569129856.post-7537319080870784893</id><published>2009-12-13T00:14:00.011+01:00</published><updated>2011-11-17T13:31:11.181+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socio...logici'/><title type='text'>Le utopie</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2x3eO75V4I/AAAAAAAAAEE/D2BbXiilWxI/s1600-h/mar27th_mannhiem.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5434850211618445186" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2x3eO75V4I/AAAAAAAAAEE/D2BbXiilWxI/s200/mar27th_mannhiem.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 148px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 99px;" /&gt;&lt;/a&gt; Cos’è una utopia? I più dicono che si tratti di un progetto irrealizzabile. Karl Mannheim, sociologo tedesco, nel ’29 scrisse invece che “una mentalità si dice utopica quando è in contraddizione con la realtà presente”. Insomma è il progetto di una realtà diversa. Naturalmente, visto anche l’url di questo blog, io sono per questa seconda interpretazione.&lt;br /&gt;Come si fa a dire che un progetto è irrealizzabile? Lo si può dedurre solo dal fatto che non si è ancora realizzato? Ma quanto tempo occorre per la realizzazione? C’è un criterio oggettivo per poterlo stabilire in anticipo?&lt;br /&gt;Una società effettivamente “cristiana” è impossibile solo perché non si è realizzata in duemila anni? E se ce ne volessero tremila? Una società più giusta e senza eccessive disparità sociali è impossibile solo perché non si è realizzata dopo un secolo nella vecchia Urss? E chi dice che non si possa sperimentare altrove fra cento anni?&lt;br /&gt;Sembra che il pragmatismo e la realpolitik abbiano vinto definitivamente. Furono alla base del trionfo di Mussolini, che ne fece un cavallo vincente, e del secondo duce Berlusconi. Ne dà atto, prostrandosi ad essi, anche il leader trasformista della opposizione “baffetto massimo”, principe dell’ironia inutile.&lt;br /&gt;Ma per fortuna si può ancora sperare che ideali e uomini diversi riescano a scardinare questa “realtà presente”. Quanto ci vorrà? Un anno, un secolo, un millennio? Ma proprio perché non è determinabile un tempo preciso, l’utopia non potrà mai dirsi morta. La parola d’ordine è una sola: tenacia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;Copyright 2009 - all rights reserved&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4452496996569129856-7537319080870784893?l=ilsemedellutopia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7537319080870784893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4452496996569129856/posts/default/7537319080870784893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilsemedellutopia.blogspot.com/2009/12/le-utopie.html' title='Le utopie'/><author><name>cataldo marino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07905623932776128758</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Qny0BZP5IUs/S2x3eO75V4I/AAAAAAAAAEE/D2BbXiilWxI/s72-c/mar27th_mannhiem.jpg' height='72' width='72'/></entry></feed>
